PIAZZA VESCOVADO
Recensione di Melania Leonori - Roma
Parlare
di un libro, di un autore da me amato, come
Mauro Tedeschi, non è facile non fosse altro
perché corro il
rischio di eccedere nel ricordo nostalgico dei suoi primi tre
libri che fanno parte della mia vita come fossero vecchi
amici. D' altra parte con Mauro questo rischio si corre
perché, sempre più spesso, nei suoi libri
comincia a fare un
bilancio della sua vita, di quello in cui ha creduto e crede,
che spessissimo è ciò in cui credo
anch’io.
Invece voglio soffermarmi sul libro e
basta, una storia
raccontata “in presa diretta”, in una Verona che
è sintesi di
meccanismi tanto più vasti, ma per niente differenti da
quelli descritti sapientemente da Mauro; mettendo sotto i
riflettori il cinismo, il fascino e la totale assenza di
intelligenza emotiva, legati agli ambienti di potere, e
contrapponendo con maestria questi all’esigenza di giustizia
e verità propria delle persone costrette, o no, a vivere a
contatto con la miseria.
Tutto questo al servizio di
un’ottima padronanza
linguistica e una buona fantasia, che ci trasporta in un
soffio
alla fine della storia in nome di una grande speranza di
redenzione. Va da sé che questo stile della
“presa diretta”
della cronaca dei fatti comporta nei lettori a volte un certo
smarrimento. Piazza Vescovado, aldilà dello stile
scelto, lo
reputo un libro maturo che non può più
riproporci storie di
partigiani e liberatori, come io e altri lettori di Mauro
vorremmo, ma nelle pieghe del racconto può
rammentarci
quello che eravamo per contrapporlo alla realtà
presente,
lasciando a noi la facoltà di giudicare il meglio
e il peggio.
Una speranza per chi non vuole comunque
arrendersi
all'appiattimento e alla prepotenza delle “leggi di
mercato”
per redimersi, uscire dall’ingranaggio e cercare la
verità .
Presunto omicidio, induzione al suicidio, relazioni illecite si
intrecciano in un gioco che di teatrale ha poco e di reale
molto, il potere prima di tutto, come le cronache ci
insegnano, nella sua inesorabile traiettoria verso sordidi
obbiettivi e interessi personali.
Ma il buono in questo libro
c’è e come se c’è, e non si
sa se
“grazie a DIO” o grazie alla speranza,
“il più efficiente
combustibile del mondo”, ancora una volta avrà la
meglio e
si potrà dire di aver vinto “un senso alla propria
vita”…
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