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LIBERTA’ RELIGIOSA: LA STRUTTURA LEGALE IN SELEZIONATI PAESI DELL’ OCSE

TURCHIA

 

ESTRATTO

Questo studio presenta una rassegna delle leggi e degli accordi internazionali ratificati dalla Turchia che forniscono libertà religiose o le limitano. Riassume inoltre lo sfondo di tali libertà: La religione ufficiale dell’Impero Ottomano era l’Islam e chi governava ne era il leader spirituale. Tuttavia, i non-Musulmani generalmente godevano di libertà religiosa dal 1453, libertà che fu formalmente riconosciuta nella Costituzione Ottomana del 1876. Dopo la disintegrazione dell’ impero Ottomano , il suo successore, la Repubblica di Turchia, con il trattato di pace di Losanna, riconobbe a tutte le minoranza religiose quei privilegi che avevano goduto da secoli. Diversi punti della Costituzione Turca prevedono garanzie di libertà religiosa e varie leggi le fanno rispettare.

 

INTRODUZIONE

Dopo la disintegrazione dell’Impero Ottomano, la Turchia come suo successore continuò a riconoscere le libertà religiose garantite alle minoranze non-Musulmane dagli imperatori ottomani.

La religione ufficiale dell’Impero Ottomano era l’Islam e chi governava era il capo spirituale di tutti i Musulmani. Nel 1453 Mehmet II, dopo aver conquistato Costantinopoli, garantì libertà religiosa a tutte le comunità non-Musulmane. Veniva loro concesso di scegliersi i capi religiosi che venivano approvati da un decreto imperiale. Inoltre, essendo liberi di praticare la propria religione sotto la guida dei loro leader religiosi, le minoranze venivano governate, in questioni relative al loro status personale, dalle loro stesse leggi. Così materie quali il matrimonio, il divorzio, la custodia dei figli, gli alimenti e l’eredità cadevano sotto la giurisdizione dell’autorità religiosa della comunità (1)

L’articolo 11 della Costituzione Ottomana confermava inoltre la libertà religiosa dichiarando:

"…lo Stato proteggerà il libero esercizio ed il godimento integrale di tutte le religioni riconosciute nell’Impero Ottomano, in accordo con la pratica di tutti i privilegi religiosi garantiti precedentemente a tutte le varie comunità, a condizione che tali religioni non siano contrarie alla morale pubblica o causa di disturbo dell’ordine pubblico". (2)

Dopo la caduta dell’Impero Ottomano, la Turchia firmò il trattato di pace di Losanna nel 1923. Il trattato garantiva i privilegi religiosi concessi ai cittadini non-Musulmani (3) dai governatori Ottomani (4). Tuttavia dal 1926, con l’accordo delle minoranze, le materie civili, incluso lo status personale di tutti i cittadini, sono state governate dal Codice Civile.

La Repubblica di Turchia, divenne quindi, grazie al contenuto della propria costituzione uno stato secolare. Dopo la creazione della Repubblica venne attuato un piano di riforma più vasto, ne risultò che leggi e tribunali secolari sostituirono le leggi Islamiche e i tribunali della Sharia (tribunali Musulmani). Venne eliminato nella formula del giuramento nei tribunali e nell’Assemblea Nazionale, qualsiasi riferimento a Dio ed al Corano. Per di più furono introdotte diverse leggi restrittive che riducevano le attività religiose coinvolgendo principalmente ordini religiosi Musulmani e pratiche fondamentaliste.

In Turchia, la dimensione delle comunità religiose non è quantificabile con precisione a causa della mancanza di dati di censimento sulla affiliazione religiosa. Si stima comunque che oggi oltre il 99% della popolazione sia Musulmana. Il numero di Cristiani di circa 140.000 e quello degli Ebrei di 40.000 (5).

 

 

 

  1. SFONDO LEGALE E COSTITUZIONALE
    1. Adozione della Costituzione
    2. L’attuale costituzione turca è il risultato di un colpo di stato militare. La crescente crisi politica ed economica verso la fine degli anni 70 condusse alla presa del potere da parte dei militari il 12 Settembre 1980. Per oltre due anni il Consiglio di Sicurezza Nazionale, composto dai comandanti dell’esercito, della marina, dell’aviazione e della gendarmeria comandati dal Capo dello Stato Maggiore Generale, governò il paese.

      Dall’inizio del suo governo, il Consiglio si impegnò al ripristino di un sistema democratico. Venne formata un’Assemblea Costituente con il compito di redigere una nuova costituzione. L’Assemblea impiegò oltre un anno a prepararne la bozza che fu adottata con un referendum il 7 Novembre 1982.

    3. Ordine di Priorità delle Leggi
    4. L’ordine di priorità delle leggi è il seguente: Costituzione, trattati internazionali, statuti, regolamenti, ordinanze e circolari.

    5. Pubblicazioni di Leggi

Tutti gli statuti, i decreti, i regolamenti, le ordinanze, le circolari e gli accordi internazionali vengono pubblicati su T.C. Resmi Gamete, la gazzetta ufficiale turca, in turco. Tuttavia gli accordi internazionali sono pubblicati anche nella lingua delle parti contraenti. Se concordato dalle parti contraenti un accordo può venire pubblicato anche in inglese. Vengono inoltre pubblicate sulla gazzetta ufficiale anche le decisioni della Corte Costituzionale, alcune della Corte di Cassazione, del Consilio di Stato e della Corte dei Conflitti. Dutsur, una pubblicazione annuale delle leggi adottate dall’Assemblea Nazionale, viene pubblicata dall’Ufficio di Pubblicazioni Governativo. Dutsur contiene anche accordi internazionali, le decisioni della Corte Costituzionale ed alcune decisioni della Corte di Cassazione, del Consilio di Stato e della Corte dei Conflitti.

Le decisioni della Corte Costituzionale e di tutte le sopra-menzionate corti vengono pubblicate nelle loro stesse pubblicazioni.

  1. Tutela disponibile ai cittadini
  2. La Costituzione Turca fornisce varie vie di soccorso ai propri cittadini sul terreno della violazione dei diritti. Se quest’ultima si manifesta in uno statuto incostituzionale, la sua incostituzionalità può venire ricusata dal Presidente, dal gruppo parlamentare del partito al potere, dal gruppo parlamentare del principale partito di opposizione, o da un minimo di un quinto del numero totale dei membri del parlamento. La ricusazione viene condotta facendo domanda di annullamento alla Corte Costituzionale entro i sessanta giorni successivi alla pubblicazione nella gazzetta ufficiale della legge contestata. (8)

    Anche individui o organizzazioni che si ritengono danneggiati da un tale statuto possono reclamarne l’ incostituzionalità ad ogni fase di un procedimento legale. Se il tribunale trova che lo statuto in questione sia incostituzionale o se è convinto della serietà del reclamo, si rivolgerà alla Corte Costituzionale per l’annullamento dello statuto. Se decide altrimenti, i partiti hanno il diritto di appellarsi alla Corte di Cassazione, che può rovesciare la decisione della corte bassa e rivolgersi alla Corte Costituzionale per l’annullamento dello statuto contestato. (8)

    Se i diritti dei cittadini sono usurpati da atti illegali di rappresentanti del governo o di partiti, la parte danneggiata può rivolgersi ai tribunali amministrativi, civili o criminali, a seconda del carattere dell’atto, per ottenere soccorso. Per i giudizi dei tribunali civili e criminali ci si può appellare alla Corte di Cassazione e per i giudizi dei tribunali amministrativi ci si può appellare al Consiglio di Stato.

  3. Rispetto delle Corti.

I tribunali turchi sono tutti ben rispettati. Le loro decisioni vengono applicate da ogni ramo del Governo (8) e del pubblico. Tuttavia alcune decisioni della Corte Costituzionale hanno determinato una forte volontà di cambiamento. Per esempio, nel 1995 la Corte Costituzionale sentenziò che l’accordo tra il Governo e gli sponsor per la costruzione, l’operazione ed il trasferimento di un progetto era una concessione e non

"…trova riscontro negli articoli di arbitrariato internazionale della Costituzione (11). La decisione fu di bloccare la costruzione della infrastruttura tra l’altro molto necessaria perché gli investitori stranieri insistevano sulla clausola di arbritariato. Il Governo non poteva aggirare la decisione della Corte. Dopo quattro anni di dibattiti e di forte opposizione il Governo fu in grado di assicurarsi i necessari tre quarti di voti nell’Assemblea Nazionale per emendare gli articoli restrittivi (12)".

 

  1. ARTICOLI COSTITUZIONALI RELATIVI ALLA LIBERTA’ DI RELIGIONE O DI CREDO

Diversi articoli della Costituzione Turca garantiscono la libertà di religione. L’articolo 24 dichiara:

Ognuno ha diritto alla libertà di coscienza, di convinzione e credo religioso.

Atti di culto, servizi e cerimonie religiosi saranno condotti liberamente purchè non violino l’articolo 14. (13)

Nessuno sarà costretto a rendere culto o a partecipare a riti e cerimonie religiose al fine di rivelare il proprio credo e convinzioni religiose, o sarà incolpato o accusato a causa del suo credo e delle sue convinzioni religiose.

A nessuno sarà permesso nel modo più assoluto di sfruttare o abusare della religione o di sentimenti religiosi o di cose ritenute sacre dalla religione al fine di ottenere vantaggi politici e personali, operfino di basare, anche parzialmente, l’ordine fondamentale, sociale, economico, politico e legale dello Stato su dottrine religiose.

Tuttavia lo stesso articolo richiede che la cultura religiosa e l’istruzione etica siano obbligatorie nelle scuole elementari e secondarie sotto la supervisione dello Stato.

In forza dell’articolo 10, tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge indipendentemente dal loro credo religioso e alle autorità statali viene richiesto di attenersi a questo principio di uguaglianza nei loro procedimenti. L’articolo 14 proibisce anche l’uso delle libertà e dei diritti garantiti dalla costituzione per creare discriminazioni basate sulla religione. Inoltre la Costituzione fornisce anche libertà di espressione e di associazione come segue:

Art. 26. Ognuno ha il diritto di esprimere e diffondere il proprio pensiero e la propria opinione attraverso la parola, la scrittura o immagini, o attraverso altri mezzi sia individualmente che collettivamente. (14)

Art. 33. Ognuno ha il diritto formare associazione senza previo permesso.

Per l’articolo 174, le Leggi di Riforma che erano in vigore al momento (15) del varo della Costituzione non possono essere considerate anticostituzionali. L’articolo cita otto leggi. Le seguenti due interessano la pratica religiosa:

Per un’ulteriore esame di queste due leggi, vedere la sezione IV (2) più avanti.

 

III. IMPEGNI INTERNAZIONALI.

La Turchia come stato membro delle Nazioni Unite, aderisce alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ed alla Dichiarazione sull’Eliminazione di tutte le forma di Intolleranza e Discriminazione basate sulla religione o sul credo. Inoltre la Turchia ha ratificato diversi trattati internazionali e convenzioni che contengono articoli che proteggono la libertà religiosa, quali la Convenzione dell’Aia in relazione alle leggi e costumi della guerra terrestre, quattro Convenzioni di Ginevra (la Convenzione per il miglioramento delle Condizioni dei feriti, dei malati nelle forze armate di campo, la Convenzione per il miglioramento delle Condizioni dei feriti, dei malati e membri delle vittime delle forze armate di mare, la Convenzione relativa al trattamento dei prigionieri di guerra , e la Convenzione relativa alla protezione dei Civili in tempo di guerra), la Convenzione Europea sui Diritti Umani ed l’Atto Finale di Helsinki del 1975. (16)

La Turchia è anche parte del Trattato di Losanna, sezione III, che, in modo particolare, protegge la libertà di religione delle comunità religiose non-Musulmane riconosciute dagli Ottomani. (17) Il Trattato definisce i privilegi religiosi che sono stati concessi alle minoranze non-Musulmane garantendoli come segue:

Il Governo Turco si impegna ad assicurare piena e completa protezione della vita e della libertà di tutti gli abitanti della Turchia senza distinzione di nascita, nazionalità, lingua, razza o religione.

Tutti gli abitanti della Turchia avranno diritto al libero esercizio, sia in pubblico che in privato, di ogni culto, religione o credo, l’osservanza dei quali non sarà incompatibile con l’ordine pubblico e la buona morale.

Tutti gli abitanti della Turchia, senza distinzione di religione, saranno uguali davanti alla legge.

Le differenze di religione, credo o confessione non costituiranno pregiudizio in nessuna questione nazionale turca relativa al godimento dei diritti civili o politici, per esempio, l’ammissioni a posti di lavoro pubblici, funzioni ed onori o l’esercizio di professioni o attività imprenditoriali.

I cittadini Turchi appartenenti a minoranze non-Musulmane…avranno uguali diritti di fondare, gestire e controllare a loro spese qualsiasi… istituzione…religiosa… con il diritto… di esercitare liberamente la loro religione.

In città o quartieri dove risieda una parte considerevole di cittadini turchi appartenenti a minoranze non-Musulmane, a queste minoranze verrà assicurata un equa porzione delle somme che potrebbero venire stanziate da fondi statali, municipali o da altri budget riservati a scopi educativi, religiosi o caritativi.

Il Governo Turco si impegna a garantire piena protezione alle chiese, sinagoghe, cimiteri od altre strutture religiose delle sopra-menzionate minoranze. Alle pie fondazioni ed alle istituzioni religiose e caritative di dette minoranze al momento presenti in Turchia verranno garantite tutte le facilitazioni e autorizzazioni del caso ed il Governo Turco non rifiuterà, per la formazione di nuove istituzioni religiose e caritative nessuna delle necessarie facilitazioni che vengono garantite ad altre istituzioni private della stessa natura.

Tuttavia durante la Conferenza di Losanna i delegati delle forze Alleate cercarono di estendere la protezione generale del Trattato a tutte le minoranze incluse le etnie minoritarie Musulmane e di assicurare una "patria" per i cristiani Armeni, Nestoriani ed Assiri cosa che i delegati turchi trovarono inaccettabile. Di fronte alla decisa posizione della Turchia, dovettero abbandonare le loro richieste relative alle "patrie" e limitare l’applicazione della maggioranza degli articoli della sezione III soltanto ai non-Musulmani. (19)

Il delegato Alleato M. Montagna motivò il cedimento alla posizione turca affermando che a causa dell’obiettivo generale degli articoli iniziali della sezione, "la Turchia si impegnò a garantire a tutti i suoi abitanti piena e completa protezione per le loro vite e la loro libertà, senza distinzione di nascita, nazionalità, lingua, razza o religione e che in forza di questo stesso articolo la Turchia garantiva a tutti i suoi abitanti il diritto al libero esercizio di ogni fede, religione o credo". (20)

In accordo con gli articoli della Costituzione, gli accordi internazionali divennero legge dopo essere stati ratificati dal Parlamento e pubblicati come ogni altra legge nella gazzetta ufficiale.

La Costituzione recita:

Art. 90: Gli accordi internazionali debitamente approvati portano in sé la forza della legge. Nessun appello alla Corte Costituzionale può essere fatto in relazione a questi accordi sulla base di incostituzionalità.

Ci sono pochissimi casi pendenti nel Tribunale Europeo per i Diritti Umani che coinvolgano presunte violazioni ai diritti umani da parte della Turchia. A tutt’oggi sembra che il Tribunale abbia sentenziato su un solo caso di libertà religiosa, Kalac contro Turchia (22). In questo caso, Mr Faruk Kalak sostenne che il Supremo Consiglio Militare lo aveva rimosso dalla sua funzione di giudice a causa delle sue convinzioni religiose. Tuttavia non contestò il dovere del Governo Turco di consentire l’adempimento degli obblighi religiosi di un Musulmano senza alcuna interferenza. Per esempio gli veniva concesso di pregare cinque volte al giorno, di digiunare durante il Ramadam, e di andare in moschea per le preghiere del venerdì.

La Corte sentenziò:

Scegliendo di intraprendere una carriera militare il Sig. Kalac accettava consapevolmente un sistema di disciplina militare che per sua stessa natura implicava la possibilità di subire certe limitazioni di diritti e libertà tipiche nei membri delle forze armate, limitazioni che non vengono altrimenti imposte ai civili.

L’ordine del Consiglio Militare Supremo, inoltre, non si basò sulle opinioni religiose o sul credo del Gruppo del Capitano Kalac o sul modo con cui aveva adempiuto ai suoi doveri religiosi, ma sulla sua condotta e sul suo atteggiamento. Secondo le Autorità Turche questa condotta incrinava la disciplina militare ed infrangeva il principio del secolarismo.

Così, la Corte concluse:

… il pensionamento obbligatorio del richiedente non costituiva un’interferenza con il diritto garantito dall’Articolo 9 dato che questi non si propone di regolare il modo con cui il richiedente manifesta la sua religione.

 

  1. LEGGI SULLA LIBERTA’ DI RELIGIONE
  2. A. Articoli Principali del Codice Criminale

    Il Codice Criminale (23) impone sanzioni per proteggere la libertà religiosa garantita dalla Costituzione. In forza dell’art. 175 chiunque proibisca o violi la pratica dei servizi o delle cerimonie religiose può essere condannato dai sei mesi ad un anno di reclusione e ad una multa. Se la violazione viene commessa tramite l’uso della forza, minacce o insulti, la pena consiste nella reclusione da uno a due anni.

    Lo stesso articolo prevede la reclusione da sei mesi ad un anno, più una multa, per chi insulti Dio, una qualunque religione, un libro sacro, un profeta o una persona perché non segue le regole della propria religione. Se la violazione viene commessa dai media la pena raddoppia.

    Se una persona danneggia un luogo o un oggetto contenutovi, che è ritenuto sacro da una religione al fine di insultare quella religione, quell’uomo o quella donna possono essere imprigionati da uno a tre anni e multati. (24)

    B. Leggi restrittive della Libertà Religiosa

    Ci cono poche leggi che possano essere considerate restrittive delle pratiche religiose, specialmente le due leggi riformatrici menzionate precedentemente.

    La prima di queste leggi di riforma (25) fu introdotta per porre fine allo sfruttamento della religione per ottenere potere finanziario e politico da parte dei membri dei diversi ordini religiosi Musulmani. I titoli che venivano usati dai capi o dai discepoli degli ordini religiosi vennero aboliti e conventi e mausolei di figure religiose furono chiusi. La violazione di questi articoli da parte di un membro di un qualsiasi ordine religioso è punibile con tre mesi di reclusione ed una multa. La stessa violazione da parte di un capo di un ordine religioso è punita con sei mesi di reclusione ed una multa. Tuttavia, la legge permette ai mausolei di eroi nazionali ed a quelli di valore culturale di restare aperti e si prende carico della loro cura attraverso il Ministero della Cultura. (26)

    Per l’articolo 1 della legge n° 2596, la seconda legge di riforma, le vesti religiose possono essere indossate solamente durante le cerimonie religiose. Tuttavia, la Legge dà potere al Consiglio dei Ministri di concedere il permesso ad un ufficiale religioso per ogni comunità religiosa di indossare il proprio abbigliamento religioso per un certo periodo di tempo senza restrizione. Dietro richiesta tali periodi possono venire prorogati. La Legge inoltre impone un codice di abbigliamento ai dipendenti del governo ed agli studenti. (27) A causa di questa legge è proibito alle studentesse nelle scuole ed alle dipendenti governative nei loro uffici, coprirsi il capo con il foulard.

    La Legge per l’Educazione Nazionale di Base conferma i principi enunciati dalla Costituzione. Il secolarismo rappresenterà un principio fondamentale di educazione, la cultura religiosa e l’educazione etica sono obbligatorie. (28)

     

     

  3. LEGGI CHE INTERESSANO L’ATTIVITA’ DELLE ORGANIZZAZIONI RELIGIOSE
  4. La legge Turca non contiene regole speciali per la registrazione o per le attività delle organizzazioni religiose. Le stesse regole si applicano sia alle organizzazioni religiose che ad associazioni qualsiasi. La gente può semplicemente associarsi senza previo permesso delle autorità. (29) Un’associazione può guadagnarsi lo status di entità legale, simile a quella di una corporazione, registrando il proprio regolamento presso l’Ufficio del Governo. (30)

    Se una qualsiasi associazione, inclusa una religiosa, desidera acquisire uno status da esentasse, deve fare domanda al Consilio dei Ministri allegando i documenti che attestano trattarsi di un’associazione finalizzata al bene pubblico. (31)

    Tuttavia secondo gli articoli del Trattato di Pace di Losanna, la Turchia garantiva gli stessi privilegi garantiti ai non-Musulmani dagli Ottomani. (32) Le organizzazioni di minoranze non-Musulmane riconosciute dagli Ottomani prima che la Turchia firmasse il Trattato di Pace hanno lo status di associazioni religiose.

    Fino a qualche anno fa in Turchia non esistevano associazioni religiose di Testimoni di Geova. Alcune autorità Turche non consideravano i Testimoni di Geova una religione. Per questo motivo i Testimoni di Geova in molte occasioni furono accusati di diversi reati a causa delle loro attività religiose, quali disturbare la pace, raccogliere donazioni sotto false pretese, e fondare un’associazione con lo scopo di abolire la Repubblica Turca. I tribunali respinsero le accuse quando si convinsero che i Testimoni di Geova rappresentavano una religione indipendente. Secondo la Corte di Cassazione, le loro attività facevano parte delle loro pratiche religiose e non miravano all’abolizione della repubblica. (33)

    Tuttavia anche le chiese Protestanti stabilite da poco stanno sperimentando le stesse difficoltà. Il problema più serio è rappresentato dalle incursioni della polizia contro queste chiese. Nel 1999, ad Izmir e Istanbul la polizia per la sicurezza dello stato fece delle retate in queste chiese arrestando i loro membri che furono interrogati da unità antiterrorismo. L’ufficio del pubblico ministero di Izmir ordinò prontamente il loro rilascio dichiarando che la chiesa si incontrava legalmente in conformità con le leggi Turche che regolano la libertà di religione e di coscienza. L’ufficio del pubblico ministero di Istanbul sembrò esitare nel decidere prima di esaminare i documenti sequestrati dalla chiesa. Inoltre, nella maggioranza dei casi, gli stranieri arrestati mentre attendevano ai servizi religiosi furono deportati.

    Il pastore di Ankara Ozbek affermò che non credeva che la persecuzione che prendeva di mira le chiese protestanti fosse organizzata o sostenuta dal governo. Il pastore di Izmir, Tanyar, spiegò che poiché non c’erano leggi speciali che regolavano la fondazione di chiese, si determinò un vuoto normativo che causò problemi con le autorità che sceglievano di agire a loro discrezione anche se la Costituzione è chiara in materia di libertà di religione e di espressione. I rappresentanti delle Chiese Protestanti Indipendenti Turche si incontrarono con il ministro degli Interni per porre fine a queste azioni illegali da parte di ufficiali pubblici. (34)

     

  5. ENTITA’ GOVERNATIVE UFFICIALI O QUASI-UFFICIALI RESPONSABILI DI
  6. QUESTIONI RELIGIOSE.

    L’articolo 136 della Costituzione fornisce il fondamento del Dipartimento degli Affari Religiosi e richiede l’applicazione di una legge speciale che deve prescrivere i doveri del Dipartimento. Il Dipartimento deve esercitare i propri doveri in conformità ai principi del secolarismo, rimossi da tutte le convinzioni ed idee politiche, mirando alla solidarietà ed alla integrità nazionale. (35)

    Come richiesto dalla Costituzione, per formare il Dipartimento, fu promulgata la Legge del Dipartimento per gli Affari Religiosi (36). La legge prescrive i doveri del Dipartimento come richiesti dall’Articolo 136 della Costituzione. Il Dipartimento informa il pubblico sui fondamenti dell’Islam e del culto Islamico, ed è anche responsabile delle moschee e della nomina degli imam.

    Fu inoltre creato un Dipartimento della Religione sotto il Ministro dell’Educazione che è incaricato della supervisione della cultura religiosa e dell’educazione civile. (37)

  7. TEMI IMPORTANTI (38)
  8. A. Contesto Storico (39)

    1. MINORANZE NON-MUSULMANE

Molti dei temi e dei conflitti religiosi che scuotono la Turchia oggi traggono origine da circostanze legate alla scomparsa dell’Impero Ottomano e conseguente nascita della Repubblica Turca. I Turchi si trovarono dalla parte dei perdenti della prima guerra mondiale, durante la quale le Potenze fecero piani per la spartizione dell’Impero da attuare alla fine della guerra. (40) Gran Bretagna, Francia ed Italia ognuno con eserciti già situati in parti dell’ Impero cercarono di portare a termine il loro progetto alla Conferenza di Pace di Parigi che formalmente metteva fine alla guerra. La Grecia, loro alleato, doveva esserne il beneficiario e, con la loro approvazione, nel maggio del 1919 sbarcò forze ad Izmir, che successivamente si spostarono ad occidente verso Angora (successivamente Ankara). Anche gli Armeni avrebbero tratto beneficio dell’accordo ottenendo uno stato nell’Anatolia orientale per compensarli delle sofferenze patite per mano dei Turchi dal 1915 che le Amministrazioni USA hanno definito massacri e gli Armeni genocidio nazionale. Il 10 Agosto 1920 l’ultimo Sultano Ottomano firmò il trattato di Sevres, accettando la sconfitta nella guerra e mantenendo il controllo solamente su alcune parti degli stati turchi in zone dell’Anatolia. Le ambizioni degli stranieri, tuttavia, avevano alimentato la resistenza nazionale Turca. Guidati da Mustafà Kemal (successivamente Ataturk) i nazionalisti vinsero una guerra civile combattuta contro le forze del Sultano e quindi cacciarono i Greci dall’Anatolia. Per svariate ragioni internazionali e nazionali gli Alleati non riuscirono ad aiutare i Greci, a restare uniti tra di loro o ad imporre le condizioni di Sevres ai risorgenti Turchi.

Il 20 novembre 1919 si aprirono in Svizzera dei negoziati per un nuovo trattato di pace ora con i nazionalisti come interlocutori degli alleati, al posto del deposto Sultano. Il Trattato di Losanna firmato nel luglio 1923 riconobbe l’integrità territoriale della Turchia in Anatolia ed in una piccola striscia d’Europa. La Turchia era determinata ad impedire il rinascere di piani di divisione del proprio territorio a favore dei greci e degli armeni e la riduzione della propria sovranità con il pretesto di proteggere le minoranze. Non voleva accettare una commissione internazionale o qualche altra forma di sorveglianza dall’esterno sulla sua condotta verso le minoranze religiose ed acconsentì solamente garanzie simili a quelle promesse dai nuovi stati dell’Europa centrale. Il Trattato di Losanna garantì diritti di minoranza ai non-Musulmani (41), ma non specificava quali minoranze venivano coperte. Durante la conferenza di pace, Lord Curzon, il Ministro degli Esteri Inglese, aveva suggerito che le minoranze significassero Greci, Armeni, Nestoriani, Cristiani Assiri ed Ebrei (42). Ma la maggioranza delle discussioni si focalizzarono sui Grci e gli Armeni ed i negoziatori Turchi respinsero nel caso specifico le richieste avanzate da una delegazione Assira. Il governo turco, di conseguenza, garantì le protezioni di Losanna ai Greci Ortodossi, agli Armeni ed agli Ebrei. In un protocollo separato, la Grecia e la Turchia concordarono uno scambio di popolazione: 1,3 milioni di Greci dalla Turchia per 400.000 Turchi dalla Grecia. Al Patriarcato Greco Ortodosso ed a 30.000 Greci fu permesso di rimanere a Costantinopoli (Istanbul). Negli anni successivi a Losanna le autorità Turche avrebbero trattato gruppi, verso i quali gli Alleati avevano mostrato interesse, con un certa diffidenza. Ciò si dimostrò particolarmente vero nei confronti dei Greci in occasione delle crisi bilaterali tra Greci e Turchi su dispute di territorio e su altri temi.

Il 29 ottobre 1923 fu dichiarata la Repubblica Turca. I Turchi avevano considerato la preservazione dello stato una materia di suprema importanza a causa delle circostanze da assedio che avevano portato alla sua creazione. Così, sebbene nel 1982 la Costituzione dichiari che la libertà di religione è un fondamentale diritto dell’individuo (43), un altro articolo ammette che "diritti e libertà fondamentali possano essere ridotti in conformità alla lettera ed allo spirito della Costituzione con lo scopo di salvaguardare l’indivisibile integrità dello stato…" (44) Gli ufficiali governativi, di solito a livello locale, a volte interpretano come loro dovere salvaguardare lo stato riducendo le libertà alle minoranze non-Musulmane. Ufficiali più "secolari" a livello nazionale, con forse maggiore famigliarità con le pratiche religiose non-Musulmane o più reattivi nei confronti della propaganda avversa a ciò che è internazionale, più tardi intercedono per annullare le azioni degli ufficiali locali. Nel tempo che intercorre tra l’azione locale e la supervisione nazionale, le libertà vengono ristrette. Se il governo inizia l’azione, è meno probabile che giungano rimedi.

Inoltre, il Governo Turco distingue tra diritti delle istituzioni non-Musulmane e diritti religiosi degli individui non-Musulmani. Le autorità a volte considerano le prime come possibili minacce perché usano ed insegnano lingue diverse da quella Turca ed hanno legami con correligionari o istituzioni religiose straniere, sfidando quindi l’"indivisibile integrità dello stato". Non-Musulmani od altri interessati alla libertà religiosa non si differenziano nello stesso modo tra i diritti religiosi degli individui e delle loro istituzioni religiose e considerano le restrizioni sulle istituzioni religiose come un’interferenza nella libertà delle minoranze nella gestione delle proprie istituzioni religiose.

2. MUSULMANI

Mustafà Kemal Ataturk voleva una Repubblica Turca moderna e secolare per sostituire il fallito Impero Ottomano. Sebbene la maggioranza dei turchi siano Musulmani Sunni credeva che il raggiungimento di una Turchia moderna richiedesse che le restrizioni conservatrici del Califfato Ottomano e della legge Islamica fossero abolite, il ruolo della religione nello stato fosse limitato e le anacronistiche pratiche religiose terminate. Il Secolarismo era uno dei suoi fondamentali principi e viene costituzionalmente definito caratteristica della Repubblica. (45) L’istituzionalizzazione del secolarismo ha prodotto tensioni tra i Kemalisti e i Musulmani conservatori Sunni , spesso chiamati Islamismi, che continuano a farsi sentire nella politica turca di oggi. (46) I secolarismi accusano gli Islamismi di cercare di riesumare uno stato governato dalla legge Islamica. Gli Islamismi respingono l’accusa, dichiarando che vogliono solamente uno stato basato su principi morali. Hanno formato partiti politici per propagare le loro idee, ma la maggioranza di questi sono stati banditi.

Come erede di Ataturk, l’esercito turco è costituzionalmente nominato garante dello stato (47) ed ha energicamente difeso il carattere secolare dello stato negli ultimi anni. L’Islamista Refah o Partito del Benessere nelle elezioni nazionali del 1995 ha ottenuto la maggioranza dei voti ed arrivò al potere nel luglio del 1996 a capo di una coalizione di governo. Alcune azioni del Refah provocarono i militari che etichettarono come "reazionarismo" o fondamentalismo una delle due maggiori minacce allo stato (l’altro è il separatismo). Il 28 febbraio 1997, il Consiglio di Sicurezza Nazionale dominato dai militari varò una serie di raccomandazioni o ultimatum al governo affinché prendesse le misure necessarie per proteggere il secolarismo. I militari riuscirono a rimuovere dal potere, nello stesso anno, il governo condotto dal Refah e il Refah fu bandito nel 1998, ma gli succedette il Fazilet o Partito della Virtù che rischia di essere messo fuori legge ma che tuttora esiste. Il Consiglio Nazionale di Sicurezza controlla periodicamente l’applicazione da parte del governo degli ultimatum del 28 febbraio. Gli Islamismi sostengono che una conseguenza degli eventi del 1997 consiste nella trasformazione della proibizione costituzionale dello "sfruttamento politico della religione" in restrizioni delle libertà di espressione religiosa (Vedere il Caso Head Scarf, qui sotto).

 

    1. Conflitti e Casi

1. NON-MUSULMANI

a. Generale

  1. PROPRIETA’ DELLA CHIESA
  2. Le minoranza religiose, che siano protette dal Trattato di Losanna o no, si sono ritrovate con il diritto di proprietà a favore delle loro chiese severamente ristretto. Nel 1936, il Governo Turco decise che le minoranze protette non potevano possedere proprietà diverse da quelle che avevano al momento della firma del Trattato di Losanna e chiese alle minoranze di sottoporre una lista di tutte le loro proprietà. Nel 1971 il governo decretò che le religioni di minoranza potevano possedere solo proprietà incluse nelle liste del 1936, tutto il resto doveva essere ritornato allo stato senza rimborso. Nel 1974, la Corte Suprema di Appello Turca sostenne la decisione del governo definendo le fondazioni religiose di minoranze come "non-Turche" e proibendo loro di comprare o vendere immobili acquistati a partire dal 1936. (49)

  3. ASSOCIAZIONE ALLA CHIESA / DIRITTI DI VOTO
  4. Per essere membro di una chiesa, per votare nelle elezioni della chiesa ed essere eletti ad incarichi ecclesiastici, un individuo deve risiedere nella vicinanza geografica della chiesa. Tuttavia le popolazioni delle minoranze si sono disperse e un numero sempre inferiore di appartenenti ad una chiesa vive nelle vicinanze della chiesa ed ha il diritto di votare o servire nelle amministrazioni delle chiese, delle scuole religiose, o nelle organizzazioni caritative. (50) Restrizioni sui collaboratori disponibili hanno condizionato la capacità delle chiese di continuare a sbrigare le proprie faccende. Secondo la legge Turca, se le chiese non vengono mantenute, diventano proprietà dello stato.

  5. PROSELITISMO

Alcune denominazioni Cristiane considerano il proselitismo parte integrante della loro fede. Il proselitismo non è contro la legge Turca, ma non costituisce una pratica comune in Turchia. Autorità governative hanno molestato e imprigionato Cristiani che tentavano di fare proselitismo. Nel Marzo 2000, per esempio, due uomini furono arrestati perché distribuivano il Nuovo Testamento e imprigionati per un mese. (51) Incidenti simili erano già capitati in precedenza. L’accusa del governo in questi casi consiste nel disturbo della quiete pubblica ed in genere viene lasciata cadere. Di nuovo, nel frattempo, la libertà di espressione religiosa viene ristretta.

b. Il Seminario Greco Ortodosso.

La popolazione Greco-Ortodossa della Turchia diminuì drasticamente nel XX secolo in conseguenza dello scambio di popolazione del 1923, di assalti anti-greci nel 1955 che costrinsero molti alla fuga e delle espulsioni del 1964-65, gli ultimi due avvenimenti erano collegati alla crisi di Cipro. Oggi risiedono ad Istanbul solamente 3000 Greci.

La cattedra del Patriarca Ecumenico Greco Ortodosso si trova ad Istanbul. Il Governo Turco non riconosce la personalità ecumenica od internazionale della Chiesa Greca Ortodossa in Turchia. Questo a causa delle preoccupazioni Turche circa una possibile extraterritorialità del tipo Città del Vaticano. Inoltre, la Turchia insiste che il Patriarca sia un cittadino Turco.

La Scuola Ortodossa di Teologia era un seminario teologico a livello universitario fondato nel 1844 e situato sull’isola di Heybeliada (Halki in Greco) nel Bosforo. Il suo scopo era quello di preparare clero, docenti e studiosi. I laureati vengono inseriti nelle Chiese Ortodosse di tutto il mondo.(52) Gli insegnanti e gli studenti venivano reclutati in Turchia, Europa, Stati Uniti, Australia ed in altri paesi, molti provenivano dalla Grecia. Nel 1971, le autorità Turche chiusero tutte le università private, inclusa Halki. La chiusura privò la Chiesa di un importante strumento di formazione di futuri leader. Da allora il governo ha permesso la riapertura di università private ma non di seminari. Il governo ribatte che la legge viene egualmente applicata nei confronti di Musulmani, Cristiani, Ebrei e di altre scuole religiose e non mira in modo specifico ai Greci Ortodossi.

Sebbene la scuola fu chiusa, l’edificio viene usato per conferenze ed altre attività della chiesa. Nel novembre del 1998, le autorità Turche sciolsero il corpo direttivo del seminario con l’accusa di cattiva gestione finanziaria e propaganda anti-turca. Costrinsero inoltre i membri della direzione del seminario a dimettersi anche da eventuali cariche nelle chiese delle comunità locali. Il governo ordinò che solamente nuovi nomi si potessero candidare per gli incarichi rimasti vacanti. A causa delle ridotte dimensioni della comunità Greca ad Istanbul, il lotto di candidati eleggibili è limitato. Il contesto per l’azione della Turchia potrebbe essere connesso ad un non manifestato atto di rabbia legato all’appoggio da parte della Grecia al leader del terrorismo Curdo Abdullah Ocalan. Se questo contesto politico è il motivo del licenziamento del corpo direttivo del seminario allora si può indicare la continua convinzione del Governo Turco che la Chiesa Greco-Ortodossa sia una presenza straniera con legami a Paesi stranieri. Le figure politiche e religiose Greche temevano che l’azione del Governo Turco potesse essere il preludio all’esproprio dei beni della chiesa (53) , anche se ciò poi non accadde. Il loro timore scaturiva dalla legge secondo la quale la proprietà che non può essere mantenuta passa allo stato. Lo scioglimento del corpo direttivo provocò le proteste del Patriarcato ed una nota ufficiale dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Turchia.

Le autorità turche hanno offerto di permettere la riapertura della scuola Halki come parte del dipartimento teologico dell’Università di Istanbul (54). Il Patriarca respinge questo compromesso quale controllo statale, perché l’Università di Istanbul è un’istituzione pubblica. La Chiesa ribatte inoltre che un seminario riaperto sarebbe praticabile soltanto se in grado di ammettere studenti e reclutare insegnanti dall’estero come in passato poiché la maggior parte dei professori dal 1971 è andata in pensione ed è necessario sostituirli. Il Patriarca ha assicurato la Turchia che gli Ortodossi non chiedono la "Vaticanizzazione".

Gli Ufficiali Statunitensi, il Membro del Congresso, l’Unione Europea e gli ufficiali del Governo Europeo hanno fatto propria la causa di Halki. La presa d’atto da parte dell’Unione Europea della richiesta di adesione della Turchia all’Unione del dicembre 1999, l’interesse nel miglioramento dei diritti umani in Turchia ed il riavvicinamento della Turchia alla Grecia a partire da metà del 1999, sembrano dare a questo tema speranze di progresso. Sebbene il Governo Greco richieda l’apertura del seminario, insiste nel dire che la questione non è un problema bilaterale nei rapporti Greco-Turchi ma piuttosto una questione di libertà religiosa. In ogni caso i Greci hanno lasciato intendere che la riapertura del seminario sarebbe un gesto appropriato da parte della Turchia in cambio del via libera della Grecia alla presentazione da parte della Turchia della propria candidatura per l’ingresso nell’Unione Europea.(56) Serve una nuova legge per permettere la riapertura del seminario e non è chiaro quando o se il Governo Turco si occuperà della questione. Alcuni membri dell’ambiente laico Turco sono riluttanti nel cambiare la legge, perché quest’ultima potrebbe, secondo loro, essere utilizzata anche dalle scuole islamiche. Altri si oppongono ad un trattamento di favore a beneficio degli ortodossi Greci sul tema della scuola di Halki. Fino a quando il Seminario non riaprirà l’interesse sia Greco Ortodosso che internazionale su questa specifica questione resterà forte.

    1. Elezione del Patriarca Armeno (Locum Tenens) (57)
    2. Gli Armeni costituiscono la comunità cristiana più numerosa della Turchia, circa 60.000 persone.

      Dopo la morte del patriarca della Chiesa Apostolica Armena a Istanbul nel marzo del 1998, si è venuta a creare una controversia sulla selezione del suo sostituto, o sulla libertà della chiesa di governare se stessa senza l’interferenza del governo. L’elezione del nuovo patriarca doveva avvenire dopo i tradizionali 40 giorni di lutto, ma ufficiali del governo ad Istanbul hanno ritardato l’approvazione della data dell’elezione. Il governatore di Istanbul ha dichiarato che per la legge Turca, deve coprire la carica di patriarca fino all’elezione di un successore il chierico più anziano; ma la chiesa ha osservato che la consuetudine non era stata seguita dopo la morte degli ultimi due patriarchi. Il 3 agosto, il vice governatore di Istanbul nominò unilateralmente patriarca ad interim l’Arcivescovo in pensione Shahan Sevadijian impedendo l’elezione dell’Arcivescovo Mesrob Mutafyan che aveva governato la chiesa durante la fase finale della malattia dello scomparso Patriarca. Mutafyan, un uomo molto più giovane, sostenuto da molti nella comunità Armena. Alcuni osservatori suggerirono motivi politici per spiegare l’interferenza del governatore. Si considerò Sevadjian un filo-Turco e Mutafyan un indipendente con possibili legami con il Governo dell’Armenia. (58) Altri hanno affermato che un gruppo di Armeni locali, insoddisfatto della prospettiva Mutafyan ha usato la propria influenza su funzionari locali per ritardare l’elezione. (59) Poiché l’ordine che ha nominato Sevadjian ha anche ordinato alla chiesa di cessare il "contatto diretto" con ministri del governo ad Ankara, la controversia può essere anche parte di una disputa tra il governo di Istanbul a guida Islamica ed il governo nazionale a guida laica. Tutte queste, sono spiegazioni di carattere politico non religioso, ma l’effetto sulla libertà della chiesa di governare se stessa è stato lo stesso indipendentemente dalla causa. Il Consiglio Religioso del Patriarcato respinse immediatamente ed all’unanimità ciò che considerò l’interferenza del governo nei propri affari interni, dichiarò che la Chiesa continuava ad attenersi ai propri "sacri canoni ed alle proprie tradizioni" nella selezione del suo leader spirituale e disse che Mutafyan sarebbe rimasto Patriarca in carica.(60)

      Il Ministro Turco degli Esteri ha messo in dubbio la validità dell’azione del governo locale facendo notare che contraddiceva le regole stabilite per le elezioni patriarcali. Il coinvolgimento del Ministero degli Esteri manifestò la preoccupazione del governo nazionale circa eventuali ripercussioni internazionali, e indicò forse, la continua percezione della Chiesa come un corpo estraneo. Nonostante tutto, un effetto positivo lo ebbe. Il 19 Agosto 1998 il Primo Ministro Mesut Yilmaz scrisse al governatore di Istanbul dicendo che si doveva procedere con le elezioni come previsto dal regolamento. Il primo settembre il governatore approvò un’elezione. Il Presidente Suleyam Demirel e il portavoce della Grande Assemblea Nazionale Turca Hikmet Cetin inviarono alla comunità Armena delle lettere aperte che furono pubblicate nei giornali Armeni, assicurando gli Armeni che il leader di loro scelta sarebbe stato accettato da Governo Turco. Il 14 ottobre l’Assemblea Generale della Comunità della Chiesa Armena, che rappresenta un 16.000 membri della chiesa, elesse un nuovo patriarca, confermando nettamente la scelta iniziale di Mutafyan. Questa, fu ritenuta la prima volta che in Turchia venisse eletto dagli Armeni un Patriarca che non godeva dell’appoggio delle autorità. I funzionari Turchi parteciparono alla cerimonia di insediamento in novembre così come l’Ambasciatore Statunitense in Turchia ed il Console Generale Statunitense ad Istanbul, dignitari religiosi internazionali e diplomatici. Alcuni osservatori Turchi espressero preoccupazioni che le iniziali restrizioni del governo su questa elezione potessero danneggiare la situazione con la Grecia, che nomina un mufti o leader di comunità per i Musulmani Turchi in Grecia e non riconosce la scelta della propria comunità. (61)

      Diritti delle minoranze non protette da Losanna. Le minoranze religiose non coperte dal Trattato di Losanna non sono esenti dall’istruzione religiosa Musulmana che è obbligatoria nei programmi delle scuole pubbliche, e non viene loro permesso di acquistare ulteriori proprietà istituzionali.

        1. SIRIANO ORTODOSSI
        2. Ci sono 20.000 Siriano Ortodossi in Turchia e circa 3 milioni nel mondo. La loro sede spirituale è il monastero Mor Gabriel in Midyat nel sud-est della Turchia che fu fondato nel 397. Il monastero prepara monaci, preti e insegnanti. I ragazzi frequentano le lezioni di sera dopo aver frequentato la scuola statale obbligatoria di giorno. Nel 1998 le locali autorità Islamiche cercarono di impedire al monastero di insegnare religione e la lingua Aramaica che è usata nei riti Siriano Ortodossi e quindi inibire la capacità del monastero di formare il futuro clero. L’istruzione religiosa fu interrotta, ma non si fermò. Il governatore locale ordinò inoltre che fossero interrotti i lavori di restauro dell’edificio perché non aveva ottenuto i permessi richiesti. L’azione di disturbo del Governo continuò nonostante le lamentele, nei confronti del governatore, del sottosegretario Statunitense per i Diritti Umani John Shattuck. Più tardi nel 1998 dopo della pubblicità negativa (62), il governo concesse il permesso per il restauro.

          La sopravvivenza della Chiesa Siriano Ortodossa in Turchia è resa più precaria da una legge che permette soltanto ai cittadini Turchi di diventare preti, l’emigrazione, infatti, verso l’Europa e gli Stati Uniti ha esaurito lo spazio di reclutamento della Chiesa.

          (2) ASSIRI

          Gli Assiri sono una comunità etnica e religiosa distinta per fede e per il loro dialetto, (63) che fa parte delle famiglie di lingua Aramaica, lingua che è usata nei riti religiosi e nel linguaggio colloquiale di alcuni membri della comunità, specialmente i membri più anziani. Gli Assiri sono soggetti all’insegnamento religioso Musulmano nelle scuole pubbliche e alle loro chiese viene proibito di acquisire nuove proprietà. Inoltre, i funzionari locali o nazionali hanno a volte bandito l’insegnamento della lingua Siriana nelle scuole religiose e nei monasteri, solitamente per violazioni tecniche della legge come nell’ottobre del 1997. (64) L’insegnamento fu ripristinato successivamente. (65)

        3. ALTRI

Nel Settembre 1999 la polizia di Izmir arrestò arrestò 40 membri di una chiesa evangelica per la violazione di una legge che proibisce l’apertura di un luogo di culto e lo svolgimento di servizi religiosi senza previa autorizzazione. Furono rilasciati poco dopo per mancanza di prove.

 

  1. MUSULMANI

a. Il tema del "foulard"

Il conflitto tra il secolarismo e l’Islamismo in Turchia è spesso emerso sulla questione del "foulard" il fazzoletto per coprire il capo delle donne. Dopo l’arrivo al potere del Partito Islamico Refah nel giugno del 1996, l’applicazione delle leggi che proibiscono l’uso del foulard nelle istituzioni pubbliche sembrarono indebolirsi e la crescente popolarità dell’indumento sfidò lo status laico. Una delle raccomandazioni del Consiglio di Sicurezza Nazionale del 28 febbraio 1997, sosteneva che "dovrebbero essere bloccate quelle pratiche in contrasto con la legge sugli indumenti che potevano trasmettere un’idea arretrata della Turchia e si sarebbero dovute applicare le leggi relative a questa questione specialmente in luoghi deputati a funzioni pubbliche". (66) Per alcune donne il portare il "foulard" o hijab divenne presto, oltre ad un segno di credo religioso, un simbolo di sfida ai militari e ai laici in generale. Dall’altra parte dello schieramento, le donne laiche considerarono il "foulard" un simbolo della sfida Islamica allo stato di emancipazione che avevano raggiunto da quando fu fondata la Repubblica.(67)

L’applicazione della proibizione dei foulard nelle istituzioni pubbliche ha generato un conflitto. Nel gennaio 1998 il Ministro dell’Educazione emise un decreto ordinando una più severa applicazione del codice di abbigliamento nelle scuole pubbliche, provocando manifestazioni di protesta. Diverse centinaia di insegnanti donne furono licenziate nelle scuole di ogni genere e grado per aver portato il copricapo. Prima dell’inizio dell’anno accademico, nell’autunno del 1998, il Consiglio Superiore dell’Istruzione deliberò che sarebbe stata rilasciata la carta di identità universitaria solo a quelle studentesse che apparivano sulla foto del tesserino senza il copricapo. Le studentesse che portavano il copricapo considerarono la delibera come una richiesta di violare, per potere ottenere un titolo di studio, ciò che esse consideravano una norma Coranica e come una restrizione del loro diritto di espressione religiosa. Nel 1998 Scesero in strada per diverse manifestazioni di protesta in tutto il paese. La proibizione viene severamente applicata in alcune università e meno in altre, a seconda delle opinioni dei vari amministratori. (68) Nel dicembre 1999, La Suprema Corte di Appello Turca concordò con la corte bassa di emettere una sentenza contro uno studente che aveva denunciato l’Università di Istanbul sostenendo che il copricapo per le donne non è un "diritto democratico". Nel 1993 la Commissione Europea dei Diritti Umani aveva sentenziato in un caso simile nel quale ad una neo laureata non fu rilasciato il certificato di laurea per essersi rifiutata di consegnare, per via delle sue convinzioni religiose, una sua foto senza il copricapo. Dopo che il sistema giudiziario Turco le negò l’esenzione, la Commissione Europea dichiarò che, scegliendo di frequentare una università laica, la studentessa si era sottomessa ai regolamenti dell’ università. La Commissione si rifiutò di procedere con il caso. (70)

Il tema del "foulard" divenne d’attualità dopo l’elezione nazionale dell’aprile 1999. Merve Kavakci, in qualità di Fazilet Islamica o deputata del Partito della Virtù, scelse di indossare il copricapo alla cerimonia di giuramento della Grande Assemblea Nazionale in aperta sfida alla legge. Il primo ministro Bulent Ecevit del Partito Democratico della Sinistra guidò l’opposizione alla presenza con il copricapo nell’Assemblea della Kavakci che fu scacciata dal parlamento a furia di invettive. Il presidente Demirel accusò poi la Kavakci di essere un agente straniero, implicitamente al servizio dell’Iran,(71) ed il Ministro degli Esteri convocò l’Ambasciatore Iraniano in Turchia per protestare contro le manifestazioni di simpatia per la Kavakci tenute a Teheran. Il governo la privò quindi della cittadinanza Turca per avere preso la cittadinanza Statunitense senza il permesso delle autorità Turche, e i tribunali hanno appoggiato la presa di posizione del governo. I sostenitori della Kavakci accusarono il governo di usare due pesi e due misure nell’applicazione della legge. I critici della Kavakci hanno accusato lei ed il Fazilet di sfruttare la religione a scopi politici. Citano il controverso caso di Nesrin Unal, una donna appena eletta membro del parlamento nel Partito Nazionale d’Azione, che porta il copricapo ovunque tranne che in parlamento, per obbedienza alla legge. Venne applaudita dai laici quando fece il giuramento d’ingresso a capo scoperto.

b. Altri effetti delle raccomandazioni del 28 febbraio 1997.

Gli ultimatum del Consiglio Nazionale di Sicurezza del 28 febbraio, 1997 includevano alcune richieste che i critici interpretarono come restrizioni a carico delle libertà religiose. Per esempio, il Consiglio raccomandò che "si dovesse introdurre un periodo di educazione della durata consecutiva di otto anni per proteggere i giovani contro le "influenze" ed assicurare il loro amore agli ideali di Ataturk…" Il governo ordinò quindi otto anni di istruzione statale obbligatoria. Questa azione determinerà alla fine la chiusura delle scuole religiose private imam-hatip che operano fino all’ottavo grado scolastico. (A coloro che al momento dell’approvazione della legge erano già iscritti, fu concesso di completare gli studi). Le singole persone possono ancora presentare domanda di iscrizione a scuole religiose ma solo dopo aver completato gli studi della scuola dell’obbligo. Nello stesso modo il Consiglio cercò di mettere fuori legge pratiche finanziariamente favorevoli alle fondazioni religiose delle scuole islamiche, quali le donazione delle pelli di pecora usate nei sacrifici religiosi. L’ultimatum definì la questione come segue: "La raccolta di pelli da sacrificio da parte di organizzazioni anti-regime allo scopo di procurarsi risorse finanziarie, deve essere impedita".


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