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I segni della Storia
PALAZZO COMUNALE (MUNICIPIO)
Nel 1890, con delibera del 23 marzo, il Consiglio Comunale decise di intraprendere l'iter per la costruzione del palazzo Municipale il quale fu aperto al pubblico nel 1894. Il costo complessivo dell'opera fu di £. 6.994,78.
La leggenda vuole che il Palazzo Comunale doveva sorgere sul confine tra Castriguarino e Castrifrancone (da poco unificati in Castri di Lecce). I cittadini di Castriguerino fecero finta di accettare la proposta dei franconesi di edificare il palazzo su suolo appartenente a Castrifrancone, ma in realtà lo fecero edificare con la facciata principale (dotata di orologio), prospettante sulla piazza interamente facente parte di Castriguarino, tanto che i Guarinesi a strutture ultimate, a sfottò, dicevano ai franconesi che se volevano sapere l'ora questuatimi dovevano recarsi a Castriguarino.
CHIESA DI M.S. DELLA VISITAZIONE
Menzionata nelle visite pastorali del 500 con una diversa denominazione, assume poi il titolo della Visitazione e si precisa l'aspetto di fabbrica barocca, ricca di arredi intorno al 1670.
Eccetto la pianta, ben poco ci rimane dell'edificio seicentesco, in quanto si intrapresero nella seconda metà del 700 lavori di rifacimento alla facciata, tra l'altro rimasta incompleta, l'ampliamento del 1765 di una sacrestia, dalla volta ad ombrello, costruita da valide maestranze leccesi, tra cui è documentata la presenza di maestro Lazzaro Morsione, che apprezzò il suolo della corte contiguo all'abside della chiesa poi occupata dalla nuova sacrestia.
Inventari e visite locali dell'Ottocento documentano il continuo rifacimento degli altari, ed una richiesta di restauro inoltrata nel 1905 dal parroco, il quale lamenta che "le porte non solo sono vecchie, ma quel ch'è peggio cadenti; le finestre sono quasi tutte rotte; il pavimento è logoro in più parti; e gli ornamenti di sacri altari sono poco decorosi "fanno intuire le larghe manomissioni subite dall'edificio già prima dell'ultimo restauro, che ha ulteriormente impoverito l'interno ed appiattito l'effetto plastico della facciata".
La pianta della chiesa: a croce latina con cappelle incorporate, coperta da una volta a botte unghiata nella navata e a spigolo nell'incrocio tra transetto e navata, è quanto si conserva degli edifici barocchi salentini, espressione di maestranze che indugiano su modelli acclarati e valorizzano con le varie combinazioni scultoree gli effetti chiaroscurali delle facciate.
CHIESA DI S. VITO
La chiesa fu totalmente riedificata tra il 1734 ed il 1772 da diverse maestranze locali tra cui F. Palma, B. Corallo, D. De Giorni. L. Lombardo, L. Mansione, ecc..
Abbattuta intorno al 1734 la vecchia Parrocchiale cadente del casale di Castrifrancone, il Capitolo, il parroco e l'Università decidono "che si riedificasse il nuovo e perché a tal effetto emergevano moltissime spese" pregano i Priori delle Confraternite e "l'Eccellentissimo Sig. Duca di Castri che tutte le oblazioni et elemosine che si sono radunate…..si consegnino in mano di detto……..Duca per applicarli alla fabbrica suddetta". Per poter poi utilizzare qualsiasi rendita nelle spese della costruzione, l'arciprete di Castri nel 1735 supplica l'Arcivescovo di Otranto di essere autorizzato ad intervenire "in detto contratto per sollecitamente riparare al pericolo di cadere la medesima chiesa".
Dall'inventario del 1781 risulta la struttura definitiva di una chiesa di gusto rococò, che sul gioco concavo-convesso della facciata incentrata lo stacco della inerme massa planimetrica. L'interno, pur con le consuete sostituzioni e gli impoverimenti dell'arredo, conserva ancora un rapporto unitario con l'esterno.
"In detta chiesa vi sono otto sepolture: una di esse sta dentro al coro ed è per seppellire i sacerdoti; due altre dentro al cappellone del SS. Rosario e sono per i piccoli morti...".
CAPPELLA DELLA MADONNA DELLA LUCE
La struttura originaria è stata realizzata da maestranze locali nel 1570.
L'aula rettangolare coperta da volta a botte rileva chiaramente i segni della struttura cinquecentesca "madiocris magnitudinis constructa" ancora oggi rintracciabile, pur con la sostituzione del pavimento e dell'altare maggiore (quello attuale è del 1709), che aveva un affresco raffigurante l'immagine della Vergine "admirabilis pulcritudinis et venustatis" protetta da grate lignee.
Nel 1811 risulta di "fabbrico mediocre, rarissime volte l'anno vi si dice la Messa, e per particolare devozione; e provveduta e mantenuta dall'exProcuratore D. Gerardo Tommasi, che vanta il patronato: ha due altari il primo con titolo della Vergine SS. E della Luce, che dà il titolo alla cappello, e l'altro di S.Antonio da Padova". L'esterno insignificante e privo di decorazioni.
CHIESA DI S. MARIA DELLE GRAZIE
Sull'Altare maggiore sono incise la data del "1652 " e la firma dell'autore "M.GIO' DONATO CHIARELLO DI CUPERTINO"
La data 1652 dell'altare maggiore ci consente di anticipare di alcuni anni la costruzione di questa chiesa. Appartenente in origine al Capitolo di Castri Guerino. Così è infatti descritta in un documento del 1719: "il reverendo Capitolo di … possiede una cappella fuori dell'abitato sotto il titolo della Vergine delle Grazie la quale sta situata in feudo del reverendo loco esistente con tutti i suoi membri e comodi, come a dire camere numero cinue che attaccano alla stessa cappella un giardinetto con pozzo e diversi alberi comuni, un cortile che ha l'uscita alla strada pubblica, dentro la suddetta cappella vi sono altari numero cinque come ancora vi sono tre porte la maggiore ha l'uscita al'occaso…. E l'altra al sirocco, via sacristia sta dietro l'altare maggiore con due porte l'una al'altare evangeli e l'altra al'altare epistolae. L'altra maggiorre è eretta sotto il titolo della beatissima Vergine delle Grazie, ha le sue altare intagliate con diversi misteri, e in detto altare sta l'obligo di celebrare messe...".
A distanza di un secolo (1811) si presenta sempre di "buon fabbrico" con cinque altari.
Intorno al 1907 la cappella viene affidata al Comune che la userà come cappella mortuaria.
Ha conservato la pianta originaria, rettangolare ed aula unica con cappelle incorporate, di cui si sono salvati tre altari oltre il maggiore, del documento di scultura barocca salentina. La facciata, di schema geometrico rinascimentale, come quella delle Scalze a Lecce e come il Sant'Angelo a Trifase, è fortemente articolata dal portale con il soprastante baldacchino di grande effetto scenografico, dalle nicchie nell'ordine inferiore e dalla finestra con transenne in pietra nell'ordine superore.
CAPPELLA DELL'IMMACOLATA
Ubicata su un ampio largo di via Vernazza è stata costruita nel 1858, è sede della confraternita omonima, sorge in luogo della chiesa di San Giorgio.
La Cappella dell'immacolata è la più giovane chiesa esistente sul territorio di Castri di Lecce.
MENHIR DELLA LUCE
Un esile menhir in pietra leccese sorge adiacente alla Cappella della Madonna della Luce, lungo la via che da Castri conduce alla vicina Lizzanello. Alto mt. 2.80 con facce di cm 35x20 di base.
Il menhir presenta in cima un incavo nel quale molto probabilmente dovette essere un tempo innestata una croce. Era infatti una usanza del cristianesimo altomedioevale sacralizzare in questo modo le antiche costruzioni pagane. Fino a qualche decennio fa ne esistevano altri due che sono stati distrutti per ignoranza e/o negligenza. Gli altri due si trovavano uno nei pressi del fondo "Croce" non appena imboccata la stradetta di campagna che porta in zona "Canalelengu" e "Pisignanu" mentre l'altro menhir era ubicato presso l'incrocio "quattru strate".
PALAZZO VERNAZZA
L'attuale "Palazzo ducale" di Castri di Lecce, fu fatto costruire da Aniello VERNAZZA (figlio di Andrea) alcuni anni dopo l'acquisto dei feudi-casali di Castrifrancone e Castriguarino, avvenuto nel 1709 da parte della famiglio Vernazza.
I lavori furono iniziati verso il 1714, quando era ancora in vita Andrea padre di Aniello e dopo varie vicissitudini furono terminati da quest'ulimo nell'anno 1724, come risulta anche da un'incisione esistente sul prospetto principale del palazzo e dopo che la famiglia Vernazza ottenne sui due casali di Castri e sul feudo di Gramignano il titolo ducale.
Il palazzo ducale Vernazza fu fatto costruire nel luogo ove precedentemente sorgeva la vecchi abitazione feudale-baronale, ormai ridotta ad un ammasso di ruderi.
I Vernazza, provenienti da Napoli, dopo un periodo di permanenza in Acaia decisero di costruirsi una residenza all'altezza del loro rango in Castriguarino e questo lo fecero commissionando lavori di radicale ristrutturazione dei "resti" dell'edificio esistente, nonché di ampliamento ed adeguamento al gusto rococò del tempo.
La maestranze che eseguirono i lavori di costruzione del "Palazzo Vernazza" furono locali.
All'edificazione parteciparono i capimastri fratelli Francesco e Pasquale Margoleo di Martano, il maestro orlando Lazzaro della stessa località ed i fratelli Stefano e Camillo Comi di Corigliano d'Otranto
L'opera fu eseguita utilizzando i disegni prospettici ideati da Francesco Manuli di Corigliano d'Otranto (architetto, capomastro del tempo).
Quasi in concomitanza, con l'edificazione del Palazzo di Castri fu edificato quello comitale di Pisignano, nel luogo del vecchi Castello.