A cura dell'Unione delle Liste civiche per l'Autogoverno - © 2004
Premessa:
la lettura di questo libretto potrebbe essere molto interessante per la tua visione della politica.
Per leggerlo bastano 15 minuti circa.
In quindici minuti puoi renderti conto di come stanno le cose nel nostro Paese e come è possibile cambiarle.
Non perdere questa occasione
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Circa il 60% degli italiani, secondo un'indagine da noi promossa a livello nazionale utilizzando un serio Istituto di ricerca, ritiene che in Italia non c'è la democrazia e che al suo posto si è insediata la partitocrazia.
Secondo un calcolo che tutti possono fare, fra tasse, contributi e balzelli vari lo Stato italiano preleva dalle tasche dei cittadini- contribuenti oltre il 70% della ricchezza prodotta e ne usa la maggior parte per scopi diversi dal bene comune.
Ognuno si rende conto che la Costituzione dello Stato è spesso impunemente violata e disattesa dai partiti senza che alcuna voce della magistratura, super retribuita dal Parlamento che in tal modo si autoconcede privilegi ineguagliati in altri paesi europei, si alzi in difesa del diritto del popolo ad essere titolare della sovranità dello Stato ed a poterla democraticamente esercitare.
In Italia la democrazia è ridotta illegittimamente e arbitrariamente al giorno delle elezioni, finito il quale vale il proverbio: "Finita la festa, gabbato lo Santo", cioè "il Popolo".
La gente si rende ormai conto di due cose:
1° - che è impossibile cambiare questa situazione (tre Bicamerali non sono servite a niente);
2° - che gli aventi diritto al voto non hanno gli strumenti per riprendersi la Democrazia e lo Stato.
In risposta a tale situazione illegittima e non voluta dai cittadini, negli ultimi anni sono proliferate le Liste civiche ed i Movimenti autonomisti e federalisti che hanno avuto successo solo quando erano promosse-i dai partiti tradizionali per confondere la gente.
Stufi di essere presi in giro e tartassati dallo Stato, cittadini onesti con la passione della politica hanno tentato così di fare qualcosa per cambiare la situazione.
Tuttavia, se qualche rappresentante delle Liste civiche o dei Movimenti autonomisti o federalisti indipendenti dai partiti è risultato eletto nei Consigli comunali, provinciali o regionali, la sua azione politica è stata circoscritta, limitata ed impedita dagli accordi della partitocrazia e non ha prodotto alcun significativo cambiamento da un punto di vista della situazione locale e nazionale.
I numerosi tentativi di aggregazione delle Liste civiche e dei Movimenti autonomisti e federalisti indipendenti sono falliti per l'incapacità di mettere in piedi un progetto comune il cui scopo, condiviso da tutti, lasci ognuno libero di agire nella sua comunità o nel suo territorio e sia tale da suscitare sufficiente interesse politico negli aventi diritto al voto.
Questo progetto nasce dalla volontà di alcuni cittadini comuni che da oltre dieci anni lavorano per realizzare le condizioni per l'aggregazione delle Liste civiche e dei Movimenti autonomisti in un'Unione comunale, provinciale, regionale e nazionale, su tre obiettivi che a nostro parere potrebbero costituire un punto di svolta per la politica italiana.
Tali obiettivi sono costituiti sulla base del Principio di sussidiarietà, del Principio dell'Autogoverno della gente e dell'idea di Stato contrattuale che dei primi due è la conseguenza implicita e coerente.
Tutte le Liste civiche ed i Movimenti autonomisti condividono, talvolta anche senza rendersene conto, i tre punti sopra indicati.
Abbiamo considerato che le Liste civiche ed i Movimenti autonomisti sono espressione di un desiderio molto diffuso fra la gente che è stanca di essere tartassata e di subire tutto ciò che è deciso nel Parlamento, nei Consigli comunali, provinciali e regionali e nelle segreterie dei partiti, senza disporre degli strumenti di Democrazia per cambiare le decisioni prese dai rappresentanti, i cui costi devono essere pagati da tutti.
Ciò che segue costituisce la sintesi di un progetto che i promotori di questa iniziativa intendono far conoscere alla gente.
Di seguito sono indicate le ragioni e gli strumenti per realizzare gli obiettivi indicati per il successo dell'azione delle Liste civiche, dei Gruppi e Movimenti autonomisti e federalisti lasciando ognuno padrone a casa propria.
Un'Unione di Liste civiche potrebbe essere la risposta popolare alla partitocrazia e, a livello nazionale, potrebbe costituire l'ago della bilancia per cambiare gli Statuti comunali, provinciali, regionali e la Costituzione nel solo punto che riguarda l'esercizio della sovranità da parte degli aventi diritto al voto.
L'adesione a questo progetto può essere fatta a titolo individuale oppure come Lista civica, Gruppo o Movimento, a parità di diritti e di doveri, a condizione che si accetti di delegare all'organo rappresentativo dell'Unione eletto a maggioranza dalle Liste civiche aderenti, il potere decisionale relativo al modo in cui operare per raggiungere il solo scopo dell'Autogoverno degli individui che appartengono alla comunità locale e nazionale.
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La stragrande maggioranza delle persone trascorre la maggior parte della propria esistenza nel Comune in cui vive.
E' evidente che ognuno abbia interesse a fare in modo che tutto ciò che può essere fatto bene nel proprio Comune sia fatto lì (1°- argomento cardine del Principio di Sussidiarietà) e, (2° - Principio di Autogoverno) sotto il suo diretto controllo; mentre ciò che non può essere fatto bene a livello locale, deve essere fatto (3°- Stato contrattuale) mediante contratti politici con i Comuni vicini, oppure a livello superiore cui i cittadini hanno conferito potere decisionale definito relativo a materie specifiche riguardanti tutto il territorio interessato.
Nell'Italia d'oggi ciò non è possibile in quanto tutte le Leggi (Stato e Regione) ed i Regolamenti (Provincia e Comune), sono fatti da organi rappresentativi accentrati (Parlamento, Consigli regionali, provinciali e comunali), che escludono la gente dal governo della propria Comunità, dal controllo diretto del potere politico e dalle scelte sui fatti che riguardano i propri interessi e la propria concezione dell'esistenza.
Tenendo presente che la Democrazia è una forma di Stato e di governo in cui al popolo non può essere negato il potere di fare e di legittimare le leggi direttamente (Autogoverno), si può sostenere che ciò che oggi in Italia è chiamato Regime Democratico, è ipocrita ed illegittimo, perché il popolo ha il solo diritto di mettere, ogni quattro o cinque anni, una crocetta su una scheda elettorale preparata dalle segreterie dei partiti per indicare i propri rappresentanti.
Bisogna dunque uscire dalla "legalità" di un Parlamento che legifera per iniziativa dei soli rappresentanti eletti, per entrare nella "legittimità" e nel "diritto" di emanare leggi condivise dalla maggioranza degli elettori.
L'UNIONE delle Liste Civiche per l'Autogoverno, tuttavia, non sostiene affatto che la rappresen- tanza democratica o i partiti devono essere eliminati, ma che i rappresentanti eletti nelle Istituzioni devono avere collettivamente, sui fatti importanti che riguardano tutta la Comunità, un potere decisionale sempre inferiore rispetto a quello riservato alla sovranità degli aventi diritto al voto.
Questo Diritto naturale, illimitato, inviolabile, inalienabile ed imprescrittibile, impedisce ai rappresentanti eletti nelle Istituzioni di esercitare sul territorio comunale e nazionale e sulla gente una logica politica favorevole ai clan di interessi che hanno convenienza all'accentramento delle Istitu- zioni per poterle finalizzare a loro vantaggio.
Per molti autori, infatti, è l'Accentramento che in democrazia garantisce allo Stato, alle Regioni, alle Province ed ai Comuni, il monopolio della coercizione per mezzo del quale le persone sono espropriate dei loro diritti, delle loro ricchezze, della loro libertà, mentre le Istituzioni, ridotte a mera proprietà dei partiti, dei clan di monopolisti e dei sindacati, portano lo Stato sulla strada dello spreco, dell'eccessiva burocrazia, del privilegio, dello statalismo, dell'ingiustizia, dell'immoralità e finisco- no per ridurre gli individui a SUDDITI paganti.
Secondo l'Unione delle Liste civiche, il regime dei clan e della partitocrazia può essere cambiato in un solo modo: partendo dal basso, dai Comuni, dai cittadini che si impegnano nelle Liste Civiche e nei Movimenti autonomisti e federalisti che sempre più numerosi rivendicano il più sacro dei Diritti dell'uomo: l'AUTOGOVERNO degli individui che fanno parte della Comunità locale e nazionale.
Per diffondere tale concezione della politica fra la gente si è costituita L'UNIONE delle Liste Civiche indipendenti e non collegate con i partiti presenti nel Parlamento Italiano.
L'Unione della Liste civiche, pertanto, non accetta la richiesta di adesione al Movimento di Liste Civiche Gruppi o Movimenti comunque collegate ai partiti nazionali, ritenuti responsabili del furto di democrazia e di ricchezza, del disordine ammini-strativo, giuridico e della grave situazione economi- ca che il Paese si appresta ormai ad affrontare.
L'Unione delle Liste Civiche ha lo scopo di rafforzare, coordinare ed informare le Liste civiche di cittadini che operano a livello locale e nazionale ed i Gruppi e Movimenti autonomisti e federalisti aderenti, fornendo loro suggerimenti, consigli ed indirizzi politici utili a realizzare forme di autogoverno e di partecipazione al governo delle persone che fanno parte della comunità locale e nazionale.
A livello Locale (Comune), le Liste Civiche aderenti all'Unione operano in piena autonomia per tutto ciò che può essere fatto bene nell'interesse della Comunità attraverso l'AUTOGOVERNO della gente prevalente sul potere decisionale dei rappresentanti eletti nei Consigli comunali, provinciali e regionali.
A livello Nazionale le Liste Civiche aderenti all' UNIONE operano attraverso le competenze e le funzioni che le stesse hanno espressamente delegato a maggioranza alla Federazione (Unione delle Liste Civiche per l'Autogoverno), per fare tutto ciò che come Lista Civica locale non può essere fatto bene a livello nazionale. oppure per diffondere l'idea dell'Autogoverno su tutto il territorio dello Stato.
L'UNIONE delle Liste Civiche per l'Autogoverno si presenta, perciò, con una logica dello Stato diversa da quella che ha generato gli attuali problemi di disordine legislativo, fiscale, amministrativo, giudiziario, sanitario, previdenziale, scolastico, delle comunicazioni, burocratico, ecologico ed economico, che ha permesso la crescita di un Regime non condiviso dalla maggioranza delle persone perché fondato sulla burocrazia, sugli sprechi, sui segreti, sui monopoli di fatto, sull'assistenzialismo, sull'ec- cessiva diseguaglianza e sull'ingiustizia, che hanno permesso di trasformare i cittadini in sudditi.
In termini giuridici l'Unione delle Liste Civiche per l'Autogoverno impegna i propri associati ed offre loro la garanzia perché sia a livello Locale, sia Nazionale, gli aventi diritto al voto:
Tale tipo di Contratto politico non è neppure parente alla lontana sia delle promesse preelettorali che i vari leaders dei partiti fanno in prossimità delle elezioni chiamandole subdolamente e falsamente "Contratti con la gente", sia del falso federalismo sbandierato da chi non lo conosce.
Con lo Stato del contratto politico, infatti, il popolo, a maggioranza delle persone responsabili, può darsi gli ordinamenti e gli strumenti di Democrazia che ritiene più opportuni per legittimare, abrogare, modificare o fare direttamente le Leggi sui FATTI che riguardano tutti gli appartenenti alla Comunità locale o nazionale.
Un fatto è la costruzione di una strada, di un ponte, di un ospedale, di una scuola; è il sistema di amministrare le pensioni, la giustizia, la sanità, la scuola, l'informazione; è quanto pagare gli onorevoli, i sindaci, i presidenti, i consiglieri, i burocrati, gli insegnanti, il capo dello Stato, i magistrati; è la possibilità di eliminare i privilegi, i monopoli di fatto (Enel, telefoni, autostrade, Internet, assicurazioni, ecc.); è come organizzare (senza tassare) i servizi dell'acqua, del gas, dell'energia elettrica; è decidere di scaricare tutto dalla dichiarazione dei redditi, di garantire a tutti una pensione eguale, di eliminare l'ICI, gli sprechi, di aderire oppure no all'Europa ed a fare, cambiare o eliminare tutto ciò che è interesse della maggio- ranza delle persone responsabili che lavorano e producono ricchezza e che vogliono vivere in pace senza essere trattati da sudditi.
Questo è ciò che succede nei paesi autenticamente democratici, dove sono i cittadini a decidere, non i loro rappresentanti.
Ciò può essere ottenuto mediante Referendum di Iniziativa e di Revisione (o Referendum legislativi o regolamentari), il cui risultato è Legge che nessun organo dello Stato può violare, disattendere modi- ficare o abrogare.
Per "iniziativa", si intende il diritto del popolo ad imporre ai rappresentanti eletti, la volontà della maggioranza dei partecipanti al referendum su deliberazioni che interessano l'intera comunità.
Per "revisione", s'intende il diritto del popolo a modificare, sempre secondo la volontà della maggioranza dei partecipanti al referendum, deliberazioni già assunte dall'Amministrazione (comunale, provinciale, regionale o Parlamento).
In questo modo i rappresentanti eletti nelle Istituzioni non possono più fare, come oggi avviene, quello che vogliono o prelevare dalle tasche della gente, con le tasse, quello che serve loro per pagarsi stipendi e pensioni milionarie o per procurare o procurarsi privilegi, ma devono sempre rispettare ciò che la maggioranza della gente che lavora e produce ritiene giusto per i propri interessi, per la propria vita e per la vita ed il benessere della propria Comunità.
Deve essere chiaro il "diritto" e la "legittimità" della maggioranza dei partecipanti al referendum una volta votato un quesito referendario ad imporre la propria volontà alla maggioranza dei rappresen- tanti, anche se democraticamente eletti.
Questo non vuol dire cambiare tutto e subito; sarebbe, infatti, assurdo proporre un'infinità di Referendum su tutto ciò che non va, ma si può cominciare con poche cose importanti.
E' proprio agli strumenti giuridici di Democrazia Diretta che i promotori dell'Unione delle Liste civiche per l'Autogoverno hanno rivolto la loro attenzione studiando le possibilità di modifica degli Statuti (e della Costituzione) che ogni Lista civica aderente ha il dovere primario di presentare al Consiglio comunale, provinciale e regionale e come Unione delle Liste civiche al Parlamento, perché gli Statuti degli Enti locali e la Costituzione devono essere legittimati dai cittadini aventi diritto al voto, mentre in Italia nessuno si pone tale questione.
Thomas Paine (uno dei padri fondatori degli USA), ha scritto: "Una costituzione non è latto di un governo, ma latto di un popolo che crea un governo... Una costituzione è antecedente ad un governo: e il governo è solo la creatura della costituzione".
E' molto importante che chi legge si renda conto che il Referendum, strumento giuridico di vera Democrazia, oggi in Italia non esiste, mentre esiste negli Stati democratici più civili ed avanzati ed è ampiamente condiviso dalla gente.
In Italia, però, esistono in abbondanza, i referendum Abrogativi, Consultivi, Propositivi, di Indirizzo, Approvativi, Finali e chi più ne ha più ne metta, che sono vere e proprie TRUFFE di democrazia, nient'altro che "sondaggi" della pubblica opinione, in quanto lasciano sempre ai rappresentanti (gli eletti nei Consigli e nel Parlamento) l'ultima parola sulle Leggi e sui Regolamenti che riguardano tutti.
La violazione di numerosi Referendum da parte del Parlamento italiano (Finanziamento pubblico dei partiti, Responsabilità civile dei magistrati, Abolizione del ministero Agricoltura e foreste, Trattenute sindacali, ecc.), ne è la più limpida prova.
Oltre a ciò sia la Costituzione del 1948, sia gli Statuti dei Comuni, delle Province e delle Regioni prevedono l'assurdo ed antidemocratico Quorum (sconosciuto in altri Paesi), della partecipazione del 50%+1 degli aventi diritto al voto per la validità del risultato del Referendum.
E' per tutti evidente che tale quorum scoraggia la partecipazione democratica dei cittadini responsabili alle scelte della Comunità e distrugge l'idea che il Referendum è lo strumento giuridico appropriato per modificare, abrogare o fare leggi di iniziativa popolare (art. 71 Cost.) che i partiti non condividono e non vogliono (come dimostrano i quasi seicento Disegni di legge di iniziativa popolare - corredati ognuno di 50.000 firme di sottoscrizione - depositati nei cassetti del Parlamento e mai esaminati).
E' evidente che con ciò si è voluto stabilire che la sovranità dello Stato non appartiene ai cittadini, come prevede l'art. 1, comma 2, della Costituzione, ma ai partiti, cioè alle organizzazioni politiche, economiche e sindacali di cui sono espressione.
Basterebbe che in un solo Comune fosse introdotto nello Statuto (come oggi è possibile in base all'art. 3, comma 3, della legge 6 agosto 1999 ed al DECRETO LEGISLATIVO 18 agosto 2000, n. 267 - Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, in G.U. n. 227 del 28-9-2000 - Suppl. Ordinario n. 162 - in vigore dal 13. 10. 2000), il Referendum di "iniziativa" (o di "revisione"), senza il Quorum del 50%+1 per la validità del risultato, che i politici e gli aventi diritto al voto si renderebbero conto di due cose:
Una volta che fosse stabilita questa regola di vera Democrazia per la quale le decisioni dei Consigli e del Parlamento sono subordinate alle scelte sui Fatti della maggioranza dei cittadini-elettori-contribuenti responsabili, il sistema politico italiano subirebbe un cambiamento radicale.
Tasse, sistema sanitario, fisco, previdenza, lavoro, assistenza, scuola, grandi monopoli, ordine pubblico, immigrazione, magistratura, adesione all'Euro, ecc., non sarebbero più quelli che vogliono i partiti, i sindacati, o gli industriali, ma quelli che vogliono i soli titolari dello Stato (art.1, comma 2, della Costituzione), che sono i cittadini, la gente, gli aventi diritto al voto, le persone, gli individui.
E' evidente che una delle conseguenze di questa semplice riforma renderebbe conveniente per tutti che la maggior parte delle tasse pagate nel Comune restino nel Comune e servano per finanziare direttamente i servizi che il Comune fornisce ai cittadini nel modo da essi accettato e condiviso.
E' a livello locale, infatti, che con questo sistema è possibile effettuare un decisivo ed efficace controllo sui grandi gruppi di interessi che oggi si nascondono dietro le quinte della politica e determinano gran parte dell'azione dello Stato volgendola politica- mente ed economicamente a loro favore.
La seconda cosa che l'Unione delle Liste civiche per l'Autogoverno chiede di introdurre nello Statuto dei Comuni è il Difensore civico eletto direttamente dagli aventi diritto al voto.
Forse chi legge non sa che il Difensore civico, che deve difendere la gente dagli arbitrii e dagli abusi della pubblica Amministrazione, è nominato dal Consiglio comunale, provinciale o regionale.
Con tale sistema il controllato (il Comune, la Provincia e la Regione), nomina il suo controllore; il che appare politicamente e razionalmente truffaldi- no, scorretto ed illegittimo.
I ceti produttivi
Per finire: la straordinaria capacità imprenditoriale e di lavoro del nostro popolo, unita alla fantasia ed all' ingegno in cui si è sempre distinto, ha realizzato gli enormi progressi dell'economia del dopoguerra.
Sfruttando abilmente l'occasione della sorprendente crescita economica, i politici ne hanno attribuito il merito alla Centralizzazione dello Stato, mentre in realtà proprio attraverso di essa lo Stato ha prelevato e sperperato la ricchezza prodotta dalle persone e dalle imprese, gravandole di tasse sempre più alte per soddisfare le fameliche clientele legate al potere della politica, dell'alta finanza e dell'economia.
Elargizioni di fondi pubblici per scopi privati, posti di lavoro e pensioni di invalidità concessi in base al possesso della tessera di questo o quel partito o sindacato, privilegi concessi illegalmente, corruzione e spreco, hanno diviso l'Italia in due parti: quella che vive del proprio lavoro e produce ricchezza e quella che distrugge la maggior parte della ricchezza prodotta, facendo l'impossibile per aumentare le tasse, gli obblighi ed i divieti attraverso la burocrazia a danno degli artigiani, degli imprenditori e della stragrande maggioranza dei lavoratori.
Acutamente Gianfranco Miglio ha scritto: "Una società senza produttori diventa asfittica e prima o poi muore. Una società senza parassiti invece vive benissimo e fiorisce".
L'attuale modo scellerato di intendere la politica, alla lunga renderà insostenibile la concorrenza dei prodotti italiani rispetto a quelli esteri (perché i costi sociali che gravano sulla produzione sono eccessivamente elevati) e rovinerà centinaia di migliaia di famiglie che col sudore e la fatica di ogni giorno cercano di sopravvivere alle inefficienze, agli sprechi ed alle illegittimità dello Stato, dei partiti, dei sindacati e dei clan di interessi.
Queste sono le ragioni per le quali quasi tre quarti del tempo-lavoro di ogni lavoratore, impiegato, artigiano o imprenditore (in pratica oltre il 70% della ricchezza prodotta), serve per pagare le tasse necessarie a mantenere il Moloch di uno Stato che nascondendosi dietro il centralismo unitario, nutre con i soldi dei lavoratori e degli imprenditori i clan di affari e di privilegi nascosti dietro quella che ormai può essere definita la "carnevalata" delle Istituzioni.
L'Unione delle Liste civiche per l'Autogoverno ti chiede di riflettere su quanto oggetto di questo libretto.
Se tieni alla libertà ed al benessere tuo, della tua famiglia e del tuo Comune, ti chiediamo di impegnarti in politica; di portare la tua presenza ed il tuo contributo di idee e di esperienza dove può essere ascoltato e compreso.
L'appartenenza politica passata non è di ostacolo alla tua adesione; l'onestà, la buona fede e la sincerità sono i soli parametri che devono essere rispettati per essere accettati nell'Unione delle Liste civiche.
Solo conoscendo le persone del gruppo che ha promosso questa iniziativa, potrai allargare i tuoi orizzonti e renderti conto se coloro con i quali sei invitato a collaborare sono persone degne di fiducia, semplici cittadini, uomini qualunque che hanno la passione della politica, ma anche l'onestà e le conoscenze adeguate, oppure no.
Un piccolo sacrificio vale bene a soddisfare la curiosità nei confronti di questa, che appare essere un'autentica novità nel mondo incancrenito ed immodificabile della politica italiana.
Se vuoi creare nel tuo Comune una Lista civica di cittadini per l'Autogoverno o vuoi segnalare l'esistenza di Liste Civiche o Gruppi e Movimenti autonomisti interessati agli argomenti che abbiamo presentato, puoi farlo telefonando ad uno dei telefoni sotto indicati, oppure mandando una E- mail a:
oppure a
Un invito a riflettere.
Dagli scritti di Filippo Mazzei (1730-1816), emigrante toscano in America di cui J. F. Kennedy, nel libro Una Nazione di immigranti, Harper & Row, New York, a pp. 15-16 scrisse: "La grande dottrina Tutti gli uomini sono creati uguali attribuito nella Dichiarazione di Indipendenza a Thomas Jefferson, sono ripresi dagli scritti di Philip Mazzei, un patriota scrittore nativo dell'Italia, che era intimo amico di Jefferson."
"Che le leggi fatte dai nostri rappresentanti non possono essere dette, né devono essere, leggi del paese fintanto che non saranno approvate dalla maggior parte del popolo".
"E' una verità incontestabile che un paese non è libero se tutti i suoi abitanti non partecipano ugualmente al diritto di governare".
"C'è qualcosa di veramente magico in quel vocabolo "rappresentanza". Ha servito finora ammirabilmente ad accecare la maggior parte del popolo per tenerlo nella più perfetta ignoranza dei propri diritti e fargli credere di essere libero mentre la sola meschina porzione di libertà da esso goduta è stata quella di scegliersi i padroni".
Indirizzi telefonici con cui puoi metterti in contatto:
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http://digilander.libero.it/afimo/preliminari_di_caccia_del_nuovo_mammuth.htm