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IL PALEOLITICO MEDIO-SUPERIORE IN EUROPA

LA CACCIA, GLI INSEDIAMENTI, L'ORGANIZZAZIONE SOCIALE

Aprile 2004

DI GIANDOMENICO PONTICELLI

gponticelli@katamail.com

 

 

2.1 - Gli insediamenti di Torralba ed Ambrona

 

In Europa 300 mila anni fa vivevano uomini in grado di cacciare grosse e temibili prede come gli elefanti. In Spagna esistono due siti, Torralba e Ambrona, distanti uno dall'altro circa tre chilometri, che testimoniano le grandi capacità pratiche e psicologiche di questi uomini.

Il sito di Torralba venne scoperto nel 1888, ma venne studiato soltanto nel 1960 dall'americano Clark Howell, dell'Istituto d'antropologia dell'Università di Chicago, che venne a conoscenza di quest'area per puro caso. Durante i lavori diretti da lui vennero scavati circa 1.900 metri quadrati di terra ad una profondità media di 2,5 m; Vennero rilevati più di venti livelli di occupazione da cui sono stati tratti più di 500 esemplari di polline, 2000 utensili di pietra e rifiuti, e moltissimi fossili. Questo luogo era adibito alla macellazione e lavorazione della carne. Tra le ossa rinvenute moltissime sono di animali, 30 elefanti (Elephas antiquus), 25 cavalli, 25 alci, 10 tori selvatici e una mezza dozzina di rinoceronti, rinvenuti in due aree distinte. La prima zona ha un area di 25 mq in cui sono stati scoperti i resti del fianco sinistro di un elefante decapitato associati a 4 utensili del tipo amigdaloide, forse usati per tagliare la carne. In un'altra area adiacente sono stati trovati due ossa dello stesso elefante schiacciate ed altri frammenti, anch'essi associati a due amigdale e diverse selci scheggiate.

La suddivisione in zone del sito da parte degli uomini del paleolitico inferiore, è la dimostrazione delle loro capacità di organizzazione e di pianificazione. Uccisero l'elefante nella prima zona, lo macellarono grossolanamente, e trasportarono i grossi pezzi di carne nell'area vicina, dove vennero suddivisi ulteriormente e ripartiti. Il cibo venne consumato nelle immediate vicinanze, forse in due aree vicine, dove sono stati scoperti frammenti di ossa minuti, un amigdale e diversi raschiatoi. La carne veniva staccata dalle ossa utilizzando i raschiatoi, successivamente venivano schiacciate le ossa per ricavarne il midollo.

L'elefante era stato spinto premeditatamente verso una zona paludosa da cui non fu in grado di uscire. I cacciatori infatti non riuscirono ad asportare tutta la carne dal corpo, perchémetà di esso era affondato nel fango. Questi uomini erano capaci di elaborare una strategia di caccia precisa, e l'alta percentuale di ossa appartenenti ad individui giovani ne sono un ulteriore dimostrazione. Queste tecniche di caccia richiesero la collaborazione di molti uomini, ma soprattutto fu indispensabile l'impiego di un elemento molto particolare: il fuoco. Nella zona Howell raccolse molti pezzi di carbone e tizzoni di legna bruciata, sparpagliati su una superficie molto vasta, dimostrando che i cacciatori appiccarono il fuoco alle erbe secche per spingere gli animali verso terreni paludosi, dove si impantanarono. Lì vennero finiti con pesanti utensili in pietra e con lunghe lance di legno. Non erano parte di focolai ma i resti di piccoli fuochi dislocati in modo da spingere gli elefanti verso la palude. " Conoscevano le abitudini degli elefanti ed erano già in grado di elaborare e combinare progettazione e cooperazione".*

Il concentrarsi sulla loro caccia non poteva avere soltanto uno scopo alimentare. Forse vi era implicato qualche elemento rituale, a cui collegare anche l'asportazione e la sparizione delle teste. Forse i cacciatori uccidevano queste prede temibili soprattutto per mettere alla prova il loro coraggio e la loro abilità.*

Il grado di complessità delle tecniche di caccia richiedevano un numero di uomini superiore a quelli disponibile all'interno dei gruppi familiari, solitamente formati da una trentina d'individui, per questo motivo diversi gruppi familiari univano le loro forze.

Ad Ambrona, Howell scoprì uno scenario molto simile, oltre alle ossa di elefanti, anche i resti di cavalli, di alci e di buoi selvatici, anch'essi in depositi che nel paleolitico inferiore erano stati delle paludi. Anche qui vennero scoperti frammenti sparsi di carbone e tizzoni, ed anche asce ed altri utensili.

Le due stazioni spagnole fornirono una ricca e varia collezione di utensili, che implicava un'altrettanta ricca e varia gamma di attività. Tra questi: asce, amigddale e bifacciali, punteruoli, raschiatoi, lame a un tagli, bulini, schegge appuntite e varie specie di utensili dentati. Alcuni di questi, rinvenuti a Torralba, sono vennero realizzati utilizzando l'avorio di zanne di elefante. Probabilmente vi erano anche molti attrezzi in legno, come dimostrano i resti impregnati d'acqua ritrovati in depositi di argilla e fango, che presentano segni di lavorazione.

Il sito di Ambrona è interessante soprattutto per un'altro ritrovamento fattovi all'interno, un associazione particolare e senza una spiegazione attendibile: tre ossa lunghe di elefante, due femori e una zanna, disposti lungo una fila di circa 6 metri. Un'altra fila di ossa è disposta perpendicolarmente, di questa ne fa parte l'unico cranio di elefante rinvenuto durante gli scavi a Torralba e Ambrona. In oltre, una delle zanne ritrovate, dalla lunghezza di 1,20 m, era stata deliberatamente affilata all'estremità in modo da ricavarne una punta aguzza. É possibile che venisse infilata nel terreno insieme ad altre zanne, come struttura portante per sorreggere delle pelli che facevano parte di un riparo. All'interno del sito di Ambrona i ricercatori scoprirono un punto dove vi erano tracce di focolare, ed attorno ad esso vi erano disposte tre pietre della grossezza di un pompelmo, che forse facevano parte di un cerchio di pietre. Anche a Torralba vennero identificati parecchi cerchi completi. Forse erano i resti delle capanne utilizzate dai cacciatori, formate da strutture coniche, simili alle tende costruite degli indiani pellerossa.

 

2.2 - La capanna di Terra Amata a Nizza

I resti dell'abitazione paleolitica più antica (circa 380 mila anni BP), vennero scoperti in località Terra Amata, nella città di Nizza in Francia. Lo scopritore fu Henry de Lumley, dell'Università di Marsiglia. Lungo i pendii dell'antica duna di sabbia vennero scoperti i resti di alcune capanne ovali. Queste erano lunghe da 6 a 15 m ed avevano una larghezza di 3,5-5 m. Vennero scoperti i fori dei pali, i focolari, un muro di pietre costruito per proteggere i focolari dal vento, ed ossa di cervi, elefanti, cinghiali e numerosi animali. Queste capanne erano costruite con dei rami robusti, piegati In modo da intrecciarsi sulla cima, erano dotare di un entrata posta in una delle due estremità e avevano un foro al centro del soffitto per permette al fumo di uscire. I rami erano sostenuti da pali e da pietre di diverse dimensioni disposte contro i pali. All'interno delle capanne, la zona adiacente il focolare era senza rifiuti, perchéquest'area era adibita a zona "notte". inoltre sono stati scoperti una serie di arredi domestici. Tra questi, una serie di blocchi di pietra calcarea, utilizzati forse come sedili o come piano d'appoggio per frantumare le ossa, e le tracce del più antico recipiente mai scoperto, una scodella di legno col fondo rotondo.

Un ulteriore scoperta interessante è costituita da blocchi di ocra rossa naturale, appuntiti ad una estremità che venivano usati come pastelli, forse per dipingersi il corpo durante le cerimonie religiose.

Il sito è costituito da 11 livelli di occupazione, molto sottili e quasi intatti. Il gruppo di cacciatori-raccoglitrici artefici di queste costruzioni utilizzarono periodicamente questo posto come abitazione per parecchi giorni durante l'anno, per un totale di undici stagioni. La loro frequentazione avveniva in primavera, dato che emerso coproliti contenti polline di piante che fioriscono all'inizio dell'estate. I gruppi familiari erano formati da 10-20 persone.


 

Fig. 1, la capanna di Terra Amata (Nizza)

 

PROSEGUI CON:

A CACCIA DI MAMMUTH

 

 

Bibliografia

Di Joseph Campbell

Mitologia Primitiva. Le maschere di Dio. Arnoldo Mondadori Editore, 1990*

Di John E. Pfeiffer

La nascita dell'uomo. Arnoldo Mondadori Editore, 1971**

Di Desmond Collins

L'avventura della preistoria. Viaggio nel passato dell'uomo dalla scimmia all'artista.*** Newton compton Editori, 1980.