Riflessioni sulla democrazia sociale globale

Scienza Politica

 

E’ dalla fine del secondo conflitto mondiale e dalla conseguente e graduale crescita di un sistema di libero mercato che  i destini di comunità geograficamente distanti si sono avvicinati rapidamente, favoriti da una esponenziale crescita dei sistemi tecnologici di comunicazione e d’informazione.

I nuovi e sempre più veloci mezzi di comunicazione hanno ridotto le distanze tra gli stati nazionali favorendo la collaborazione sociale ed economica.

Sono emerse sempre più spesso tematiche che richiedevano soluzioni raggiungibili solo attraverso la collaborazione di attori ( stati, enti, aziende, ecc…) spesso molto distanti tra loro. Questo ha prodotto una interdipendenza che supera i confini nazionali ed apre una nuova considerazione  del mondo.

D. Held parla a riguardo di “…comunità di destino sovrapposte, dove la vita quotidiana – lavoro denaro, credenze, commercio, comunicazioni e finanza- ci connette gli uni agli altri, sempre più intensamente”. E’ la globalizzazione.

Questo processo continua gradualmente a modificare la sovranità che gli stati nazionali hanno all’interno dei loro confini territoriali, in quanto sistemi globali complessi, come ad esempio il sistema finanziario, legano i destini di comunità distanti tra loro e questo comporta che gli stati non sono i soli a detenere l’autorità su quanto avviene all’interno dei loro territori; “in altri termini la globalizzazione è associata ad una trasformazione o ad un allentamento della relazione tra sovranità, territorialità e potere politico”.

Tutto questo ha contribuito ad allargare la sfera d’azione dell’attività politica e dell’autorità politica; tuttora la globalizzazione sta trasformando le basi del moderno ordine mondiale, non più basato sulla politica statale, ma diretto verso un sistema di governance ed azione politica globale organizzate per strati ( dalle regioni, allo stato, alle relazioni e tematiche internazionali), volte a raggiungere obiettivi che sono comuni e complessi, difficilmente risolvibili da comunità isolate tra loro che agiscono per proprio conto.

Oltre a ciò, la consapevolezza dell’inarrestabilità della globalizzazione, non lascia scampo ad una ricostruzione del precedente ordine mondiale, e questo ha prodotto due diverse direzioni in cui muoversi politicamente: da un lato la visione neoliberista che lascia evolvere il fenomeno senza preoccuparsi dei possibili fallimenti del mercato e non si preoccupa di proporre una politica volta a prevenirli o, qualora si fossero già compiuti, risolverli; dall’altro la direzione antiglobalista che cerca di risolvere i problemi legati alla governance partendo dal contesto locale e misurandosi con contesti riguardanti più comunità ( come ad esempio l’attuale politica degli U.S.A.).

D. Held propone un’alternativa a queste due correnti, un’alternativa che prende il nome di “democrazia sociale globale”.

Applicare alcuni strumenti della democrazia ad un livello globale è un progetto che risolverebbe molti dei problemi che i contemporanei accordi sociali internazionali lasciano irrisolti; per realizzare questo ambizioso progetto è necessario però che gli stati nazionali non antepongano i propri interessi nazionali a quelli comunitari.

Credo che questo primo ostacolo possa essere superato operando una selezione delle tematiche più importanti da trattare in sede comunitaria, ed in base a questa stilare una graduatoria dei problemi più urgenti da risolvere in modo multilaterale, con un equo impiego di forze da parte di tutti gli stati. E’ anche vero che per uno stato il sentimento nazionale è il fondamento dello stesso, e spesso l’opinione pubblica si schiera contro interventi al di là dei confini nazionali, quando non si è interessati in prima persona, o quando le conseguenze del problema in questione non vengono recepite in modo celere perché a lungo termine. Si rende così basilare la divulgazione di una cultura comunitaria che parta dal singolo cittadino e che non riguardi solo la sfera amministrativa; forse questo potrebbe essere uno degli obiettivi di questa nuova politica globale: la partecipazione.

 

Il nuovo patto globale ha come linee-guida dei principi etici che si fondano sulla uguale dignità, libertà, status politico e decision making collettivo riguardo gli affari politici. Oggi l’importanza di uno stato ed il suo potere economico influenzano nettamente la sua capacità di prendere decisioni in ambito internazionale. La democrazia sociale globale, come ogni democrazia sociale, implica che, per un determinato argomento, il voto o l’opinione di ogni membro che ne faccia parte abbia lo stesso peso a prescindere da qualsiasi tipo di status sociale od economico, posizione geografica o ricchezza. Attuare un progetto di democrazia sociale globale significherebbe  quindi ridimensionare in modo equilibrato il potere decisionale e riporlo nello strumento del libero voto, fino ad allora, fino a quando l’influenza economica, militare degli stati avrà il potere di privilegiare alcune comunità a scapito di altre, ci si potrà avvicinare solo asintoticamente alla democrazia sociale globale. Questo carattere sottolinea che essa è un’ alternativa per affrontare temi globali, in quanto si affianca ai contemporanei giochi di potere, mercato ed influenze che oggi sono il carattere principale dell’attuale decision making e molto difficili da superare.

La riforma della governance globale, non può prescindere dalla creazione di un consiglio di sicurezza rappresentativo che abbia l’incarico di vigilare sulla sicurezza economica e sociale al fine di coordinare lo sforzo di tutti gli stati alla soluzione dei problemi che occupano i vertici di una graduatoria stilata attraverso il consenso di tutte le rappresentanze; D. Held propone come temi prioritari la riduzione della povertà, lo sviluppo tecnologico globale, il rafforzamento della capacità negoziale dei paesi in via di sviluppo, il miglioramento della cooperazione tra le varie organizzazioni internazionali governative. Di particolare importanza credo sia l’elaborazione di criteri per negoziati equi tra gli attori statali e non, raggiungibile magari tramite un documento che tenga conto delle differenze tra i vari paesi che potrebbero ricondursi a fattori di ricchezza, potenza militare, energia, religione, costumi ed influenza sui mercati finanziari. Questo, a mio avviso, rende il progetto ancora più ambizioso e legato alla partecipazione ed acculturazione dei cittadini, in quanto credo che il consenso dei popoli sia fondamentale per la classe dirigente di un paese, proprio quando, per risolvere un problema apparentemente lontano (ma che potrebbe portare dei benefici a lungo termine), si devono eseguire delle azioni che non hanno alcun ritorno immediato entro i confini nazionali.

Oltre a questo, la partecipazione di uno stato ad un sistema di democrazia sociale globale, implica che esso stesso abbia una tradizione democratica radicata e la consapevolezza di una identità nazionale che cambia, alla quale viene necessariamente aggiunta la consapevolezza di dover collaborare con altre diverse identità nazionali per raggiungere obiettivi per il bene comune.

 

                                                                                                               Paolo Carone.

 

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