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"Voglia di fumare a rotelle" di Diego Cugia (da "Jack l'uomo della Folla", 2002)


In diretta, martedì 9 ottobre 2001, ore 13:58

Per i prossimi due minuti avrò le ruote al posto delle gambe. Uscirò da questo bicamere e cucina a comprare le sigarette all'angolo. Ci andrò seduto su queste ruote, spingendole con le braccia. Imbocco la porta d'ingresso: per aprire l'anta che di solito sta chiusa devo togliere il blocco. Ecco. Mi piego fino a terra, mi stiro fino alla leva alta... fatto. Sono fuori. Devo ripetere la stessa faticosa operazione per chiudere casa.

Per abitudine punto le scale. Errore. Per fortuna, dico, per fortuna, nel palazzo c'è l'ascensore. Sono fuori dal portone: due scalini. Scelta: o chiamo il portiere che mi aiuta, o, se il portiere me lo scordo, mi rovescerò a terra a pancia in su come una tartaruga.

Il portiere arriva e mette uno scivolo di legno che conserva per le "emergenze" nel suo sgabuzzino. Superata anche questa. Sul marciapiede tutto liscio. Basta schivare qualche merda di cane: se mi si appiccica alle ruote, poi me la ritrovo sul palmo delle mani. Fa schifo? Però è esattamente quello che capita. Il marciapiede finisce. Niente scivolo per scendere. Devo spiccare un altro salto, sperando di atterrare seduto e non di fianco. Ecco. E' andata bene: il gradino era basso.

Per attraversare la strada ci metto più di un pedone, quindi devo calcolare i tempi: le ruote e le braccia sono ancora forti, ma non posso tentare scatti alla Ben Johnson. Ok, è andata, sono dall'altra parte della strada, il tabaccaio è vicino. Devo solo salire di nuovo sul marciapiede... Ma che diavolo: lo scivolo stavolta c'è, ma davanti hanno posteggiato una Mercedes. Nessuno segno del proprietario. Che faccio? Quando siete in coda o bloccati in seconda fila suonate il clacson. Prendo a pugni lo sportello? Spostate questa porca macchina! Non ci pensate mai che questo è un passaggio da lasciare libero? NON LO SAPETE?... Ma a che serve? Mi rassegno.

Io mi rassegno mille volte al giorno. Sudo per cento metri prima di trovare una parentesi aperta fra un cofano e una targa, una parentesi che lasci filtrare il romanzo vivo di un uomo-carrozzella; altri cinquanta metri per uno scivolo libero o un gradino scalabile. Sono sul marciapiede: il mio Everest. Slalom, e m'incastro nel parafango di uno scooter parcheggiato, ma finalmente tocco il traguardo: il tabaccaio. E per entrare ci sono... due scalini. Prendo la testa fra le mani e piango. Perché io non posso fare neanche le cose più semplici. Perché ci ho messo mezz'ora e non comprerò le sigarette per colpa di un fottuto gradino. O di uno stronzo di Paese che ragiona con le gambe.

Sono rimasto a pensare a quante alternative avevo. Una.

Mi tocca smettere di fumare. Perché non posso smettere di essere un disabile.