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Vetro soffiato

Di: Stefania

 

"Stefania", è un personaggio virtuale, una donna Milanese di 30 anni, laureata in legge, e nubile. La passione dello scrivere è nata da poco, prima per gioco, per poi diventare una forma di sfogo con cui esprimere concetti, sensazioni, gioie e paure. La volontà di vivere la porta alla realtà, inserendola nella civiltà in una posizione di responsabilità. Oggi Stefania vuole trovare in questo mondo fatto d'oggetti e d'anime perse, esseri che l'assomigliano, per vivere un'esistenza un po' fantastica e un po' reale. Ella esisterà finche anche tu, con il tuo pensiero, farai vivere: «…Il bello di una nuvola che, quando la incontri, se osservi bene, anche se incombe il temporale, puoi intravedere l'arcobaleno...»
Ella afferma che «
Nella vita è facile imbattersi in dottrine di non spontanea comprensione, espressioni maturate per mezzo d'esperienze personali». Per tale motivo cerca di divulgare un pensiero filosofico attraverso la poesia, stimolando nel linguaggio, non solo parole, ma immagini e suoni.
Afferma decisa che: «
Una palestra di creatività, stimolata nell'opera, dal desiderio di comunicare un pensiero libero, non filtrato è assolutamente originale».

«In memoria dell'undici settembre 2001»

E’ il sottotitolo dell’opera per significare che il terrorismo, è uno strumento di lotta politica, perciò è molto presente ed attivo nella nostra realtà. La sua drammatica diffusione va senz'altro interpretata, quale prova definitiva ed inconfutabile della crisi profonda che travaglia le strutture politiche e sociali in atto. Infatti, le cause scatenanti di tale fenomeno vanno cercate, più che nella tensione (a volte estrema), che nei contrasti esistenti tra i partiti e tra le forze politiche costituite; va ricercata nell’inadeguatezza dell'azione di questi ultimi sulla realtà, nella loro incapacità di rendere concreto una politica efficace ed utile a mantenere nei limiti della non-violenza.

È nelle situazioni di stallo, negli stati d’artificiosa cristallizzazione dei rapporti tra forze politiche, che trova esca e si alimenta l'azione terrorista, quale forma tutta particolare e violenta d’approccio alla problematica socio-politica.

Bisogna cercare di chiarire bene i limiti del concetto di terrorismo. A mio parere col termine terrorismo non si deve individuare soltanto quel complesso d’atti violenti individuali, o messi in atto da piccoli gruppi, tendenti a mirare l’attendibilità delle istituzioni, e rimetterne in discussione la stessa esistenza, bensì qualunque azione che si svolge in ambito politico generale, che non rispettando i diritti altrui, ricorra a mezzi illeciti.

Chi, al contrario, per prevenzione intendesse rozze ed indiscriminate misure di polizia, otterrebbe, probabilmente, un risultato del tutto opposto allo sperato. Infatti, è evidente che, data una situazione nella quale esistano spazi per organizzazioni terroristiche, più violenta si fa l'azione di polizia, più articolata, e quindi pericolosa, diventa l'azione terrorista.

«"Sorge fiorita nel vetro soffiato,

venereo arcobaleno dal vapore armato..."

Nel sorridere,

poneva una fossetta al lato perché s'intravedesse,

una goccia di malizia».

Perché «nel sorridere si potesse vedere la fossetta» l'Umanesimo aveva predicato il ritorno ai classici e il culto della forma che era stata l'essenza e la grandezza delle lettere e delle arti greche e latine. Il Barocco aveva proclamato invece il culto del vario, del grandioso, dello straordinario atto a produrre meraviglia. Era poi venuto l'Illuminismo a celebrare l'avvento della Ragione, unica datrice di lumi, e a dichiarar guerra alla tradizione e alla storia.

«Il suo profumo preferito non evaporava mai,

contenuto nell'ampolla di un cuore innamorato,

s'incendiava nebulizzato al riflesso solare.

Nella stanza, sospinto dall'aria condizionata,

un velato profumo di caffè saturava l'ambiente

inebriando l'orologio alla parete, che di riflesso,

socchiudeva lo sguardo indicando l'ora».

Proprio mentre il sole cominciava ad indorare l’aria intorno alle Torri che avevano dato più celebrità alla «MELA» (come usano i ragazzi chiamare la popolarissima città), come se il tempo fosse ritornato all'Illuminismo quando era nel suo pieno fiorire e Rousseau scopriva l'esistenza in noi di qualche cosa che la filosofia aveva sempre trascurato e invece era predominante nell'attività umana: il sentimento. A questa scoperta si deve il nascere del fenomeno romantico che è insieme ribellione all'Illuminismo e all'Umanesimo. Come tendenza chiaramente riconosciuta, si può dire che comparve in Germania con i fratelli Schlegel, il Fichte, il Koerner, il Bùrger, il Novalis e altri al tempo dell'occupazione francese della Germania.

«Barbara era sempre mattiniera,

dopo aver rubato un bacio all'alba,

timida traditrice del riverbero lunare,

coglieva rapida la musicalità della vita esplorando,

dopo un breve viaggio,

una scrivania colma di note d'impresa.

Quel giorno, 11 Settembre 2001, nelle torri gemelle

il tempo era scandito dal ritmico pulsare di tanti cervelli,

concentrati sull'erezione del verde potere.

Sull'emisfero celeste,

bianche nuvole vezzose al vento,

giocavano al giro tondo spruzzando vapore,

sulla fronte dell'umano».

Fu quello per i newyorkesi e per il mondo intero, come per la Germania, allora, un momento terribile. Distrutte le Torri, smembrata la città, il paese, il mondo, ridotta l’America ad un significante cumulo di cemento e d’anime in volo verso il cielo; gli spiriti più eletti pensavano ad una resurrezione che doveva avere la sua base nello spirito e nella cultura, nei pensatori e negli scrittori, per avere la Pace desiderata, la disintegrazione terroristica non attraverso la lotta armata, ma con la divulgazione di una cultura pacifista. E’ stata una vera rivoluzione, come avvenne con l’avvento del romanticismo: gli Schlegel affermarono che la letteratura tedesca si doveva liberare dall'imitazione della latinità, bandire la mitologia, cercare il meraviglioso nelle antiche leggende del popolo, dare un contenuto educativo alle Lettere rivolgendole al sentimento ed esaltando l'amor di patria, come oggi c’è il desiderio di esaltare l’amore per la pace, tanto da risollevare gli animi oppressi e infondervi il desiderio della libertà.

«Barbara volse lo sguardo all'orizzonte,

socchiuse le palpebre e come spesso faceva,

stropicciò gli occhi soffermando il pensiero.

Macchie di luce comparvero furtive per scomparire d'incanto,

le ciglia abbassate,

vibrarono aritmicamente seguendo d'impulso la mente.

"Sento il vapore sciogliere la via,

nel vortice traspiro,

di nube in nube abbaglio nel riflesso vetrato,

di un Dio minore."»

Non è possibile dire con un'unica formula che cosa fosse e come si dovesse definire il terrorismo: ci sono stati infiniti interventi, ma esso si diffonde sempre di più. Anzi si è incrementato accendendo fuochi che non si riescono a spegnere, anche in Medio Oriente.

In realtà, la formula adottata per annientarlo è sbagliata: l'interessante nell'opera d'arte non è il mezzo, ma è il principio e il fine, perché primo e vero e unico scopo dell'arte, in quanto tale, è il bello.

«Barbara volse lo sguardo all'orizzonte,

socchiuse le palpebre e come spesso faceva,

stropicciò gli occhi soffermando il pensiero».

A questo si accompagneranno anche il vero e l'utile, dato che non è concepibile un bello che sia nello stesso tempo falso e dannoso; ma non è l'utilità o la verità lo scopo vero del poeta, bensì l'attuazione per mezzo dell'arte di una concezione, di un’intuizione che soddisfi il gusto estetico, ossia la tendenza che è in tutti gli animi al bello, a ciò che piace.

Che Barbara volgesse lo sguardo stropicciandosi gli occhi per fermare i pensieri, è una formula sbagliata e questo ce lo dimostrò Alessandro Manzoni che nel suo capolavoro ha cercato prima di tutto la perfezione artistica e di quella particolarmente si è preoccupato.

Il Poeta contemporaneo di questo dovrebbe interessarsi:

1° Valorizzare l’Arte nel suo giusto merito;

2° Attraverso l’opera d’Arte divulgare la tanto desiderata Pace che duri, perché l’uomo, finalmente, si sentirà fratello perché figlio dello stesso Padre.

Sotto questo aspetto il Romanticismo fu utile, perché batté in breccia l'immobilismo della letteratura italiana ancorata troppo agli antichi, introdusse il gusto e l'interesse per le letterature straniere fin allora poco note e quasi non apprezzate, sviluppò il sentimento, rivolgendosi non soltanto alla mente ma anche al cuore del popolo. In questo senso fu per noi un vero progresso. Lo scopo principale dell’Artista è proprio questo: guidare l’uomo verso un progresso che dia tranquillità, serenità e amore; che cancellasse la paura, brutta foriera di sciagure; che cancellasse dalla mente dell’uomo il pessimismo, anche se il nostro pensiero corre subito a Leopardi e a Schopenhauer, alla negazione totale della speranza che alimenta la nostra esistenza.

«Una macchia più luminosa delle altre

illuminò il mondo socchiuso,

riportando violentemente Barbara alla luce solare.

Fu tale la rapidità dell'evento che nei pochi secondi seguenti,

lo scorrere del tempo s'arrese,

conscio dell'avvenimento.

Dall'orizzonte saturo di promesse

un terrificante incubo mosse rapido il batter d'ali,

lanciato nella folle rincorsa,

della vita oltre la morte».

Facciamo nostro il mirabile esempio di sobrietà di Manzoni nell'episodio della Signora di Monza: dove, nella prima stesura del romanzo, tutto era stato raccontato e descritto coi più minuti particolari; ma nel dettato definitivo molto è lasciato intendere, per un senso delicato, che direi non solo di modestia, ma d'arte.

«Fu tale la rapidità dell'evento che nei pochi secondi seguenti,

lo scorrere del tempo s'arrese,

conscio dell'avvenimento».

Così la parola acquista quello splendido velo che sempre ha la natura, la quale nelle sue opere col manifesto vela l'occulto, e ci offre l'aspetto delle cose, parlante insieme e misterioso.

«Tra le blu pupille di Barbara,

il riflesso metallico sciolse fulminea la paura

spremendo,

memore,

ogni fotogramma del passato.

"Ecco la mano che tinge,

il cuore che sfregia pietra bruciando ampolle,

nel rapido defluire."

Sentire nel silenzio la voce acuta e possente del destino,

fa presagire che il nulla,

sia solo l'inizio del silenzio».

Quanta forza d'idee si risveglia in chi legge queste parole, anche se le immagini delle torri che si frantumano al suolo come castelli di sabbia accendono il cuore di rabbia repressa, per l’impotenza di poterne fermare la frantumazione.

Barbara percepisce la richiesta che la morte pone alla vita, il calore intenso e improvviso che di riflesso trasforma il viso, come vetro soffiato. Barbara non ha lo specchio però vede che i suoi occhi blu si tingono di nero e le mani accartocciate perdono per sempre la dolcezza di una carezza; però è lì nell’attesa sperata che una mano si tenda per prendere la sua e tirarla fuori dal fumo acre che immobilizza i polmoni. Barbara non pensa di fare la guerra al terrorismo, forse vorrebbe dire loro, prima che il fumo le impedisca definitivamente di respirare:

«(…) rubando ogni desiderio e regalando dal sol levante,

l'intero paradiso».

Fermatevi non vedete la ricchezza del Creato? Non vi accorgete che il sole splende per tutti e a tutti dà lo stesso calore e la medesima luminosità? Ma:

«"Sorgo fiorita nel vetro soffiato,

venereo arcobaleno dal fuoco armato..."

Nel cielo lo sbatter d'ali sentenziò la vittoria della morte

e il superamento della vita,

alla finestra il mondo si rivelò;

perdendo l'erezione del biglietto verde»,

mentre sembrò levarsi sopra le grida caotiche e piangenti un meraviglioso…

« (…) particolare,

brillando di un blu intenso

parve soffiare nell'universo,

polvere di vetro...»

Reno Bromuro

 

 

 

 

 

 

 

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