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Ulisse

Di: Davide Riccio

Davide Riccio, di origini scozzesi, irpine e normanne, è nato nel 1966 a Torino, dove vive svolgendo l’attività di educatore professionale in favore di disabili e in ambito psichiatrico presso una comunità di pronto intervento. In qualità di giornalista ha collaborato con il quotidiano «Torino Sera» e con «La Val Susa». Articolista e divulgatore per la rivista nazionale di turismo, arte, scienze e misteri «Oblò» dal terzo numero ad oggi. Ha collaborato alla rivista nazionale di letteratura «Vernice». Pubblica poesie e racconti dal 1983, prediligendo antologie e riviste, e da due anni Internet al fine di non pagarsi l’autopubblicazione, com’è praticamente sempre richiesto dalla piccola editoria. Musicista polistrumentista e cantante autore con diversi dischi e compilazioni a nome proprio, e in gruppi tra le avanguardie, concerti etc., cui sono seguiti solo lavori di studio nei ‘90.

Riccio è fra l’altro è autore di una biografia storica sull’omonimo Davide Riccio (1533-1566, musicista torinese, segretario personale e amante di Maria Stuarda brutalmente assassinato in un complotto di Stato in Scozia).

Dare ad un cane il nome di un Uomo, che non si fermava davanti a nessun ostacolo, che affrontava con una furbizia senza pari ogni imprevisto (Troia insegna) è manifestare all’amico a quattro zampe tutto l’amore e l’affetto che si possa avere. Ma c’è anche il rovescio della medaglia: non è stato forse l’atteggiamento del cane ad ispirare quel nome?

Sono convinto che non diamo mai abbastanza per i nostri amici: compagni fedeli e inseparabili. La storia di Riccio, mi ha riportato alla memoria un fatto accaduto nel lontano 1961. Ero andato, prima Napoli e poi per il Sud fino a Floridia (Siracusa) per una serie di conferenze contro quel «Il Racket dell’Arte», che non permette la valorizzazione, nel giusto merito, del giovane o comunque nuovo artista.

Al mio ritorno la grande sorpresa, non mi venne incontro, come faceva sempre, la nostra lupacchiotta che avevamo chiamato «Diana», ma fui accerchiato dai primi tre figli, il quarto stava per arrivare: il cane era stato sequestrato dai Vigili Urbani e portato al canile municipale perché aveva dato un morso ad un ragazzo, mentre giocava al pallone, col primo dei miei figli e figlie. Il mattino dopo, di buon’ora, ci recammo come un plotone militare al canile per riprendere il nostro cane, la quarantena era scaduta due giorni prima; alla nostra richiesta di pagare la contravvenzione e riprendere il nostro cane fu vana: una signora lo aveva preso il giorno avanti per non farlo morire.

Dopo cinque anni, ero andato alla «Città dei Ragazzi» perché mio figlio aveva espresso il desiderio di voler frequentare le medie e le superiori in quella organizzatissima repubblica. Ero in attesa dell’autobus, passò un’auto bianchina con un cane che abbaiava come un forsennato. Infatti, dopo qualche metro si fermò, si aprì lo sportello e vidi corrermi incontro una lupa, che appena fu vicina mi buttò le zampe anteriori sulle spalle e mi baciava senza stancarsi. La signora che guidava la bianchina, si avvicinò e non potemmo fare a meno di piangere tutti e due per le manifestazioni di affetto del cane. Mi portò a vedere dove viveva. Giunto in quel vasto appezzamento e vedere «Diana» correre a destra e a manca portando, ad ogni suo ritorno, cuccioli al seguito, non potetti fare altro che pregare la signora di permettere me e i miei figli di rivederla. Ancora oggi mi viene la pelle d’oca al pensiero.

Perché vi ho svelato questo ricordo, quando avrei dovuto parlare della poesia di Davide Riccio? Sono certo, è stato l'impulso suggestivo e le relazioni della suggestione con la vitalità, che è sempre una spinta, che deriva dall'applicazione di una forza in un determinato punto. Anche l'impulso psichico presenta questa duplice caratteristica, indicativa e dinamica, perché è un'indicazione e, nello stesso tempo, uno sprone. Ambedue costituiscono il lavoro del suggestionatore. L'indicazione non costituisce un problema: essa può valere per una sola persona, come per più persone, può manifestarsi con le parole, con lo sguardo o col gesto.

«Mi svaga l’ora calma

del passeggio con Ulisse,

il mio cane che grufola

 

nei colletti dei lampioni

e in ogni altro dove

rigrufola presenze nuove

 

col suo lungo odore

come l’ulisside neoterico

quale io essere vorrei».

«Mi svaga l’ora calma», afferma il poeta, tralasciando di approfondire il concetto, di sapere che è nell'impulso psichico la spinta e quindi l'elemento dinamico è più intenso dell'indicazione: di qui deriva il problema di sapere dove attinge il proprio dinamismo l'impulso suggestivo. Non occorre dilungarsi a dimostrare che l'impulso suggestivo non è una spinta della volontà e la sua dinamica non deriva dalla volontà della suggestione: basti pensare a quanto è facile agire da suggestionatore senza volerlo e senza averne l'intenzione.

«nei colletti dei lampioni

e in ogni altro dove

rigrufola presenze nuove»

La decisione del contegno si riduce ad una commedia colma ormai di ogni effetto.

Si è giunti così al risultato che la dinamica dell'impulso deriva dalla vitalità del suggestionatore, in conseguenza della quale determinate qualità dell'espressione e dell'atteggiamento eccitano la suggestionabilità di persone sensibili a quelle qualità. D'altra parte le qualità per le quali la persona suggestionabile dimostra un'inclinazione particolare non agiscono con la loro presenza, ma solo perché esprimono in modo «autentico» la vitalità del suggestionatore di cui fanno percepire il palpito. Ma con quella espressione potrebbe anche alludere alla sua originalità e anche sotto questo aspetto si riferisce veramente a lui, perciò non si adopererà la parola autentico per questa lirica di Riccio, nella quale la sua personalità non s'è ancora pienamente sviluppata. Allo stesso modo sembra che le qualità espressive del suggestionatore debbano riferirsi alla sua vitalità ed in certo qual modo esprimerla, se si vuole che esse agiscano da stimoli suggestivi o per meglio dire da «miccia». Ma bisogna ancora una volta sottolineare che l'autenticità non sta ad indicare la veracità del linguaggio, ma solo l'originalità e che la trasmissione non è determinata dalla autenticità delle qualità, ma dalla vitalità con la quale le esprime. Quando queste sono autentiche in questo senso, si può presentare quell'effetto, che nei casi più evidenti si esprime con le parole:

«Mi allevia rincasare

sgambando anche se affranto

e sulle vecchie scale»,

nelle quali c'è il vero motivo dell’accettazione del contenuto significativo offerto.

Chi dice che qualcosa di questa lirica lo ha colpito, non vuol dire con questo di aver trovato in essa la propria soddisfazione. Ma in verità ha trovato quella soddisfazione che è il riposo dell'anima, quella soddisfazione che riconosce il valore di una poesia o un oggetto e che non vi si adagia, ma reagisce alla calma beata del momento, perché quando qualcosa ci colpisce non ci lascia nella calma ma nell'irrequietezza, perché la vitalità dell'organismo è attratta nella passione, nel senso che si risveglia l'inclinazione verso lo stimolo eccitante.

«quel già sentirlo guaiolare:

dietro la porta annaspa,

raspa la svecchiatura»

Da queste analisi del fenomeno risulta che l'impulso suggestivo eccitato dalla vitalità del suggestionatore (diciamolo liberamente: «Ulisse»), colpisce a sua volta la vitalità della persona suggestionabile e la mette in moto. Forse si vuol alludere a questo colpo portato nel campo della vitalità quando si parla di occhi, di movimenti, di atteggiamenti «che colpiscono», come nel noto tipo mefistofelico. Si allude allo stesso fatto quando si dice che il cane «Ulisse» ha in sé «qualcosa che colpisce» esprimendo con queste parole qualcosa di più dell'impulso proveniente dal sentimento che ci ispira il cane. Quindi è colui che colpisce il fondo della persona suggestionabile e quindi esercita una specie di inganno: così dicendo si esprime con grande finezza il fatto che nel processo suggestivo la ragione è ingannata riguardo alla schiettezza del procedimento, perché il consenso ai contenuti significativi trasmessi non è determinato da motivi d'origine razionale, ma dalla impressione esercitata dall’affetto del cane verso il padrone.

«e non sta più nella pelle

al dindonare a distesa

in do diesis maggiore

 

quando così gli sciolgo

le campane alla sua voglia

di festa concitata

 

che mi oltreporta

dritto al cuore…

E addio ad ogni Santippe!» 

Noi elogiamo un simile modo di esprimersi che palesa il livello artistico del genio, nel quale l'espressione «di festa concitata/che mi oltreporta» è piena di significato, e con questa distinzione tra un ordine inferiore ed uno superiore ho accennato senza volerlo all'esistenza dell'inconscio.

Reno Bromuro

 

 

 

 

 

 

 

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