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17 Settembre 2002

Di: Vlad

Vlad abita vive sopravvive lavora si diverte a Cattolica e dintorni dal 17 settembre del ’77, semi orfano dal 1980, poi promosso ad orfano nel 1995, ha sempre avuto un gran bisogno di sapere; fa molto uso della logica anche se spesso è istintivo, da questa istintività nascono i suoi «Scritti» che riflettono i momenti suoi più intimi passando da angosciose disperazioni a pensieri paranoici fino a felicità impossibili.

Come abbiamo capito è nato il 17 settembre e per questo, forse ha intitolato la lirica che esaminiamo: «17 settembre 2002», che è il compimento del venticinque simo anno di vita:

«Viveva bene Vlad

poi però si è arreso al futuro

Era forte e preparato un tempo

Ora è nullità annientamento del suo io

Vlad è perso è vuoto è da solo»

Sappiamo bene che quando si è giovani il pessimismo più nero s’impossessa del nostro io, fino soffocarci; ed è proprio in momenti come questi che ci si sente sbandati e se si trova una compagnia affine si diventa succubi di «quella» compagnia che potrebbe portare anche su strade sconnesse. Ma lui è intelligente e saggio, sa che è destinato a sciogliere l'incanto. Egli si è già rivelato guerriero invitto, ma iracondo e sdegnoso dei vincoli disciplinari della vita che lo ha duramente provato; Lui con il suo carattere vigoroso, ma vorrebbe in sé Achille nel periodo  della glorificazione della forza; poi cade in potere del vuoto che lo circonda, e si rinchiude, con gli occhi sbarrati davanti ad una coppa del piacere, dimentico dei sacrifici e del desiderio di gloria: «è perso è vuoto è solo» 

«E non c’è la fa più

Vittima del suo passato e del susseguirsi delle vicende

Si è fermato a ieri e questa non è nostalgia ma disperazione

Sotto fondo irresistibile

È la fine»

Questo atteggiamento è di indole intimamente pagana, l’Io agisce sotto l'impeto travolgente delle passioni,cui ubbidisce con forza straordinaria,come straordinaria è la sua forza naturale.

«Vittima del suo passato e del susseguirsi delle vicende»

Il fuoco sacro della Poesia, lo grazia, lo risana dall'ebbrezza, gli risveglia il desiderio della gloria, gli dà il senso della disciplina, gli riaccende l'amore per la vita. Ma come gli concede tutto questo meravigliosamente così produce un rinnovamento che stupisce, senza appagare chi voglia vedere il trapasso spirituale, affinché possa assistere alla resurrezione dell’Io, che:

«Si è fermato a ieri e questa non è nostalgia ma disperazione».

Avuto il perdono dell’Io e ritrovata la strada che il passato e il susseguirsi delle vicende gli avevano fatto smarrire, si è preparato all'alta impresa: affrontare col canto poetico la disperazione che gli lacera l’anima, con la stessa determinazione dell’ieri fermo alla disperazione.

Sullo spuntar dell'alba con la poesia che ala s'avvia, solo e silenzioso, coperto della sola forza che gli dà il canto poetico, ricovera l’anima anelante ben protetta, con  la polvere dei ricordi, per non veder rivivere la disperazione.

Per un attimo, ma sarebbe voluto fosse stato un’eternità, si è posto sopra un letto  dove si pose a riposare San Francesco. Così, improvvisamente si sente angelo ed  apre la porta della beatitudine.

«Morte onirica

Andy Warhol sul monitor

Divisione della gioia dalle casse

Vlad tace sul divano

Statico»

Questo nuovo sentimento scaturisce dalla contemplazione e dalla percezione immediata del valore del Poesia «dono novello di Dio» nell'opera sua, è l'elevazione spirituale dell'autore; e la «torbida luce» di promesse lusinghiere s'offusca innanzi alla chiara luce che emana il canto lirico, da investire gli Angeli fino al desiderio di farli cantare con lui, in un coro celeste, e la bellezza del suo canto non sfuma avanti alle «bellezze incorruttibili e divine».

«Occhi sbarrati ad inseguire la Vita

La venere rosa illuminata come sostegno morale

Luci accese nella Longo invitano all’indifferenza

Il teschio come coinvolgimento

Trance psicofisica»

La gloria della luce rosea dell'aurora, che rappresenta la vita, dopo aver trasfigurato il cielo, discende a trasfigurare il suo canto biografico, perché tutti lo facessero  proprio. E’ gioioso, finalmente si sente un eletto ed il triste monte della disperazione scompare. E’ un eletto e si sente in alto, sulla cima, tra le luminose nuvole naturali dell'aurora,nel battesimo della rugiada,che, l’ha resa più splendente.

In questa aureola, ove sparisce il colore cinereo della disperazione iniziale, è il segno della purificazione e della trasfigurazione dello spirito per la grazia che piove da Dio, come la luce candida della rugiada piove dal cielo.

«Luci accese nella Longo invitano all’indifferenza»

L'autore coglie il presagio della vittoria, e quindi in lui scompaiono «i sensi di colpa per quello che ha fatto», con questo pensiero vince l'incanto, che asseconda le immagini che rivivono, attraverso il canto suo. Nella coscienza ormai netta egli è lieto, se anche con qualche temperanza di mestizia per i ricordi e ode la natura sussurrare col suo coro musicale, che dolcissimamente si diffonde.

«Aleggiano i sensi di colpa per quello che ha fatto

“ucciditi sii uomo” ha ragione

Vlad non ha più niente da dire

Quello che doveva dire l’ha già detto e ridetto troppe volte

Neppure la Chicca è così piatta

Vlad ha comprato la Morte

Era l’unica soluzione possibile».

Il pianto roco, il «sospirare», il «canto che si fa flebile» al pensiero della morte, sono e paiono l'eco tardiva delle voci dell'anima già anelante di dimenticare il passato. L'olezzo e il riso di

«Quello che doveva dire l’ha già detto e ridetto troppe volte»

si fa grazioso come le sponde del fìume, e il corso dell'acque e il canneto, e i filari dei pioppi, che hanno cambiato aspetto, sono come la continuazione della festa luminosa dell'aurora e della trasfigurazione, poiché la morte «pensata» è sparita di là del monte della disperazione. Ed ecco il ponte mirabile, che al bisogno offre il passaggio.

Questa esultanza naturale monta un'aria pregna di fecondità, cui pare dia la voce non più il pianto interiore, ma una gioconda armonia di canto nel quale sia l'invocazione d'un desiderio ancora inappagato con la certezza gioiosa d'una soddisfazione imminente. Chi sveglia nei sensi tranquilli il ricordo d'istanti gioiti?  Vlad si dirige verso un mirto gigantesco, quasi attirato dal simbolo di quell'amore fecondo ch'è diffuso nei versi scarni e musicali della sua lirica. Allora quella fecondità di natura diventa più precisamente la sua fecondità umana

Reno Bromuro

 

 

 

 

 

 

 

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