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Sereno

Di: Emiliano Cribari

Emiliano Cribari è nato a Firenze nel 1977, nel 1999 ha pubblicato Frammenti Edizione Libroitaliano. Nel biennio 1998 – 1999 ha vinto alcuni premi letterari, riscotendo un discreto successo, anche con la narrativa. Nel 2000 ha pubblicato la raccolta di racconti brevi, impressioni ed appunti di viaggio Scritti inediti Edizioni I miei colori.

Da I miei colori ha inoltre preso il nome la Casa Editrice Edizioni I miei colori di cui attualmente è il direttore. 

Collabora con la rivista fiorentina d’arte contemporanea Silere e con “Sound”, la più grande rete di scuole di musica del Centro Italia.

«Sereno, silenzio di case ostinate alla sera.

Chiudo gli occhi: gocce d’acquaio

che rompono il buio

e protendono il vuoto di geni spaziali».

L'invocazione è alla serenità padrona dell’equilibro, delizia degli uomini, perché gli uni e gli altri cercano nel «sereno silenzio» l’obbedienza all’amore, legge suprema dell'universo, anima alimentatrice, vivificatrice di tutti gli spiriti che— direbbe il Parini «nel silenzio camminando vanno». Questa invocazione fata con tanto commossa solennità, non è la dea del piacere e del godimento della bellezza, della tranquillità, ma la madre universale di tutti gli esseri esistenti, perché capace di fecondare la mente e darle la grande potenza creatrice e conservatrice che produce, rinnova e alimenta la vita nell'universo, vivificando le immense distese dell’anima, paga di tanta serenità. Per Cribari è la divinità primordiale che si rivela attraverso le forze e ai fenomeni naturali, davanti alla quale noi tutti rimaniamo ammirati e stupefatti, come pieno di ammirazione è il verso del poeta che esprime la sua adorazione ripetendo appassionatamente  «silenzio di case ostinate alla sera»; e ne parla con un verso piano e le si rivolge ricordando la sua potenza: «Chiudo gli occhi: gocce d’acquaio/che rompono il buio…»

Il rinvigorire dello spirito dovuto a questa sereno che sembra ammantare il rinascere della primavera, attraverso il ritmo così movimentato, ricco di suoni, delicato di sfumature, impetuoso e nello stesso tempo composto, acquista una forza rappresentativa che rivela un senso della misura e insieme un entusiasmo difficilmente raggiunti da altri poeti.

Il sereno che genera il silenzio è, per Cribari, la natura descritta con un'ampiezza e una vivacità che veramente colpiscono il nostro sguardo, con uno sfolgorio di colori e una potenza di suoni che creano ai nostri sensi l'impressione precisa, lieta e quasi tumultuosa del rapido e prepotente avanzarsi di questo maestoso «Sereno».

«Non resisto al calore del suolo

e m’affino seguendo

con sgomento ardite tracce d’inchiostro

mutuate per pura bellezza».

A questa stupenda descrizione che non usa le solite parole encomiastiche che non destano nel lettore alcuna eco.

Bellezza e potenza sono fenomeni più consistenti che appariscenti. Gli uomini godono nella contemplazione della bellezza e restano abbagliati dallo spettacolo della potenza; ma l’una e l'altra cosa sono di breve durata: tanto breve che, per lo più, non raggiungono nemmeno la vita di un uomo. Eterna invece, e vincitrice attraverso i secoli, è l'Idea, cioè quello che rappresenta l'attività vera dell'umana ragione, in questo esaltante sereno, che non rimane vuoto nella memoria. Come all'infuori della memoria che ne ha lasciato Omero; come nella memoria è rimasta la bellezza di Cleopatra che aveva affascinato Cesare ed Antonio, ma che non riuscì ad impressionare Ottaviano, tanto che la donna, comprendendo l'inutilità delle sue arti, si diede la morte. Che cosa ne è della bellezza delle famose imperatrici romane, Messalina, Agrippina e Faustina? Di esse non rimane che un fuggevole ricordo. Lo stesso dicasi delle donne famose che la storia più recente ancora rammenta.

Beatrice, Laura, la Fiammetta del Boccaccio sono vive solo perché i poeti, amandole, le hanno eternate nei loro versi: e la poesia è anch'essa un'Idea, perché è un prodotto dello spirito. E forse ancora più labile è la vita della potenza.

«Poi un guaìto animale, un tuono d’auto,

un grido di dolore.

E ritorno come un indulgente disertore

che s’è appena pentito

dell’idea di non dover collaborare».

L'Idea resta. Per il Carducci nell'ode a «La chiesa di Polenta» quell'Idea è la Chiesa, perché simboleggia la grande opera compiuta dalla civiltà cristiana nel Medio Evo, quando essa sola fu la vera forza che seppe ammansire i barbari e fondere insieme l'antica razza latina con le giovani stirpi germaniche a formare il nuovo popolo italiano che poi poté costruire la nuova grande civiltà dei Comuni. Questa Idea ancor oggi vive in mezzo agli uomini e insegna ad essi che non può esservi civiltà e progresso senza fratellanza, senza uguaglianza, senza quello spirito di carità che congiunge insieme tutti quanti gli uomini come figliuoli di uno stesso Dio. Questa grande Idea non potrà mai tramontare, perché è «ritorno come un indulgente disertore» nella coscienza di tutti, anche di coloro che ignorano la serenità. Allo stesso modo non può tramontare l'Idea di patria, cioè l'amore che ci lega alla terra che ci ha visti nascere e ci ha dato i genitori, la lingua, la religione e i costumi. E neppure può tramontare quella grande Idea del bello che ha creato l'arte e con questa la poesia, la musica, la pittura, la scultura e l'architettura: finché ci saranno uomini sulla terra, la bellezza creata dall'ingegno umano desterà sempre il nostro interesse. Lo stesso che vive in questa lirica di Emiliano Cribari e resterà nella memoria, come vivi rimarranno in noi finché vivremo, la musicalità e l’armonia dei versi:

«Tutto il resto, ovviamente,

richiama solo un crudele brancolare

al definito margine dell’impotenza».

E' scomparsa Roma; ma dura e durerà nei secoli il diritto creato dal popolo latino, la persuasione che la legge è il fondamento vero dell'umano consorzio, perché senza la legge non possono esservi ordine e pacifica convivenza tra individui o popoli. Le meditazioni dei grandi pensatori da Talete, Socrate, Platone, Aristotele fino a Kant, al Rosmini, al Croce e al Gentile parleranno sempre un linguaggio che tutti comprenderanno, anche coloro che non hanno notizie dirette delle conclusioni a cui essi sono giunti.

Queste conclusioni sono lo sviluppo dell'Idea, ossia dell'attività del pensiero umano attraverso i secoli; rappresentano lo sforzo compiuto dal genere umano per rendersi conto di ciò che è l'uomo, dei suoi destini, delle finalità a cui deve aspirare, dei limiti entro cui deve operare. Lo scopo a cui tende la mente umana è il raggiungimento della verità, e Cribari ha saputo suonare lo strumento giusto di cui ci si deve servire. L'Idea della sua lirica è, uno strumento connaturato all'esistenza stessa dell'uomo e costituisce l'essenza della nostra vita.

Reno Bromuro

 

 

 

 

 

 

 

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