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Serena

Di: Anna Petraroli

Anna Petraroli ha 48 anni è casalinga. Ha sempre amato scrivere poesie lo fa per improntare su di un foglio le sensazioni che prova. Non le ha mai fatto leggere a nessuno ma ora ha deciso di farlo per il piacere di condividere le sue sensazioni con chi la possa comprendere.

«Svegliarsi al mattino serena

la luce dell'alba che spia

che illumina le fredde pareti»

L'atto del poetare proviene da un incanto di realtà schiettissimo. C'è un contrassegno direi fatale e carnale, suggello autentico che trasfigura in arte le cose semplici della vita facendo sì che da questa trasfigurazione germogli la genialità. Quelle che ella chiama «luce dell’alba che spia e illumina le fredde pareti», sono le supreme commozioni della sua vita, che verga sulla carta dandogli un ritmo e un’andatura corale, popolare.

«Serena mi sento serena

Balzo dal letto leggera

spalanco la finestra

un fascio di luce m’invade»

E segnato nel paesaggio, costruito con parole semplici, l’esaltazione che riceve nel sentirsi invadere da un fascio di luce, che rappresenta in toto la bellezza dell’animo semplice e avvinto da una bellezza naturale, forse d’autorità antica e veneranda. La sua sensibilità spasmodica, di vedersi invasa dal primo fascio di luce del mattino, non gli preclude di rimanere incantata e avviarsi, come una sonnambula, verso una forma classica della vita e dell'arte; verso l'idea di una serenità, come ella afferma «come mai prima non mi riusciva di godere tutto questo?»; e le pare di correre, e respirare l’aria pulita coll’odore della terra appena bagnata da una pioggia non carica di «radionuclidi», nelle sconfinate distese di un altro tempo.

Nessuno può sapere, come la Petraroli, nel rapido e largo stacco dei suoi versi riesca ad essere modernissima e, al tempo stesso, naturale, popolaresca.

«Com'è bella stamani la natura

e tutto un sorriso nei campi

ma quello che più mi rallegra

e un largo sorriso che viene dal cuore»

Non credo che questi versi e l’autrice stessa, passeranno come una cometa; anche se analizziamo le strette ragioni formali, in una sfera più vasta e calorosa. Si sente che Ella dà un esempio d'eroica fedeltà alla poesia: un esempio di poesia testimoniata. Sì, testimoniata! Quante volte e quanti di voi (credo tutti) alzandosi, di mattino nell’aprire le imposte della finestra, nel vedere il cielo sereno si sente invadere, quasi... direi avvolgere da un alone di serenità che senza pensare fa gridare, incuranti che altri possano udire:

«Sono serena, serena, serena

Com'è bella stamani la natura

e tutto un sorriso nei campi

ma quello che più mi rallegra

e un largo sorriso che viene dal cuore»

Un largo sorriso che viene dal cuore! Con questa visione inaugura un tono intimo e grave nella lirica. Sembra un avvertimento simbolico, una specie di profezia, quel verso che annuncia «un largo sorriso che viene dal cuore» sistemato, «volutamente?» al centro della lirica.

L'arte che, assume talvolta un che di romantico, sa ritrovare, come finestre di mare brillanti in fondo a cupi vicoli, aperture e certezze verso serenità dorate.Delicatezze ed improvvise miniere di un contenuto infinitamente cosciente.

Ma sensazioni ed immagini di questo genere, pur bellissime, interessano soprattutto come punto di distacco verso una sua natura più profonda. Sono ricordi di ore nelle quali, per intenzione, o simbolicamente soltanto, ella ha cercato di riaffermare il possesso dei propri valori, che vive intensamente ed anticipa la grazia. Si affermerebbe che esprima, con il bisbiglio leggero e la precisione di un disegno psicologico le sue nostalgie, le sue attese, la sua realizzazione di poeta. L'innesto della tonalità, si avverte facilmente e ci rallegra perché l’autrice è serena e la sua serenità non è fittizia ma candida e pura, sincera come la vedono il suo animo e gli occhi.

«Dov’è quella nube!

che solo ieri  m’impediva di vedere tanto splendore

Serena mi sento serena

Spero solo che la gioia

che ha invaso il mio cuore non duri soltanto un mattino»

E la piena purezza delle attuazioni appare nei paesaggi, sia in forme che hanno ancora del descrittivo; sia in vere e proprie illuminazioni liriche, dove si astraggono del tutto in geometrie i colori e arabeschi musicali, con raccordi semplicissimi di parole facili e ritornanti, che limitano e spartiscono vasti e limpidi spazi...

Ma tali spazi appunto conferiscono all’apparizione della luce dell’alba, paesaggi di libertà e di redenzione; e fanno tanto più sentire come quella serenità non fosse qualche cosa di astratto, un tema da disciogliere in valori affini di cultura.

Reno Bromuro

 

 

 

 

 

 

 

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