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Sensibile parola

Di: Nadine Spaggiari Ascari

 Nadina Spaggiari Ascari nasce a Soliera il 23 ottobre 1950. Si diploma alla scuola d’arte «Florentia» di Modena nel 1969. Dal 1970 al 1974, lavorando per Krizia come modella, ha la possibilità di visitare le più belle città italiane ed alcuni paesi esteri.

Quest’esperienza le arricchisce il cuore d’entusiasmo e nuove emozioni facendo nascere in lei il desiderio di poter immortalare i suoi stati d’animo sulla tela.
La sua inclinazione per il disegno e la comunicazione visiva la coinvolgono in diverse esperienze lavorative nel campo della grafica pubblicitaria e del design d’immagine. In quel periodo collabora con Franco Bonvicini (in arte Bonvi) e Mondadori (illustrando le copertine di alcuni romanzi), fino a raggiungere la maturità professionale che le permetterà di creare, nel 1976, un’agenzia di grafica ed illustrazione pubblicitaria. Nel 1996 decide di abbandonare la grafica per dedicarsi a tempo pieno alla pittura, sua prima grande passione e fonte inesauribile di calore. Il cuore, la sua anima parlano attraverso essa, esprimendo ogni turbamento provocato dal vivere quotidiano

«Assetata dalla siccità

di un tempo utopico

solo l'amore mi esalta»

Noi siamo, dalla nostra stessa natura, portati a guardare e ad ammirare le cose grandi, trascurando assai spesso tutto ciò che è piccolo. I nostri occhi si appagano alla vista delle grandi proporzioni, mentre non riescono a scorgere gli oggetti e gli esseri più minuti. Anche il nostro cervello compie lo stesso lavoro. Ad esempio, per noi la storia è ricca di nomi di grandi comandanti che hanno saputo con i loro eserciti conquistare vaste regioni. Alessandro Magno, Cesare e Napoleone, se non avessero avuto alle loro dipendenze migliaia e migliaia di sconosciuti soldati, certamente ci sarebbero completamente ignoti. Eppure chi si preoccupa di conoscere chi furono gli umili soldati, che con il loro coraggio e la loro dedizione al dovere, permisero il realizzarsi dei sogni dei loro comandanti? Se noi ammiriamo qualche superbo edificio, ad esempio la Basilica di San Pietro, ci interessiamo di sapere quale fu il suo architetto, ma non pensiamo neppure ai muratori, che hanno portato a termine la mirabile costruzione. La visione del cielo stellato ci commuove al pensiero delle enormi dimensioni delle miriadi di stelle e siamo portati a pensare all'infinita potenza di Dio. Le stesse leggi che regolano i movimenti degli astri sono presenti anche nell'infinitamente piccolo, che sfugge all'osservazione dei più potenti microscopi. L'atomo ha la stessa perfezione del sistema solare.

Per entrare in altri campi, quante volte abbiamo letto sui giornali che una potentissima automobile da corsa ha dovuto interrompere una gara vittoriosa per un piccolo guasto alla pompa dell'olio o perché una vite si è improvvisamente allentata? Molti grandi incendi sono stati causati da un mozzicone di sigaretta o da una scintilla. Era un giorno di novembre, in montagna. Da un fortuito incontro di nubi di diverso aspetto, si scatenò un violento temporale. In breve scesero dal cielo fitte gocce di pioggia, seguite da un violento tambureggiare di grandine e, infine, da una breve, ma intensa nevicata. Nello spazio di poche decine di minuti, si susseguirono i tre più comuni fenomeni di precipitazione atmosferica. Non sono un meteorologo per spiegare come tutto ciò possa essere avvenuto. Con un poco di fantasia, e seguendo lo stile dei favolisti, si può immaginare quali possano essere state le chiacchiere scambiate fra loro dai tre misteriosi personaggi rappresentanti i fenomeni atmosferici.

«Assetata dalla siccità

di un tempo utopico

solo l'amore mi esalta»

La pioggia prende per prima la parola. «Assetata dalla siccità»! La mia vita è particolarmente strana. Se continuo il mio lavoro per qualche giorno consecutivo, tutti alzano gli occhi verso il cielo, cercando di trovare uno spiraglio fra le nubi, che annunci la fine della mia opera. Se invece mi prendo un lungo riposo, tutti mi invocano, perché io scenda a por fine ai gravi danni della siccità. Spesso mi capita di essere invocata dal contadino, che si preoccupa dello stato delle sue coltivazioni, mentre mi teme il turista, che non vuole essere danneggiato nel suo viaggio, questa volta m’invoca un poeta donna assetata d’amore. Per lei: Nadine Spaggiari Ascari, la quale nella siccità di un tempo utopico sente che solo l’amore la può dissetare ed esaltare. Quanta attesa e speranza si sprigionano da questi tre versi. E l’attesa si fa ansia, l’ansia si fa paura; ma nel buio selvame che si forma e deforma nella memoria del poeta, c’è l’esaltazione dell’amore, che placa attesa, ansia, paura. Nei tre versi inziali c’è come il susseguirsi dei momenti del temporale cui parlavamo prima ed ecco che interviene la grandine con il suo abituale tono forte e deciso: Io non guardo in faccia a nessuno. So benissimo che nessuno mi vuole, ma mi diverto a compiere opera di distruzione con i miei rovinosi chicchi. Gli uomini mi temono. Quando giungo con le mie nubi terribili, cercano ogni mezzo per combattermi. Hanno anche inventato dei razzi, che, scoppiando fra le mie nuvole, sciolgono i miei chicchi e riescono perfino a calmare la mia violenza. Come la grandine è ora lo spirito del poeta, ma subito la volontà di dissetarsi all’amore, le fa riprende il cammino:

«ma brucia il vento fatto di sale

sulla sensibile parola»

Brucia, non certo la neve cui piace scendere lentamente, tranquillamente, godendo nel veder svolazzare silenziosamente i suoi fiocchi in modo uniforme. Gioisce alle liete grida dei bambini, che accolgono lietamente il suo arrivo. Rende il paesaggio più bello e sa di essere molto utile all'agricoltura. Talvolta porta alcuni danni, quando scende troppo abbondante, ma lo fa senza malizia, «distratta dal vento fatto di sale che brucia sulle parole». Io, invece, mi accontento di dimostrare la mia simpatia per questo quadretto disegnato con le parole, senza usare i pennelli, di Nadine,mentre plaudo alla sua ricerca musicale affinché risalti anche nel verso; la melodia da sottofondo, piana silente per elevare maggiormente l’animo e il pensiero del lettore.

Quanto leggevo questi versi e ascoltavo la melodia che si spandeva nell’immensità del cielo, ero convinto che se veniva da me, certamente sarebbe andata anche dagli altri lettori. Nessun'altra creatura riesce a modulare la musica, che scaturisce dall’insieme delle parole, anche se si trova nelle vicinanze e il tono del colloquio non lascia dubbi.

«i sentimenti urlano per le piaghe

dolorose come il castigo»

Il passero saluta la rondine e le narra come ha trascorso l'inverno. Io, stupito, ascolto «i sentimenti che urlano per le piaghe/ dolorose, senza castigo» rimango immobile come una statua, per non disturbare, con il minimo movimento, il colloquio che si fa sempre più interessante, perché si alterna con le grida del sentimento coperto di piaghe come il castigo. Il passero dice che la neve ha reso assai penoso il suo soggiorno, impedendogli la ricerca del cibo. Per sua fortuna ha trovato un pollaio nelle vicinanze, dove, durante le prime ore del mattino, riesce a beccare l'indispensabile per il suo sostentamento.

Ma i sentimenti urlano!

«…

si rinchiudono nel limbo

come neonati abbandonati

dalla follia collettiva»

A questo pensiero, tacciono il passero, la rondine, la pioggia, la grandine, la neve, poiché il pianto del poeta è così disperato di non poter fare niente se non gridare a voce spiegata, per cercare di fermare «l’abbandono dei bambini/ dalla follia collettiva» la sua vita è diventata troppo difficile.

II piccolo volatile dà interessanti notizie sui cambiamenti avvenuti nelle varie località della terra. La rondine, dopo averlo ringraziato per la sua gentilezza, narra le sue vicende; pensando in anticipo alla primavera certa che avrà tutto il tempo che vuole per volare incontro al sole e dimenticare le brutture della terra.

Rimane il ricordo amaro, desolato del poeta: i bambini abbandonati dalla follia collettiva e la bocca secca per la siccità che non le permette di avere l’acqua per dissetarsi. Si sente disancorata alla terra, per la tragedia, di amori cercati, richiesti e non avuti: è, il suo un dolore che non si può esprimere, che rimane chiuso  dentro, fino all’ossessione. Eppure sarebbe bastata una sola parola e un po’ d’acqua, forse!…

Reno Bromuro

 

 

 

 

 

 

 

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