Ritorna alla Home Page di: Poeticamente

"Le recensioni qui presentate sono tratte dalla Mailing List di Poeticamente"

Folletti invisibili

Di: Antonio Sbisà

Tu provi, vivi,

un sentimento di affetto,

di allegria, di desiderio:

subito questo

esce da te,

diventa un folletto.

Nessuna parola in questo luogo e in questo giorno poteva esser pronunziata innanzi a quella di Antonio Sbisà; nessuna, prima dei solenni versi con i quali egli offre in lettura, con i quali pone sui dolci campi affettivi l'immaginato tempio del suo desiderio: non far diventare «folletto» quel sentimento di affetto, che dà allegria.

Vorrebbe fermare, adombrare come per magia sprizzata dalle dita che percorrono la tastiera le agitazioni e perturbazioni del suo spirito anelante di non vedere il suo sentimento diventare folletto, cioè svanire nei meandri della memoria. Si agita al pensiero che suo lettore tra il tumulto dei sentimenti che zampillano dai versi, non  riesca a fermare il pensiero al del desiderio sfrenato di tenere dentro per sempre quel dolce sentimento che lo fa sognare, gioire, vivere una epopea.

In un certo qual modo sembra di veder sul foglio bianco l’immagine di Virgilio in lotta con i versi nella costruzione della Eneide; Publio Virgilio Marone, nel florido vigore della vita, a quarant'anni, che dagli ozi felici di Partenope chiede con i vóti gli auspici, «non alle glorie antiche della Grecia, non alla presente fortuna di Roma, sì alla sua Mantova, alla veneta umbra etrusca città, il consenso al suo desiderio. Virgilio che canta «Io primo, così la vita mi basti, ritornando dalla vetta condurrò meco in patria le Muse: io primo porterò a te, o Mantova, le palme idumee; e ne' campi tuoi verdi alzerò un tempio di marmo presso dove il Mincio erra largo in lente curve di avvolgimenti e veste le rive d'una molle cintura di canne. In mezzo il tempio ei vuoi porre la effigie di Cesare».

Rileggendo i versi di Sbisà questo io vedo davanti agli occhi, perché nell’aria aleggia il suo desiderio di eternità del sentimento che prova, ch’è nato e che vive n lui, in continua lotta con se stesso affinché non l’abbandoni e diventi folletto.

Chiama a raccolta,

fratelli ed amici,

si uniscono, festeggiano,

si lanciano nel cosmo.

Danno calore e fantasia,

svegliano e stimolano,

per avere reti di fratelli,

sempre più intense e giocose.

Non l'encomio: il nostro eloquio, tutto ancora mortificato dalle bassezze della vita contemporanea e già chiazzato dalle macchie della licenza, troppo inferiore e discorde a quella perfetta armonia d'arte che è la poesia sbisàiana. Io toglierò il poeta dalle scuole degli eruditi, dalle accademie dei letterati, dalle aule dei potenti, e lo restituirò a te, o popolo di lettori amanti della poesia, o popolo vero dell’arte.

Sbisà è riuscito ad immettere nel mio, nel vostro sangue, nella vostra anima il suo desiderio come se volesse chiamarci a raccolta per fortificare questo sentimento bellissimo, tanto poco vissuto e sbandierato oggi, se non nel modo più insensato che l’uomo possa considerarlo. Perciò lo vediamo come un antico fratello.

Ma tutto questo,

l’uomo terrestre,

non lo sa,

o non vuole saperlo

Reno Bromuro

 

 

 

 

 

 

 

Ritorna alla Home Page di: Poeticamente

Ritorna all'indice di: Poesie & Recensioni

Leggi la Poesia recensita