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Davanti ad un dipinto

Di: Chiara Rubiano

Chiara Rubiano è nata a Moncalieri, in provincia di Torino. E’ iscritta al corso di laurea in Scienze Internazionali Diplomatiche. Collabora nel tempo libero ad alcune testate, a livello locale e universitario. Il suo sogno è di poter diventare una giornalista o una scrittrice. Ama leggere e scrivere poesie, articoli,racconti... E' molto interessata alla letteratura, filosofia, storia,in particolare a quella più recente. La famiglia, gli amici, il cagnolino... diventano per lei argomenti delle sue poesie. Ha un carattere a volte solare, altre volte solitario, che la porta all'introspezione e a porsi continue domande sull'esistenza, il nostro ruolo nel mondo, il futuro. Odia i cambiamenti, dinanzi ai quali preferisce la fuga, per rifugiarsi in un suo mondo fatto di riflessione e poesia, in cui ritrova se stessa e riesce a comprendere la realtà che la circonda. Predilige leggere Leopardi, Montale, per quanto riguarda la poesia, Buzzati, Allende per la narrativa.

«La bellezza nasconde grettezza,

il sorriso l'abisso

l'entusiasmo la noia

la determinatezza

un profondo smarrimento

il rigore scientifico

la consapevolezza dell' inafferrabile».

Vi è un punto senza il quale la forma, per quanto si voglia, è ornamento esteriore, non nata insieme col concetto, è quasi luce che con la potenza e la dolcezza del vero di cui è manifestazione, prende la mente. Il principio dell'arte vera è il ritorno al cuore; cioè quello dell'antica sapienza: «Conosci te stesso». Ma la condizione dell'uomo è tale che, se non si vuole che tornato in sé vi muoia di confusione e di sconforto, bisogna che nell'abisso del cuore scenda un raggio, che dia la ragione della vita umana e, gliela faccia vedere un momento nell'ordine universale, e le mostri come venire a quell'accordo della vita e delle azioni con la Ragione, cioè all'ordine, che dà la libertà effettiva e la pace.

«Si vive,

sognando un mondo fatato,

struggendosi per il proprio inspiegabile buio,

anelando un infinito»

Lo studio dei fatti, e specialmente dei fatti umani, è vano, se non s'arriva a rendercene conto: se non si vede come da certi atti e da certe abitudini vengono insolite conseguenze e si cerca di vivere «sognando un mondo fatato», come chi fa bene, alla fine trova bene; e quindi, se l'occhio della mente non è illuminato da una luce che faccia distinguere il vero dal falso, il bene dal male, e dia una giusta idea «della vita e della morte, dei doveri e delle speranze, della sapienza, dell'amore, della gloria, della felicità»; dove i fatti umani siano visti nella loro ragione morale, che sola li spiega, non facendone un enigma oscuro, ma parola che ha il suo significato e valore utile nella vita. E anche se preferisce vivere sognando, siamo certi che le favole immaginate sono verosimili perché del vero hanno l'andamento, e così lo figura poiché in lei splende il vero generale dei fatti.

Il dipinto preso in esame quale pretesto per colorare, con parole musicali, il suo concetto, è l'andamento generale delle cose nella vita degli umani.

Qui è il vero morale, cioè quella che gli antichi chiamavano sapienza poetica; quella sapienza, dalla quale sempre è derivata l'azione educatrice dell'arte che con la dolcezza prende la mente, e persuade a osservare l'ordine e la misura della civiltà.

Non si creda che la conoscenza di questo vero importi poco all'artista; perché la parte morale è come la luce che si diffonde, dà vita e illumina, ciò che l’artista ha creato. Anche la forma ne dipende, cioè in fondo l'applicazione di quelle norme di ragione che costituiscono l'arte.

«dove le nuvole non soffochino la luce

dove la perfezione ceda il passo

ad una serena imperfezione,

dinanzi a quella farfalla

desiderosa di uscire dal dipinto».

L'artista, necessita di far uscire la farfalla dal dipinto, per mettere ogni cosa al suo posto; per rappresentare un fatto umano particolare, bisogna che abbia una ferma idea dell'ordine di fatti al quale il soggetto appartiene. Ma ciò è un fatto volontario, e a volte appunto con quello che non voleva, bisogna che sia sollevato a vedere un ordine superiore: controllare l’«IO» creativo affinché col «SE’» razionale i fatti si spieghino e si giustifichino.

Questa è la sapienza della Rubiano: trovare la dottrina vera in sé, perché lo spirito creativo, guidato dal «SE’» razionale avesse fatto uscire allo scoperto la vera soddisfazione che le pareva confusa, poiché le dava la sensazione che qualcosa mancasse alla sua opera.

Ma dopo un lungo conflitto tra l’«IO» creativo e il «SE’» razionale ha potuto concludere che la condotta più innocente non basta per ottenere un manufatto comprensibile per tutti e le rendesse una vita migliore.

Reno Bromuro

 

 

 

 

 

 

 

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