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I
valori dei giovani di oggi
Spesso nella metropolitana, al bar o in
altri luoghi, ho sento parlare gli adulti sui giovani di oggi definendoli
come ragazzi che non hanno più valori, non hanno nulla in cui credere. Li
definiscono una «generazione vuota di ideali, di punti di
riferimento, di tradizioni e privi di valori». Secondo alcuni sociologi ci
troviamo di fronte alla generazione delle tre «esse»: soldi, successo e
sesso. Si dice che i giovani di oggi non hanno più valori e il loro unico
interesse è divertirsi. Ci chiediamo: ma è davvero così? Certamente di
fronte alle storie cronaca, come di giovani di buona famiglia che
devastano e rubano nelle case degli amici, o di adolescenti che consumano
sempre più droghe e violentano - in branco - ragazze della loro stessa
età, o di ventenni che rischiano la vita tutti i fine settimana sulle
strade dopo una notte passata in discoteca, è facile che nascano
interrogativi su quali siano i valori e le motivazioni delle nuove
generazioni.
Ragazzi che a 14 poco più anni, fanno l’amore e poi il giorno dopo
spariscono. E lei, la ragazza illusa racconta in lacrime «il giorno dopo
che ha fatto sesso lui non si è fatto più sentire». Ragazzine usate… che
sanno solo pensare all’aspetto fisico e a come piacere agli altri. I
giovani di oggi, si afferma, sono violenti, distaccati e non riconoscono
più il senso autentico della vita. Molti giovani sono sommersi dal
nichilismo; per loro, infatti, nulla viene considerato importante: la
vita, gli amici, la scuola, il lavoro. Sono stati etichettati in diversi
modi, per citarne alcuni: la «generazione di fenomeni»; la «generazione
X»; la «generazione Y»; la «generazione web», quest’ultimi giocano con
computer e videogames, comunicano ai quattro angoli della terra e
socializzano tramite social network.
È proprio vero che i giovani non hanno valori? È vero che sono nichilisti?
Forse non si può definire una vera e propria perdita di valori, ma solo
uno smarrimento più o meno provvisorio. Conviene, con i giovani, non
essere mai troppo sicuri nei giudizi. L’arcipelago dei giovani non è
omogeneo, troppo spesso i giudizi su di loro sono affrettati e non
corrispondono a verità.
Recentemente il filosofo Umberto Galimberti ha affermato dei giovani:
“Interrogati non sanno descrivere il loro malessere perché hanno ormai
raggiunto quell’analfabetismo emotivo che non consente di riconoscere i
propri sentimenti e soprattutto di chiamarli per nome. E del resto che
nome dare a quel nulla che li pervade e che li affoga? Nel deserto della
comunicazione, dove la famiglia non desta più alcun richiamo e la scuola
non suscita alcun interesse, tutte le parole che invitano all’impegno e
allo sguardo volto al futuro affondano in quell’inarticolato all’altezza
del quale c’è solo il grido, che talvolta spezza la corazza opaca e spessa
del silenzio che, massiccio, avvolge la solitudine della loro segreta
depressione come stato d’animo senza tempo, governato da quell’ospite
inquietante che Nietzsche chiama 'nichilismo'. E perciò le parole che alla
speranza alludono, le parole di tutti più o meno sincere, le parole che
insistono, le parole che promettono, le parole che vogliono lenire la loro
segreta sofferenza languono intorno a loro come rumore insensato”
(L'ospite inquietante. I giovani e il nichilismo, Introduzione).
Quest’anno vorrei affrontare i valori che i giovani di oggi hanno.
Evidentemente il mio non vuole essere ne una ricerca né un trattato di
sociologia, non ne ho le competenze… ma essendo docente di religione
cattolica in un liceo della mia diocesi (Pozzuoli - NA), sono a contatto
quotidianamente che i ragazzi e credo di conoscerli un po’... Per la
specificità della materia, rispetto ai miei colleghi, mi è facile
osservare i ragazzi e discutere su tematiche socio-religiose ed anche
della loro scala valoriale.
Ho chiesto in alcune classi cosa sono per loro i valori e cosa rispondono
lo a chi li accusa di essere senza valori. È emerso che, per alcuni, sono
idee con una valenza universale e culturalmente condivisa; per altri sono
soggettivi, frutto del nostro modo di interpretare le esperienza della
vita. Per molti sono trasmessi con l’educazione, dimostrati nelle scelte
quotidiane in famiglia; infatti, i genitori e le persone a loro più
vicine, possono rappresentare testimoni sinceri, concreti e attendibili.
Nel brainstorming (letteralmente: tempesta cerebrale) c’è stato chi ha
sottolineato che i valori sono punti di riferimento socialmente condivisi
e dunque non possono che esprimersi nella relazione tra le persone.
Mi hanno risposto anche più o meno in questo modo «… chi dice che i
giovani d’oggi non hanno valori… Chi afferma questo non ha capito proprio
niente di noi, ma ci sottovaluta e ci sminuisce. Io e molti altri ragazzi
crediamo nel valore dell’amicizia, della famiglia, della verità, della
sincerità, della giustizia, della lealtà, della solidarietà, del rispetto,
della fede…». In un’altra classe, invece, ho fatto la domanda a
bruciapelo: Che cosa vale veramente più di tutto per loro? E ho chiesto di
fare una piramide con i valori che loro ritengono più importanti. I valori
non appaiono come entità ideali ma si concretizzano nelle attitudini verso
le persone. Molti hanno scritto termini tipo: l’amore, l’amicizia, la
libertà, la vita, la salute, la famiglia, il sesso, la solidarietà,
l’onestà, la legalità, il successo/la fama, il lavoro, la bellezza, la
pace, l’ecologia, il piacere, i soldi ect costituiscono un insieme di
valori estremamente sentito e altrettanto interiorizzato.
E moltissimi, per fortuna, lo credono sinceramente. Bisogna dire però un
conto è credere in un valore e un conto è viverlo.
La mia idea è che cercare di affrontare un valore per volta partendo
proprio fra quelli indicati e tenendo presente – per quanto mi è possibile
- quello che i ragazzi pensano.
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