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LE DATE NEI VINILI ITALIANI

 

 

 

 

 

 

Non tutti sanno che i dischi dei Pink Floyd di stampa italiana hanno una speciale particolarità che li fa riconoscere rispetto a tante altre edizioni estere, non solo per il numero di catalogo o per l'etichetta.

Infatti, quasi tutti questi dischi italiani hanno delle date impresse nel bordo interno del vinile, dopo la fine dei solchi (praticamente quella parte di vinile che non è incisa e dove di solito ci sono i numeri di catalogo marchiati a fuoco, quello che tanti chiamano "run off" o "trial off area"), quasi sempre accompagnati da numeri romani.

 

Ma prima di tutto, diamo qualche definizione. Secondo la "I.A.S.A."© e le sue famose "IASA Cataloguing Rules", la definizione di etichetta ("Label") di un disco è quella parte centrale del vinile coperta da un tondo di materiale cartaceo, non inciso e che contiene alcune o tutte le notizie rilevanti per identificare il disco (come nome dell'etichetta, numero di catalogo, numeri addizionali, marchi e loghi, frasi di copyright, titolo e scaletta delle canzoni, data di registrazione/stampa, ecc.). Al di fuori dell'etichetta c'è la "Label Area", cioè l'area fisica di un disco che normalmente si trova dopo i solchi incisi e prima dell'etichetta cartacea. Qui sono riportati normalmente i numeri di matrice, o altre informazioni che identifichino la stampa (serie, date, lacquer, informazioni della stampa, identificazione della fabbrica dove è stato stampato il disco, le informazioni di stampa, il metodo di stampa, ...). Questi dati sono stampati a fuoco sul vinile o scritti a mano con una penna grafica.

 

Il fenomeno di scrivere sulla parte non incisa del vinile non era nuovo, avendo sempre incisi su questa parte di vinile i numeri che corrispondevano al catalogo del disco. Riguardo i numeri scritti sul vinile, ogni nazione aveva la sua logica che prevalentemente era legata alla reale numerazione ufficiale. Per esempio, per i Beatles, nelle edizioni inglesi se vi era riportato "XEX 606 - 1", la sigla 'XEX' significava che era una versione mono, 'YEX' invece significava una versione stereo; il numero successivo ('606') era il codice che denotava quel titolo e quel lato del disco, e il numerino successivo ('1') era il tipo di matrice.
Così, "XEX 606 - 1", per esempio, significava "The Beatles, Revolver lato B, stampato le prime 2 ore del 14 luglio 1966" (che conteneva una versione differente di "Tomorrow never knows", successivamente sostituita con una versione meno acida, il cui catalogo stampato sul vinile era "XEX 606 - 2" o "XEX 606 - 3".

Ci potevano essere anche dei numerini messi a destra ed a sinistra rispetto alla label centrata e diritta (a ore 3 e ore 9), che corrispondevano al numero di pressa (ma ogni casa aveva i suoi metodi). Una pressa poteva stampare solo un numero limitato di copie, poi veniva sostituita: così le ultime copie stampate solitamente suonavano peggio, le prime molto meglio.

Per l'Italia, invece, facevano riferimento le date nella 'trial off area'. Nel caso dei Pink Floyd le date differiscono sui due lati in caso di ristampa: data di prima pubblicazione su un lato e data di ristampa sull'altro. Mentre di solito nell'edizione originale erano identiche. Credo che comunque ogni ditta avesse i suoi metodi e le sue logiche.

 

Come detto, in Italia si possono distinguere le date sui dischi dei Pink Floyd, seguite da numeri romani. C'è chi dice che i numeri romani sono stati messi per distinguere le varie edizioni, nonostante le date.

Il problema delle date stampate sul vinile è stato affrontato qualche volta solo in quanto utile a riconoscere i falsi (purtroppo ormai presenti in maniera pesante) dagli originali.

Ma qual'è il significato di queste date? Purtroppo, abbiamo interpellato vari collezionisti, giornalisti e discografici, ma nessuno ha dato una risposta definitiva; anche alla EMI Italiana non ricordano il motivo di questi numeri. L'unica soluzione sarebbe quella di interpellare, secondo loro, le stesse società che all'epoca stamparono materialmente i vinili, ma è praticamente impossibile: nel tempo ci sono state varie società che hanno stampato i dischi e tante altre che hanno stampato le copertine.

 

La tesi più attendibile è, comunque, quella che la data impressa sul vinile ed il successivo numero romano stiano ad indicare la data di stampa della matrice del disco, che infatti può variare da edizione a edizione. In altre parole, la data che si legge sul vinile alla fine dei solchi era quella di effettiva stampa della matrice, che veniva contrassegnata da un numero progressivo (romano) per identificare il master usato; da qui si poteva risalire, per cui, all'edizione della stampa.

Queste date, che variano da facciata a facciata (ma possono essere anche uguali), includono originariamente una data e un numero romano, ma alcune stampe sono prive del numero romano:

- la data è stampata nel formato di data europeo, come 12-9-73, che sta per 12 settembre 1973;

- il numero romano è stampato normalmente (I, II, III, IV, ...).

 

Ma attenzione: non necessariamente il numero romano "I" vuol dire che è una prima edizione o "II" che è una seconda edizione! Ci sono stati casi (e qui lo testimoniano alcuni fans, tra cui lo stesso scrivente e Nino Gatti) in cui nello stesso breve periodo (differenze di pochissimi giorni) sono stati acquistati due albums uguali (appena usciti), ma con delle date diverse, e tutto questo appena uscito l'album. Cioè, nell'ambito della stessa edizione ci sono stati alcuni albums che riportano date differenti: anche qui mancano i motivi effettivi di questa particolarità. Il più plausibile è forse che, per sopperire all'enorme richiesta del disco, la stessa EMI Italiana ha fatto stampare ulteriori copie del disco, mettendolo subito in commercio, sempre nell'ambito della stessa edizione.

Un esempio classico è "The Final Cut": 2-3-83 I e 2-3-83 I in un disco; 2-3-83 I e 7-3-83 III in un altro, usciti a distanza di pochi giorni.

 

Da notare che le date sul vinile sono presenti, in alcuni casi, anche in dischi delle edizioni coreane, colombiane, yugoslave, messicane e portoghesi.

 

 

 

 

 

 

Ricerche a cura di Stefano Tarquini e Nino Gatti (2002). Successive ricerche e note a cura di Paolo Montevecchi (2004) e Augusto Croce (2006).

 

 

 

 

 

 
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