CONSIGLI UTILI PER UNA COLLEZIONE DI DISCHI
Prima di affrontare qualsiasi discorso relativo ad una collezione di dischi, è bene rammentare delle fondamentali regole per l'individuazione e la classificazione di un vinile. Penso che queste poche regole siano importantissime e, perciò, metto a disposizione di tutti i fan la mia esperienza e quella delle persone che mi hanno aiutato a creare il sito dedicato alla discografia dei Pink Floyd. Le caratteristiche essenziali di un disco possono essere riassunte in: titolo, numero di catalogo e casa, copertina, etichetta, altri dati (inserti).
Il Titolo.
Sul titolo non abbiamo nessun dubbio: è quello e basta! Esitono, comunque, delle piccole sfumature che possono sfuggire ad una prima occhiata del disco da parte di persone non esperte, soprattutto per alcune edizioni: classico esempio è "Best of Pink Floyd", che è diverso da "The Best of Pink Floyd" (cambia anche il paese che lo ha stampato). Oppure, "Pink Floyd En Espana Julio 1988" che non è lo stesso disco di "Pink Floyd In Europe 1988", anche se la copertina può sembrare la stessa.
Comunque i titoli di quasi tutti i dischi sono quelli originali, anche se possono essere accompagnati da sottotitoli in lingua originale (come il "Relics" o "More" o "Obscure by Clouds"), oppure, avere il titolo direttamente nella lingua originale (accade spesso nei paesi di lingua spagnola, come il "The Wall" in alcune edizioni spagnole o sudamericane, che si chiama "El Muro", oppure, "The Final Cut", che si chiama "El Corte Final").
La Casa discografica.
La casa discografia merita anch'essa un particolare discorso. Le principali case che hanno stampato dischi dei Pink Floyd sono raggruppate principalmente nei due grossi gruppi "EMI, HARVEST" e "COLUMBIA, CAPITOL, CBS". Le prime sono soprattutto presenti in Europa, mentre le seconde in America ed Asia; insieme hanno stampato e distribuito circa il 90% dei dischi dei Pink Floyd.
Poi ci sono le case minori (soprattutto in Asia e in Sudamerica) o quelle ormai sparite: tra le prime possiamo distinguere società come la "Odeon Records" giapponese (da non confondere però con la "Odeon" sudamericana), la "Sony Records", la "Gong" ungherese, la "Stateside", la "Portrait" israeliana, la "Amiga" della ex-Germania Est, la "MGM Records" americana (minori non per importanza, ma per quantità di stampe prodotte), tra le seconde, invece, il classico esempio è quello della famosissima "Tower Records", che ha prodotto solo i primi tre dischi americani.
Infine, altre società del tutto locali, ovvero, esistenti in un solo stato, come la "Ronnex" o la "Gala Records" turche (insieme alla "First" e "Ritmo"), la "Starline" inglese e neozelandese, la "Toshiba" giapponese, la "MCA Records" americana, la "Antrop" e le altre case russe, la "Jigu", la "Oasis" e le altre label coreane o dell'estremo Oriente ("Taedo", "Life", "Stereophonic", "Giant", "Hight Stereo", "Hight Light", "Life Studio", "Shilla Records", "Jeil", "Csj", "Ar", "Xd Records", "Union", "Stereo Hight", "Creato Records").
Come vedete, sono tante e certo possono variare da paese a paese, tanto per complicare la vita di un collezionista! E' anche importante sapere che può capitare di avere più nomi sul disco o su copertina ed etichetta; ecco perchè è importante catalogare il disco con entrambi i nomi.
Il Numero di catalogo.
Il numero di catalogo è forse la cosa più importante presente su di un disco. Molti collezionisti fanno l'errore di non considerarlo o di storpiarlo.
Innanzi tutto, il numero di catalogo deve essere catalogato in modo completo e con ogni suo segno all'interno. Questo vuol dire che se il numero è presente, o sulla copertina o sull'etichetta, con dei segni (tipo "-" o "." o con spazi), questo deve essere riportato così come si vede (per esempio, "1C 178-04 424/5" non può essere scambiato per "1C 178 04424/5", oppure, alla stessa maniera, "3 064-05.249" non è lo stesso di "3 062-05249").
Un'altra cosa da tenere conto nella classificazione è che il numero di catalogo può essere presente sia sulla copertina, sia sull'etichetta, sia sul bordo del disco, sia all'interno; e non vuol dire che sia lo stesso o stampato in modo uguale, anche se, di solito, il numero sulla copertina è lo stesso del bordo. Ma il numero sulla copertina non necessariamente è uguale a quello dell'etichetta: per esempio, sulla cover possiamo trovare il numero "1C 064-05 249", mentre sulla label un numero diverso, "7C 064-05249", oppure, sulla cover: "3 064.05.249", sulla label "3 064-05249". Nel primo caso si tratta di un disco, di cui la copertina è stata stampata in un paese, mentre l'etichetta in un altro, oppure, per l'esportazione verso un altro paese (frequenti sono le cover stampate in Germania o nel Regno Unito per l'Olanda, la Francia, la Svizzera, la Svezia o altri paesi). Nel secondo caso, si tratta invece dello stesso paese, ma i due numeri hanno delle differenti piccole sfumature, come segni (linee o punti) o spazi vuoti o il numero è racchiuso dentro un rettangolo (non infrequente nelle stampe italiane).
Ricordo che i prefissi della Harvest che maggiormente interessano i Floyd sono quasi tutti europei e sono:
0C = UK
1A = Olanda
1C = Germania
1J = Spagna
2C = Francia
2E = Austria
2J = Grecia
3C = Italia
3E = Svizzera
4C = Belgio
4E = Svezia, Belgio
5C = Olanda
5E = Finlandia
6C = Danimarca
6E = Danimarca
7C = Svezia
7E = Norvegia
8E = Portogallo
9C = Finlandia
10C = Spagna
11C = Portogallo
12C = Austria
13C = Svizzera
14C = Grecia
31C ... Brasile.
La Copertina.
Per la copertina (cover) si deve fare un discorso tutto particolare, suddividendo la classificazione in tre-quattro momenti: la copertina davanti (front-cover), la copertina nel retro (back-cover), un interno e una copertina interna che racchiude il disco (inner sleeve). Se la copertina esterna è apribile, si chiama convenzionalmente "gatefold". Ricordarsi che anche qui ogni sfumatura, disegno, scritta, adesivo posto sulla copertina può essere importante nella classificazione del disco.
La copertina sul davanti è di solito la caratteristica principale su cui basare la principale classificazione di un disco: per cui sono importanti le posizioni delle scritte, del titolo, degli eventuali adesivi, del numero di catalogo, del logo della casa ed il loro colore e forma. Così come sono importanti le sfumature dei colori della copertina: esistono per uno stesso disco delle stampe che possono variare solo dal colore di copertina (esempio classico, sono le stampe monocromatiche coreane, o alcune stampe americane). Inoltre, il motivo di copertina può variare da paese a paese o per continenti diversi: classico è l'esempio del "Wish You Were Here", dove nel continente americano e asiatico, in generale, presenta una foto leggermente diversa dell'uomo che brucia rispetto alle edizioni del continente europeo (con la testa più a destra).
Per la copertina sul retro vale lo stesso discorso del davanti; essa contiene, di solito, le scalette delle canzoni ed i crediti, con il logo della casa ed anche il numero di catalogo. Il logo è il simbolo della casa stessa ed è quasi sempre presente. Può capitare spesso che il retro sia diverso, parzialmente o totalmente, dal davanti: anch'essa così deve diventare importante nel descrivere un disco, quasi fosse un'altra copertina!
L'interno, almeno per quei dischi che si aprono (tipo i doppi, o i classici "The Dark Side of the Moon", "Atom Heart Mother", "Meddle", "The Final Cut"), è importante nella classificazione, in quanto può contenere delle scritte diverse rispetto alle edizioni che per convenzione sono chiamate originali (di solito quelle inglesi e americane). Spesso all'interno ci sono un diverso logo della casa o scritte aggiuntive della casa distributrice in quel paese. Non mancano gli esempi dove un disco che normalmente non si apre è uscito "gatefold" in un certo paese (tipico è l'esempio del "Wish You Were Here" australiano).
Un discorso del genere può essere fatto anche per le copertine interne, quelle che normalmente avvolgono il vinile: possono essere sia totalmente trasparenti, sia trasparenti con scritte, sia colorate, sia normalmente bianche; oppure, possono essere quadrate, ellittiche o di altre forme strane o tipo inserto. In tutti i casi concorrono anch'esse alla descrizione del disco, anche se non sono molto considerate dai collezionisti, fatta eccezione per le prime stampe inglesi e americane.
L'Etichetta.
L'etichetta (label) è un altro dato fondamentale nella descrizione di un disco ed è quello che maggiormente cambia nelle varie edizioni.
Bisogna innanzi tutto premettere che etichette della stessa casa possono essere diverse, così come sono molteplici i colori delle etichette, questo anche con il passare del tempo. Per descrivere un'etichetta occorre prestare attenzione a tre caratteri fondamentali: colore, scritte e logo.
I colori, come già detto, possono essere molteplici e di sfumature diverse, a seconda dell'interpretazione che ognuno da soggettivamente: quello che a qualcuno appare come rosso chiaro, potrebbe essere per altri rosa o magari solo un rosso diverso. Basta usare sempre la luce del sole per meglio individuare il colore e, siccome nessuno di noi è un artista di professione, bisogna fidarsi delle descrizioni classiche: per esempio, l'etichetta della Harvest può essere definita gialla o verde, ma la definizione esatta è sfondo giallo con il logo della Harvest verde e le lettere nere e per cui convenzionalmente è "giallo-verde". Altre versioni sono nere con logo e scritte argentate, bianche con logo rosso e scritte nere, bianche con logo blu e scritte nere, oppure il giallo può assomigliare al verde; oppure, le etichette nere della Odeon Records sono nere, ma alcune possono essere viste come blu scurissimo, ma sempre con le scritte argentate.
Un altro classico esempio di interpretazione di colore è la label detta convenzionalmente "tan": si tratta di un colore che assomiglia al color crema, una sfumatura tra il marroncino chiaro ed il giallo chiaro (le edizioni della EMI sono parecchie così, con il classico "EMI" in rosso in verticale nella metà sinistra della etichetta).
Le scritte presenti sull'etichetta sono, di solito, dedicate al titolo ed alla scaletta dei brani (tracklisting); ci sono poi, quasi sempre, i marchi di fabbrica, il numero di catalogo, numeri addizionali e il logo della casa, nonchè le diciture di legge. Tutto è importante! Anche il colore dei testi nella label può variare da stampa a stampa (esistono dei casi di dischi uguali, stessa edizione, stessa label, ma con scritte di colori differenti).
Per alcune discografie poi (come quella americana, inglese e italiana), uscite con parecchie ristampe, fondamentale è anche il discorso relativo alle scritte sul bordo esterno dell'etichetta, conosciuto come 'rim copy' o 'edge text': infatti, con il passare del tempo tali scritte si sono "evolute" e sono cambiate leggermente, pur lasciando intatto quasi tutto il resto dell'etichetta. E rimane l'unico modo, insieme alla posizione dei vari marchi, per riconoscere le varie ristampe!
Il logo della casa è di solito colorato e facilmente riconoscibile; anch'esso può essere diverso a seconda della stampa e del paese, e di diversa forma. E possono esserci più marchi di fabbrica.
Gli Altri dati.
Un discorso a parte bisogna fare per i numeri, le scritte e le date presenti sul bordo interno del vinile ('matrix numbers' o 'matrix dates'), alla fine dei solchi, nella parte non suonabile del disco, di solito conosciuto come 'area di spegnimento' o 'trial off area'. Questi sono dei numeri identificativi posti dalle case - marchiati a fuoco - per meglio riconoscere le stampe: non sempre ci sono ed alcune volte rappresentano soprattutto le date di uscita che anticipano di qualche giorno l'uscita vera e propria del disco, oppure, le date delle matrici di stampa: è il caso, per esempio, di tutte le stampe delle edizioni italiane originali e delle ristampe (tranne le serie economiche e le recentissime), oppure delle stampe coreane, di qualcuna europea (Jugoslavia e Portogallo) o di qualcuna sudamericana (Colombia, Messico, Venezuela). Importante è anche qui descrivere ogni piccolo segno presente nel vinile, sia esso impresso o scritto a mano: ci sono, per esempio, le stampe coreane che hanno molti numeri e lettere marchiati a fuoco, addirittura anche scritte in coreano! O come nelle edizioni americane che addirittura riportano dei segni o lettere per identificare la fabbrica dove era stato stampato il disco!
Altro discorso deve essere fatto per gli inserti e per le cartoline interne o gli adesivi: i primi sono importanti, anche se non necessari, per la descrizione di un disco: possono essere a colori o in bianco e nero, formati da un solo foglio o da più fogli, in lingua originale o in lingua inglese. Per le seconde, invece, si può dire che le cartoline non sempre sono presenti (anche se magari fanno parte del disco), mentre per gli adesivi, essi possono essere attaccati sopra la copertina o addirittura stampati sopra.
Un discorso importante è anche da fare per il colore del vinile. Il colore con cui si presenta il vinile varia a seconda del materiale usato e dall'esposizione alla luce: per cui, per vedere meglio il disco è consigliabile stare all'aperto, alla luce del sole. Infatti non esistono colori fissi, ma varie sfumature: per esempio, i due "Animals" rosa non sono dello stesso colore rosa, mentre i vinili rossi giapponesi rivelano delle sfumature inaspettate (non è rosso acceso, ma sembra più un rosso venoso); anche i "Wish you were here" blu non sono tutti della stessa tonalità, così come il giallo del "The Wall" italiano è diverso da altri tipi di giallo.
Un ultimo discorso deve poi essere fatto per quei simboli di copyright di Stato che hanno alcune edizioni di alcuni paesi. Il timbro o il logo della società statale che gestisce i Diritti d'Autore non sempre sono presenti e possono essere diversi con il passare degli anni; così come questa sigla non corrisponde sempre al paese dove di produce il disco, ma si riferisce al paese dove il disco è venduto. Per cui questo risulta anche un metodo per riconoscere i dischi che vengono esportati in altri paesi, appunto trovando la sigla del paese di vendita dell'album. E' così il caso della S.I.A.E. italiana, della SACEM francese, della SGAE spagnola, della SADAIC argentina, della SABAM belga, della GEMA tedesca, della K.E.C.P.P. coreana, della STEMRA olandese, della ACUM israeliana, della ASCAP americana.
Abbiamo, comunque, redatto una lista di queste sigle, parecchie delle quali non si riferiscono solo a dischi dei Pink Floyd:
ACAM = Costa Rica
ACDAM = Cuba
ACUM = Israele
ADCAM = Cuba
AEPI = Grecia
AGADU = Uruguay
AKKA / LAA = Lettonia
AKM = Austria
ALBAUTOR = Albania
AMCOS = Australia, Nuova Zelanda
APA = Paraguay
APDASPAC = Perù
APDAYC = Perù
APRA / AMCOS = Australia
ARTISJUS = Ungheria
ASCAP = U.S.A.
AUSTROMECHANA / AU-ME = Austria
BIEM = sigla internazionale, usata anche in Italia e Francia alla fine degli anni '60
BMI = U.S.A.
BUMA / STEMRA = Olanda
CASH = Hong Kong
CEDAR = Olanda
CISAC = sigla internazionale
CMRRA = Canada
COPYDAN = Danimarca
COPYSWEDE / BONUS = Svezia
COTT = Trinidad & Tobago
EAÜ = Estonia
FCA = Isole Fiji
FJÖLIS = Islanda
FILSCAP = Filippine
GEMA = Germania
GESAC = Europa, CEE
GESAP = Georgia
GRAMEX = Danimarca
GRAMEX = Finlandia
GRAMO = Norvegia
GVL = Germania
HARRY FOX = U.S.A.
HDS = Croazia
HFA = U.S.A.
IFPI / SAMI = Svezia
IMRO = Irlanda
IPRS = India
JASRAC = Giappone
KCI = Indonesia
KODA = Danimarca
KOMCA = Sud Corea
KOPINOR / NORWACO = Norvegia
KOPIOSTO = Finlandia
LATGA-A = Lituania
MACP = Malesia
MCPS = U.K.
MCSC = Cina
MCSK = Kenya
MESAM = Turchia
MCPS = U.K.
MCSC = Cina
MUSICAUTOR = Bulgaria
MUST = Taiwan
NCB = Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda, Lituania, Estonia (Nordisk Copyright Bureau)
ONDA = Algeria
OSA = Repubblica Ceca
PAMRA = U.K.
PPL = U.K.
PRS = U.K.
RAO = Russia
SABAM = Belgio
SACEM / SDRM = Francia
SACEM Luxembourg = Lussemburgo
SACM = Messico
SACVEN = Venezuela
SADAIC = Argentina
SAMI = Svezia
SAMRO = Sud Africa
SAYCO = Colombia
SAZAS = Slovacchia
SBACEM = Brasile
SCAM = Francia
SCD = Chile
SDRM = Francia
SENA = Olanda
SESAC = U.S.A.
SGA = Guinea-Bissau
SGAE = Spagna
SFH = Islanda
SIAE = Italia
SICAM = Brasile
SOCAN = Canada
SODRAC = Canada
SOKOJ = Yugoslavia, ora Serbia e Montenegro
SOZA = Slovacchia
SPA = Portogallo
STEF = Islanda
STEMRA = Olanda
STIM = Svezia
SUISA = Svizzera, Liechtenstein
TEOSTO = Finlandia
TONO = Norvegia
UACRR = Ucraina
UBC = Brasile
UCMR / ADA = Romania
ZAIKS = Polonia.
Le versioni promozionali.
Abbastanza ambite dai collezionisti sono le stampe promozionali dei dischi, anche se dobbiamo far presente che non tutte le versioni promo sono rare o degne di nota e non tutte sono genuine per motivo di uscita. Mettere un timbro che renda "promozionale" l'album non è del tutto esatto. per facilità, ho voluto analizzare brevemente le varie possibilità.
a) Promo cover-Promo label.
In alcuni paesi, come il Giappone per esempio, le versioni promozionali uscivano di solito con la stessa copertina, ma con etichetta differente, di solito bianca. Anche in Argentina veniva qualche volta fatto uscire con una etichetta di colore differente. Oppure, sono uscite con copertine differenti o con particolari diversi rispetto alla stampa originale. E certamente queste sono le stampe più degne di nota, e sicuramente valutate con quotazioni alte.
b) Promo stamp-Promo text.
In altri paesi, come gli U.S.A. per esempio, le versioni promozionali uscivano con idonei ed inconfondibili segni o maggiormente scritte in rilievo dorate o argentate, soprattutto quelle della Harvest o della Capitol, con parole del tipo "FOR PROMOTION ONLY", oppure "PROMOTIONAL USE ONLY"; per la maggior parte dei casi, sono versioni uscite in grande quantità, magari anche numerate. Anche queste sono abbastanza interessanti e ricercate, anche se non devono essere valutate in maniera eccessiva.
c) Promo hole.
Un discorso a parte lo si deve fare per quelle versioni che si suppongono promozionali solo per la presenza di un piccolo foro sulla copertina: per la maggior parte non c'è la prova e ognuno può fare un buco sulla copertina. Esistono anche alcune stampe promozionali francesi con l'intera copertina bucata, ma si tratta di casi inerenti alcuni dischi in vinile colorato destinati ad essere esposti nelle vetrine.
d) Promo text.
Poi abbiamo quelle versioni promozionali che riportano delle scritte stampate sulle copertine (di solito il retro) o maggiormente sulle etichette, o dei semplici adesivi promozionali, come nel caso delle stampe inglesi (con scritte o adesivi del tipo "FACTORY SAMPLE NOT FOR SALE"). Ma ricordiamoci sempre che la versione promozionale è una versione normalissima uscita per scopi puramente pubblicitari, magari per essere offerta alle stazioni radio per pubblicizzare il disco appena uscito. Queste versioni promo con le scritte "timbrate", a mio parere, non devono essere valutate in maniera eccessiva, trattandosi di pezzi non unici come i primi due. La scritta promozionale era diffusa soprattutto in Sudamerica, come in Argentina (con scritte del tipo "PROMOCIONAL VENTA PROHIBIDA") o in Brasile ("A MOSTRA INVENDAVEL") o in Uruguay ("SIN VALOR COMERCIAL"), o anche in Spagna ("MUESTRA INVENDIBLE DESTINADA A PROMOCION").
e) Promo DJ o per Stazioni Radio.
Famose sono le stampe promozionali destinate alle stazioni radio o ai DJ, come nel caso di alcune edizioni americane, che riportavano delle sigle sul retro della copertina (del tipo "FOR DJ ONLY"), oppure di particolari stampe promozionali uscite in Sudamerica con la copertina diversa (come le famose copertine rosse o azzurre dell'Uruguay).
f) Promo incerti.
Esistono anche delle varianti che riportano semplici scritte promozionali, che però non hanno nessuna conferma reale sull'effettivo utilizzo promozionale del disco; anche queste ultime versioni, a mio parere, non sono degne di una attenzione maggiore di tante altre stampe.
g) Le edizioni promo italiane.
Le stampe italiane promozionali di alcuni gruppi (tra cui i Pink Floyd, Queen, Marillion, Simple Minds, Mike Olfield, Tina Turner, Iron Maidem e altri) sono tutte uscite con la punzonatura "CAMPIONE GRATUITO", messa appunto dalla EMI Italiana, contrariamente ad altri paesi, che invece usavano altri metodi per distinguere le stampe promozionali (come la label bianca, l'adesivo promozionale, il timbro con la scritta promozionale, o altro); solo negli anni 2000 la EMI sostituì questa punzonatura con un bollino rosso con la scritta "OMAGGIO CAMPIONE GRATUITO" (come nel caso di un disco di Vasco Rossi), mentre la EMI Italiana non usò mai label bianche come promo.
I nuovi Dischi Falsi.
Negli ultimi anni si è visto un aumento vertiginoso dei dischi falsi, ovvero quei particolari vinili che sembrano in tutto e per tutto un'edizione ufficiale, ma che in realtà sono quasi simili ai bootlegs.
Ma prima, un po' di chiarezza nei termini. Secondo la maggior parte dei collezionisti, un "fake" è una ristampa non ufficiale di una stampa già esistente. Un altro termine simile è "counterfeit", che sta ad indicare una stampa non ufficiale di un disco non esistente. In fin dei conti, comunque, tutti questi termini stanno ad indicare dischi non ufficiali, stampati forse illegalmente e molto vicini alla definizione di "bootleg" che già conosciamo, anche se quest'ultima viene usata principalmente per i dischi contenenti registrazioni di concerti.
Poi c'è da dire che un disco potrebbe essere considerato non ufficiale anche per il solo fatto di non essere stato immesso del tutto nel mercato ufficiale, o perchè non viene confermata la sua stampa dalla stessa casa discografica. Potrebbe essere così per alcune stampe, anche se inserite da me nella discografia 'ufficiale'.
Ma esistono esempi di pezzi unici, spesso introvabili o non recensiti da quasi nessuna discografia, e comunque "veri". Hanno infatti gli stessi stampatori degli originali, quindi sono ufficiali a tutti gli effetti. In sostanza, dei progetti che potevano raggiungere la fase finale di realizzazione ed che poi sono stati bloccati e cancellati appena prima di essere immessi sul mercato. Possiamo chiamarli "Custom copies", "promo", "testpressing", ma sotto certi punti di vista sono innegabilmente copie ufficiali anche se non immesse sul mercato. Ufficiale è un disco prodotto con il placet della casa discografica nel paese dove viene prodotto, i dischi promozionali sono ufficiali a tutti gli effetti. Se il progetto nasce "ufficialmente", è tale anche se non viene poi immesso sul mercato. Per cui le cose si complicano.
In effetti quasi tutti quelli descritti nell'apposita sezione del mio sito sono sicuramente dischi "non ufficiali", nel senso che sono contraffatti per quanto riguarda la musica, non riproducono qualcosa di edito ufficialmente e non sono stampati dalle stesse stamperie ufficiali dei dischi originali, forse tranne pochissimi pezzi, come il "Delicate Sound Of Thunder" brasiliano o il "The Wall" israeliano colorato a spicchi, oggetto di intense discussioni in merito e che per cui, secondo le nostre interpretazioni, sono stati elencati nella discografia ufficiale, anche se non ufficiali per certi aspetti. Ci sono poi i falsi evidenti, come il "The Piper at..." mono o il "The Best of..." olandese, che a parere nostro sono pezzi stampati solo per ingannare l'acquirente.
Per riconoscere questi dischi nel fiorente mercato attuale, soprattutto su Ebay, basta una attenta osservazione. Non è facile, soprattutto se non potete fare un confronto con le stampe originali. Ci sono i dischi falsi che non hanno dubbi, come i tanti colorati ed i picture-disc più inverosimili. Ma accanto a questi ci sono delle stampe abbastanza curate nella grafica, soprattutto nella stampa delle etichette, che sembrano proprio uguali a quelle originali. Regole fisse non ce ne sono: bisogna osservare attentamente i dischi, di solito ci sono piccoli particolari differenti rispetto alle stampe originali, delle lettere più grandi, oppure brani differenti. Ma quasi tutti non riportano i numeri sulla "run-off area", visto che non possono stampare delle sigle che ufficialmente vengono marchiate dalle varie stamperie delle case discografiche ufficiali.
Termini collezionistici.
Potete trovare nelle liste di dischi alcuni termini in inglese che non capite e che spiegano una particolare situazione di colore o di materiali. Cercherò di analizzare alcuni di questi termini.
tan: parliamo di etichette; si tratta di un colore che assomiglia al color crema, una sfumatura tra il marroncino chiaro ed il giallo chiaro (le edizioni della EMI sono parecchie così);
matt: parliamo di copertine; è il contrario di laminato, quasi opaco e senza riflessi sulla superficie della copertina;
laminated: è una copertina come se fosse plastificata, con degli effetti di riflessi di luce sulla superficie (spesso l'edizione originale è laminata, mentre la ristampa opaca);
dull: parliamo di copertina; i colori della copertina sono molto più scuri del solito (per es., ANIMALS ha in originale una foto molto scura, ma esistono altre copie con tonalità diverse, più chiare o con alcuni colori di fondo predominanti);
foil: è una copertina formata da un foglio sottile, di poca consistenza (a differenza delle solite copertine che sono spesse);
wrapped: normalmente un LP è chiuso da tre lati; in alcune edizioni sono state invece messe copertine di fatto complete, ma chiuse solo da un cartoncino al centro e aperte in alto e in basso;
gatefold, fold-out, fold-open: si tratta di un aspetto della copertina, ovvero, la copertina si apre come un libretto ed il disco è inserito di solito nella metà di destra; si contrappongono alle copertine normali non apribili;
testpressing: si tratta di album particolari, di solito con copertina ed etichetta totalmente bianche e con le scritte scritte a mano; sono di solito formati da una facciata con il disco originale e dall'altra facciata con un segnale di prova (test signal);
misspressing (o fehlpressing): ci sono alcuni album molto particolari che sono stati distribuiti con grossi errori di stampa, nella copertina, nell'etichetta e, soprattutto, nella stampa vera e propria dei brani; per esempio, un ASoS con due facciate B, oppure, il TDSotM con due facciate A.;
promotional: di solito, prima della stampa ufficiale di un album, la casa discografica faceva uscire in anteprima una edizione particolare per promozionare l'originale; queste edizioni promozionali variavano rispetto alle prime edizioni vere e proprie, sia nella copertina (avevano nella maggior parte dei casi una speciale scritta dorata che riportava appunto il tipo di disco), sia nelle etichette (il colore delle etichette promozionali poteva essere bianco, oppure contenenti scritte promozionali o simboli) e certe volte anche nel vinile (il caso più famoso è quello dei primi dischi giapponesi in vinile rosso, oppure del THE WALL italiano arancione).
Ma ricordatevi sempre che ogni dato o segno o scritta o disegno sul disco può essere importante per la classificazione e l'identificazione della stampa! Ecco perchè è difficile catalogare i dischi.
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Note a cura di Stefano Tarquini.
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