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IL BRIGANTAGGIO

Una Meraviglia nel Parco del Cilento

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PARCO DEL CILENTO

 

 

Giuseppe Tardio      Carmine Crocco Donatelli      altri briganti      brigantesse   

LA BANDA CICCONE                                                                                                               

Premessa

Quando leggiamo la storia dell'unità d'Italia, così come riportata nella gran parte dei testi storici, al primo impatto, si pensa che l'arrivo di Garibaldi e dei mille nel Regno delle due Sicilie, fosse avvenuto "in parata", tra l'acclamazione delle folle e la ritirata del codardo nemico borbonico. Tant'è che guardiamo all'Eroe dei due mondi ed al Re sabaudo come i classici "salvatori della Patria". Questo però è vero solo in parte, infatti a causa delle angherie subite dagli "invasori", l'amore che tutto sommato nutriva il popolo per il fuggitivo Re "Franceschiello" (Francesco II), la nascita di nuove tasse e l'appoggio (anche economico) dello stesso Re Borbone ai ribelli, fece scoppiare (tra il 1860 ed il 1865) una guerra civile dalla violenza inaudita (si parla di oltre 700.000 morti) che vedeva contrapposti i briganti all'esercito sabaudo. 

LA BANDA MANZO                                      

I briganti

Quando si parla di briganti si pensa subito ad accozzaglie di malviventi pronti a qualsiasi genere di nefandezze pur di arrivare al proprio obiettivo. Ciò è dovuto al fatto che la storia,come si suol dire, la scrivono i vincitori e quindi è difficile che si possano dare dei meriti od onori ai vinti. Il brigante, in generale, era una persona violenta, ma religiosa, veniva da famiglia povera, in genere contadini o pastori, aveva prestato servizio militare nelle truppe borboniche, facilmente aveva subìto qualche sopruso dai nuovi regnanti che lo portava ad odiarli ciecamente e si aggregava in bande guidate da "comandanti", dotati di grande carisma, come Carmine "Crocco" Donatelli, Giuseppe "Ninco Nanco" Summa, Gaetano Manzo, Gaetano Tranchella e Giuseppe Tardio (quest'ultimo operava nel Cilento). Tra la Basilicata, la Campania e la Calabria si contavano oltre 350 bande a cui appartenevano oltre 9000 briganti, un vero esercito. Ogni banda, aveva assegnata, possiamo dire, la sua "zona di competenza" che talvolta si univano tra di loro per effettuare operazioni ritenute molto rischiose. Si finanziavano, oltre che con gli "aiuti" inviati dai Borbone e dallo Stato Pontificio, con rapine, sequestri, estorsioni a danno di persone ricche simpatizzanti dei piemontesi. Al contrario di quanto si possa pensare i briganti erano ben visti dalla gente comune, anzi tra loro si era creato un rapporto di aiuto reciproco in quanto i primi aiutavano i secondi nel sostentamento delle proprie famiglie con parte del "bottino" razziato e questi ultimi li aiutavano a nascondersi quando erano braccati dalla Guardia Nazionale o dai Carabinieri. I briganti erano abilissimi e spietati nell'arte della guerriglia, la loro tattica prevedeva di attaccare i soldati solo quando avevano la certezza matematica di vincere altrimenti restavano nascosti. Nel colpire il nemico cercavano sempre di eliminare prima gli ufficiali ed i graduati in modo da disorganizzare la truppa, non facevano mai prigionieri e non avevano alcuna pietà per i feriti, sul campo di battaglia doveva restare solo la morte. Per la verità anche le truppe "Piemontesi" erano altrettanto spietate con i briganti e con chi li aiutava, soprattutto dal 15/08/1863 quando venne introdotta la Legge Pica fatta apposta per risolvere la "questione meridionale". Con tale legge venne proclamato lo stato d'assedio, effettuati rastrellamenti di renitenti alla leva, sospetti, pregiudicati, per le strade era vietato formare gruppi di più di tre persone e la popolazione che forniva aiuti ai briganti veniva punita con la fucilazione senza processo. La Legge Pica diede i suoi frutti, in poco più di due anni il brigantaggio venne sconfitto e con esso vennero distrutti interi villaggi di gente comune. A tale proposito una canzone dell'epoca diceva:

 "Femmene belle ca date lu core, si lù brigante vulite salvà  nunn'ho cercate scurdateve 'o nomme chi ce fa 'a guerra nun tene pietà"

(belle donne che donate il cuore, se volete salvare il brigante non cercatelo e scordatevi il suo nome, chi ci fa la guerra non ha pietà!)