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COMODO

 

Eccomi qui, mani in mano, seduto sul divano a riflettere.

Vorrei mettere su un cd, ma ne ho troppi e scegliere mi porterebbe via tempo ed energie, preferisco rimanere qui, fermo, comodamente seduto, con le ginocchia strette al petto e la testa tra le mani, comodo, più comodo che si può, almeno fino a quando Rolfo, Rodolfo per i nemici, entra in camera mi mette su un brano di Tenco ad uno stereo e uno dei Clash all’altro.

Situazione di distonia musicale assoluta, lui la chiama aspirina con coca cola sonora, come a dire, l’unica cosa che mi scuote quando sono seduto sul divano a starmene semplicemente comodo.

Lei è andata via, brutta situazione non c’è che dire, certo sulle prime si sta male, lo so bene, lo so da me e non ho bisogno che si venga a ricordarmelo, però mi viene il dubbio che 2 anni siano un po’ più di una fase iniziale di un dopo relazione, ma è solo un dubbio.

Mi alzo, canticchio “Should I Stay or Should I go” e opto per la seconda scelta e vado, fuori.

L’auto è lì parcheggiata da un’eternità, coperta per il 30 % da vernice e per il 70 % da multe, credo che per i vigili sia diventata una specie di appuntamento fisso.

Rolfo mi ha detto che una volta li ha visti che correvano da dietro l’angolo perché solo il primo mi avrebbe potuto fare la multa.

Ad ogni modo domani verrà loro un colpo.

All’interno della vettura tutto è in ordine, se ricordo bene a destra c’è l’acceleratore, al centro il freno e a sinistra quell’altro pedale, poi le marce…ah già, le marce, va bè in fondo è come andare in bicicletta non si dimentica mai.

Io non so andare in bici e per di più non ho memoria.

Metto in moto e parto.

Dopo una mezz’ora di strade lunghe e noiose la radio mi regala un pezzo di Tom Waits, voce ruvida e pasticciata, chissà cosa beve, mangia e fuma quel tipo.

Lei se n’è andata, no, non che se ne sia andata di nuovo è solo che io ci penso di nuovo.

-Io vado via perché mi accorgo che ti limito- mi disse, due anni, anzi due secondi fa, ed io:

-ma che dici, io ero già limitato, sono sempre stato limitato, non è mica colpa tua-.

Ma lei non ha voluto parlarne, aveva il taxi sotto casa e il tassametro che correva…, ma se non poteva farlo correre lei che era tassista chi poteva farlo?

Da quel giorno decisi che l’unico modo per combattere il dolore era impedire che circolasse nel corpo. Avevo letto su una rivista, mentre sedevo, comodo, nella sala d’attesa del dentista, di uno sciamano che sosteneva: -il dolore è come un fluido che scorre nelle vene e che pian piano tocca tutto il corpo.-

Può sembrare una stupidaggine, ma provate a dare una botta, per alleviare il dolore basta stringere forte il punto dell’impatto, bè anche per il tipo di dolore che provo dovrebbe funzionare, in fondo è lo stesso, passa sempre per le stesse vie, no?

Così ho preso l’abitudine di sedermi sul divano, per lunghe ore, con le ginocchia piegate e ben raccolte al petto e la testa tra le mani, stringendo forte.

Il tutto per evitare che il sangue ed il dolore arrivino al cervello, a volte ci riesco, a volte no, a volte stringo così forte da  svenire.

Ora però sono stufo, voglio andarmene fuori da questa casa e lontano dal suo divano, comodo divano.

La macchina viaggia alla grande, il terzo pedale è la frizione mi sono ricordato, e le marce sono abbastanza semplici da manovrare.

Ho deciso che troverò il suo taxi, sono due anni che telefono chiedendo di Lei e due anni che mi dicono che non possono mandarmi un autista in particolare.

Ha cambiato casa, cambiato cellulare, non mi meraviglierei se avesse cambiato anche sesso, anche se questo renderebbe una sua riconquista da parte mia ancor più complessa.

Vago per ore, ogni auto gialla o bianca diventa una mia potenziale preda, le inseguo, le affianco, le scruto, sino a che, dopo tre ore di ricerche, la vedo, o meglio vedo il numero del suo taxi, quello è rimasto uguale, almeno spero.

Tento di raggiungerla, guida che sembra Prost, alla fine le sono a un passo, intravedo un po’ di capelli e un cm di pelle del suo braccio.

Comincio a strombazzare, ma lei niente, mi sporgo dall’auto, ma ancora niente, stavolta sono davvero a mezzo cm dal suo finestrino e la vedo.

E’ seduta, sul sedile del suo taxi, con le gambe raccolte al petto e una mano premuta sulla testa, non so come faccia a manovrare i pedali, forse nemmeno se ne cura, o forse è una macchina speciale, fatto sta che se ne sta seduta, comoda, come me sul divano, per paura che il dolore le entri in circolo, forse due anni sono davvero pochi per entrambi, o forse è solo che il suo tassametro ha continuato a correre e nessuno si è più offerto di pagarle il conto.

Rolfo mi aspetta in casa, ha messo su Megadeath a uno stereo e Portishead all’altro, dissonanze assolute, sa che avrò bisogno di un’aspirina con Cola, magari doppia, magari ci aggiungo pure un pezzo di Lou Reed.