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Il tempo passa per tutti, per qualcuno è una foglia, per altri un incudine
 
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L’Ultimo viaggio di Kirk

 

 

Il tempo passa per tutti, per qualcuno è una foglia, per altri un’ incudine.

 

-Buona! Va bene così, era l’ultima, ora tutti qui e mi raccomando riempite bene i bicchieri -

-Ehilà capitano, vieni qui, al centro, fatti abbracciare vecchio lupo spaziale-

 

La troupe rideva, qualcuno commosso per la circostanza chiese al trucco un po’ di lacrime finte da sfoggiare,

-non si sa mai- pensavano, -potrebbero star cercando qualcuno per una scena drammatica.

 

Poi avanti col brindisi.

 Spoke” in un angolo a parlare al telefono, sembrava dissociarsi da quel fastidioso commiato, o forse come mormorò qualcuno era solo infastidito dalle sue orecchie a punta che con quel maledetto apparecchio acustico, che indossava ormai da tempo, non andavano proprio d’accordo.

Kirk invece, nella sua tuta, ormai taglia 52 si piazzò al centro della scena e con fare solenne, alzando il bicchiere colmo di frizzante liquido esclamò:

-spazio, ultima frontiera, questi sono i viaggi, pardon, sono stati i viaggi delle nave spaziale “Enterpraise”, la sua missione è stata quella di esplorare nuovi sconosciuti mondi, per giungere lì dove nessun uomo è mai giunto prima”, poi, con una punta di commozione,

-Qui capitano Kirk a plancia… Cin Cin-.

Ci fu un applauso lungo, anche il “vulcanico” dottore applaudì, doveva aver intuito qualcosa di quello che era stato detto e ora pareva meno distante.

Seguirono strette di mano, baci, abbracci, pacche sulle spalle, mani sulle pacche, promesse, arrivederci qualche lacrima e poi tutti a casa, uscendo composti come alla fine di una funzione religiosa.

Nel grosso capannone di avveniristico allestimento, rimasero solo i tecnici, a tirar giù le luci, ad arrotolare cavi, a spogliare letteralmente quella bella donna spaziale che tante volte era stata in grado di brillare più delle stelle incontrate sul suo cammino.

Ma sul fondo dell’hangar un uomo grassoccio e con un fantastico tutino rosso camminava fumando nervosamente, e tra sé e sé borbottava:

 

-diario del capitano, impegni per domani: ore 9 passare per la costellazione Grandi Magazzini a comprare salsicce per barbecue; ore 11 contattare alleati per fissare l’appuntamento.

Andò avanti così senza sosta, fumando una dietro l’altro le sue starsailor light, fino a quando un ragazzetto robusto, con una chiave inglese stretta in pugno non gli disse:

-Signore, mi scusi, ma dobbiamo chiudere, qui abbiamo smontato tutto-.

“Signore”pensò Kirk, non “Capitano”?!

-ma come, dieci anni che mi faccio un culo così su e giù per l’universo e questo manco mi chiama Capitano?!!-,

Ma nell’atto di portare la sua fumosa compagna alla bocca, scoprì con immenso stupore che non aveva più la mano con la quale la reggeva, eppure la starsailor rimaneva lì, sospesa a mezz’aria, e poi lui se la sentiva quella mano, era la stessa con la quale con piglio deciso, gettando un’occhiatina alla navigatrice dalle minigonne mozzafiato, aveva mille volte puntato l’indice esclamando: -energia-.

Uscì dal grande studio e, a passi rapidi, raggiunse la sua Chevrolet del 65, mise la chiave nella serratura e vide che anche l’altra mano non era più visibile, il custode del parcheggio gli si fece incontro per salutarlo, e Kirk nonostante la mano protesa dell’uomo, fece solo un cenno del capo, o del capitano(per fare dell’umorismo spaziale).

 

Diario del capitano: sto tornando a casa, sulla 53^ poco traffico, non ritrovo le mie mani, so che sono al loro posto, ma non le vedo, deve essere uno dei soliti trucchi di quei maledetti Klingon-

 

e detto questo entrambe le gambe sparirono.

Arrivò a casa e Mark il vicino, nonché suo primo fan, invece del solito: “ben atterrato capitano”, gli rivolse un “Ciao” algido come un ghiacciolo.

Kirk, o meglio quello che restava di lui, ossia la testa e il busto fino all’ombelico, entrò in casa, rivolse uno sguardo al soggiorno mai così vuoto, e pensò che forse sarebbe stato il caso di spostare il barbecue di addio a quando si sarebbe sentito meno a pezzi; di conseguenza aggiornò nuovamente il suo taccuino di viaggio.

 

Diario del Capitano: I Klingon la stanno facendo davvero grossa, mi rimane la testa e un po’ di busto, fortunatamente essendomi sparito il basso ventre mi sento meno grasso, ma c’è qualcosa che mi preoccupa, credo sia necessario chiamare il Dottor Scott.

 

Presa l’agendina la sfogliò con le sue invisibili mani, compose il numero con le invisibili dita e attese:

-Pronto?- rispose una voce femminile

-sono Kirk-

-Kirk chi?- disse la donna

-Pazzesco- pensò il capitano mentre un pezzo di villoso petto spaziale spariva.

-Bando ai convenevoli, devo parlare col Dottor Scott, priorità assoluta-

-Qui non c’è nessun Dottor Scott, buona giornata- e attaccò il telefono bruscamente.

- Lo dicevo che non è mai riuscito ad entrare nella parte- concluse Kirk, sempre più solo nella sua plancia domestica.

 

Progressivamente fu intrappolato in una gabbia di malinconia, il telefono di solito incessante colonna sonora dei suoi rari momenti a casa, era ora muto, di tanto in tanto lo alzava per vedere se funzionasse, e funzionava a meraviglia.

Non gli rimaneva che accendere la Tv; saltando di canale in canale vide la sua nave, la riconosceva, bella, maestosa, indistruttibile…, poi partì la solita voce, e a seguire un’inquadratura di lui al posto di comando.

Sorrise, era una delle ultime puntate che aveva girato, si sentì meglio e col braccio e la mano destra ora ben visibili si riavviò i pochi capelli, che in quella circostanza non gli parvero poi così pochi.

 

Passò una settimana, il telefono continuò ad essere silenzioso, le ultime puntate erano ormai state trasmesse, e Kirk era nuovamente depresso, né Scott, Spoke  si erano degnati di fare una telefonata o magari una visita, e lui per ruolo non poteva certo fare il primo passo, poi a dire il vero nemmeno gli andava tanto di dover urlare tutto il tempo per farsi sentire da “orecchie a punta”(come lui chiamava Spoke), o di sentire le insulse battute di Scott.

In quella settimana aggiornò più volte il suo Diario, in particolare annotò di quando un pomeriggio, decisosi ad uscire s’accorse che nessuno si curava di lui, ma non per quanto riguarda richieste di autografi, foto e strette di mano da parte dei fan, no, la gente, le persone per strada non si accorgevano proprio della sua presenza, gli urtarono contro decine di tizi e tutti assumevano poi un’espressione sbigottita e sorpresa, come di chi si fosse appena scontrato con un muro invisibile, e tale Kirk era diventato per tutti.

Poi passeggiando per la 78^, all’angolo con Planet street si fermò davanti alla vetrina di un negozio di apparecchiature elettriche e video: stereo, tv, telecamere, videocassette, e come spesso accadeva ce ne era una puntata verso i passanti che si fermavano ad osservare le merci.

Con sgomento Kirk si vide nella tv collegata ad una di quelle telecamere, e lo videro anche gli altri passanti che piano piano si accalcarono.

Sulle prime credettero fosse un programma tv, ma poi vedendosi essi stessi nello schermo, con affianco niente meno che il Capitano Kirk, presero a guardarsi intorno.

-sono qui, mi vedete?mi vedete?- diceva, ma nessuno lo vedeva e nemmeno lo sentiva.

Finì che le persone credettero fosse un trucco di quella diavoleria elettrica ultimo modello.

Risultato: il proprietari del negozio ne vendette 10 quel giorno e per tutta la settimana successiva, messo al corrente della vicenda, tesse le lodi delle sue stratecnologiche telecamere.

 

Kirk, prese ad essere sempre più depresso, era sì invisibile, ma il suo stomaco che si dilatava lo sentiva, ne percepiva la consistenza e la mole, così come percepiva che ormai fuori dal set, non esisteva più.

-è questo il sortilegio dei Klingon- esclamò con fermezza, e il piglio del Capitano gli fece poi affermare:-ed io li vincerò ancora una volta-.

Doveva solo trovare il mezzo, si mise a riflettere, rigirando tra le invisibili dita la sua mini-ricetrasmittente stellare, che però sulla terra era buona solo a fermare le carte, poi ebbe l’illuminazione che prontamente annotò

 

Diario del capitano: coordinate spaziali: sono all’interno della cucina, sospetto che i Klingon mi spiino dal barattolo dei biscotti secchi, ma non voglio far capire loro che li ho scoperti, aggirò con circospezione.

Spoke, Scott e tutti gli altri sono stati presi dal nemico, è l’unica spiegazione plausibile.

Ho appurato che a causa della macchinazione extraterrestre, la mia visibilità è subordinata alla presenza di telecamere su di me o cmq sul fatto che io sia in qualche modo in tv, agirò di conseguenza.

 

Indossò di corsa la tutina rossa appuntando tutti i gradi che aveva accumulato in 10 anni di servizio, anche se nessuno l’avrebbe notato; uscì dalla “base domestica” e si recò in centro a piedi, ancora una volta il forno a microonde che tentava di usare come teletrasporto fece cilecca, ma non si perse d’animo.

Giunse al negozio davanti al quale si era verificato l’episodio della telecamera e vi entrò.

Il problema era essere visto e ascoltato, si rese conto che non poteva comprare nulla in maniera tradizionale; era costretto, era questione di sopravvivenza, doveva rubare ciò che gli serviva,

-questione di massima priorità- si ripeteva, stretto nella divisa troppo stretta.

-Quando tutto sarà risolto pagherò il mio debito-.

Di corsa con la refurtiva sotto braccio tornò a casa, immediatamente, tolto il tempo necessario per sbottonarsi la tuta che lo stava soffocando, si avvicinò alla tv,  e inginocchiatosi, inserì i nastri rubati al negozio nel videoregistratore.

Il capitano in tutta la sua consistenza si rifletté nella finestra, poteva vedersi  finalmente, era invecchiato più di quanto immaginasse, ma aveva vinto, i Klingon erano stati sconfitti e i suoi liberati.

Pochi istanti e poi dalla Tv una voce, familiare, quasi affettuosa,

………………………

 

 

 

Spizio, ultima dentiera, questo è l’ultimo viaggio del Capitano Kirk e della sua astronave stellare.

 

Dalla televisione della stanza n. 252 della casa di riposo “Stelle cadenti”, giungevano le note dei titoli di coda dell’ennesima puntata registrata di Star trek, la droga quotidiana del capitano.

Gli infermieri entrati per portare il pasto trovarono  il frigorifero dove erano conservate le medicine aperto, lui invece era seduto in poltrona, con gli occhi chiusi, la mano sinistra stretta in pugno senza più forza, e la destra con l’indice ancora teso in avanti.

Quello fu davvero l’ultimo viaggio di Kirk, ma qualcuno nella casa di riposo racconta che non sia morto, dicono che sul finire abbia esclamato:

-energia, e si sia tele-trasportato sull’Enterprise per esplorare altri nuovi e sconosciuti mondi, dove nessun uomo era mai giunto prima.

 

Diario del Capitano:

Sistema Atemporus, 10000 anni luce dalla terra. Il tempo passa per tutti,  per alcuni è una foglia per altri un’ incudine, per me è un gioco io sono Kirk signori, il Capitano Kirk e poi…che  posto assurdo il frigorifero per piazzarci un tele-trasporto.