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Test telescopio Zeiss APQ130


 

INTRODUZIONE

Zeiss, un nome, una garanzia ottica che si tramanda fino alla notte dei tempi! Qualsiasi elemento ottico prodotto da questo fabbricante, qualsivoglia dalle lenti a contatto agli osservatori astronomici, è sinonimo di qualità assoluta.

L’oggetto in prova è un rifrattore apocromatico da 130mm e 1000mm di focale denominato APQ130.

Si sta parlando di un tubo ottico prodotto in soli 250 esemplari in tutto il mondo, commercializzato in Italia alla cifra di 22 milioni delle vecchie lire nel 2001.

 

ASPETTO ESTERNO

Tentare di descriverlo non farebbe giustizia alla perfezione con la quale si presenta questo tubo ottico; pulito ma spartano, grande ma con un’impressione di compattezza per avere un metro di focale e con quel fuocheggiatore che… Mamma mia! Mi basta vedere la raffinatezza delle serigrafie di riferimento sia sul comando dell’elicoide che sul tubo di focheggiatura (quest’ultima riassume l’estrazione del fuoco in centimetri).

 

 

Il cercatore è montato a sbalzo con un solo braccetto; tale braccetto può ruotare assialmente attorno al tubo ed essere così posizionato a piacimento dell’osservatore (a destra, a sinistra, sotto...).

La slitta a coda di rondine è fissata direttamente sul tubo e tramite un adattatore dedicato è compatibile con l’attacco Vixen SP, GP ecc.

A corredo del tubo ottico viene fornita la sola fascia di ritegno per la montatura e il diagonale a specchio marchiato Baader Planetarium ma “powered” by Carl Zeiss.

 

OTTICA

L’ottica dello Zeiss APQ si avvale di un tripletto apocromatico, 3 elementi in un solo gruppo, una soluzione che al giorno d’oggi è poco diffusa negli strumenti amatoriali; una soluzione analoga la utilizza anche Astro-Physics.

Secondo quanto dichiarato dal Costruttore queste lenti dovrebbero essere lavorate al valore record di 1/29 lambda PTV, un motivo di ulteriore prestigio.

Il trattamento antiriflessi è mozzafiato, non vi è nessuna parentela tra questo trattamento e il T * (leggi T-Star) utilizzato dalla casa tedesca per i suoi obiettivi fotografici.

All’interno del tubo vi sono 2 diaframmi a lama di rasoio.

La messa a fuoco si basa su un robustissimo fuocheggiatore con comando a elicoide che supporta accessori da 50,8mm.

La corsa superiore a 50mm consente la messa a fuoco con e senza il diagonale.

 

MONTATURA

Lo strumento in prova era installato su una montatura alla tedesca Vixen GP-DX, un supporto che personalmente ritengo sottodimensionato qualora si intendesse effettuare osservazioni ad alta risoluzione o, peggio, fotografia.

 

LA PROVA IN SINTESI

 

Condizioni della serata:

 

Temperatura:                        +16°C (prima serata)

                                               +18°C (seconda serata per Luna)

Vento:                                    Leggera brezza

Seeing (Antoniadi):              III

Trasparenza atmosferica:   Molto Buona

Luna:                                      Nuova (prima serata)

                                               Sesto giorno (seconda serata)

 

Star test

 

Aberrazione sferica                         Assente

Aberrazione cromatica                   Assente a fuoco, leggera traccia viola in extrafocale

Coma                                                Assente

Tensioni                                            Assenti

Astigmatismo                                   Assente

 

Lo star test è stato eseguito osservando più stelle dapprima con un oculare OR6 poi con Barlow dedicata (Baader Zeiss) 2x.

Lo star test non ha evidenziato nessuna aberrazione di rilievo, il cromatismo era corretto anche se qualche purista potrebbe avere da ridire su una traccia di colore spurio in extrafocale, peraltro assolutamente ininfluente sull’immagine finale

Personalmente l’APQ130 è un vero apocromatico.

 

LA PROVA SUL CAMPO

 

Il comando di messa a fuoco ricorda molto gli obiettivi fotografici prodotti dalla stessa Zeiss: è fluido, senza scatti ma è più duro di quanto ci si aspetterebbe, specie se al fuoco abbiamo installato qualche accessorio pesante (nel nostro caso un diagonale da 2”) e nel tentativo di eseguire un fuoco fine le vibrazioni si sprecano.

Non fraintendiamo, il comando è precisissimo ed esente da backlash e image-shift ma la forza richiesta costringe la mano ad una posizione poco naturale e mette in crisi la montatura (che già aveva il suo bel da fare a reggere un tubo che non propriamente è una libellula…).

Il cercatore non brilla per qualità in quanto già ad un terzo del campo le stelle sono già intaccate dalle aberrazioni extrassiali, piuttosto è bellissimo il riquadro inciso che sostituisce la solita croce; insolito infine il sistema di allineamento basato su 4 viti e non 3.

Il primo oggetto ad essere puntato è stato Giove, praticamente all’imbrunire.

Subito si apprezza la perfetta acromaticità dell’ottica, il disco del pianeta è scolpito su un fondo cielo impeccabilmente nero.

Curiosamente lo strumento è molto sensibile alla turbolenza atmosferica tanto che per più di una volta mi è sembrato di osservare con il mio 10”; l’immagine di Giove era quasi abbagliante, luminosissima (segno che questo Apo trasmette proprio tutta la luce che prende…) ma mi aspettavo un pizzico di contrasto in più e soprattutto la sensibilità alla turbolenza degna di un 5” e non di un 10…

Negli attimi di calma la visione delle bande è entusiasmante da come sono minuti i dettagli mostrati ma basta una leggera oscillazione e sparisce tutto, si inizia a dubitare della messa a fuoco, si rifocheggia, Giove OK ma dopo un pugno di secondi si è al punto di partenza e con la vista impastata!

Il massimo ingrandimento della serata è stato di 332x, ottenuti tramite Barlow 2x + oculare OR6mm.

Sebbene sia lontanissima da limite ottico di un rifrattore da 130mm, Epsilon Lyrae è sempre un bel vedere, specie con le centriche che ci passa questo Zeiss, a 200x (oculare OR10 + Barlow 2x) è semplicemente fantastica, indescrivibile.

Il test si è concluso con M13, perfettamente risolto già a 100x.

 

Luna (seconda serata)

Se osservata a basso ingrandimento la Luna non è nulla di più di quanto appare in altri strumenti più commerciali, tipo gli SCT da 8”, con la sola variante che qui ci si può anche allontanare dall’oculare senza intravedere la fastidiosa “macchia cieca” del secondario…

L’immagine lunare è molto secca e contrastata e non vi è alcuna traccia di residuo cromatico.

Lo spettacolo aumenta in modo esponenziale con l’aumentare degli ingrandimenti; anche nelle osservazioni lunari ho lamentato la notevole sensibilità alla turbolenza ma in questo caso vista la nitidezza dei dettagli non mi ha infastidito come in precedenza.

Già a 166x (oculare OR6mm) l’immagine è eccellente ma non è assolutamente nulla a confronto che quello che si inizia ad osservare una volta passato il “muro” dei 200x (oculare OR10mm + Barlow Zeiss 2x) e a 250x (oculare OR4mm). Sono state scandagliate tutte le formazioni lunari in prossimità del terminatore ed anche altre più in luce; ho iniziato ad osservare la zona di Pons/Sacrobosco alla caccia di un domo (che l’anno scorso mi ha fatto diventare matto, N.d.A.), per passare a Menelaus (visibile un domo bisected nonostante il terminatore sfavorevole), Posidonius, Artistoteles, Eudoxius e soprattutto lei, la star della serata, la rima Ariadeus, che ha pure svolto il ruolo di pietra di paragone con quanto offriva un ottimo C8.

Sebbene quanto offerto dal catadiottrico non è stato per nulla disprezzabile, lo Zeiss era superiore sia in nitidezza che in dettaglio; inoltre osservare con questo apocromatico è molto più riposante per l’occhio.

Se questo strumento mi ha stupito sopra i 200x, dopo i 300 è letteralmente “entrato il turbo”; è stata dapprima utilizzata una fluorite Barlow in combinazione 2.5x con un 8mm (312x) mentre con il “solito” Abbe da 6mm si è raggiunto il valore di 416x.

Per farla breve, dove tanti altri telescopi sono finiti da una vita, questo letteralmente esplode.

Passare la rima Ariadeus ad oltre 400x trasmette un’emozione che non si dimentica tanto presto! I dettagli erano ancora secchissimi (le 2 scarpate con il fondo del crepaccio sono a portata di mano!), mai confusi e neppure il calo di luminosità tipico di quando si spinge forte era evidente. Si pensi che la stessa rima Ariadeus “sfocia” in una piccola radura a ridosso del mare Tranquillitatis; ebbene riuscivo a scorgere i dettagli di una minuscola collinetta che si erge da in quella “pozzanghera”!

Superflua l’osservazione dell’interno dei crateri Aristoteles ed Eudoxius, non fatelo mai con questo strumento se siete cardiopatici…

 

P.S.: Un plauso lo devo fare anche alla serie di oculari ortoscopici Zeiss utilizzata per provare lo strumento, che sembrano “calzare a pennello” se utilizzati con l’APQ. Il loro rendimento è il tipico dell’OR con schema Abbe (poco campo ma non distorto e ben corretto anche al bordo) ma con una marcia in più per quanto riguarda l’estrazione pupillare, inavvicinabile se comparata ai comuni OR giapponesi (mediamente il 6mm Zeiss “estrae” qualcosa in più del mio 9mm Unitron).

 

CONCLUSIONI

Iniziamo dalla nota più dolente: il costo. Il prestigio di un blasone gloriosissimo, la costruzione in numero limitato e una lavorazione senza compromessi si pagano profumatamente, con tal cifra (considerando che oltre al tubo ottico serva anche una montatura e un corredo di oculari) si acquista senza problemi un’autovettura di segmento B ottimamente accessoriata, si arreda parte di un appartamento, si acquista un box, si mantiene un famiglia per diversi mesi…

Visto che mediamente l’astronomia è vissuta dalla maggior parte dei praticanti come un hobby è eticamente azzardato spendere così tanto per uno strumento ma qualora si possa puntare ad una tipologia di investimento differente dal solito questo Zeiss potrebbe fare al caso vostro in quando ha un deprezzamento irrisorio, anzi non si esclude una consistente rivalutazione negli anni a causa del numero limitatissimo di esemplari e dell’unicità del progetto.

Per quanto riguarda la qualità del prodotto è tutto ineccepibile; nessun telescopio è fatto come questo e probabilmente nessun rifrattore analogo può sperare di tornare vincitore se sulla sia strada incontra uno Zeiss APQ130!

 

La carta d’identità:

 

Marca/Modello

Zeiss APQ130

Costruzione

Germania

Schema ottico

Rifrattore a tripletto apocromatico

Diametro

130

Lunghezza focale

1000

Ostruzione

zero

Cercatore

10x50

Oculari in dotazione

Nessuno

Altri accessori

Diagonale a specchio, fascia per montatura

Peso Kg

11,5

Importatore per l’Italia

I telescopi Zeiss erano importati da Unitron Italia S.p.A. Il modello è fuori produzione

 

Pregi

Prestazioni mozzafiato in alta risoluzione

Costruzione robusta

Finiture al top

Fuocheggiatore robustissimo

Potenziale rivalutazione nel tempo

 

Difetti

Peso elevato

Prezzo folle

Il fuocheggiatore richiede una certa malizia

Sensibilità alla turbolenza atmosferica


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