I racconti veri
ossia
Fatti di cronaca realmente accaduti.
'); //-->Mi sento in dovere di ringraziare chi mi ha dato il consenso a pubblicare questi racconti: Luigi Macoschi, presidente nazionale della LAN (Lega Antivivisezionista Nazionale).
Sono solo alcuni racconti tratti da un suo libro. I proventi della vendita di questo libro è interamente versato a favore dei canili nazionali.Un cuore su quattro zampe
Gli ultimi fatti di cronaca hanno messo in cattiva luce il più fedele amico dell'essere umano: il cane.
Alcuni episodi presi in qua e in la dal libro non sono altro che un piccolo esempio di cosa fanno questi quadrupedi.
Un Rocky milanese
Il 21 gennaio del '51 di buon mattino, un cascinale di Olgiate Olona (Milano), viene avvolto dalle fiamme. I contadini miracolosamente si salvano, quando sull'aia echeggia un urlo e una mamma si lancia verso il rogo, trattenuta a stento da coloro che ormai sono convinti che non c'è più niente da fare.
Qualcuno però non rimane insensibile alle grida di dolore e si lancia tra le fiamme: è il grosso cane pastore che fino a allora si era aggirato nel cortile uggiolando penosamente. Evidentemente l'invocazione disperata della madre lo aveva fatto decidere.
Attraverso la densa cortina di fumo il cane avanza verso la camera del bimbo ancora non totalmente invasa dalle fiamme. Il bimbo dormiva placidamente, ignaro della catastrofe. Il cane allora mobilita tutta la sua intelligenza, abbaia furiosamente, gratta la rozza spalliera del letto.
Il bimbo si sveglia di soprassalto, si rende conto del pericolo e tossendo e lacrimando riesce ad uscire e sua madre lo accoglie piangendo non più di disperazione, ma di gioia.
Il cane ha cercato di seguire il padroncino, ma per lui il denso fumo è fatale, si era già mezzo intossicato durante il viaggio di andata e non riesce a raggiungere l'uscita. Sull'aia i contadini lo attendono invano, lo troveranno più tardi, carbonizzato, i pompieri di Busto Arsizio.
Muore per difendere il suo padrone da una rapina
A Triggiano, provincia di Bari, nel luglio '84 il Sig. Procaccio di 52 anni chiude il distributore di benzina dì cui è gestore. Verifica gli impianti, le luci, chiude le porte, seguito sempre dai suoi due cani: Bianchina, una lupa impura e Willy, uno stupendo pastore tedesco. Improvvisamente si presenta un giovane col volto coperto che punta una pistola. Non c'è bisognò di spiegazioni, Procaccio intuisce che si tratta di una rapina, una cosa che tutti i benzinai temono. Non ha parole per reagire, i cani sono fermi accanto a lui in attesa di ordini. Poi ad un tratto Procaccio reagisce:
"che cosa vuoi", grida al rapinatore, "l'incasso l'ho già consegnato, e ho soltanto pochi spiccioli. Vattene, non ti denuncerò. I cani sono cattivi, se ti azzardi a fare ancora un passo verso di me ti salteranno addosso".
In realtà è tutto un bluff. Bianchina e Willy sono sempre stati cani tranquilli, in quanto all'incasso è tutto nel portafoglio e quella sera è particolarmente abbondante perché è la fine del mese e molti clienti ne hanno approfittato per saldare il loro conto. Ma il pensiero di lasciare la famiglia senza risorse per tutto un mese lo fa agire d'istinto.
Si è messo a gridare, a fuggire. Il rapinatore lo insegue gridando
"fermati o ti sparo", sembra drogato, infine lo raggiunge e minaccia:
"ora ti ammazzo".
Il benzinaio si sente svenire, pensa "per me è finita, ora mi uccide" e chiude gli occhi, ode lo sparo e sente un peso caldo e morbido che gli cade addosso.
Quando riapre gli occhi vede il ladro che fugge e sente l'odore penetrante del sangue, ma non il suo, quello della cagna, di Bianchina, che generosamente si è slanciata contro l'assalitore con una prestazione atletica che sembrava fuori dalla sua portata; ma l'amore per il padrone fa fare questo ed altro.
Willy, lui, è rimasto composto. Ma non c'è da biasimare: è stato abituato, per rispetto dei clienti, ad agire solo dietro gli ordini del padrone e il padrone nella confusione non gli ha ordinato di attaccare.
Poi c'è il commovente addio di Willy alla sua compagna addii dolorosi come sono quelli tra uomini. Mugolii interrogativi con due occhi che sembrano dire: "ma fai qualcosa per salvarla" .... e poi,
quando è seppellita, non trova pace altro che sulla sua tomba.
Graziosa ragazza salvata da due randagi
Due simpatici cani randagi hanno salvato una graziosa turista francese da uno scippo, I fatti si sono svolti il 23 marzo 1983 a Firenze, in un parco cittadino. Eccone il racconto:
"Mentre ero seduta su una panchina del giardino, intenta a consumare una modesta colazione, si sono avvicinati due cani che hanno subito mostrato di gradire quanto offrivo loro. Avevano fame e ho finito per dar loro tutta la mia colazione. Mentre giocherellavo con le bestiole, un giovane in moto è arrivato alle mie spalle e mi ha strappato dì mano la borsa. I due cani, che forse avevano intuito il gesto, hanno lasciato il cibo e sì sono avventati sul ladruncolo mettendolo in fuga dandomi il modo di recuperare la borsa".Muore per le ustioni riportate per salvare un bimbo
In una casa di Baltia (Brasile), nell'estate del '52, scoppia, di giorno, un incendio. In una camera dorme ignaro un bimbo; ma il grosso "lupo" veglia e trascina il padroncino sul davanzale della finestra. Poi gli si accuccia sopra per proteggerlo dalle fiamme. In tale posizione lo trovano i pompieri.
Il bimbo sopravvive, ma per il cane, che per non essersi mosso da quella posizione è tutta una piaga, non c'è niente da fare e poco dopo muore.
Randagio salva il bimbo che lo ha accarezzato
L'istinto del cane di aiutare l'uomo è spontaneo: ne è testimone il ragazzo salvato dal fiume da un cane randagio al quale aveva fatto qualche carezza. A Casalecchio di Reno, un paese alla periferia di Bologna, otto ragazzini dai nove ai dodici anni decidono di fare una gita al fiume per pescare e fare il bagno. Giunti al fiume, nonostante la corrente sia piuttosto forte a causa delle continue piogge cadute nei giorni precedenti, si inoltrano in acqua. Prima di entrarvi uno di loro, Luciano Reni, di dodici anni, si ferma a giocare con un cane randagio dal pelo bianco e marrone che si trova sulla riva. Poi anche Luciano dopo un'ultima carezza al suo nuovo amico, si avventura nella fortissima corrente. Improvvisamente la spinta delle acque sulle gambe dei ragazzi si fa più forte e uno alla volta verranno trascinati verso il centro del fiume. Cinque di loro non possono resistere alla violenza dell'acqua e sono trascinati a valle verso un tragico destino, gli altri tre invece riescono a tenersi vicino alla riva. Due riescono a risalire da soli, ma Luciano rimane come inchiodato dalla corrente.
Allora il cane randagio, che Luciano ha accarezzato, si lancia nel fiume e Luciano, aggrappatosi alle zampe posteriori della bestia, riesce a mettersi in salvo.
Il cane a protezione degli anziani
Queste storie, nella loro commovente ripetitività, sono molto più numerose di quanto non si creda tant'è vero che è stato istituito un premio "Fedeltà del cane" a San Rocco, un paesino sulle alture di Camogli nella riviera di Levante, dove ogni anno tante storie di questo genere vengono ricordate.
Tra le tante spiccano quelle in cui i cani sono stati preziosi per le
persone anziane, non solo perché riempiono di affetto la solitudine causata dal continuo impegno dei giovani, ma anche perché li costringono a un pò di moto, dando loro una ragione di vita, li rendono più resistenti a tutti i mali aggravati da una vita monotona e senza senso e spesso sono di aiuto come perfetti guardamalati che instancabilmente vegliano sul loro padrone-idolo e danno l'allarme quando, altrimenti, nessuno potrebbe intervenire.
In considerazione di ciò il comune dì Milano si è fatto promotore di una iniziativa che mira a dare a tutti gli anziani che lo desiderano la compagnia di un cane, salvando quest'ultimo dalla triste sorte che di solito lo attende nel canile municipale e offrendo una ragione di vita a una persona generalmente sola.
..... e qualcuno torna a casaCane smarrito torna a casa dopo tre anni
"La Stampa" del 15/3/83 riporta:
Un barboncino che era stato perduto tre anni fa a Sant'Agata di Militello è tornato nella casa dei suoi padroni a Palermo. La vicenda ha dell'incredibile tenuto conto che tra i due centri c'è una distanza di 1400 chilometri.
L'8 agosto del 1980 il maresciallo dei carabinieri Felice de Leo partiva in macchina da Palermo diretto a Bari portando con sé il barboncino Dìck. Durante una sosta a Sant'Agata il cane spariva, ma della scomparsa il padrone si accorgeva soltanto a Messina al momento di prendere il traghetto. Il maresciallo tornava indietro, ma nonostante le ricerche condotte per due giorni, del barboncino non veniva trovata traccia.
L'altra mattina (il 13/3/83), mentre il sottufficiale usciva di casa assieme alla moglie per recarsi al lavoro, ha visto il cane che ha subito risposto al richiamo. Dopo la visita del veterinario Dick è stato condotto a casa e subito si è rifugiato sotto un mobile dove prima era sistemata la sua cuccia.
Dove ha vissuto l'animale in questi tre anni? Chi gli ha dato da
mangiare? Com'è riuscito a sfuggire agli accalappiacani che quasi certamente gli hanno dato la caccia?
"Non siamo in grado di dare una risposta", ha detto il maresciallo De Leo.
"Quando io e mia moglie abbiamo visto il nostro Dick siamo stati presi dalla commozione".
Il cane appariva sporco e dimagrito. Probabilmene era stato anche
picchiato. Per raggiungere Palermo da Sant'Agata di Militello dov'era stato smarrito ha dovuto percorrere centinaia di chilometri con il rischio di finire sotto le automobili. Alla fine ha trovato la casa del suo padrone.
L'episodio non ha bisogno di commenti, ma per quanto sia meravigliosa la storia, se ne ricorda una ancora più fantastica.
Percorre 200 chilometri per ritrovare il suo padrone che lo
aveva abbandonato
Un altro caso di cane che ritorna a casa è riportato dal "Tirreno" del 25/9/79. Il cane è stato abbandonato a 200 chilometri da Viareggio dal padrone che voleva disfarsene, ma dopo 15 giorni è ritornato a casa. Allora il padrone per ricompensarlo della sua dedizione lo ha portato ai macelli (ma guardate che tipo dì uomini ci sono) dove c e una "camera a gas" per l'eliminazione degli animali. Il guardiano al quale l'animale è stato consegnato con queste parole:
"pensaci tu, io non so come disfarmene" non ha avuto il coraggio di ucciderlo e lo ha affidato a gente caritatevole che si è premurata di trovare una persona più degna che intendesse trasferire a sé la grande forza di attaccamento che il cane dimostrava.
Ma il caso più clamoroso di un cane che ritorna dal padrone e
che ha
commosso l'America intera è accaduto qualche anno fa negli
Stati Uniti:
Traversa l'America da costa a costa per raggiungere il che lo ama
Un elettricista di San Francisco, accompagnato dal suo cane,
prese il treno per New York, cioè si spostò dalla costa del Pacifico alla costa atlantica.
All'arrivo il cane si smarrì. Per otto giorni l'elettricista lo cercò disperatamente, poi con la morte nel cuore riprese l'aereo per San
Francisco.
Dopo cinque mesi il cane riapparve al suo fianco. La cosa era tanto meravigliosa che la società protettrice degli animali della California volle indagare più a fondo sull'avvenimento e con l'aiuto dì giornali e TV lanciò un appello federale sollecitando la testimonianza di tutti coloro che avevano potuto trovarsi in contatto con il cane la cui foto venne largamente diffusa. Si venne così a ricostruire il tragitto seguito dall'animale.
Da New York era risalito al Canada dove venne raccolto da una
famiglia. Là era rimasto qualche giorno, poi ridiscese a sud-ovest, passando da casa in casa, facendosi nutrire e riprendendo quindi le forze necessarie per continuare il viaggio. In tal modo percorse migliaia e migliaia di chilometri. Non si sa come abbia fatto ad orientarsi, dato che aveva fatto il viaggio dì andata in treno e probabilmente non si saprà mai rispondere a questa domanda:
Solo l'amore che il cane nutriva per il suo padrone e il bisogno di ritrovarlo gli avevano fatto vincere tutte le avversità.
......... e in più........
Da dieci giorni attende la morte davanti alla tomba della padrona
I cani di cui abbiamo parlato sono fortunati perché hanno
ritrovato i loro padroni, in altri casi ciò non è possibile e sono inconsolabili. "La Nazione" del 7/10/81 riporta questo episodio:
Un giovane pastore tedesco rifiuta di mangiare e non si muove "
Aveva fatto per anni compagnia alla signorina Annina. Non potrà
resistere per molto.
Il cane, un bel pastore tedesco, è stato il compagno affettuoso
dei due ultimi anni di vita della anziana signorina Annina che lo aveva educato con affetto e fermezza. Il cane l'accompagnava sempre, aspettava la padrona fuori dai negozi e fuori dal cimitero quando andava a visitare i suoi defunti e non accettava cibo da estranei. Quando ha accompagnato la sua padrona nell'ultimo
viaggio si è fermato accanto al portale del cimitero come al
solito e lì è cominciata la sua lunga attesa.............
Mosca: da due anni aspetta il suo padrone all'aeroporto
Quest'altro episodio è successo all'aeroporto di Mosca. Un
pastore tedesco, nella confusione dell'aeroporto, ha smarrito il suo padrone. Per due anni, benché scacciato dal personale e urtato dai passeggeri, è ritornato ogni giorno nella speranza di ritrovarlo finché una donna compassionevole lo ha adottato. Si hanno notizie di casi analoghi, di cani smarriti nelle stazioni ferroviarie che, pur adottati dal personale ferroviario, ogni giorno fedeli a un appuntamento, vanno al treno col quale dovevano partire col loro padrone.
Questi e altri fatti realmente accaduti ci fanno riflettere su chi siamo noi umani, invece di domandarsi chi sono loro: ...... i cani.
Ho un guestbook e gradirei un breve commento scritto li invece di ricevere mail alla mia casella di posta. Ciao alla prossima tua visita
E' severamente proibito copiare questa pagina. Comprate il libro!!!