LA STORIA DELLE PRINCIPALI CASE MOTOCICLISTICHE
by PEGASOMANIA


EUROPA

ITALIA

APRILIA
Alberto Beggio apre a Rio San Martino un'officina di riparazione di biciclette: è il 1934. Nel volgere di breve tempo, l'officina si trasforma in una piccola fabbrica che viene chiamata Aprilia. In seguito l'azienda si trasferisce a Noale dove Alberto Beggio, stimolato dal figlio lvano, inizia anche la produzione di ciclomotori. Ai primi monomarcia di stampo turistico presto si affianca un modello sportivo. Nel 1970 viene presentato lo Scarabeo 50, dapprima con motore Franco Morini e, in seguito, con motore Minarelli. Cinque anni dopo, nel 1975, arriva la prima moto, una 125 da regolarità. L'attività sportiva ha inizio con una 125 da cross con motore Hiro affidata a lvan Alborghetti per il Campionato italiano seniores e per il campionato internazionale, con buoni risultati. Nel 1977 l'Aprilia, senza abbandonare 125 e fuoristrada, realizza la prima 250 da competizione. Da allora la crescita dell'azienda veneta è continua fino ad arrivare ai grandi risultati del giorno d'oggi nel Mondiale velocità. Impossibile dimenticare i tre campionati mondiali consecutivi conquistati da Max Biaggi con l'Aprilia nella classe 250 dal 1994 al 1996, l'alloro iridato nella classe 125 vinto nel 1992 da Alessandro Gramigni e i successi in 125 e 250 con Sakata, Capirossi, Rossi, Harada e Locatelli. Buoni risultati ha ottenuto anche la RSV mille con motore bicilindrico nella classe Superbike.

BENELLI
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BETA
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BIMOTA
Il nome della celebre Casa romagnola è un acronimo: deriva infatti dalle iniziali dei cognomi dei tre fondatori, Bianchi, Morri e Tamburini. Costituita a Rimini nel 1975, la Bimota si dedica alla realizzazione di moto spiccatamente sportive e di telai da competizione, che in gara sono state portate da piloti dei calibro di Cecotto, Villa, Agostini e Lucchinelli. Grandi i risultati sportivi: la Casa romagnola si aggiudica il Mondiale 1980 della classe 350 con Jon Ekerold e il titolo iridato Formula TT1 nel 1987 con Virginio Ferrari in sella alla 750 YB4. La produzione è tuttora basata su moto "importanti", costruite in serie limitata, che godono di estimatori in ogni parte dei mondo e si caratterizzano per le avanzate innovazioni tecnologiche, come nel caso della Tesi. La Bimota ha anche realizzato una bicilindrica da Gran Premio di 500 cc, dalla quale è derivata la 500 V Due stradale.

CAGIVA
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DUCATI
La Società Scientifica Radio Brevetti Ducati (questo il nome originale) entra nel settore motociclistico nell'immediato dopoguerra con l'acquisizione dei progetto di un micromotore di 48 cc, il Cucciolo, dalla Casa torinese Siata. Nel 1953 nasce la Ducati Meccanica e, soprattutto, arriva l'ingegner Fabio Taglioni, il tecnico destinato a diventare il simbolo stesso dell'azienda. L'attività agonistica inizia quasi subito: alla fine del 1956 viene presentata la 175 con distribuzione ad albero a camme in testa e cambio a quattro marce. Nello stesso anno viene anche allestito il primo motore con distribuzione desmodromica, vero marchio di fabbrica della Casa bolognese. Nel 1961 la Ducati presenta la Aurea di 125 cc seguita dalla Diana, una moto con propulsore monocilindrico verticale di 250 cc in grado di raggiungere i 140 km/h. Da questa moto derivano successivamente la 250 GT e la Mach 1, capaci di toccare 150 km/h, entrambe con cambio a cinque rapporti. Particolarmente importante per la Ducati, il mercato USA. Su insistenze dell'importatore americano la Ducati realizza il prototipo Apollo con motore quattro cilindri a V di 1.260 cc, potenza di 80 CV per la versione normale e 100 CV per la versione sport, e cambio a cinque rapporti. Questa moto non entrerà mai in produzione, ma servirà da base per la realizzazione del famoso bicilindrico a V. Al salone di Milano del 1967 viene presentata la Match 3 di 250 cc, alla quale seguono le versioni da 350 e 450 cc, naturalmente con distribuzione desmodromica. Inizia così la fortunata serie dei monocilindrici 250, 350 e 450 proposti nei modelli sport, turismo e scrambler. Nel 1970, grazie all'esperienza Apollo, nasce il bicilindrico a V: inizialmente di 750 cc, il motore diventa in seguito di 860 cc e, infine, di 900 sulla splendida SS. Verso la fine degli anni Settanta la Casa bolognese propone la "piccola" Pantah 500, da cui verranno derivati negli anni successivi modelli di cilindrata sempre più elevata, sino a 888 cc. Nel 1984 la Ducati stipula un accordo con la Cagiva per la fornitura dei motori che la Casa varesina monta sui modelli Alazzurra. L'anno seguente la Ducati viene assorbita dalla Cagiva stessa: dopo la Paso 750 disegnata da Massimo Tamburini arrivano le sportivissime F1 e F3, rispettivamente di 750 e 350 cc. Da esse nasceranno le ultravittoriose 851, 888, 748, 916 e 996. La Ducati viene poi venduta ad un gruppo americano che comunque mantiene la produzione in Italia.

GILERA
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HUSQVARNA
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ITALJET
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LAVERDA
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MAGNI
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MALAGUTI
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MOTO GUZZI
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MV AGUSTA
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PIAGGIO
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GERMANIA

BMW
La BMW nasce a Monaco di Baviera nel 1917 dalla fusione tra la BFW (Bayerische Flugzeug Werke) degli ingegneri Karl Rapp e Max Friz, impegnata nella fornitura di aerei alle forze armate tedesche, e la fabbrica di aeroplani Gustav Otto. La prima moto, chiamata Flink, vede la luce nel 1920: ha motore monocilindrico di 148 cc. Due anni più tardi viene costruita la Helios con motore bicilindrico boxer disposto longitudinalmente nel telaio, come si usava allora. La prima vera boxer, cioè con motore trasversale al telaio, è la R32, interamente progettata da Max Friz e costruita a partire dal 1923. Nasce in quegli anni anche la gamma delle monocilindriche con la R39, una 250 che mantiene la trasmissione finale ad albero. Nel dopoguerra la BMW si trova con la fabbrica salvata dalla distruzione ma senza macchinari, requisiti dall'Armata Rossa, e con il divieto di costruire moto, revocato nel 1948 ma solo per le piccole cilindrate. Quando si riprendono a fabbricare le bicilindriche, queste sono derivate dal modelli prebellici come la R51/2 e la R67. Negli anni Settanta, alla tecnologia e alle prestazioni delle moto giapponesi la BMW contrappone l'immagine di un prodotto che ha nello stile, nella classe e nella robustezza i suoi punti di forza. Per arginare lo strapotere delle quattro cilindri nipponiche, nel 1983 la BMW presenta a sua volta una quattro cilindri raffinata e originale: la K100 con motore a "sogliola", alimentazione a iniezione e trasmissione, ovviamente, ad albero. Il progetto K prevede anche una tre cilindri di 750 cc, che viene realizzata due anni dopo. Ma il marchio BMW resta indissolubilmente legato al bicilindrico boxer, che viene ulteriorrnente migliorato e portato in gara nelle gare africane con successi rimarchevoli come quelli della Parigi-Dakar. Nel 1994 il vecchio bicilindrico viene affiancato dal nuovo boxer a quattro valvole e alimentazione a iniezione da 1.100 cc, che viene utilizzato per una gamma completa di moto che vanno dalla turistica alla maxi-fuoristrada. Il vecchio boxer viene ufficialmente messo in pensione il 19 dicembre 1996, quando esce dalla catena di montaggio l'ultima R100GS P/D. Tra le 4 cilindri, dopo la K1200RS, la prima BMW stradale nella storia a oltrepassare il muro dei 100 CV, arriva ora la K1200LT.

INGHILTERRA

TRIUMPH
La Triumph viene fondata nel 1887 da due immigrati tedeschi in Gran Bretagna, Siegfried Bettmann e Maurice Schulte. Per alcuni anni l'azienda si limita a produrre biciclette. Nel 1902 viene presentata la prima moto, equipaggiata con motore Minerva da 220 cc. Sui modelli successivi sono adottati motori Jap e Fafnir, prima della realizzazione in proprio di un motore disegnato da Schulte, un monocilindrico da 3,5 CV a valvole laterali. La giovane Casa motociclistica si impone all'attenzione internazionale nel 1909 con la vittoria al Tourist Trophy dell'isola di Man. Nel periodo a cavallo tra le due guerre, la Triumph consolida la sua fama con grandi prestazioni sportive e con parecchi successi commerciali dei modelli di serie, tra i quali va ricordato il celebre modello P. Numerose le realizzazioni in campo sportiva, come la 500 a quattro valvole con testata Ricardo del 1923, la Horsemann TT del 1927 e la "piccola" del 1935, dotata di motore da 148 cc. Nel corso della Seconda guerra mondiale lo stabilimento Triumph viene completamente distrutto, e il ritorno alla produzione dopo il conflitto è lento e difficile. Nel 1950 nasce la celebre 650 Thunderbird, destinata a diventare la moto in dotazione alle polizie di molti Paesi. Successivamente, la Triumph entra a far parte dei Gruppo Norton Villiers e, dopo un periodo di dure lotte sindacali, la produzione riprende con moto leggendarie quali la Daytona, la Bonneville e la tricilindrica Trident 750. Tornata indipendente nel 1975 la Triumph, che nel frattempo è diventata una cooperativa, riprende la produzione delle sole bicilindriche 650\750 cc che termina, a Meriden, nel 1983. Da quell'anno la storica azienda passa nelle mani dei facoltoso John Bloor: viene realizzata una nuova fabbrica e la produzione riprende nel 1991 con nuove moto. Alla conosciuta e ampia gamma esistente si aggiungono, nel 1997, le nuove tre cilindri T509 e T595 Daytona e la Thunderbird Sport 900. Nel 1998 la gamma si è ulteriormente ampliata con la custom Legend TT e la sport tourer Sprint ST, mentre novità 1999 è la enduro Tiger.

FRANCIA

PEUGEOT
Jean Frédéric Peugeot nel lontano 1811, apre a Beaulieu un'officina per la fabbricazione dell'acciaio. Ma soltanto nel 1891, grazie ai figli Jules ed Emile, dall'officina di Beaulieu escono i primi tricicli e quadricicli in parte con motori realizzati in proprio, in parte con motori De Dion-Bouton e P.F. La prima moto vera e propria, battezzata Motobyciclette, nasce nel 1902 e ha il motore centrale nel telaio, per una miglior distribuzione dei pesi. La produzione motociclistica Peugeot è vastissima, dato che prosegue ininterrottamente dal 1902. E' del 1904 l'adozione del forcellone oscillante per la sospensione posteriore, che rende la Peugeot una delle moto tecnicamente più avanzate dell'epoca. Nel 1906 inizia la produzione dei grossi e potenti bicilindrici a V. Molti motori sono venduti sciolti e utilizzati da diverse Case, tra cui le inglesi Nlg e Norton. E' proprio con un motore Peugeot di 726 cc che la Norton pilotata da Rem Fowler vince, nel 1907, il Tourist Trophy. L'anno successivo, la Nlg con motore bicilindrico a V Peugeot di 994 cc vince la prima gara motociclistica disputatasi sulla storica pista di Brooklands. Nel 1913 la Peugeot istituisce un reparto corse in proprio e, con le sue moto, raccoglie una gran messe di successi, tra cui quello dei Gran Premio delle Nazioni a Monza nel 1923. Soddisfatta dei risultati ottenuti, nel 1925 la Peugeot si ritira dalle corse e concentra la sua attività sulla produzione di serie, dedicandosi ad una serie di moto da turismo. All'inizio degli anni trenta la divisione automobilistica e quella motociclistica si separano. La produzione si interrompe nel 1940, con l'occupazione tedesca e riprende nel 1949. Nel 1956 escono una 125 ed una 350 bicilindrica, che hanno poco successo. Le difficoltà convincono i dirigenti ad indirizzarsi verso ciclomotori e biciclette ampliando sempre più la gamma fino a raggiungere nel 1977 una gamma di 40 modelli. Negli ultimi anni la casa francese sfrutta al meglio il boom degli scooter. Dal 1997 i motocicli Peugeot sono importati e distribuiti in Italia da una filiale controllata direttamente dalla Casa madre, in prospettiva di nuove strategie di mercato e dei lancio di nuovi prodotti come il maxi-scooter Elyseo.

AUSTRIA

KTM
L'austriaco Hans Trunkenpolz apre un'officina meccanica nella sua città (Mattighofen) nel 1934. Successivamente incontra Ernst Kronreif; nasce così un sodalizio che porta alla realizzazione della prima moto, nel 1953, il modello R 100 con motore Rotax. L'azienda viene chiamata KTM dalle iniziali dei due soci e della città di residenza, anche se altre fonti sostengono che il marchio sia l'acronimo di Kraftfahrzeuge Trunkenpolz Mattighofen. L'anno seguente viene posto in vendita il modello 125 da turismo, anch'esso con motore Rotax. Nel '50 è la volta dello scooter Roller con motore da 150 cc, mentre nel '57 viene costruita una moto da corsa interamente carenata, con motore 125 quattro tempi capace di erogare una potenza di 18 CV a 12.000 giri. Dello stesso anno è il ciclomotore Mecky. La produzione approda al fuoristrada solo dopo la metà degli anni '60, e ottiene la consacrazione negli anni Settanta grazie anche alla collaborazione tecnica dei pilota Arnaldo Farioli che, dopo il ritiro, diverrà l'importatore italiano della Casa austriaca. In questi anni la KTM comincia anche a produrre motori in proprio; il risultato è una copiosa messe di titoli europei e mondiali. Dopo un periodo di crisi, alla fine degli anni Ottanta, la KTM si riprende proponendo nuovi modelli anche con motori a quattro tempi. Risale a pochi anni fa l'acquisizione della Casa svedese Husaberg.

REPUBBLICA CECA

JAVA
All'inizio degli anni Venti l'ingegner Frantisek Janecek possiede una fabbrica di armi a Praga che produce nel 1929 la prima motocicletta, una monocilindrica con motore Wanderer di 500 cc. Nel 1932 arriva una 175 dotata di motore Villiers che incontra il favore del pubblico. Il primo contatto con le corse avviene nel 1935 con una monocilindrica di 500 cc dotata di compressore di cui però non si sa molto. Alle moto di cilindrata elevata si affiancano modelli utilitari quali la bicicletta a motore da 98 cc del 1937 che incontra notevole successo. Nel 1946, viene presentata la 250 a due tempi, una delle moto tecnicamente più all'avanguardia del periodo. Due anni dopo viene presentata la bicilindrica di 350 cc. Il primo ciclomotore viene costruito nel 1954 e nello stesso anno viene presentata una poderosa bicilindrica da corsa a doppio albero a camme in testa. E' di questo periodo la fusione della Jawa con la CZ e di questo Gruppo entra a far parte anche la Ogar e in seguito la ESO. In questi anni la Jawa riesce a esportare in tutto il mondo ma la maggior parte della sua produzione viene assorbita dai mercati dei Paesi comunisti. Accanto ai modelli di serie vengono costruiti esemplari da fuoristrada che colgono numerosi successi internazionali. Dopo il 1955 inizia l'interessamento della Jawa per le gare di velocità. Nel 1958 la Jawa e la CZ riprendono ciascuna la propria autonomia produttiva e sportiva. Nel 1961, in base al trattato di collaborazione sportiva con l'URSS, viene progettata una 350 bicilindrica prodotta ed esportata in Unione Sovietica come S 350. A questa viene affiancata una 250 da 39 CV. La produzione sportiva è quanto mai prolifica e a queste si succedono molte altre interessanti realizzazioni quali due bicilindriche a dischi rotanti da 250 e 125. Da questo motore verrà derivato il quattro cilindri 350 del 1968. Oltre alla velocità e al fuoristrada, la Jawa è presente nello speedway e nelle corse su ghiaccio. Per la produzione di serie, nel 1978, viene presentato il modello Jawa che avrà maggior diffusione mondiale.

 

AMERICA

BUELL
Erik Buell costruisce nell'83 la sua prima Special su meccanica Harley Davidson. La moto incontra subito il favore degli appassionati e così nasce ufficialmente la Buell. La ditta americana ha sempre lavorato in strettissima collaborazione con la Harley Davidson che, dopo averle fornito per anni i motori, ne ha acquistato all'inizio degli anni 90 il 98% della proprietà.

HARLEY DAVIDSON
Nel 1902 William Harley, insieme con due amici, i fratelli William e Arthur Davidson (ai quali l'anno dopo si sarebbe aggiunto il terzo fratello Walter), costruisce un motociclo con motore di 3 CV. 1907 gli amici costituiscono una società per la fabbricazione di moto, che vive un notevole periodo di floridezza durante gli anni della Prima guerra mondiale quando l'industria britannica, a causa dell'impegno bellico, cessa praticamente di produrre motociclette. Nel 1918 la Harley-Davidson arriva a costruire nello stabilimento di Milwaukee 18 mila veicoli, in buona parte destinati alle forze armate. Negli anni Venti e Trenta l'immagine della mitica azienda si impone con moto di grossa cilindrate con il sidecar adottato dall'esercito USA nel corso della Seconda guerra mondiale. Negli anni Sessanta e Settanta la Harley-Davidson attraversa un periodo di prolungata crisi economica, al punto di sfiorare la chiusura definitiva. Poi le cose cambiano e, a partire dagli anni Ottanta, arriva la ripresa grazie ad una gamma di moto rinnovata ma sempre fedele alla tradizione del classico propulsore bicilindrico a V, aggiornato con l'iniezione elettronica.

 

RUSSIA

URAL
A causa dell'offensiva nazista durante la seconda guerra mondiale, i sovietici si sono trovati costretti a spostare alcune fabbriche verso est, oltre i monti Urali, a più dì duemila chilometri da Mosca. Viene così avviata la produzione di sidecar per l'Armata Rossa in una ex fabbrica di birra. Le prime moto vengono consegnate nei primi mesi dei 1942; in quell'anno ne sono prodotte 1.587 unità. Dal 1944 la fabbrica, chiamata Ural, si organizza creando nuove strutture e insediamenti per la produzione delle sue bicilindriche, ampiamente ispirate alle tedesche BMW. Imponenti le dimensioni: 10.000 dipendenti, stabilimento esteso su un'area di 254.000 mq, pista di collaudo, due musei, un palazzo della cultura con cinema, biblioteca e teatro, una centrale termica di proprietà per l'approvvigionamento di energia elettrica.

 

ASIA

GIAPPONE

HONDA
La più grossa Casa motociclistica mondiale, la Honda, è relativamente giovane. Fu fondata da Soichiro Honda nel 1948 in un Giappone quasi completamente distrutto. L'abilità e volontà del suo fondatore, comunque, hanno permesso di iniziare una dura opera di ricostruzione. Fondata la Honda Technical Research lnstitute, Soichiro inizia a commerciare micromotori, da applicare alle biciclette. L'anno successivo Honda decide di costruire in proprio un motore da 50 cc, nel frattempo nell'organico della Società entra Kiyoshi Kawashima, geniale imprenditore che diventerà nel 1973 presidente della Honda. In breve i motori Honda conquistano la maggioranza assoluta del mercato giapponese. Nel 1951 nasce il Dream 4T di 146 cc, la prima "vera" motocicletta giapponese, prodotta su scala industriale. Le dimensioni dell'azienda crescono vertiginosamente e così pure la necessità di avere nuovi mercati. Il primo passo di quella che sarà una conquista dei mercati motociclistici mondiali è verso gli USA. A Los Angeles viene aperta la American Honda Motor Co. Ltd e contemporaneamente avviene il debutto agonistico. I due primi allori mondiali arrivano nel 1961 con Mike Hailwood nella 250 e Tom Phillis nella 125. Da allora la supremazia giapponese diviene una realtà. Nel 1966 la Honda decide di intraprendere la scalata al titolo della classe regina, fino allora feudo indisturbato della MV e di Giacomo Agostini. Pur sfiorando il successo in almeno due occasioni, la Honda decide di ritirarsi dalle corse per concentrare tutta la sua potenzialità sulla produzione di serie. La cosa riesce con successo e nel 1969 viene presentata la Honda CB 750 Four, moto che rappresenta una vera pietra miliare nella storia dei motociclismo. Alla fine degli anni Settanta la Casa giapponese torna nel mondiale velocità con la NR5OO: numerosi gli allori ottenuti in tutte le classi con i suoi piloti. Gli anni Novanta vedono la Honda impegnata anche in campo automobilistico. La produzione motociclistica del colosso nipponico rimane comunque la più vasta esistente.

KAWASAKI
Shozo Kawasaki fonda, nel 1878, il cantiere navale di Kawasaki Tsukiji. L'azienda si espande in seguito acquisendo in seguito altre industrie, tutte operanti nel campo della meccanica pesante, che danno origine ad un vero e proprio colosso industriale. Tra le varie realizzazioni del gruppo va ricordata la prima locomotiva a vapore costruita in Giappone nel 1901. Solo nel 1950 esce dagli stabilimenti Kawasaki la prima moto, chiamata KE 150, con motore a quattro tempi. Nel 1954 viene costruito dalla Kawasaki Meihatsu Industry, una compagnia facente parte del gruppo, un micromotore a due tempi di 58 cc. Ma il vero ingresso nel mondo delle due ruote avviene nel '61 quando la Kawasaki Aircraft Co. Ltd, sfruttando l'esperienza della Casa motociclistica Meguro da poco assorbita, comincia la produzione in serie della 125 B7, una monocilindrica due tempi in grado di sviluppare 8 CV a 6.500 giri. In quegli anni le altre tre grandi Case motociclistiche nipponiche sono già note a livello mondiale. Ma la Kawasaki brucia le tappe e arriva presto a insidiare le avversarie nel Mondiale velocità. Il primo titolo iridato arriva nel 1969 grazie a Dave Simmonds, nella classe 125. La Kawasaki stupisce con il suo potente tre cilindri due tempi da 500 cc, che verrà proposto anche nelle cilindrate 350, 400 e 750. Per contrastare la Honda CB750 Four viene presentata la Z 900 e, con essa, inizia la fortunata serie dei motori quattro cilindri quattro tempi di elevate prestazioni. Negli anni Settanta arrivano altri successi sportivi nelle classi 250 e 350 per merito di Kork Ballington. Nel 1978 compare la gigantesca Z 1300 sei cilindri raffreddata a liquido; al modello a carburatori fa seguito anche una versione a iniezione. Negli anni Ottanta la produzione di moto si orienta decisamente sui motori a quattro tempi con un'ampia gamma di modelli a livello di cilindrate e tipologie. L'evoluzione porta alle supersportive delle serie GPZ, GPX, ZX-R, affiancate da modelli da fuoristrada, custom e da granturismo, mentre i motori a due tempi sono riservati alle moto da Cross.

SUZUKI
Il primo motore marchiato Suzuki vede la luce nel 1952. Si trattava di un micromotore ausiliario di 36 cc. La Marca giapponese, però, nacque ben prima di quel 1952. Fu fondata, infatti, nel 1909 da Michio Suzuki e inizialmente produce impianti e macchinari per uso tessile. Nel settore delle due ruote la scalata avviene assai rapidamente e la Suzuki fece della fedeltà ai motori a due tempi una bandiera fino agli anni Ottanta. La prima apparizione in pista della Suzuki risale al 1960: dopo due stagioni trascorse a "farsi le ossa", nel 1962 la Casa giapponese ingaggia il forte pilota Ernst Degner, scappato dall'Est europeo e dalla MZ, che porta al successo iridato la Suzuki nella neonata classe 50. Il titolo viene replicato e raddoppiato l'anno successivo da Kent Anderson nelle classi 50 e 125. Nel 1964 è sempre Anderson a conquistare l'alloro nella classe 50, mentre negli anni 1966, 1967 e 1968 è la volta di Hans G. Anscheidt. Nel 1970 Dieter Braun porta di nuovo la Suzuki alla vittoria nel Mondiale classe 125. Negli anni Settanta la Suzuki è senz'altro da considerarsi la Casa numero uno al mondo per i motori a 2 tempi, ed è in questo periodo che arrivano le vittorie a ripetizione nel Mondiale Cross, con gli allori iridati conquistati in tutte le classi. Le competizioni in pista non sono da meno e il sodalizio con Barry Sheene consente alla Suzuki di vincere anche nella classe 500. Da ricordare anche i Mondiali vinti da Marco Lucchinelli nel 1981 e da Franco Uncini nel 1982, sempre in sella alla quattro cilindri RG 500. La produzione di serie, nel frattempo, si evolve verso il 4 tempi a lungo ripudiato, con i motori della serie GS. La generazione successiva di modelli viene siglata GSX; tra queste moto, riscuotono notevole successo le supersportive della serie R di 750 e 1.100 centimetri cubi. La grande novità del 1999, invece ha il nome di un uccello: Hayabusa ("Falco Pellegrino"). Una 1.300 supersportiva sulla quale la Casa di Hamamatsu ha mantenuto uno stretto riserbo, riguardo alla potenza accreditata a 175 CV.

YAMAHA
La Yamaha nasce nel 1887 come fabbrica di strumenti musicali (questo spiega i tre diapason nel marchio).Nel 1899 comincia la produzione di pianoforti. Durante la Seconda guerra Mondiale lo stabilimento viene convertito per la costruzione di motori e ricambi per aerei. Nel 1955 viene presentata la prima moto: si tratta della Red Dragonfly 125, che si impone subito all'attenzione generale vincendo la cronoscalata del Monte Fuji. Si deve però attendere il 1960 Per la seconda realizzazione in campo motociclistico. Si tratta dello Sci, uno scooter con motore di 173 cc e scocca in plastica stampata. Nello stesso anno, in California, nasce la Yamaha International Corporation, punto di partenza per la rapidissima ascesa che porta la Casa nipponica a diventare una delle più importanti del mondo e ad ottenere una straordinaria sequenza di successi sportivi. Già nel 1964, infatti, arriva il primo successo mondiale, per merito dell'inglese Phil Read, nella classe 250. Il titolo viene replicato l'anno successivo e riconquistato nel 1968, sempre per mano del forte pilota britannico. Ma i titoli iridati arrivano anche grazie ad altri campioni, quali Gould, Saarinen, Braun in 250, ancora con Read, Anderson, Ivy nella 125 e con Agostini, Roberts, Lawson e Rainey nella 500. Per quanto riguarda la produzione di serie, Yamaha si pone all'avanguardia con i quattro cilindri venti valvole della serie FZ e ottiene grandi risultati a livello commerciale, come per esempio con la XT 600 nelle varie versioni che, per anni, ha guidato le classifiche di vendita in tutto il mondo. Nuove arrivate le supersportive R6 ed R7 da cui derivano le moto per i campionati Supersport e Superbike.

COREA

DAELIM
La Daelim produce circa 300.000 unità all'anno, dallo scooter alla moto di media cilindrata. Con queste cifre la Daelim è uno dei maggiori produttori di moto coreani, non ché il primo in ordine di tempo, visto che il nucleo centrale dei gruppo nasce nel 1962. La Daelim Group, con le sue 13 affiliate, si occupa anche di costruzioni, dell'industria petrolchimica, di ingegneria, di commercio, di finanza e di beni immobili. Tutte le sue moto sono sviluppate secondo uno stretto controllo di qualità. Ha stabilito recentemente anche una joint venture con la Honda, per la quale produce diversi modelli destinati al mercato interno coreano. Fino alla fine dei 1998 in Italia erano disponibili unicamente due moto (NS 125 Fellow e VS 125).

INDIA

ENFIELD
Risale al 1955 la costituzione della Enfield India, emanazione della britannica Enfield Company di Redditch. La Enfield India produce ciclomotori e motociclette; tra queste ultime c'è persino un modello equipaggiato con motore Diesel di 350 cc. Costruite negli stabilimenti di Madras e Madurai, le moto Enfield sono esportate in diversi Paesi, tra cui l'Italia. Prima importatrice in Italia di queste moto è stata la Gio.Ca Moto di Bologna.

BAJAJ
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TAIWAN

KYMCO
La Kwang Yang Motor Company, da cui è derivato l'acronimo K.Y.M.C.O. (il Marchio di commercializzazione in Italia), vanta una produzione quantitativamente elevata che spazia dagli scooter alle moto leggere di 125 e 150 cc, con motorizzazioni a 2 e 4 tempi. L'azienda Taiwanese è nata in collaborazione con la Honda, che detiene ancora una discreta quota azionaria, e impiega 4000 dipendenti di cui 400 sono i tecnici che formano il reparto ricerche ed esperienze. Tecnici in grado, e lo dimostra il crescente successo della Kymco, di studiare e realizzare prodotti mirati ai vari mercati ai quali sono indirizzati e cioè Europa, Cina, Vietnam ed Est asiatico. La produzione si avvale di quattro stabilimenti, caratterizzati da un ciclo produttivo all'avanguardia per modernità di impianti, due a Taiwan e due in Cina.

Ultimo aggiornamento: Novembre 2002
by PEGASOMANIA