Molti sono pronti ad encomiare e ad auspicare l'uso dei mezzi pubblici, tutti sono pronti a lamentarne le carenze...MA:
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LA SOLITUDINE DEL PEDONE Nei momenti di maggiore depressione, a ricordare al pedone la sua solitudine di personaggio ormai anacronistico e a malapena tollerato, intervengono situazioni sempre più aggressive dietro l’apparenza della normalità. Ma è davvero normale quello che succede nelle strade del centro megafonate da guide e ciceroni? Hanno ragione, sempre e comunque, i turisti riuniti in popoloso, straripante gregge? Sono accettabili le colonne di asiatici, i «tranquilli ulivigni» come li definiva D’Annunzio, che formano vere e proprio collane umane sorde a qualunque richiesta di cedere il passo, di lasciare un varco a chi deve raggiungere l’ufficio o sa di aver fatto tardi a un appuntamento di lavoro? Di fronte alla loro indifferenza il pedone si riconosce impotente e l’impotenza, ragionando di se, induce un sentimento di desolata solitudine. Non parliamo qui di quei pedoni che, desiderosi di starsene in compagnia dei loro pensieri, vengono brutalmente riportati al grigiore quotidiano da chi si è perso e non sa dove sia piazza Venezia o Fontana di Trevi. E che dire di quella sinfonia antipedonale suonata, non sempre a ragione, da sirene, allarmi, fischietti e altre armi strazia-timpani? Oggi si tengono in gran conto le richieste espresse manifestando nella pubblica via. Perché, dunque, nessuno da retta a quei pedoni che con il loro paziente silenzio manifestano quotidianamente un disagio ormai arrivato al limite? |
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Cronaca di Roma |
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