Trascrivere (o "tirar giù) musica
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1. Perché imparare dalle registrazioni. Ricordo con piacere un breve incontro con Dave Leibman, grande sassofonista e polistrumentista, in concomitanza con un (bellissimo) concerto del suo trio, alcuni anni fa. Di fronte ad una platea di musicisti, professionisti ed amatori, Dave espose, con grande comunicativa e senso dell'humor, le sue idee sul 'metodo' per imparare a suonare il jazz. A suo avviso l'essenza di tale musica è nel ritmo (lo swing) e nell'espressione (accenti, articolazione), ovvero in elementi che sfuggono ad una descrizione verbale, e possono essere appresi soltanto attraverso l'imitazione. E' vero che gli standards sono strutture estremamente ricche dal punto di vista armonico e che l'armonia e gli accordi possono essere analizzati e spiegati nei libri. Ma non è attraverso i libri che si può imparare il jazz. Bisogna studiare i soli dei maestri, imparandoli ad orecchio, nota per nota, fino a riuscire a suonarli esattamente, insieme alla registrazione, imitando ogni sottigliezza dell'espressione e del suono. Dave ha dato anche delle indicazioni su cosa "tirar giù", proponendo di studiare innanzi tutto i mostri sacri del bebop (Charlie Parker, Dizzie Gillespie, Bud Powell, alcune cose di Miles Davis e Sonny Rollins e, tra i chitarristi, Wes Montgomery). Soprattutto però, ha incoraggiato i musicisti ad affrontare con serenità questo lavoro, senza scoraggiarsi di fronte alle difficoltà iniziali, perchè "se la prima volta che provate, impiegate due ore per imparare solo quattro note, la volta successiva andrà meglio...e poi ancora meglio, finchè questo tipo di lavoro diventerà semplice routine, e vi renderete conto che, non solo la vostra capacità di imparare dai dischi è migliorata, è migliorato anche il modo in cui suonate." Lo stesso consiglio, del resto, lo ho ascoltato, in occasione di diversi incontri e seminari, da molti musicisti di valore, come il chitarrista Bruce Forman e il grandissimo sassofonista Lee Konitz. Si tratta del consiglio più sincero, perchè non viene proposto con l'intento di vendere l'ennesimo manuale o una serie di lezioni, ma corrisponde all'esperienza reale di queste persone, è proprio il modo in cui loro hanno imparato. Ci sono una quantità di valide argomentazioni per sostenere l'utilità di imparare i soli dei maestri, direttamente dalle registrazioni. Attraverso i ripetuti ascolti necessari a individuare le altezze delle note e le loro durate, assimiliamo profondamente dei magnifici elementi melodici che ritorneranno, spontaneamente, nelle nostre improvvisazioni. Inoltre, gradualmente, ci formiamo la tecnica necessaria ad eseguire le più fantasiose idee melodiche. Grande beneficio ne ricava, ovviamente il nostro orecchio musicale. Attraverso questa pratica, impariamo a suonare ciò che sentiamo, anziché a lasciar andare semplicemente le dita, sperando che esca fuori qualcosa di decente. Forse pensiamo di essere tanto creativi da non aver bisogno di modelli da "copiare". Eppure tutti i grandi del Jazz hanno iniziato copiando i loro predecessori. Ovvio che poi hanno aggiunto del loro, e proprio per questo li ricordiamo. "Copiare" fa parte dell'apprendistato, quando avremo imparato, se veramente siamo delle persone creative, ci renderemo conto di non averne più bisogno, e dedicheremo sempre più tempo a sviluppare le nostre idee. 2. Come "tirar giù" dai dischi. Se siete convinti dell'utilità di apprendere la musica direttamente dalle registrazioni e ciò che vi blocca non è il timore di perdere la vostra spiccata originalità, bensì la convinzione, magari basata su alcuni tentativi non andati a buon fine, che si tratti di un compito troppo difficile, avete anzitutto la mia simpatia, perché, almeno, siete sinceri con voi stessi. Sappiate comunque che ho qui di seguito alcuni consigli che vi aiuteranno a cogliere i primi successi in questo campo. Ben presto acquisterete maggior fiducia nelle vostre capacità, e un bel giorno andrete in giro dicendo che trascrivere i soli non è poi tanto difficile! Se invece siete uno di quei rari individui che trascrivono di tutto con disinvoltura senza neanche premere lo stop tanto spesso, magari direttamente sul pentagramma, anziché con lo strumento in mano...(ci sono, ci sono!), cosa ci fate su queste pagine, avete proprio una fortuna sfacciata! Tornando a noi comuni mortali, vediamo cosa ci serve per rendere il nostro duro compito un po' più facile. Anzitutto scegliamo qualcoa che ci piaccia molto, ma che sia alla nostra portata, non un pezzo a 400 di metronomo, magari con una progressione armonica difficile e a noi sconosciuta! Se siamo totalmente alle prime armi con questo tipo di lavoro, cominciamo pure con dei semplici temi, anzichè con dei soli. In passato si usava un registratore a doppia velocità, registrando alla velocità più elevata e riascoltando a velocità dimezzata (le note risultavano abbassate di un ottava). Oggi possiamo procurarci un software che consente di registrare musica con la scheda audio del computer e di riascoltarla diminuendone la velocità senza alterare la tonalità, o che consente di ottenere questo risultato direttamente dal CD (come l'eccellente Amazing Slow Downer). Usiamo l'equalizzatore e il controllo di bilanciamento per portare, per quanto possibile, in primo piano la parte che vogliamo imparare. Mettiamoci poi all'opera, copiando un frammento musicale alla volta, secondo il seguente procedimento. 1)Delimitiamo il frammento secondo le nostre capacità e necessità. Decidiamo di copiare una frase, una battuta, le prime quattro note di una frase, la prima nota di una frase. Facciamo partire la riproduzione all'inizio del nostro frammento, fermiamola esattamente dove il frammento che costituisce il nostro obiettivo finisce, immediatamente richiamiamo alla memoria quanto abbiamo appena ascoltato cantandolo mentalmente (o a voce alta, se preferiamo); subito dopo cerchiamo le note sul nostro strumento (che dobbiamo avere a tracolla, e non nell'appartamento al piano di sopra!). A questo punto si danno le seguenti possibilità: a) abbiamo tutte le note (cerchiamo una buona diteggiatura e impariamo ad eseguire il frammento in maniera fluida in modo da poterlo verificare suonando insieme al disco); b) non abbiamo trovato nulla (ripetiamo il procedimento più volte, riducendo l'obiettivo a un minor numero di note, se occorre rallentiamo la registrazione come suggerito sopra); c) abbiamo alcune note e ce ne mancano altre, ad esempio abbiamo la prima nota e l'ultima, ce ne mancano due nel mezzo (ripetiamo il procedimento prendendo come obiettivo le note che mancano). Alla fine della storia ci renderemo conto che il segreto dell'arte di trascrivere consiste nella alla assai meno nobile arte di far partire, e soprattutto di fermare, la registrazione al momento giusto, nonché di armarsi di tanta pazienza. Il fatto è che con l' aiuto di un registratore si riesce ad isolare ogni singola nota anche in passaggi relativamente complicati. Ora tutti siamo in grado di ascoltare una singola nota, e di cantarla. Ma se riusciamo a cantarla, riusciamo anche a trovarla sullo strumento. 2) C'è ancora una possibilità estrema di scovare le note più riluttanti a svelarsi. Abbiamo il nostro frammento ma c'è una nota che non ci convince ancora. Risuoniamo il passaggio insieme alla registrazione. Si sente una nota che scontra, non è giusta, cambiamola (un mezzo tono sopra o sotto? Un tono? Riproviamo. Sembra in armonia ma non è uguale a quella del disco? Forse è un terza sopra? Riproviamo. Siccome le note della scala cromatica sono dodici, prima o poi quella giusta la troviamo, e ce ne accorgiamo perchè, suonando insieme alla registrazione, non si sente più quella dissonanza, o quella differenza. Questo sistema è spesso necessario con gli accordi, dei quali è di solito facile individuare la nota superiore, quella che canta, e la qualità, minore, maggiore, settima ecc., ma possono occorrere parecchi tentativi per trovare l'esatta disposizione delle voci. 3) Non sforzatevi troppo, cercando di fare tutto in una volta. E' molto più produttivo applicarsi un quarto d'ora, mezz'ora al giorno. In ogni caso, quando si comincia ad essere stanchi e si verifica un evidente calo della concentrazione, si deve smettere. Il nostro orecchio, dopo un breve periodo di intenso lavoro, tende ad affaticarsi, è del tutto normale. Non dobbiamo affatto preoccuparci di quel passaggio che proprio non riusciamo a trovare. Solitamente il giorno dopo, quando si riprende il lavoro, quelle note che sembravano impossibili da trovare saltano fuori, così, quasi senza sforzo. Individuare una nota o un passaggio "difficile", infatti, è questione di un istante. Un istante in cui raggiungiamo un particolare stato di concentrazione e una particolare capacità di ascolto, che non ci è possibile mantenere a lungo (anche se con la pratica, molte note e molti frammenti diventeranno "facili"). Non si tratta di applicarsi tanto e ripetutamente sopra una determinata nota o un certo frammento, quanto di applicarsi bene . Ciò che invece possiamo fare, quando il nostro orecchio comincia ad essere stanco, è riprovare, molto lentamente ed accuratamente, i passaggi del solo (o del brano) che abbiamo già trovato, per memorizzarli meglio e risolvere gli eventuali problemi di esecuzione. In quest'altro tipo di lavoro, infatti non è il nostro orecchio a compiere il maggior lavoro, quanto piuttosto la nostra memoria e la nostra capacità di esecuzione. Abbiamo capito come eseguire certi passaggi, ora dobbiamo allenare la nostra mente a ricordarli e le nostre dita ad eseguirli. Qui, senza dubbio, giova la ripetizione. Ha senso e risulta molto utile isolare ogni singolo passaggio e ripeterlo parecchie volte. Poi dovremo unire ogni frammento con quello successivo. Non commettete l'errore di ricominciare sempre il solo (o il brano) daccapo. Imparate ad eseguirlo da qualsiasi punto in avanti, scomponetelo e ricomponetelo. A un certo punto riuscirete ad eseguire il primo chorus, poi il secondo, il terzo, e così via, fino a che sarete in grado di suonare tutto il solo insieme al disco. 3. Basta "tirar giù o dobbiamo proprio trascrivere? Non c'è dubbio che, per la maggior parte delle persone, metter sulla carta quanto imparato dai dischi, costituisca un ulteriore, notevole, sforzo. Val la pena di fare anche questo? A mio avviso non è strettamente obbligatorio. Tuttavia ci sono indubbiamente alcuni vantaggi, che dovremo valutare di volta in volta a seconda delle nostre esigenze, nel trascrivere ciò che abbiamo appreso ad orecchio: 1) se per qualche tempo lasciamo il solo da parte, smettendo di suonarlo, possiamo tornare alla trascrizione, evitando di dover ricominciare daccapo (o quasi); 2) per molti di noi potrebbe essere più facile, in questo modo, analizzare il solo, potendoci rendere meglio conto delle note e dei ritmi usati; 3) questa pratica aumenta, ovviamente, la nostra confidenza con la scrittura e la lettura della musica ed inoltre ci insegna a pensare in termini di note, anzichè soltanto di diteggiature e "pallini" neri su un manico di chitarra dipinto nella nostra mente; 4) potremo passare la nostra trascrizione a qualcun altro (amici, allievi, insegnanti).