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IL SANTUARIO CELESTE NELL'EPISTOLA AGLI EBREI Questioni controverse
Giampiero Vassallo Pastore delle comunità di La Spezia e Monzone
La Chiesa Cristiana Avventista del 7° giorno crede, sul fondamento dell'interpretazione data dal Nuovo Testamento, che il Santuario Israelitico era "figura ed ombra" (Ebrei 8:5) di un santuario celeste in cui Gesù Cristo ufficia quale nostro sommo sacerdote, offrendo se stesso quale sacrificio per la salvezza del suo popolo. Questa dottrina è molto trascurata in ambito cristiano anche se riveste una notevole importanza nel Nuovo Testamento. Ad essa è prevalentemente dedicata un'intera lettera, quella agli Ebrei, e se ne parla anche in diversi altri testi. Lo studio del santuario israelitico e delle profezie bibliche sul giudizio hanno portato gli Avventisti a dare un'interpretazione particolare ai due locali del santuario terreno: il luogo santo e quello santissimo. Il luogo santo, e i servizi che vi si svolgevano quotidianamente nel corso dell'anno, rappresentano il ministero d'intercessione sacerdotale che Cristo ha svolto dal momento della sua morte fino al 1844. In questo anno noi crediamo che Gesù abbia cominciato una nuova fase del suo ministero, corrispondente a quella rappresentata dal giorno delle espiazioni, descritto in Levitico 16 e 23:26-32. In tale giorno il sommo sacerdote entrava, per l'unica volta in tutto l'anno, nel luogo santissimo, compiendovi quella che il levitico definisce "purificazione del santuario". Questa purificazione comprendeva la purificazione complessiva del popolo d'Israele e l'esclusione da esso di quanti non confessavano umilmente i loro peccati accettando la grazia di Dio. Si trattava quindi di una vera e propria opera di giudizio cominciata da Gesù nel 1844, in base alla profezia di Daniele 8:14. Nella terminologia avventista questo passaggio da una fase all'altra è visivamente rappresentato attraverso il passaggio del sommo sacerdote dal luogo santo al luogo santissimo: Gesù, nel 1844, è entrato simbolicamente nel luogo santissimo per inaugurare la fase del giudizio senza che ciò impedisca, naturalmente, il proseguimento della sua intercessione sacerdotale come avveniva prima.
Un primo problema
Questa visione sembra tuttavia contrastare con alcune dichiarazioni del Nuovo Testamento secondo le quali Gesù sarebbe entrato nel santissimo già al momento della sua ascensione, ponendosi a sedere alla destra di Dio nei luoghi celesti (Marco 16:19; Efesini 2:6; Ebrei 10:12; Apocalisse 3:21). Di conseguenza, se ciò è quanto si è verificato alla risurrezione di Cristo e, se l'ingresso del sommo sacerdote nel santissimo simboleggia l'ingresso di Cristo nel santissimo del santuario celeste per compiervi l'opera d'intercessione, allora bisognerebbe affermare che anche il giudizio è cominciato all'ascensione di Cristo e non nel 1844. Non bisogna quindi stupirsi se, di tanto in tanto, gli Avventisti hanno ricevuto delle critiche a questo riguardo e se discussioni sono sorte all'interno della loro stessa comunità. Ultimamente la Chiesa Avventista ha realizzato, su questo soggetto, studi molto approfonditi (1) che hanno chiarito e abbondantemente confermato le nostre convinzioni. Quanto segue è una testimonianza delle possibili soluzioni ai veri problemi che la dottrina avventista sul santuario ha sollevato.
La Lettera agli Ebrei
La lettera agli Ebrei rappresenta la riflessione più completa ed esauriente sul superamento della funzione religiosa del santuario terreno. E poiché è partendo da questa lettera che sono mosse le principali critiche alla comprensione avventista, necessario esaminarla attentamente. Qual è lo scopo di questa lettera? Questo scritto non si occupa di profezie e di cronologia. Non vi si può cercare quindi risposte a domande sugli ultimi tempi o sul giudizio finale. Il suo autore si preoccupa piuttosto della situazione spirituale dei suoi contemporanei che erano forse ancora tentati dalla nostalgia per i servizi e le cerimonie di quel santuario terreno legato alla speranza di salvezza d'Israele rischiando di trascurare quanto Cristo aveva fatto per loro. Lo scopo della lettera, quindi, non è storico-profetico ma teologico-pastorale in rapporto alle problematiche specifiche dei credenti del suo tempo. A tale fine la lettera sottolinea il fatto che la fede cristiana, la speranza della salvezza, la certezza della comunione con Dio, non passando più attraverso il santuario terreno e ciò che vi si compiva, ma attraverso la realtà spirituale di cui esso era un'ombra, e che ha il suo centro in Cristo Gesù (8:1ss). I cristiani ora possono accedere al vero santuario che è quello celeste (8:2; 9:11,24), al vero sacerdote e al vero sacrificio che è Cristo Gesù (7:27; 9:26; 4:1); e alla vera salvezza che si ottiene soltanto per mezzo di lui (9:12; 10:10). Essi non devono avere perciò incertezze sulla salvezza che hanno in Cristo e a tal fine la lettera vuole rassicurarli. Questo punto deve essere nettamente tenuto a mente se non si vuole fraintendere il suo messaggio in rapporto al problema da cui siamo partiti. Tale problema viene in genere complicato dal fatto che si è tentati a volte di ragionare della corrispondenza tra il santuario terreno e quello celeste in termini di corrispondenza fisica. Affermato nella Bibbia che il santuario terreno fu costruito secondo un modello che Dio mostrò a Mosé (Esodo 25:9,40; Ebrei 8:5), è quasi istintivo immaginarsi la realtà del santuario celeste come avente una forma simile a quello terreno, ivi compresa la presenza di due "stanze" corrispondenti al luogo santo e al luogo santissimo (2). La terminologia neotestamentaria e le immagini che vi si ritrovano spingerebbero anch'esse ad andare in questa direzione. Un esempio può essere dato dal testo d'Apocalisse 15:5 in cui si descrive nel tempio celeste la presenza dell'arca della testimonianza, l'oggetto principale del tabernacolo mosaico. Non bisogna in effetti dimenticare il fatto che la Parola di Dio esprime dei valori spirituali tramite immagini materiali. Gli animali sacrificali offerti nel santuario terreno evidentemente non possono corrispondere fisicamente alla persona di Gesù che pure rappresentano. La stessa Apocalisse ci afferma che i profumi materiali offerti sull'altare del santuario terreno rappresentano "le preghiere dei santi" (5:8). La lettera agli Ebrei sostiene che il velo che si trovava tra il santo e il santissimo rappresentava il corpo di Cristo per il cui sacrificio abbiamo ora accesso alla diretta presenza di Dio (Ebrei 10:19,20). Come si vede la corrispondenza tra terreno e celeste è più significativa, funzionale al bisogno di certezza salvifica del credente, che fisica. La comprensione della dottrina neotestamentaria sul santuario ha molto da guadagnare se tale corrispondenza è usata in termini di funzione spirituale piuttosto che fisica o topografica. Bisognerebbe cioè pensare al santuario celeste non come ad un locale strutturato a somiglianza del santuario terreno ma come ad una realtà spirituale in cui si realizza quel mistero che Cristo compie per la salvezza del suo popolo. Tale ministero si sviluppa attraverso alcune fasi temporali di cui i locali diversi del santuario terreno erano un'immagine. Questo non significa rinunciare a credere alla possibilità dell'esistenza di un santuario celeste oggettivo, in un modo che certamente supera la fantasia più ardita. E' supponibile, quindi, pensare che possa esistere nell'universo un luogo in cui la presenza di Dio diventa direttamente percepibile dalle sue creature, e dove Cristo vive. Questo può essere considerato il santuario celeste (3). Se il corpo spirituale del Cristo alla resurrezione, incorruttibile e santo, è anche, com'è detto a Tommaso, un corpo di "carne e ossa" (Vedi Luca 24:39-40), se il Cristo è in cielo un tale uomo di "carne e ossa", bisogna ammettere che nel cielo dove si trova attualmente, c'è un luogo di materialità e spiritualità - il santuario celeste - dove il Cristo resuscitato officia in favore degli uomini. Tuttavia ciò non implica che tale santuario debba essere fisicamente corrispondente al santuario terrestre, certamente non in tutti i suoi particolari. Non è detto quindi che alla sua struttura fisica debba corrispondere un particolare significato salvifico come avveniva in quello terreno. Tale idea può essere avvalorata dalla constatazione della reale natura architettonica del santuario terreno. In un certo senso il santuario israelitico - soprattutto nella versione in muratura di Salomone - può essere considerato composto di un unico locale: tra il santo e il santissimo non c'era un muro ma un velo che non separava i due ambienti in modo assoluto. Il velo esprime rispetto per la presenza di Dio in una situazione di peccato, e non principalmente separazione. I profumi offerti a Dio, immaginato e creduto presente nel luogo santissimo, sono bruciati sull'altare che si trova davanti al velo nel luogo santo (Esodo 30:6-8). La lettera agli Ebrei arriva a dire che tale altare "appartiene al Santissimo": il testo greco ha il verbo "avente" (4) ( Ebrei 9:4). Secondo l'autore dell'epistola agli Ebrei trovarsi nel luogo santo non significa essere lontano dal santissimo e quindi separato da Dio. Tale è il caso anche del candelabro che è davanti all'Eterno (Esodo 27:21), lo stesso è detto per la tavola dei pani (Esodo 25:30) e per altri arredi al di fuori del tabernacolo. E tuttavia, poiché il rispetto verso Dio nasce dalla coscienza del peccato, tale cortina può anche assumere un significato negativo, di separazione. In tal senso, superare la cortina esprimerebbe il superamento del distacco che esiste tra Dio e gli uomini (Isaia 59:2). A ciò può riferirsi Ebrei quando parla della speranza che abbiamo "qual ancora dell'anima, sicura e ferma e penetrante di là dalla cortina" (6:19) e quando parla di cristo che con il suo sangue "è entrato una volta e per sempre nel santuario avendo acquisita una redenzione eterna" (9:11-12). Di conseguenza, mentre sul piano profetico è possibile dire che Gesù è entrato simbolicamente, nel 1844, nel luogo santissimo del santuario celeste per inaugurarvi l'opera del giudizio, sul piano spirituale e teologico possiamo dire che Gesù è invece sempre stato alla presenza di Dio nel luogo santissimo di tale santuario e che, per mezzo di lui, anche noi "abbiamo la libertà di entrare nel santuario" (Ebrei 10:19) con la piena fiducia di esservi accolti come figli amati e salvati. In questo senso il santuario celeste non è qualcosa che si trovi in un posto invece che in un altro ma qualcosa che si trova ovunque Cristo offre la sua grazia ed esercita la sua signoria, e anche ovunque egli è accolto con umiltà e riconoscenza.
EBREI 9:8-12 ATTRAVERSO, IN O MEDIANTE?
Nella prima parte di quest'articolo abbiamo visto come la descrizione di Cristo alla destra del Padre nel santuario non contraddica la teologia avventista premilleniale nel 1844. Da un punto di vista spirituale, salvifico, Gesù ha aperto la via, - con la sua morte, resurrezione e ascensione - ad una comunione diretta con il Padre, assicurando ai credenti una salvezza che non dipende più dai riti del santuario terreno, ma dalla fede in Cristo stesso. Grazie a Gesù, in rapporto alla loro esperienza pratica e alla loro certezza di salvezza, i credenti hanno avuto un accesso immediato al Padre celeste nel Santissimo. Questo è il messaggio fondamentale della lettera agli Ebrei e dei vari testi del Nuovo Testamento.
Secondo problema
Ebrei 9:8 dice "che la via al santuario non era ancora manifestata finché sussisteva ancora il primo tabernacolo (v.8). Aggiunge poi che "esso è una figura per il tempo attuale" nel quale sono offerti doni e sacrifici inefficaci il cui scopo era solo quello di durare fino a quando fosse venuto il Cristo, come "Sommo Sacerdote dei futuri beni attraverso il tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto con mano, vale a dire non di questa creazione… entrato una volta e per sempre nel santuario, avendo acquistata una redenzione eterna" (vv.9-12). Il problema che si pone è il seguente: Dato per ovvio che il "santuario" di cui si parla al v.8 è il santuario celeste, che cosa rappresenterebbe il "primo tabernacolo" la cui sussistenza era segno del non accesso al santuario celeste? Alcuni (5) pensano che il "primo tabernacolo" sarebbe la prima stanza del santuario terreno che al v.2 è infatti così chiamata. Si nota poi il fatto che i vv.1-7 ci dicono che nel primo tabernacolo, cioè nel santo, i sacerdoti potevano entrare continuamente, mentre nel secondo tabernacolo detto santissimo poteva entrare solo il sommo sacerdote e solo una volta l'anno. Da ciò si deduce l'idea che la prima stanza del tabernacolo rappresenterebbe il vecchio Patto che non permetteva una reale comunione con Dio, comunione che si realizzava invece entrando nel Santissimo. Quest'ultimo diventerebbe così il simbolo della Nuova Alleanza in cui i credenti, attraverso il ministero sommo-sacerdotale di Cristo entrerebbero realmente in comunione con Dio nel santuario celeste (6). Da questa interpretazione potrebbe sorgere il problema seguente: se il Santissimo e il cerimoniale del giorno delle espiazioni che vi si svolgeva rappresentano il nuovo patto inaugurato da Cristo sulla croce, allora si potrebbe dire che il giorno delle espiazioni corrisponderebbe alla morte, alla resurrezione e all'ascensione di Cristo nel santuario celeste, cioè all'instaurazione del nuovo patto e non al giudizio finale, come dicono gli Avventisti del 7° giorno. Crediamo che il problema possa essere discusso in tutta serenità. Anche se l'interpretazione che abbiamo appena riportato fosse corretta, l'interpretazione avventista non sarebbe comunque errata per questo semplice fatto. Anche a questo riguardo si dovrebbe ricordare quello che abbiamo già detto: il testo dovrebbe essere letto alla luce dello scopo dell'epistola e dei mezzi che l'autore usa per raggiungerlo. Vi è un'indubbia relazione tra la morte di Cristo e tutti i sacrifici offerti nel santuario israelitico, anche quelli del giorno delle espiazioni. Questo non esaurisce però tutto il significato di tale giorno, che rimane aperto ad un'ulteriore interpretazione profetico-cronologica. Tuttavia l'interpretazione suddetta è soggetta a diverse critiche: Se il Santo fosse unicamente il simbolo del Vecchio Patto e il Santissimo del Nuovo, dovremmo arguire che il ministero di Gesù dovrebbe essere rappresentato da ciò che si svolgeva nel santissimo, e che il Santissimo non dovrebbe essere stato accessibile ai tempi del vecchio Patto. Ma così non è. Per l'autore di ebrei, tutto il Santuario terreno è ombra del vero santuario celeste e tutto il vecchio patto è superato dal Nuovo (8:1-7). Ebrei 9:1 dice che "il primo patto aveva delle norme per il culto e un santuario terreno" composto di due stanze nelle quali i sacerdoti svolgevano i loro riti, e nella seconda delle quali solo il sommo sacerdote entrava una volta l'anno (9:2-7). Come si vede, il Santissimo fa parte, come il resto del santuario, del vecchio Patto dal quale non può essere separato, e come parte del vecchio Patto era accessibile ai sommi sacerdoti. Ma anche questi celebravano riti e offrivano sacrifici che "non possono, quanto alla coscienza, render perfetto colui che offre il culto" (v.9). Anche il ministero del sommo sacerdote nel santissimo era imperfetto, ombra della realtà di Cristo e come tale doveva essere superato nella perfezione del santuario della Nuova Alleanza (v.9:24-26). Questo quadro porta a pensare che il "primo tabernacolo", che sussisteva fino all'apparizione del nuovo patto e del vero tabernacolo, sia tutto il tabernacolo terreno e non solo il Santo. L'equivoco sulle reali intenzioni dell'autore di Ebrei può nascere anche dal fatto che i vv.8-12 sono visti in rapporto praticamente esclusivo con i vv.1-7 dello stesso capitolo, nei quali si parla della differenza funzionale e topografica del santo e del Santissimo. Ma il discorso dell'autore di Ebrei non comincia, in realtà, all'inizio del cap.9, ma all'inizio del capitolo otto se non prima. Ebrei 9:8-12 può allora contrapporre tutta la realtà del santuario terreno descritta precedentemente con la realtà celeste di cui comincia a parlare in 9:11 con le parole "Ma venuto il Cristo…". In tale prospettiva il "santuario" del v.8 rappresenta tutta la realtà spirituale del santuario celeste dalla morte di Cristo al giudizio finale, mentre il "primo tabernacolo" non è soltanto il luogo santo del tabernacolo terreno ma tutto il suo insieme, compresi i riti giornalieri e quello annuale del giorno delle espiazioni. Ebrei 9:24 conferma quanto abbiamo detto. Vi si dice infatti che "Cristo non è entrato in un santuario fatto con mano, figura del vero; ma nel cielo stesso, per comparire, ora, al cospetto di Dio per noi". Questa descrizione non può che richiamare alla mente quanto già detto in 8:5, dove il santuario terreno è chiamato "figura e ombra delle cose celesti". E' dunque doveroso pensare che anche il 9:8 il contrasto che l'autore di Ebrei vede sia fra tutto il santuario terreno e tutto il santuario celeste.
Il Passaggio più discusso di tutta l'epistola: Ebrei 9:11,12
Un altro equivoco può nascere dal fatto che in Ebrei 9:11 - nella versione Riveduta Luzzi - si afferma che Cristo "attraverso (dia) il tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto con mano, vale a dire non di questa creazione, e non mediante (dia) il sangue di becchi e di vitelli, ma mediante (dia) il proprio sangue, è entrato una volta per sempre nel santuario, avendo acquistato una redenzione eterna". Potrebbe sembrare che, come il sommo sacerdote, nel santuario terreno, attraversava il luogo santo per accedere al santissimo, così Cristo abbia attraversato un "tabernacolo", equivalente al Santo, per giungere al "santuario" che equivarrebbe al Santissimo. Che cosa sarebbe questo "tabernacolo" tra gli studiosi (7) che sostengono questa tesi è questione controversa. Noi dobbiamo tuttavia tornare a osservare che il modo in cui questo tabernacolo è descritto ("più grande e più perfetto, non fatto con mano… non di questa creazione") è parallelo a quanto già trovato in 8:5 e 9:24 e si riferisce all'intero santuario celeste in contrasto con quello terreno. Non si può allora fare del "tabernacolo" qualcosa di diverso dal "santuario". Come intendere allora la preposizione dia che il Luzzi traduce con "attraverso"? Occorre innanzi tutto vedere l'uso della preposizione dia che nel passaggio appare tre volte. Tutti gli esegeti (8) sono d'accordo nel dire che bisogna dare un senso strumentale agli ultimi due dia. Per il primo dia i commentatori si dividono in due parti: c'è chi sostiene che la proposizione ha un senso locativo con le varianti di moto attraverso un luogo, o di moto a luogo ("verso", "in"); e c'è chi sostiene che abbia un senso strumentale=per mezzo di. Grammaticalmente i due sensi sono possibili. Herbert Kiesler pensa che si deve intendere il dia in senso locativo (in). (9) Il commentario avventista manteneva, tuttavia, anche per il primo dia un valore strumentale, ma dando una spiegazione che mi sembra molto interessante: "Il valore strumentale di dia è molto comune e, nel senso di "servendosi", avrebbe nel nostro contesto un significato eccellente. Il testo potrebbe essere tradotto: "Ma Cristo, essendo apparso come sommo sacerdote…, servendosi di un tabernacolo più grande e più perfetto…, è entrato una volta per tutte nel luogo santo (o nei luoghi santi) (10). Cioè: Cristo appare come sommo sacerdote proprio grazie a questo migliore santuario nel quale ufficia. In ogni caso, sia che sia strumentale che locale, molti commentatori credono che sia impossibile che il tabernacolo (skèné) e il santuario (hagia) designano uno stesso luogo (11). Essi sostengono che il tabernacolo rappresenta il mezzo d'accesso, che non può essere simultaneamente il luogo al quale si accede. Ma questa interpretazione è soggetta alle stesse critiche che abbiamo visto prima. Prima di pronunciarci definitivamente su questo punto, crediamo sia necessario di presentare un rapido resumé delle principali interpretazioni che sono state avanzate sul significato di "tabernacolo" in Ebrei 9:11.
Interpretazione Cristologica
La maggior parte dei Padri della Chiesa, sia greci che latini, hanno sostenuto che la parola "tabernacolo" qui si riferisca al corpo di Cristo, o alla sua umanità (12). Essi danno a dia valore strumentale e insegnano che per mezzo dell'Incarnazione Cristo fu preparato per il suo ministero di sommo-sacerdote. La principale obiezione a questa interpretazione è che non si conforma al contesto. Essa introduce una definizione del tabernacolo che non concorda con l'uso che l'autore di Ebrei ha fatto della parola nell'epistola.
Interpretazione ecclesiologica
Secondo questa interpretazione il tabernacolo sarebbe la Chiesa. Ma come è possibile che la Chiesa sia il mezzo utilizzato da Cristo per accedere a Dio se l'Epistola mostra che solo il Cristo è il mezzo d'accesso?
Interpretazione Cosmologica
Secondo questa interpretazione Cristo è entrato nel Santuario celeste attraverso il tabernacolo più grande e perfetto, cioè i cieli. Innanzi tutto la credenza dell'esistenza di più cieli non è fondata nell'A.T.. Ella trova appiglio invece nella letteratura pseudoepigrafica e rabbinica. Nel N.T. solo due passaggi parlano di più cieli: 2 Cor. 2:12 dove Paolo racconta come è stato levato al terzo cielo e Efesini 4:10 dove Cristo è descritto come essendo montato al di sopra dei cieli. Inoltre Ebrei 4:14 indica che il sommo sacerdote ha attraversato i cieli e in 9:24 è detto che Gesù è entrato nel cielo stesso. Il Santuario è allora il cielo stesso? O meglio i sostenitori di questa tesi credono che ci siano diversi cieli e che Gesù sia passato dal cielo inferiore a quello superiore (13). Noi rifiutiamo questa tesi. L'epistola agli Ebrei e il N.T. non insegnano questa divisione dei cieli che sembra piuttosto un'idea gnostica che si ritrova presso alcuni autori come Dante Alighieri nella Divina Commedia. Secondo quindi questa interpretazione Cristo abbia attraversato un "tabernacolo" (cielo inferiore), equivalente al Santo, per giungere al "santuario" (cielo superiore) che equivarrebbe al Santissimo. Come però abbiamo già avuto modo di dire non è possibile dare ai due appartamenti del santuario un significato opposto: Santo=Vecchio Patto, Santissimo=Nuovo Patto. Poverissimo di contenuto dottrinale, una simile interpretazione non permette di comprendere l'importanza eccezionale che l'autore attribuisce a questo mezzo d'accesso: lo nomina al centro stesso del testo e lo descrive in maniera enfatica. D'altra parte, questa interpretazione non si accorda neanche con ciò che è detto in Ebrei 9:8: la via d'accesso al santuario non era "manifestata" al tempo del primo tabernacolo. Ora, l'idea che bisognava attraversare i cieli per arrivare a Dio era conosciuta fin dai quei tempi. Non occorreva però scoprire il Cristo per scoprirla! (14) Infine, se il Santuario celeste sarebbe il cielo stesso, dovremmo quindi dedurre che quello terrestre sarebbe la terra?
Interpretazione
Questa interpretazione è quella che abbiamo sostenuto finora e cioè che il tabernacolo più grande e più perfetto rappresenta il santuario celeste di cui il terrestre ne è il modello (tupos). Dei versetti 11 e 12 del cap. 9 dell'epistola agli Ebrei, le versioni abituali della Bibbia danno delle traduzioni confuse che non aiutano a comprendere il significato. La menzione di skèné (15) fa parte di un gruppo di due complementi, da mettere sullo stesso piano poiché sono introdotti dalla stessa preposizione dia: "grazie a (dia+gen)": - dia tès skénès: grazie al tabernacolo - dia tou idiou haimatos: grazie al suo proprio sangue. Questi due complementi si rapportano insieme al participio che precede immediatamente: "Il Cristo essendo diventato". Possiamo quindi tradurre: "Il Cristo essendo diventato sommo sacerdote…. a) grazie al tabernacolo più grande e più perfetto b) grazie al suo proprio sangue… è entrato una volta per tutte nei luoghi santi (16). I termini ta hagia e skénè sono in effetti gli stessi utilizzati in Ebrei 8:2 dove designano lo stesso luogo, cioè il santuario (17). Possiamo quindi concludere che il Cristo grazie alla Nuova Alleanza (il tabernacolo più grande e più perfetto) e al suo sangue è entrato nei luoghi santi alla presenza di Dio per acquistarci una redenzione eterna.
Conclusione
Come si vede, anche se restano altri testi che bisognerebbe esaminare, l'interpretazione avventista del giorno delle espiazioni come simbolo del giudizio premilleniale cominciato nel 1844 non è scalfita da un'interpretazione della Lettera agli Ebrei che tenga conto delle sue finalità specifiche, dello stile dell'autore e delle caratteristiche grammaticali e sintattiche dei suoi singoli brani.
(1) L'istituto di ricerche bibliche della Conferenza Generale degli Avventisti del 7° giorno ha pubblicato nove volumi della serie "Daniel and Revelation committee series", dove il volume quarto è dedicato interamente all'Epistola agli Ebrei. Molte delle argomentazioni qui esposte sono tratte dal volume sopra menzionato, Issues in the Book of Hebrews, Daniel and Revelation Committee Series, vol 4, Silver Springs, MD: Biblical Research Institute, 1989. (2) Vedi Le Ministère des Anges dans et depuis le Sanctuaire Celeste, memoire presentato da Giampiero Vassallo per l'ottenimento del diploma di studi superiori in teologia presso il centro universitario del Salève a Collonges sous Salève in Francia nel 1996, pp. 63-67. (3) Cristo nostro sommo sacerdote nel cielo, incontra gli angeli in un preciso luogo del suo universo al fine di realizzare davanti a loro il piano pedagogico che deve riabilitare la legge di Dio e i suoi figli. Tutto ciò si compie grazie al suo sacrificio espiatorio e al suo sacerdozio nel santuario celeste: per approfondire vedi Vassallo Giampiero, op. cit., p. 63-67. (4) eCousa, The Greek New Testament, edito da Kurt Aland, terza edizione, Sociedades Biblicas Unidas, 1975. (5) Frank B. Hoolbrook, (ed), Issues in the Book of Hebrews, Silver Springs, 1989, p.63-64. (6) Idem. P.7. (7) F.B. Hoolbrook, op.cit., p.66-68. (8) Idem. (9) In Holbrook, o.c., pp.67-68. A pag.68 si suggerisce la seguente traduzione: "Ma quando Cristo è apparso come sommo sacerdote delle buone cose a venire (Egli è entrato) nel tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto con mani, cioè, non di questa creazione; e non attraverso il sangue di capri e di vitelli, ma attraverso il suo proprio sangue, Egli è entrato nel luogo santo una volte per tutte, avendo ottenuto una redenzione eterna". (10) Seventh-day Adventist Bible Commentary, V. 7, Washington, DC, 1957, p.452.. (11) Uno di loro è Jean Claude Verrecchia. Per approfondire vedi la sua tesi di dottorato in scienze religiose presentata a Strasburgo nel 1981: Le Sanctuaire dans l'Epitre aux Hébreux: Etude exegetique de la Section Centrale, p.132. (12) Vedi S.D.A.B.C., p.453. (13) Uno di questi sostenitori è Il Verrecchia. Per ulteriori delucidazioni vedi tesi di dottorato, o.c., p.146. (14) Per una critica dell'interpretazione cosmologica vedi Albert Vanhoye, Le message de l'Epitre aux Hèbreux, Cahiers Evangile 19, service biblique evangile et vie, editions du Cerf, 1977. (15) Per uno studio del termine oltre che ai normali strumenti di lavoro come i dizionari ci sembra eccellente la sintesi fatta da Michele Abiusi, Le Sanctuaire dans l'Epitre aux Hébreux, mémoire presentato per l'ottenimento del diploma di evangelista a Collonges S/ Salève, 1974, p.28. (16) E' la tesi sostenuta da Norbert Hugedé in Le saacerdoce du Fils, Paris, 1983, p.130 e che noi condividiamo. Tuttavia ci discostiamo con l'autore per le sue conclusioni sul significato di skénè (vedi pp.ss.). (17) Vedi Michele Abiusi, o.c., p.27.
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