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Eugenio Peri


PROPOSTA  DI  LETTURA  A  TEMA 

CHE COS’È

Questa iniziativa del Centro Culturale, vuole essere  una proposta  rivolta a tutti i soci e agli amici della comunità parrocchiale.

A partire da un tema generale, durante un certo periodo, vengono proposti dei libri da leggere. Si tratta di letture (soprattutto romanzi, ma anche poesia, teatro, esperienze di vita, ecc.) di particolare rilevanza sia letteraria che di contenuto, che possono aiutarci ad approfondire l’umana – e quindi nostra – ragione del vivere, secondo il linguaggio della letteratura e la sensibilità degli autori.

Non sono, di norma, testi recenti e, alcuni, di non facilissima reperibilità: per questo abbiamo voluto dare la possibilità di usufruire di una copia in prestito, messa a disposizione dal Centro Culturale,  per chi, volendo aderire all’iniziativa, non può trovare i testi.

 

COME FUNZIONA

Si può trovare il libro scelto in biblioteca, in una libreria, su qualche bancarella di libri usati ecc., oppure si può approfittare della copia a disposizione sui ripiani della Stampa Cattolica, in fondo alla chiesa.

In questo caso occorre, prelevando il libro, segnare sul registro dei prelievi il proprio nome, il recapito telefonico e la data del prelievo (sulla pagina con il “ titolo” di interesse). Alla riconsegna si dovrà registrare la data della restituzione.

 

Questa iniziativa del Centro Culturale, vuole essere  una proposta  rivolta a tutti i soci e agli amici della comunità parrocchiale.

A partire da un tema generale, durante un certo periodo, vengono proposti dei libri da leggere. Si tratta di letture (soprattutto romanzi, ma anche poesia, teatro, esperienze di vita, ecc.) di particolare rilevanza sia letteraria che di contenuto, che possono aiutarci ad approfondire l’umana – e quindi nostra – ragione del vivere, secondo il linguaggio della letteratura e la sensibilità degli autori.

Non sono, di norma, testi recenti e, alcuni, di non facilissima reperibilità: per questo abbiamo voluto dare la possibilità di usufruire di una copia in prestito, messa a disposizione dal Centro Culturale,  per chi, volendo aderire all’iniziativa, non può trovare i testi.

 

NOTA BENE

Per permettere a più persone di poter usufruire  dei testi occorre trattare con riguardo il libro che viene prelevato.

Si prega inoltre, per lo stesso motivo, di tenere il libro il meno possibile.

 


Percorsi di lettura a tema
Luglio – Dicembre 2005: UMANAMENTE ANDANDO …

Prima tappa

La condizione umana, gli ideali e gli ideali che si fanno ideologia, i progetti e la realtà che li stravolge, la pretesa di costruirci la felicità, che si volge in violenza: la nostra buona volontà non riesce a sciogliere la contraddizione, senza la presenza di un Altro, che tutto riconduce al bene.



Gilbert Cesbron E’ MEZZANOTTE DOTTOR SCHWEITZER ( teatro )

Robert Benson IL PADRONE DEL MONDO

Ignazio Silone FONTAMARA

George Orwell LA FATTORIA DEGLI ANIMALI

Graham Green IL POTERE E LA GLORIA

Alda Merini LA CARNE DEGLI ANGELI (poesia)

Chaim Potok IL MIO NOME È ASHER LEV





La fattoria degli animali di George Orwell anno 1944     TOP

Un bel libro, di quelli giusti.
E’ forse il primo esempio di romanzo basato sulla antropizzazione degli animali ( = renderli uguali agli uomini ), insieme a Topolino & C. nei fumetti. Ma qui il gioco finisce lì.
In questa fattoria-mondo gli animali, dopo aver prevalso sull’antico potere dell’uomo –pardon, del padrone – decidono di creare una fattoria giusta, libera e democratica: insomma una specie di paradiso in terra dove tutti collaborano e lavorano per il bene comune e tutti sono uguali, dando quanto possono e ricevendone quanto hanno di bisogno. E’ la più alta vetta dell’umana convivenza, tranne che per un particolare: non considerare che il male sta a monte, nel cuore dell’uomo – pardon, dell’animale – e che ciò che da esso nasce ha già il tarlo della corruttibilità.
E, infatti, qualche animale – cito testualmente – “ più uguale degli altri “ …..
 

Ezio


Il padrone del mondo di Robert. Benson anno 1907      TOP

L’ambiente è una realtà mondiale finalmente in pace, unificata, monolitica e di umanesimo massonico.
Piena globalizzazione, dunque, con un nuovo sistema di valori: l’ UMANITARISMO per il quale e per mezzo del quale, pian piano, Dio è stato sostituito dall’Uomo.
Felicità universale garantita da: eliminazione delle guerre, abolizione della fame, comprensione tra tutti mediante la lingua esperanto e infine ( udite, udite ! ) la legalizzazione della eutanasia che ha sostituito l’agonia della morte perché ultima espressione della sofferenza.
Un ultimo manipolo di cattolici con il loro ultimo Papa, semiclandestini, in Roma e in Irlanda, resistono ad una omologazione così ragionevole …
L’Umanitarismo si fa più totalizzante, dotandosi di una sua liturgia e culto e varando norme più restrittive per la libertà religiosa.
Infine compare Giuliano Falsenburg, che configura l’avvenuta incarnazione dell’Anticristo.
Questa evoluzione si accompagna ad un inasprimento delle leggi contro la Chiesa Cattolica, preludendo ad una persecuzione che non tarderà a manifestarsi, dando vita ad uno scenario apocalittico che lascia col fiato sospeso.
Testo “ politicamente scorretto “ , allora come oggi … Se penso che il romanzo ( ma si può ancora parlare di romanzo ?) è del 1907 – in pieno “liberalismo” e 10 anni prima della Grande Rivoluzione bolscevica – vengono i brividi
 

Ezio


Fontamara di Ignazio. Silone anno 1933     TOP

Il libro può aiutare nella riflessione su due temi anche oggi basilari.
L’attaccamento alle radici
Uno dei protagonisti, Berardo, è disposto a tutto pur di avere un pezzo di terra: la terra è l’elemento che, per questi contadini, conferisce identità e dignità all’uomo.
L’importanza e la valorizzazione del passato e delle proprie radici è un aspetto che ultimamente si va perdendo: si è disposti a rinunciare o a” barattare” qualcosa in cui crediamo (ma ci crediamo?), cedendo alla logica del “comodo” e non impegnandoci seriamente nella loro difesa, come invece fanno gli abitanti di Fontamara ( si veda, in confronto, la discussione sulle origini cristiane,,che non sono state inserite nella Costituzione Europea probabilmente perché ritenute troppo”scomode”).
La ricerca della felicità ( l’ “umanamente andando” )
Anche sotto questo aspetto è emblematica la figura di Berardo: egli lotta in ogni modo per avere il suo pezzo di terra ed acquistare, quindi, un’identità, dimenticando però che l’uomo si compie veramente solo abbracciando Gesù Cristo ( l’ “umanamente andando”ha qui un tratto negativo:l’uomo, con le sue sole forze, non riesce a realizzarsi appieno). La religione, la fede religiosa è qui considerata solo come un’insieme di credenze esteriori, che non entrano in gioco nella vita di tutti i giorni e che quindi non la modificano. L’unica via che Berardo intravede per la salvezza è il Comunismo, che però, essendo una ideologia, ha nella propria origine umana, tutto il limite ad essere vera e compiuta risposta di felicità, come anche la Storia insegna.
 

Federica


E’ mezzanotte dottor Schweitzer di Gilbert Cesbron anno 1964     TOP

Chi, essendo un po’ (ma solo un po’) avanti con gli anni, non ha mai anche solo sentito parlare del dottor Schweitzer? E’ stato una specie di mito: l’uomo buono, il bravo medico e musicista di successo, il cuore puroche aveva lasciato tutto per dedicarsi totalmente a curare i lebbrosi della lontana Africa. Era anche un cristiano, anzi addirittura un buon teologo protestante ( ma questo era spesso sottaciuto).
In questa piece, che gli è stata dedicata a testimonianza, tutta racchiusa in due notti dell’agosto 1914, nell’imminenza dello scoppio della I^ Guerra Mondiale, dentro l’ospedale di Lambarene, nel Congo francese, che il medico aveva costruito.
I personaggi sono fondamentalmente quattro: il dottore che è il protagonista, padre Carlo ( in cui molti configurano Charles de Foucauld, eremita e missionario cattolico, fattosi sacerdote dopo una gioventù scapestrata ), Maria ( assistente di Schweitzer, donna che ha scelto l’Africa più per paura delle proprie responsabilità che per adesione ad un ideale ) e Lieuvin ( plenipotenziario francese, incaricato della urbanizzazione del Congo ), tipo molto dinamico e pragmatico, cui è destinato il compito di annunciare l’entrata in guerra e, contemporaneamente, l’arresto di Schweitzer, in quanto cittadino austriaco in suolo francese, come di fatto avverrà.
In gioco, qui, sono i tratti psicologici e di motivazioni dei personaggi, la loro umanità e le reazioni al tumultuoso precipitare degli eventi, che tutto travolge fregandosene dei programmi e dei progetti, setacciando e dividendo il grano dal loglio.
 

Ezio


La carne degli angeli di Alda Merini 2003     TOP


Si è scritto che i versi di Alda Merini sono” fiori poetici che esalano erotismo e misticismo, tensioni e preghiere, irragionevole equilibrio e delicata partecipazione alle vicende spirituali della vita” . In questa raccolta irrompe l’uomo lacerato da profonde contraddizioni, l’uomo che ricerca con spasimo l’amore, la felicità ma è costretto a “strisciare per terra in attesa della propria morte”.
Questi sono i versi che più degli altri mi hanno comunicato questo dramma dell’esistenza umana

Angeli,
voi conoscete la malinconia dell’uomo
che deve strisciare per terra
in attesa della propria morte,
e che l’uomo è simile a un grande cerbiatto
che si nasconde
e che è perennemente invaso
dal suo cacciatore.
Angeli,
che sentite lo stridio dei denti dei dannati,
che vi coprite gli occhi di fronte al dolore,
voi siete il miele dell’Apocalisse
ma ricordate il grembo delle donne.
Angeli, grembi di pace,
voi siete fecondati dall’occhio di Dio
e avete la ragione del silenzio.

Piera


Il mio nome è Asher Lev di Chaim Potok 1972     TOP

Asher Lev è l’unico figlio di un notabile della comunità di ebrei osservanti di New York. In una realtà culturale in cui la pittura è osteggiata o nel migliore dei casi è ritenuta un’occupazione da bambini Asher avverte prepotente la vocazione alla pittura per cui è costretto ad andarsene dalla comunità familiare e religiosa che non consentono digressioni dalle leggi precostituite. Asher giunge a cimentarsi con il tema della “crocifissione” tema classico per i pittori ma inviso agli ebrei. In croce egli pone sua madre che ha visto soffrire per anni a causa delle assenze del padre impegnato nella liberazione degli ebrei russi.
L’autore, il rabbino Potok, affronta con drammatica incisività di contenuto e stile non solo il contrasto generazionale ma anche lo strappo tra la tradizione e la modernità, tra la cultura della comunità di appartenenza, della famiglia e le realtà via via diverse che il giovane incontra.
I personaggi di Asher (genio sensibile e determinato), del padre (forte e integro nella fede), della madre (fragile, dolce e melanconica) sono indimenticabili.
Si viene introdotti in un mondo, quello delle comunità ebraiche chassidiche, nel quale la formazione è rigidamente legata alla tradizione degli avi e il responsabile è una personalità carismatica che ha molto potere e ascendente.
 

Piera


Il potere e la gloria di Graham Greene anno 1940     TOP

Un uomo in fuga. Un prete, un povero “ prete dell’acquavite “, come lo chiamano tutti, perché è dedito al bere, è padre di una bambina nata a seguito di un’altra debolezza umana, scappa da chi lo vuole morto, da se stesso e dalla sua vita, carica di peccati e di tradimenti.
In un Messico stretto tra la riforma agraria e la nazionalizzazione, insanguinato dalla persecuzione antireligiosa degli anni ’30, dove i preti vengono fucilati oppure costretti a sposarsi, egli fugge in un precipitoso viaggio verso il confine, verso la libertà, attraversando molti villaggi di contadini. Essi lo accolgono, lo nascondono ma insistono perché egli dia l’eucarestia, battezzi, confessi. E lui, che non ha il coraggio di consegnarsi ( come altri preti fanno ) per evitare ritorsioni contro la popolazione, lui battezza, confessa, distribuisce l’eucarestia perché “ il fatto che io sia un codardo e tutto il resto, non ha molta importanza. Posso mettere Dio in bocca agli uomini, posso dargli il perdono di Dio. Anche se ogni prete fosse come me, non farebbe nessuna differenza, sotto questo aspetto”.
In questo libro c’è uno scambio di prospettiva: c’è sì un uomo che si muove secondo una sua miserabile prospettiva, ma soprattutto c’è il riconoscimento di Dio che muove, anzi che commuove (= muove insieme ), fino al poco prevedibile epilogo.

( liberamente tratto da un articolo di “30 Giorni”)
 

 


Percorsi di lettura a tema
Gennaio –Settembre 2006: UMANAMENTE ANDANDO …

Seconda tappa

“L’imprevedibilità di un MISTERO, che si fa incontro dentro la quotidianissima vita personale, spalancandola all’Infinito. Fatta salva la nostra libertà.”

.E.Waugh ELENA LA MADRE DELL’IMPERATORE

L. de Wohl L’ULTIMO CROCIATO. IL RAGAZZO CHE VINSE A LEPANTO

P. Lagerkwis BARABBA

P. Claudel L’ANNUNCIO A MARIA

O. Milosz MIGUEL MANARA

V.Messori IL MIRACOLO

D.Mantiero IL VOLTO PIÙ VERO. DIARI.

Undset Sigrid KRISTIN FIGLIA DI LAVRANS




Elena la madre dell’imperatore ( E. Waugh )    TOP

Romanzo dalle serie radici storiche, raccontato con eleganza e passione.
Dedicato all’indomita figura di Elena, madre dell’imperatore Costantino, ne segue il percorso che, partendo dalla Britannia e passando dalla Dalmazia, la porta a Roma e quindi in Palestina, sempre alla ricerca della verità e della felicità. Ricerca che la porta, a 70 anni, dopo l’incontro con la fede cristiana, a farsi battezzare e ad intraprendere un lungo pellegrinaggio in Terra Santa per ritrovare la vera Croce.
Era quello, e non la vita di palazzo e i suoi intrighi, il suo particolare e “modesto” scopo per cui era stata creata!
Aderire a quel compito ha significato per lei trovare la verità di sé e, perciò, la felicità. Straordinario.


L’ultimo crociato. Il ragazzo che vinse a Lepanto ( L. de Wohl )    TOP

Nessuno storico, nel dibattito sulla battaglia di Lepanto, mette in discussione il valore del comandante della flotta cristiana, Giovanni d’Austria, vero eroe della vicenda. E’ lui a dare unità all’accozzaglia di soldati della Lega Santa. E’ lui a incalzare i comandanti e a forzare le tappe per giungere allo scontro con la flotta turca prima dell’inverno, a galvanizzare le truppe con il suo comportamento leale, generoso e disinteressato. Ma è stato dimenticato, forse a causa della “leggenda” che vuole i cristiani divisi, avidi e, in fondo, solo fortunati.
Aderente alle fonti storiche, il romanzo svela uno spaccato della Spagna del “ siglo de oro “, con le sue sfolgoranti luci e le sue ombre ambigue, ma soprattutto con la sua fede profonda.
Giovanni ( Juan ) d’Austria, figlio naturale dell’imperatore Carlo V e fratellastro del successore Filippo II, viene cresciuto nel culto dell’ideale cavalleresco da un nobiluomo di corte e da sua moglie. Impastato di quella fede radicata, ricevuta da chi lo educava, destinato alla porpora cardinalizia, fugge da Corte per combattere i Turchi; peccatore come tutti ( donnaiolo e giocatore), non si lascia però determinare dal suo limite e ingaggia una dura lotta con se stesso per essere fedele alla Grazia, comprendendo infine che “ il suo destino non si compie nelle vittorie che aveva sognato per sé, ma in quella che compie per un Altro ...”


Barabba ( P. Lagerkwist, premio Nobel della letteratura 1951 )    TOP

Bandito e assassino, condannato a morte, scelto dalla folla al posto di Gesù, graziato e rilasciato da Pilato: è tutto quello che sappiamo di Barabba dai Vangeli. Che ne è stato poi ? Nessuno lo dice.
Archetipo dell’uomo che, senza averla cercata, incontra la salvezza (in questo caso anche molto fisica), davanti alla quale rimane come sospeso, tanto è altra da sé; come turbato davanti alla fine di quel Gesù, innocente che muore
al posto suo; vicino eppur lontano dagli incontri che gli capitano, come il compagno di miniera Sahak la cui fede illumina anche la schiavitù, come Pietro dolorosamente pentito del suo rinnegamento, come Lazzaro miracolosamente tornato dal regno dei morti. Ma anche così cambiato da vivere una completa estraneità rispetto alla vita passata, a come era “prima”.Non sa dare un senso a quel sacrificio, che l’ha salvato ma che non capisce, a quella nuova legge dell’amore in assurdo contrasto con l’efferata realtà quotidiana.
Ma, nello stesso tempo, si sente quasi impresso nella carne un “sigillo” che lo porterà, alla fine, a morire con i cristiani nell’arena


L’Annuncio a Maria ( P. Claudel )    TOP

...” Non alla pietra tocca fissare il suo posto, ma al Maestro dell’Opera che l’ha scelta”
“ Lodato sia dunque Iddio che mi ha segnato subito il mio, e io non ho da cercarlo. E altro posto non chiedo a Lui “
Questo dramma si svolge in un medioevo di convenzione, ma la vicenda che sviluppa è ben più che contemporanea.
I personaggi, pur concreti e realistici, sono un po’ come un simbolo di umanità varia alle prese con una realtà spesso dura e contrastata, con l’amore e il dolore, con avvenimenti normali e non, ma sempre in un chiaro legame con il senso del destino, dell’eterno.
Violaine, che tutto accetta così com’è, ed è felice perché “sente” (non in senso emotivo) che questo è il bene che il Signore vuole per lei. E questa accettazione e “corresponsione” arriva fino all’abbraccio che le porta la lebbra, venendo abbandonata da tutti; ma anche ad essere lo strumento della resurrezione di sua nipote morta ed, infine, anche la propria morte per mano della sorella.
Anna Vercors, l’amatissimo padre di lei, che col suo lavoro ha edificato la casa, la famiglia, che sostiene economicamente anche un convento di suore; ma che ad un certo punto lascia tutto per andare in Terrasanta per chiedere la grazia che tutto sia “chiaro e ordinato” perché ha forte in sé il senso della totalità. E quando torna, inaspettato, alla fine della vicenda, e trova la famiglia distrutta, si abbandona alla volontà del Signore, mentre si odono i rintocchi dell’Angelus: “l’Angelo del Signore portò l’annuncio a Maria...” per ricordare che dal primo “mistero” cristiano derivano tutti gli altri Pierre de Craon, personaggio “chiave”, costruttore di cattedrali (le cattedrali, da che hanno iniziato a farle, sono sempre state il segno dell’unità di popolo), che mette a frutto le proprie competenze e la propria profonda esperienza
sentendo come suo compito, datogli dal Signore, eseguire l’opera che gli è commissionata. E per fare bene questo non può astrarsi dal significato della totalità del progetto, non può chiudersi nel “particolare” (...e non farò io mai il disegno d’un forno o d’una stanza di bimbi?...). Ma, come tutti e ciascuno, dimentica il compito e anche la giustizia (guarda caso, la cattedrale che sta costruendo si chiama proprio Giustizia) e tenta di violentare Violaine, a cui peraltro vuole bene. Come castigo, scopre su di sé i segni della lebbra (la lebbra, nel Medioevo, era considerata un castigo di Dio per i peccati) e, ravvedutosi, si allontana, sicuro di dover morire. Sarà lui, guarito, a ritrovare Violaine morente e a riportarla nella casa del padre, dove i tre rintocchi dell’Angelus scandiscono la nascita, la morte e la resurrezione di Cristo. E dell’uomo.
Illuminante la prefazione di mons.Giussani, da leggere prima ma soprattutto dopo.


Miguel Manara ( O. Milosz )    TOP

Manara (il don Giovanni storico), ardente cavaliere, ci viene presentato nel momento in cui l’insoddisfazione inizia a rodere dentro, mentre è intento a bevute dissolute, contando le donne da lui possedute. La ricerca del piacere ad ogni costo gli porta “...un desiderio più forte, come un incendio marino che avventi la sua fiamma nel più profondo del nero nulla universale! “
Un vecchio amico del padre gli fa conoscere Girolama, una ragazza di cui si innamora e per la quale cambia vita. Nella
Sua semplicità e giovinezza Girolama accoglie Miguel, pur conoscendone il passato, perché intuisce che nel cuore di lui quella scintilla immortale di bene non si è del tutto spenta.
Si sposano ma dopo tre mesi lei muore: il dolore immenso fa riaffiorare in Miguel tutta la consapevolezza della propria orribile vita prima della conversione. E quale dolore più atroce che quello del male che non si può annullare?
Ma nulla, neppure le peggiori nefandezze, deve essere censurato della vita di chi cerca intensamente di recuperare la verità di sé: e così fa il superiore del convento a cui Miguel si presenta, accogliendolo; e così fa lui stesso, frate Manara ormai considerato santo, nei confronti del vecchio Mendelez, pendaglio da forca e storpio, guarendolo solo per aver dato segno di pentimento.
“ Tutto è dove deve essere e va dove deve andare: al luogo assegnato da una sapienza che (il cielo sia lodato!) non è la nostra “. Vibrante.


Il miracolo ( V.Messori )    TOP

C’è un particolare vincolo che lega la Vergine Maria alla terra di Spagna. A questo sono legati due avvenimenti “ straordinari” che hanno contribuito a rendere più intimo e caratteristico il rapporto tra lei e i credenti spagnoli. Il primo risale addirittura all’anno 40 quando, secondo la tradizione, la Madonna, ancora vivente in Palestina, sarebbe apparsa a Saragozza la notte del 2 gennaio per parlare all’apostolo Giacomo (il Santiago di Compostela) dall’alto di una colonna, indicandogli il luogo “destinato ad onorarmi” e chiedendo di aver cura del “Pilar” (il pilastro) sul quale era poggiata. E là infatti sorse la basilica di Nostra Signora del Pilar. Sarebbe quindi temporalmente la prima apparizione mariana ma, ancor più eccezionalmente, sarebbe avvenuta “ en carne mortal “, cioè in carne ed ossa !
E proprio legato alla fervente e appassionata devozione alla “Virgen del Pilar” è il secondo avvenimento, l’argomento del libro, quello che è stato chiamato “el milagro de los milagros” e che Messori stesso definisce “il più sconvolgente prodigio mariano”. I fatti sono presto detti.
A Calanda, a un centinaio di chilometri da Saragozza, la sera del 29 marzo 1640, Miguel Juan Pellicer, un giovane contadino devoto alla “Virgen”, va a dormire. Due anni e mezzo prima è finito sotto un carro e ha perso la gamba sinistra: gliel’ha dovuta amputare il chirurgo di Saragozza. Quando si sveglia non crede ai propri occhi: al posto del moncone c’è la sua gamba, proprio la sua (ci sono persino i segni del morso di un cane di quando era bambino), che era da oltre due anni sepolta nel cimitero dell’ospedale.
Subito un notaio reale certifica l’evento, viene aperta un’inchiesta e avviato un processo, moltissimi i testimoni: al termine, dopo molti mesi di dibattimenti, viene appurato che il fatto corrisponde a verità, e il Vescovo sancisce il miracolo. Anche il Re convoca il giovane a palazzo e, davanti a tutti, si china a baciargli la gamba. Poi il giovane miracolato si rende irreperibile, forse per evitare tutti i fastidi di una popolarità non voluta.
Messori ha voluto scandagliare a fondo tutta la documentazione storica relativa a questo evento prodigioso, spinto sia dalla “cautela” davanti a un simile fatto, sia dalla curiosità giornalistica, scrivendone il frutto in questo libro, col suo stile scorrevole e godibilissimo.
Preziosa anche l’appendice: il commento del prof. Cugola, primario dell’Unità operativa di chirurgia dell’arto del Policlinico di Verona.


Il volto più vero. Diari. ( D.Mantiero )    TOP

“ Don Didimo stava leggendo la Sacra Scrittura in chiesa e stava meditando sul passo della Genesi in cui Abramo si accompagna a Dio verso le città di Sodoma e Gomorra e intrattiene con Lui un dialogo, un confronto serrato in cui chiede la grazia per le due città, in virtù dei giusti che vi sarebbero stati e che non bisognava punire insieme agli ingiusti. Abramo fa un ragionamento molto ebraico da quel punto di vista, parte da 50 e arriva a 10. Alla fine Dio mette il sigillo e dice: “In nome di quei 10 non le distruggerò”. Don Didimo pensa: “ma come, se Dio ha parlato così ad Abramo, la sua parola vale per sempre, quindi se io trovo, oggi, 10 giusti nella mia città, Dio la salverà! “. Non si scoraggiò perché Abramo non li aveva trovati, perché tra la ricerca di Abramo e la sua c’è Gesù Cristo di mezzo.
E don Didimo li trova, tra i suoi ragazzi, quei dieci, durante gli anni della guerra, e fonda la “ Dieci “, impossibile realtà umana e di fede che vuole vivere accettando il patto con Dio come Abramo, per salvare la città. E ben nove ci lasciano la vita (tra i primi don Mario Ghibaudo, che muore nel rastrellamento di Boves), il decimo è missionario in Zaire. La cosa prende piede ma, stante il pericolo, il Vescovo gli impone di smettere e di distruggere l’archivio dei nomi. Lui va da don Calabria (oggi San Giovanni Calabria), che dice: “Povero Vescovo, ma tu obbedisci.”
Riprende negli anni ’50, divenuto parroco a Bassano del Grappa e oggi, in quella città, fioriscono realtà come “La città dei Giovani” e la “Scuola internazionale di cultura cattolica” con il suo prestigioso “Premio”.
Se “dolore e offerta” – i tratti caratteristici di questa esperienza – segnano in modo così concreto la prima parte di questa avventura (...è un privilegio che Cristo ci dà, associandoci, anche se non ce n’è bisogno per la sua opera di redenzione ...), oggi vengono vissuti nell’accettazione e nell’offerta della vita di tutti i giorni.


Kristin figlia di Lavrans (Undset Sigrid)    TOP

E’ una saga familiare che si svolge nel medioevo scandinavo. La protagonista è una di quelle figure che è difficile dimenticare, ha una ricchezza spirituale e una profondità che anima ogni momento della sua vita.
L’opera è una trilogia divisa in “La ghirlanda”, La signora Husaby” e “La croce”.
La ricostruzione del mondo medievale è incantevole, perché riesce a rendere magnificamente lo spirito del tempo. Questo colossale affresco della vita di una donna è stato annoverato tra i capolavori letterari del secolo appena trascorso.
L’autrice Sigrid Undset è una delle prime donne ad aver vinto il premio Nobel per la letteratura nel 1928, precedetuta di un solo anno da Grazia Deledda. La Undset è una grande letterata, autrice di 33 opere, ma anche una donna coraggiosa tanto da convertirsi e votarsi al cattolicesimo, pur vivendo in un paese protestante; tra i primi colse le atrocità del nazismo cui si oppose con forza e fu costretta all’esilio; visse come madre con grande dignità e sopportazione il dramma più profondo che possa colpire una madre: la perdita di due figli. Scrutò e scandagliò con grande spirito analitico e profonda lucidità il mondo femminile e combattè l’ottuso femminismo della sua epoca giudicandolo uno sfrenato individualismo che porta al detrimento dei rapporti umani. Combattè questo femminismo perché voleva la mortificazione della maternità per raggiungere la parità dei sessi nel successo professionale. Ella incarnò la visione della donna che le era propria: una donna che si dedica senza risparmio alla cura dei figli, pur senza che ciò rappresenti un’ostacolo alla propria realizzazione personale, necaso dell’attrice una apprezzabilissima produzione letteraria.
Gran parte della critica tende ad identificare Sigrid Undset con il suo personaggio femminile per antonomasia ”Kristin”. Le accomuna il temperamento, la personalità, la storia, il sogno di un amore, il sacrificarsi al primo uomo, per poi ritrovarsi tra le mani le ceneri di una passione ardente, la forza della maternità, il dolore della vita. Anche il rapporto di Kristin con il padre, che l’accompagna tutta la vita, pare sia una nostalgica proiezione dell’amore di Sigrid per suo padre, bruscamente spezzato dalla morte prematura dell’uomo.

 

Centro Culturale “Eugenio Peri”
Via Dante, 48

 

 

 

 

Parrocchia Santa Margherita V.M. - Piazza Cardinal Colombo 21042 Caronno Pertusella (VA)Tel.02/9659017 parr.smargherita@libero.it