Editrice Bastarda Non succede nulla di nuovo |
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| racconto n. 47 |
di Bi |
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Vabbe’, abbiamo capito che anche per stasera non succede niente e non si si scrive nulla di buono. Vado in giardino a caccia di blatte. In questo periodo se ne trovano anche di molto grosse, sarà il caldo umido che le fa uscire dai loro buchi. Le sbatto contro il muro usando una scopa come un bastone da hockey. Le sento fare crack quando si schiantano e poi le lascio lì. Domani mattina i merli avranno una bella colazione già pronta. La zanzara bastarda maledetta dell’altra sera non si è più vista, spero si sia spiaccicata sul parabrezza di un camion guidato da un autista russo ubriaco. Non so perché, ma in questo momento mi pare un’idea romantica. Delitto e castigo. La drammatica vita degli insetti, così breve e così movimentata. Se ti va bene diventi un cartone della disney, o fai la comparsa in un documentario. Vado a fare un giro ai parchetti, al fresco (si fa per dire). Tanto a quest’ora non c’è nessuno. Una volta c’era qualche drogato, almeno qualcuno da evitare, ma adesso neppure quello. Si saranno spostati in altre zone più tranquille. Ad un certo punto sento un rumore dietro di me, un cane, mi segue. Mi giro, un po’ inquieto, e lo vedo. Nulla di che, un pastore, probabilmente il suo padrone ha avuto voglia di fare una passeggiata e l’ha portato fuori a fare la piscia o qualcosa di più solido. Mi guardo intorno, nessuno, niente, solo io e il cane. Mah, continuo a camminare. Lui continua a seguirmi, non c’è nessun altro. Lascio i parchetti, vado in strada. Lui mi segue. Mi fermo e lo aspetto, continuando a cercare con gli occhi il suo padrone. Lui si avvicina e mi guarda, quasi mi aspetto che mi chieda qualcosa. "Scusa, hai da accendere? Ho preso le cartine stasera e mi sono dimenticato i fiammiferi". Niente, riprende a camminare e va proprio nella direzione in cui volevo andare io. Adesso sono io a seguirlo, ci siamo scambiati i ruoli. Quasi quasi gli chiedo se ha da accendere. Va esattamente dove ho intenzione di andare io, precedendomi di un paio di metri. Ogni tanto si ferma e mi guarda, non dice nulla, poi riparte. Facciamo tutto il giro del villaggio, io dietro e lui davanti. Sembra che mi abbia portato fuori a fare un bisogno, mi viene quasi voglia di pisciare contro un muro un muro per confermare la storia. Chissà, magari ho trovato il mio spirito guida. Non sarebbe male, è anche un bel cane. E poi nei miei momenti peggiori ho temuto che invece fosse una delle blatte. Decido di tornare a casa e lui gira a destra dopo il semaforo, proprio la strada giusta. Quasi non ci credo. Apro il cancello, con lui vicino ma a distanza di sicurezza. Gli faccio cenno di entrare, non si muove. Mi ha riportato indietro, gli basta. Lo aspetto un po’, niente, non entra. Gli faccio "embè" con la mano a carciofo, il classico gesto di Totò, come per chiedere che intenzioni ha. Lui mi guarda e dice:"beh, ti decidi a entrare in casa? Non posso mica stare qui a guardarti tutta la notte".
sabato, maggio 10, 2003
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