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Donna bambina

Parole&Pensieri

racconto n. 116

I racconti di PaoloAllegri

di Paolo Allegri

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Mi hai detto al telefono che adesso ci sono io a scacciar via la tua solitudine. Che ti sei innamorata delle mie parole, aggrappata a quel blù del video che ti rimanda le mie storie. Dal virtuale le hai messe in una bottiglia di profumo, una di quelle belle bottiglie in vetro con il tappo dorato che si trovano nelle profumerie inglesi, e come gocce le hai spruzzate sul tuo cuore di donna. Mi hai detto che dentro quelle scene c'è la tua vita, ne hai fatto tuoi gli odori, i colori ed i personaggi, forse anche le donne che ho amato o soltanto sognate. Di quello scrivano che mescola parole nelle notti tempestose ti sei costruita un'immagine ideale, un compagno nelle tue notti scure e di pioggia. La pioggia ti ho insegnata ad amarla, a sentirla amica perché nel vuoto di una stanza è una musica per un'anima che soffre. E' la carezza dolce di una Grande Madre. Per mesi mi sono immaginato quale potesse essere la città da dove digitavi. Poi un giorno la tua voce calda e liquorosa, quel tuo "Paolo, sono Giulia" è entrata nella mia mente e adesso risuona come un dolce carillon, quella ballerina che mia madre teneva sul cassettone quando ero piccolo e che volevo sempre veder uscire dalla scatola madreperla. Il tuo posto è sul lago e non poteva essere diversamente perché mi sono sempre immaginato questo tuo corpo di donna come un lago che avesse come sponde dei fiordi, pensando a quell'esile figura che ha seni da Dea. Oggi che il mare è in tempesta vorrei essere su un lettone con te insieme ad un buon libro, una torta e tante candele accese. Ogni sfumatura di te mi penetra nell'anima, mi sembra di conoscerti da sempre. Sei la mia linfa vitale, terra rossa di Siena che hai sui capelli. Non ti ho mai vista ma immagino il tuo battello come un violino di mogano, ambra ed ebano, laddove la perla nera è il centro dell'universo, il punto dove il vulcano, nella sua dirompente eruzione di lava vede quella corsa di lapilli e fuoco incandescente gettarsi nel mare della femminilità. Un volo dal trampolino fecondando notti ricamate di stelle bambine. E di sogni che facciamo tenendoci per mano. Già la tua mano tenera e sincera che si posa sulla mia, ne cerca le dita accovacciandosi nel palmo. "Voglio essere la tua bambina" mi hai scritto. E io adesso sto immaginandoti che nel mio abbraccio la sinfonia di una fiaba porti nella tua conchiglia il karma del mio amore per te e per l'universo e ti impasti donna nell'acqua e nella creta. Non smetterò di essere il tuo poeta di emozioni, m'inventerò nuovi fondali e scenari di principi e cavalieri. Ti ho scelta come fata nel mio bosco incantato. Lì sai che mi rifugio per curare la mia fragilità. So di essere nato per proteggerti, per calmare con la voce le tue paure, giocando sui toni, aprendoti praterie dove galoppare con la fantasia. Ho imparato a cercare nei profumi e nei colori un mondo più bello. E a vestire le principesse delle mie storie con abiti dell'immaginazione. Con stoffe soffici, profumi fruttati, sete, pizzi e tulle dove quella grande illusione che è la vita scivola morbidamente, dolcemente come un bacio appoggiato sulle labbra aspettando che lei lo ricambi. Mi piacerebbe stendermi nel tuo talamo, in quella stanza che profuma d'incenso e mirra e nell'oro del silenzio della notte, dove entra soltanto profumo di aghi di pino dalla finestra aperta sulla campagna, amarti di un amore tenero nell'intervallo della lettura di una fiaba. E' bello cercarsi e trovarsi con uno sguardo e poi essere attratti nella centrifuga di un sentimento intenso e coinvolgente. E' come sorprenderti in un portone e poi risalire con le mani il tuo abito blù, sentire il nylon del collant sui polpastrelli, le righe dell'ultimo modello alla moda nelle vetrine di Calzedonia e il languore caldo di un trasporto, di un palpito. Entrare nel veliero di te e gettarsi sui seni per poi piangerci per tornare bambino. E sentire che, come risucchiata dalla passione di un attimo d'eterno, da un abbraccio che ti porta dentro me, la tua bocca ritrova prepotente la mia e con il respiro, con il fiato, con la lingua mi trovi e come se avessi un pennello dipingi la tela del mio viso di baci, uno dietro l'altro mentre le tue carezze sulle palpebre, sulle orecchie, sui capelli mi abbandonano ad un fuoco caldo che mi attraversa, mi percorre, mi scuote fino a gridare il tuo nome, su quelle scale. Perché Roma è così bella in quei palazzi gialli, in quelle vie così maestose che ti sembra di camminare nell'eternità. Ed è bello passeggiare sulla salita che porta al Pincio sentendosi leggeri come due adolescenti mano nella mano che vanno a comprare zucchero filato. Carta da regalo blù e stelle gialle, Natale sta per arrivare e io sogno un fiocco di neve che ti incornici i capelli, mentre quegli occhi verde bosco sono la borraccina da mettere accanto alle statuine di questo presepe. Dio mio come sei bella, con i tuoi giovani anni di donna bambina. La tua luce m'inebria, mi fa sentire piacevolmente innamorato della vita. Aspetto quella sera in cui mi dirai resta.

E sentirò di appartenere a te. Ad ogni centimetro della tua pelle, ad ogni sfumatura della tua iride, ad ogni chiaroscuro che disegna un gioiello sul ricciolo bruno del tuo grembo.