Yuri Vola |
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| racconto n. 7 |
di Bi |
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"Mi dispiace parecchio dovervelo dire, ma ritengo che sia necessario, soprattutto per il bene del resto della classe:Il piccolo Yuri Fantini, vostro figlio, non ha la minima voglia di andare a scuola". Il maestro Scarpelli come al solito non usa perifrasi. Perchè dovrebbe? E’ un educatore lui, mica un poeta. E poi ai bambini (e ai loro genitori) bisogna parlare così, Duri Diretti e Secchi. D.D.S., è la regola Scarpelli per la comunicazione con i bambini. "Perchè "loro", i bambini, sono delle carogne; se ti sentono indeciso, se hai un dubbiettino anche piccolo piccolo, cominciano a bombardarti di domande fino a smontarti, letteralmente, pezzo per pezzo." Questa scena risale a circa vent'anni fa. Il maestro Scarpelli stava sostenendo uno dei tanti colloqui coi genitori della sua lunga carriera. Di fronte a lui mia madre, la creatura più astrale – solare e lunare contemporanreamente, energica gentile e poetica - che abbia mai posato piede sulla terra, e mio padre, che come al solito non ascoltava. O meglio, ascoltava ma non sentiva, come ogni artista che si rispetti, perché stava componendo chissà quale nuovo sonetto. Io non ci sono. Sono in un'altra stanza, marcato a uomo da una bidella che sembra un'armadio e che ce l'ha con me perché a causa mia è stata distratta da un lavoro a maglia che, dopo mesi di fatiche, oggi stava finalmente per terminare. Il maestro Scarpelli ha lanciato la sua granata e si aspetta la solita sequela di domande e di giustificazioni. Le cose che dicono tutti i genitori quando lui smonta il piedistallo su cui hanno elevato la loro creatura. Quello che succede è, invece, sorprendente: mia madre non si spaventa; non sbianca e non crolla in lacrime di fronte alla prospettiva di un figlio tagliato fuori da una brillante carriera scolastica, anzi sorride e dice "allora Peter Pan funziona. Grazie, signor Scarpelli (non lo chiama "maestro" intenzionalmente, ma lui non coglie questa malizia), Lei ci ha appena dato una buona notizia." "Ma no signora, forse non mi sono spiegato. Suo figlio non sta andando bene. In classe è assente, non fisicamente ma con la testa. Non so a cosa pensi, ma lo vedo sempre distratto e poco concentrato sui compiti." "La ringrazio signor Scarpelli, ma Le dico che questo per me non è grave, anzi è bello, bellissimo. Non avrebbe potuto darci una notizia migliore. Vede, la scuola italiana non insegna ai bambini ad usare la fantasia, per cui stiamo provando ad insegnarla noi al nostro piccolo. In questi giorni gli stiamo leggendo il libro di Peter Pan. Vogliamo che impari a volare." "Ecco, questo è il punto. Ci stiamo arrivando. Io cerco di insegnare a tutti questi bambini un metodo di studio che in futuro sarà anche un metodo di lavoro. Un sistema che li renda quadrati ed inattaccabili di fronte al mondo che li aspetta finita la scuola. Gli altri studenti mi seguono. Suo figlio sembra non volerne sapere. Anzi, ogni giorno alza la mano e mi chiede quando gli insegnerò come volare. Lei capisce che questo è un elemento destabilizzante per il resto della classe." Il colloquio fisce qui, perché da un'altra stanza si sente la bidellona gridare e tutti accorrono all’emergenza. "Scendi immediatamente da lì, piccola peste!" La bidellona non ne vuole sapere. Io sono sospeso a circa due metri da terra e sto disegando due enormi baffi sulla foto di un tizio serio serio. "Yuri, non si pasticcia la faccia del Presidente della Repubblica". Il tono del maestro Scarpelli dovrebbe terrorizzarmi, ma sono concentrato e non lo sento neppure. Mia madre non sta nella pelle, si attacca all'orecchio di mio padre e gli dice, con l'entusiasmo di una bambina che ha appena visto il suo primo arcobaleno "Guarda, ce l'abbiamo fatta, il nostro Yuri sta volando, contro tutto e tutti sta volando!". Mio padre si fa più serio, guarda con occhio clinico la scena e poi dice "bei baffi, imponenti ed adeguati. Forse il verde non è il colore più adatto, io li avrei fatti rossi. Ma questo sarebbe un livello di ironia politica per cui, figlio mio, fortunatamente tu sei ancora troppo giovane". Poi mi prende per mano, mi aiuta ad atterrare e dice"andiamo a casa, stasera pizza per tutti, offro io". Il colloquio finisce qui. E finisce qui anche la mia carriera in quella scuola elementare. Il maestro Scarpelli è stato irremovibile. "Non si può tenere un ragazzino come quello in una classe normale. Troppo destabilizzante. Cosa succederebbe se gli altri lo imitassero? Se la immagina una classe di trenta marmocchi che svolazzano dappertutto e disegnano baffi sulla foto del Presidente (lui lo dice con la maiuscola, facendo un inchino appena accennato all’autorità stessa del nome)?" Erano mesi che cercavo di volare. L'avevo visto fare a Superman e poi c'era quel libro che la mamma mi leggeva la sera, prima di dormire. Peter Pan, lui sì che sa volare. Non sono mai riuscito ad essere così bravo nelle manovre strette. Quello fu il mio primo e unico volo in pubblico. La mamma me lo fece giurare, con tanto di "giurin giuretto". Aveva paura della gente, diceva che qualcuno più invidioso degli altri avrebbe potuto spararmi come ad un uccellino. Ma a me non interessava volare per farmi vedere dagli altri. Volavo solo nella mia stanza, per il puro piacere di farlo o per fare un disegnino sul soffitto, e qualche volta in cucina per prendere la nutella che la mamma nascondeva sulle credenze in alto. Inoltre si vola meglio quando si è completamente soli, liberi di concentrarsi sul decollo. Anche adesso volo, ogni tanto, e disegno sempre i baffi sulle foto dei Presidenti. E se hanno la maiuscola i baffi mi vengono anche meglio.
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