Parashat Hazinu
"Con l'offerta di Musaf di Shabbat,[i Leviti] che [inno] dicevano? Disse Rav Anan bar Rava' a nome di Rav: '[I sei brani della Tora' riassunti nell'acrostico] HaZYV LaCH'" (TB Rosh Hashana' 31a)
Quando esisteva il Santuario il servizio quotidiano ruotava attorno alla presentazione dei due 'Temidin', ossia le due offerte perpetue della mattina e del pomeriggio. Sebbene l'esecuzione materiale dell'offerta fosse prerogativa dei Coanim, la cerimonia si rivelava un momento di coesione per tutto il popolo. Era infatti necessario che ci fossero dei rappresentanti del popolo che presenziassero all'offerta (esistevano dei turni specifici per tutta la popolazione) come anche la presenza dei Leviti che da un apposita pedana situata al limite est del cortile interno del Santuario recitavano un apposito inno (in genere un Salmo) nel momento in cui veniva offerta la libagione di vino che accompagnava il 'Tamid'. Nell'impossibilita' materiale di presentare le offerte nel Santuario noi ripariamo sostituendo le nostre preghiere. Per questo motivo infatti, nelle nostre 'tefillot' recitiamo anche il Salmo che i Leviti avrebbero cantato se fosse esistito il Santuario.
La lista dei Salmi del giorno, che coincide con quelli che recitiamo oggi si trova nel Talmud (TB Rosh Hashana' 31a). Nello stesso passo troviamo indicazioni circa il brano che veniva letto durante l'offerta del Musaf di Shabbat, l'offerta aggiuntiva dello Shabbat. Si tratta della Cantica di Hazinu, ossia le prime sei chiamate della nostra Parasha' (tutta la parte in versi poetici). Il Talmud la chiama "HaZYV LaCH", facendo un acrostico delle prime lettere dei sei brani in cui viene divisa la Cantica. Ogni Shabbat si leggeva uno di questi sei brani, completando tutta la Cantica in un ciclo di sei Shabbatot.
Curioso il fatto che mentre per i Salmi che accompagnano il "Tamid" il Talmud stesso dichiara il nesso logico che li lega al giorno della settimana, nulla viene detto circa il legame tra la Cantica di Hazinu e lo Shabbat.
Maharsha' ci offre una serie di interessanti spunti:
Il Musaf dello Shabbat e' accompagnato da un brano della Tora' mentre in genere il Tamid e' accompagnato da Salmi. Questo perché lo Shabbat e' un giorno piu' santo degli altri. "HaZYV LaCH", l'acrostico mnemonico con cui il Talmud chiama la Cantica di Hazinu significa anche "a Te lo splendore". La faccia di Moshe', che ha insegnato questa Cantica, era perennemente illuminata da quando egli aveva parlato con la Divinita'. In quello che e' il testamento spirituale del grande Maestro troviamo una solenne affermazione incastonata nei "capoversi" del testo: "a Te lo splendore". Come a dire che tutta l'opera di Moshe' e tutto il suo onore non derivano altro che dalla Divinita'
A pronunciarsi chiaramente sul nesso tra Shabbat e Hazinu e' invece il Rambam (cfr. S.A. Orach Chaym 428.5 e commenti) che dice che il motivo e' nel fatto che 'sono parole che invitano la gente a fare teshuva''.
Dunque mentre il Tamid viene accompagnato da un Salmo che sottolinea la specificita' del giorno in questione nell'Opera della Creazione, lo Shabbat sembra avere tutt'altri messaggi. Gia' con il Tamid della mattina viene letto il Salmo 92 che poco ha a che fare con il riposo sabbatico: tratta invece della redenzione e del rapporto tra bene e male. La tradizione vuole che l'autore sia Adam che lo compose allorché D-o accetto' la sua Teshuva' all'ingresso del primo Shabbat. Adam si era pentito di aver trasgredito la sua unica mizva' ed il Signore aveva accettato la sua Teshuva'. Come segno di cio' Egli aveva illuminato l'intero Shabbat, notte e giorno, con la luce primordiale del "giorno uno" (yom echad) della Creazione. Tale luce, che era stata riposta per i giusti nel Mondo Futuro, non solo diviene il premio di coloro che fanno Teshuva' (perché superiori ai Giusti completi, TB Berachot 34b), ma si rivela ancora oggi nella "Neshama' Yetera'", "l'Anima Aggiuntiva" che accompagna l'ebreo durante lo Shabbat. (Sfat Emet, Likutim Vayelech) A Musaf poi, il momento che dal punto di vista strettamente tecnico distingue il Servizio nel Santuario dello Shabbat rispetto al giorno feriale, secondo il Rambam il messaggio centrale e' la Teshuva', e per questo leggiamo la Cantica di Hazinu che ci deve instradare in tal senso.
Se i sei giorni sono centrati sull'esplosione dell'Opera Creativa del Signore e poi dell'uomo, lo Shabbat e' il giorno della Teshuva', del ritorno a D-o, della risposta. Se nei Sei giorni della Creazione il movimento e' centrifugo, nello Shabbat Iddio, l'uomo ed il creato si fermano per tornare a cio' che ha preceduto la Creazione: l'idea dello Shabbat. Nel 'Lecha' Dodi'' lo chiamiamo la "fine dell'opera, che nel pensiero era l'inizio". Lo Shabbat e' quel momento in cui noi ci asteniamo dal lavoro, persino D-o si e' astenuto dal lavoro. Shabbat e' il momento in cui torniamo nell'attimo della Creazione per capire che la materia nella quale ci siamo affaticati per tutta la settimana non e' altro che un mezzo per raggiungere tutti quei valori spirituali raccolti nello Shabbat che sono lo scopo principale della Creazione.
Non solo lo Shabbat precede la Creazione, ma anche la Teshuva'! (TB Pesachim 54b). La Teshuva' e' la premessa per l'esistenza di questo mondo: in un mondo dove le creature possono sbagliare per natura, la possibilita' di riparare, anzi di annullare il malfatto e' la conditio sine qua non per la Creazione.
Ma la Teshuva', malamente tradotta "pentimento" dai gentili, va molto oltre il dispiacersi per i torti commessi: essa e' uno stato d'animo perenne, un percorso, una strada da seguire giornalmente. Fare Teshuva' significa appunto rispondere quotidianamente alla chiamata del Signore, raffinare le proprie azioni e la propria anima cercando di tornare verso il Signore.
Shabbat e' per eccellenza il giorno in cui cio' avviene perché e' questo il giorno che dedichiamo allo studio, alla preghiera, ma anche alla sacralizzazione di quanto c'e' di materiale, ad esempio il cibo ed il sesso. Shabbat e' il giorno in cui ci la presenza di D-o e' tangibile in ogni nostro gesto, nei nostri vestiti, sulla nostra tavola. Una sorta di Mondo Futuro in miniatura, "Meein Olam Abba'" appunto. Ma c'e' anche chi lo chiama "Mayan Olam Abba'", "la Fonte del Mondo Futuro", invertendo i rapporti di dipendenza.
Lo scorso Shabbat abbiamo letto nella Parasha' di Nizzavim "E tornerai fino al Signore tuo D-o" (Deuteronomio XXX, 2). La parola "veshavta'", "e tornerai" e' scritta in forma difettiva sicché si puo' leggere anche "VeShabbat", "e Shabbat". La chiave per il ritorno continuo e' lo Shabbat. Per poter rispondere alla chiamata del Signore che vuole per noi qualche cosa di diverso dalla deificazione denaro e dalla santificazione del lavoro di chi, incapace di affrontare le proprie responsabilita' familiari, morali ed educative, trascura i figli e la Tora' in nome del negozio piuttosto che dell'ufficio, e' impossibile prescindere dalla scrupolosa osservanza dello Shabbat.
Intendiamoci, lavorare e' giusto e sacrosanto, ma arriva un momento della settimana nel quale D-o, che non ha bisogno di riposo, ha serrato le saracinesche della sua bottega che noi chiamiamo Universo per permettere ad Israele di fermarsi un istante e fare Teshuva'.
Della portata dell'osservanza dello Shabbat sulla nostra fedina penale che viene discussa in questi giorni leggiamo:
"Ha detto Rabbi' Chya' bar Abba' a nome di Rabbi Jochannan: 'Chiunque osserva lo Shabbat secondo la Halacha', persino se e' idolatra come nella generazione di Enosh, gli viene perdonato; come e' detto 'Felice l'uomo (Enosh) che fa questo [ed il figlio dell'uomo che persevera in questo: chi osserva lo Shabbat] si' da non profanarlo...' (Isaia LVI, 2). Non leggere 'si' da non profanarlo' (mechallelo') ma [leggi] 'gli viene perdonato' (mechol-lo).'" (TB Shabbat 118b)
Lo Shabbat che contiene tutte le mizvot, pesa piu' dell'idolatria che racchiude tutte le trasgressioni.
Noi ci troviamo in un momento particolare dell'anno. Siamo infatti nei dieci giorni della Teshuva' che precedono il Sabato dei Sabati, il giorno di Kippur. Chiamiamo lo Shabbat che si trova in questi dieci giorni "Shabbat Teshuva'", il Sabato della Teshuva'. Di piu', quest'anno come in altri anni la Parasha' della settimana e' Hazinu, la Cantica di Moshe' che serve a scuotere ed a spingerci sulla via della Teshuva'.
Le porte della Teshuva' sono particolarmente aperte in questo periodo, e' un momento buono per prendere decisioni importanti che ci portino piu' vicini a D-o ed alla sua Tora'. L'osservanza dello Shabbat, una volta plebiscitario segno di appartenenza al popolo d'Israele, e' purtroppo retaggio di pochi, troppo pochi figli d'Israele. Eppure lo Shabbat e' un passo indispensabile nella strada verso Iddio.
Dice il Talmud (TB Shabbat 118b) che se Israele avesse osservato propriamente il suo primo Shabbat, nessuna nazione straniera, nemmeno Amalek, avrebbe potuto dominarlo.
Noi ci troviamo nel primo Shabbat dell'anno (se si esclude Rosh Hashana') e ci ritroviamo nuovamente questa sfida di fronte.
Un invito a tutti noi allora a migliorarci proprio nell'osservanza dello Shabbat affinché Amalek, che rappresenta l'istinto del male e l'Angelo della Morte, rimanga azzittito e non possa mettere bocca sul decreto che certamente ci iscrivera' e ci suggellera' nel Libro della Vita e della Salvezza, Amen ken Yhei' Razon.
Shabbat Shalom e Chatima' Tova' Jonathan Pacifici
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