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Parshat Ki-Tavò

"[1]Oggi il Signore tuo D-o ti comanda di fare questi statuti e gli ordinamenti, e li osserverai e li farai con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima. [2] Oggi tu hai distinto oggi il Signore per esserti come D-o e di procedere nelle Sue strade e di osservare i Suoi statuti, le Sue leggi ed i Suoi ordinamenti e di ascoltare la Sua voce. [3] Ed il Signore ti ha distinto oggi per essere per Lui come popolo-tesoro così come ti ha detto, e di osservare tutte le Sue leggi e per porti eccelso su tutte le nazioni che ha fatto per gloria rinomanza e per splendore e per farti essere un popolo santo per il Signore tuo D-o come ha detto." (Deuteronomio XXVI,16-19)

Lo studio e l'osservanza della Torà sono bastai sul quotidiano. È vero, la tradizione sottolinea date particolari come ad esempio lo Shabbat o le feste, eppure la dimensione del quotidiano è per certi versi superiore. Un noto motto rabbinico vuole che tra "la cosa frequente e la cosa non frequente, la cosa frequente ha la precedenza". Da qui per esempio che il Talled va indossato prima dei Tefillin dal momento che il primo si usa tutti i giorni mentre i secondi non si usano di Shabbat e nei giorni di festa solenne. Del fatto che la Torà sia strettamente legata alla sfera del quotidiano ne abbiamo del resto una splendida testimonianza nel brano che precede la rivelazione sinaitica nel quale si attesta che il popolo di Israele entra "in questo giorno" (ossia oggi stesso) nel deserto del Sinai. Rashì sottolinea questa espressione dicendo che da qui impariamo che dobbiamo considerare le parole della Torà, ogni giorno, come se le avessimo appena ricevute.

Rileggendo in quest'ottica i versi citati all'inizio possiamo quindi suddividere il brano attorno a tre "oggi" presenti nel teso.

Oggi, nel senso ogni giorno, riceviamo nuovamente la Torà Accettando e conservando il dono noi, giorno per giorno rieleggiamo il Signore come Re su Israele e sul Mondo e di conseguenza Ogni giorno Iddio ci elegge come popolo-tesoro (espressione che ritroviamo proprio nella rivelazione sinaitica.

L'accettazione quotidiana della Torà quindi non simula, ma fa sì che il processo del "dono" della Torà riavvenga letteralmente ogni giorno. Ogni giorno alzandoci nell'osservanza delle mizvot noi proclamiamo che il Signore è il nostro Re e noi siamo il Suo popolo.

Fin qui, nella nostra lettura abbiamo interpretato nella sica dei Maestri (Rashì, Midrash Tanchumà) la parola "oggi", "ayom", come riferirsi ad "ogni oggi" della storia, ossia ad ogni giorno. Seppur valida, questa lettura, e senz'altro complementare alla semplice lettura del testo che lo stesso Rashì ci spiega.

Che giorno era effettivamente quello in cui Moshè dice queste cose? "Ho sentito che quello stesso giorno nel quale ha dato Moshè il Libro della Torà alla Tribù di Levì, così come è scritto 'E la diede ai Coanim figli di Levì' (Ivi XXXI,9) vennero tutto Israele dinanzi a Moshè e gli dissero: ' Moshè nostro Maestro, anche noi siamo stati in piedi nel Sinai ed abbiamo ricevuto la Torà e ci è stata data, e perché tu fai dominare su di Essa i figli della tua tribù ed essi un giorno diranno: 'Non stata data a voi, è stata data a noì?'" E Moshè gioì per la cosa e per questo ha detto loro: 'Oggi ho capito che siete attaccati e desiderate il Signorè" (Rashì su Deuteronomio XXIX, 3)

Dunque è nel momento che Israele si preoccupa di non essere escluso dall'osservanza delle mizvot, quando dimostra attaccamento per il Signore che si rinnova lo spirito della rivelazione sinaitica. Rashì dice anche che in quel giorno sono passati 40 anni dal dono della Torà, sicuramente un momento importante.

La Parashà si conclude con testo molto interessante:

"E Moshè chiamò tutto Israele e disse loro: 'Voi avete visto tutto ciò che il Signore ha fatto nella terra d'Egitto al Faraone, a tutti i suoi servi, ed a tutta la Sua Terra. Le grandi imprese che hanno visto i tuoi occhi, i segni ed i grandi prodigi. Ed il Signore non ha dato a voi un cuore per capire, occhi per vedere ed orecchie per ascoltare fino ad oggi..Ed osserverete le parole di questo patto e le farete affinché abbiate successo in tutto ciò che farete." (Deuteronomio XXIX, 1-4,8)

Moshè ci sta dicendo che abbiamo creduto di vedere e capire i grandi eventi dell'Uscita dall'Egitto, ma che in realtà li per li abbiamo capito ben poco di tutto ciò che ci è accaduto. Questo è un grande paradosso. Noi siamo portati a pensare che in genere nessuno può capire un evento come colui che lo ha vissuto in prima persona. Viene Moshè e ci dice che in realtà non ci abbiamo capito niente di tutti quegli eventi fino al momento in cui non siamo arrivati al punto di desiderare tanto di servire il Signore tanto da essere gelosi circa la custodia del Sefer Torà.

Rashì, basandosi sul Talmud, (TB Avodà Zarà 5b), sottolinea che un allievo non capisce il vero insegnamento del proprio Maestro, se non dopo 40 anni. I quaranta anni del deserto sono quindi serviti a far "stagionare" gli eventi straordinari dell'uscita dall'Egitto e non è un caso che in qui quaranta anni (levando il primo) non abbiamo fatto Pesach! Per assurdo dopo 4 millenni noi possiamo capire gli eventi della Yeziat Mizraim meglio di coloro che vi hanno partecipato fisicamente. L'accettazione delle mizvot rappresenta la chiave di questo discorso. Se non ci si attacca alla Torà non si hanno occhi per vedere, ne orecchie per sentire ne un cuore per comprendere.

La Parashà si conclude con un verso che dice

"Ed osserverete le parole di questo patto e le farete affinché abbiate successo in tutto ciò che farete." (Deuteronomio XXIX,8)

La parola "taskilu", avrete successo, viene però dalla radice di "sechel" intelligenza, comprensione.

Ciò che ci dice la Parashà in conclusione è che solo osservando la Torà e le Mizvot possiamo capire ciò che ci avviene attorno. Senza l'adesione al mondo delle Mizvot possiamo trovarci in mezzo al Mare spaccato dal soffio del Signore, possiamo assistere al Faraone che implora un popolo di schiavi e non capire assolutamente nulla.

In questo senso è grandioso come i Maestri sottolineino l'importanza di ripercorrere quegli eventi tutti gli anni durante il Seder di Pesach. Israele infatti porta un messaggio grandioso: in genere si vede il ricordo come un cercare di ricomporre immagini del passato consapevoli di non poter giungere alla comprensione della scena di colui che la ha effettivamente vista.

Viene la Torà e ci dice che in realtà ricordare vuol dire rivivere l'evento e visto che osservare le mizvot significa vivere nella maniera corretta la propria vita, noi riviviamo un vento passato nello spirito della Torà.

Ecco che la malta diviene "charoset", l'amarezza erba amara, e il rifiuto completo della idolatria, l'agnello da sacrificare al Signore.

Tale processo, che nella realtà andrebbe invertito (perché come spiega il Bet Hallevì sono gli eventi a modellarsi sulle mizvot e non il contrario) rappresenta una pietra miliare nella storia ebraica.

Attraverso le mizvot noi possiamo rivivere glie eventi indirizzandoli nel giusto percorso.

La fase del ricordo è fondamentale in vista del giorno del ricordo per eccellenza, Rosh Hashanà. Se ricordare vuol dire poter aggiustare il passato allora il ricordo è una componente primaria del percorso della Teshuvà, del ritorno a D-o.

Ogni hanno noi riviviamo con delle mizvot l'uscita dall'Egitto compiendo un po' una Teshuvà. (Teshuvà vuol dire anche risposta. In fondo l'unica risposta che diamo alle domande dei quattro figli è l'esecuzione del Seder stesso)

Alla domanda di D-o su cosa abbiamo fatto nell'anno appena passato noi dobbiamo dare una teshuvà, una risposta. Una risposta che è nel ritorno.

Abbiamo infatti dieci giorni, i dici giorni del ritorno o della risposta nei quali dimostrare la nostra buona condotta.

Rivivere l'anno passato ricordando e correggendo attraverso le mizvot. Cancellare l'azione sbagliata sostituendola con una buona azione facendo sì che l'errore non sia mai stato commesso.

Dopo aver parlato del passato concludiamo con un piccolo riferimento al futuro. I Saggi dicono che quando arriverà il Messia la cosa sarà evidente a tutti, ci auguriamo che significhi che avremo raggiunto un tale livello di immersione nelle mizvot che riusciremo a capire subito ciò che ci accade attorno.

Shabbat Shalom Jonathan Pacifici