Parashat Ki-Tezzè
"Non verrà l'ammonita ed il moabita nella Congrega del Signore, persino la decima generazione non verrà nella Congrega del Signore in eterno. Poiché non vi hanno accolto con pane ed acqua sulla strada quando siete usciti dall 'Egitto e [poi]chè ha ingaggiato contro di te Bilam figlio di Beor da Petor, Aram Naaraim per maledirti. Ed il Signore tuo D-o non ha voluto ascoltare Bilam ed ha rivolto il Signore tuo D-o per te la maledizione in benedizione, poiché il Signore tuo D-o ti ha amato. Non ricercare la loro pace ed il loro bene per tutti i tuoi giorni, per sempre. Non affliggere l'edomita perché è tuo fratello, non affliggere l'egiziano poiché sei stato straniero nella sua terra. I figli che genereranno alla terza generazione potranno entrare nella Congrega del Signore." (Deuteronomio XXIII, 4-9)
"I figli che genereranno alla terza generazione: Il resto dei popoli sono permessi subito. Quindi hai imparato che chi fa peccare un uomo è peggio che se lo avesse ucciso poiché chi lo uccide, lo uccide in questo mondo e chi lo fa peccare lo fa uscire da questo Mondo e dal Mondo Futuro. Per questo Edom che li hanno accolti con la spada non vanno afflitti e così l'Egitto che li ha affogati mentre quelli che li hanno fatti peccare vanno afflitti." (Rashi in loco)
Parashot come quella di Ki-Tissà, così piene di mizvot neccessitano un approccio particolare. Bisogna cercare di scoprire qual è il filo conduttore che lega i vari brani della Parashà. Nel primo brano della parashà, che tratta del processo atto a rendere permessa una prigioniera di una guerra facoltativa (Milchemet Reshut. La guerra obbligatoria, milchemet mizvà, non prevede prigionieri. Si tratta delle sette nazioni cananite che vanno sterminate).
Rashì nota che "non ha parlato la Torà altro che in rapporto allo 'yezer harà'", l'istinto del male. In sostanza Rashì dice che se la Torà avesse proibito in assoluto la prigioniera l'uomo l'avrebbe presa peccando. In questo modo viene temporaneamente privata della sua bellezza (fa lutto e si rade completamente la testa). Se l'uomo la ama veramente e non è solo preda di desiderio ciò risulta evidente quando viene messo dinanzi alla responsabilità che il suo gesto comporta. Ciò che Rashì dice qui sembra essere valido anche per molte mizvot e può essere visto come un filo conduttore tra i vari brani della nostra Parashà.
Molte delle mizvot che figurano questa settimana comportano una perdita economica o complicano un poco il naturale comportamento dell'uomo. Per esempio la mizvà di costruire delle recinzioni in luoghi potenzialmente pericolosi onde evitare che qualcuno vi cada. Oppure la proibizione di prestare ad interesse ad un ebreo: potendo prestare ad interesse ad un gentile saremmo portati di evitare di prestare ad erbei, eppure la Torà ci invita a non abbandonare il nostro fratello.
Non tutte le mizvot in questione però comportano una perdita economica. La strana e famosa mizvà del nido dell'uccello dal quale si deve scacciare prima la madre se si vogliono prendere le uova o i pulcini. Che perdita economica c'è? Rashì infatti dice:
"Se per una mizvà leggera che non comporta una perdita economica, la Torà ha detto: 'Affinché tu abbia del bene e prolungherai i tuoi giornì, a maggior ragione per premio a mizvot più pesanti." (Rashì su Deuterronomio XXII, 7)
Posti dinanzi all'esecuzione di una mizvà noi abbiamo il potere di scegliere di fare o non fare la mizvà. Il nostro Yezer HaTovv (l'istinto del bene) ci dice di farla, lo Yezer HaRà, (l'Istinto del male) ci dice di non farla. I nostri Saggi dicono che lo Yezer Ha Rà è il completamento della creazione. Ciò che distingue l'uomo dagli Angeli è proprio la nostra possibilità di scelta assente nelle sfere angeliche.
Come uomini ci troviamo continuamente invischiati in una lotta giornaliera tra iol bene ed il male che è in ognuno di noi.. L'inadempienza ad una mizvà è semrpe più facile mentre l'obbedienza comporta uno sforzo sia esso fisico intellettuale o economico.. Eppure c'è un processo costruttivo che dobbiamo intraprendere. Del resto Rashì commenta così la vicinanza tra le mizvot del Kan Zippor, le recinzioni da fare sul tetto, la proibizione di indossare vestiti fatti di Shatnez, lana e lino assieme, e di piantare assieme semi diversi.
"Quando costruirai una nuova casa: Se hai osservato la mizvà di mandare via la madre sarai destinato a costruire una nuova casa e metterai in pratica la mizvà di fare un recinto al tetto poiché una mizvà ne tira appresso un altra e giungerai ad un campo ed a bei vestiti" (Rashì su Deuteronomio XXII,8)
L'osservanza delle mizvot è quindi un processo costruttivo che si basa sul mantenimento giornaliero, procedendo continuamente sul sentiero della Torà.
Eppure proprio perché l'osservanza è una condizione facoltativa, nel senso che dipende solo da noi, ("Tutto è nelle mani del Cielo tranne che il timore del Cielo" dicono i Saggi) può accadere che l'Istinto del male abbia il sopravvento. Non è certamente un caso che molte delle proibizioni di questa Parashà concernano con la sfera sessuale. Proprio in questo campo nel quale è l'istinto materiale dell'uomo a farla da padrone la Torà ci impone di far si che sia il cervello a controllare il cuore e non viceversa. La mizvà dello zizzit è generalmente considerata un precetto "antidoto" contro l' istinto del male poiché ci contorna continuamente con la totalità delle mizvot. Il Midrash "Zeenna Urenna" cita anceh un interessante opinione di Rav Chisdà: " Il Motivo per il quale sono più grande dei miei amici sta nel fatto che io mi sono sposato quando ero ancora giovane e come mi sono sposato l'istinto del male mi ha lasciato.
I Maestri infatti dicono che generalmente le donne sono più pie degli uomini ed influenzano positivamente questi ultimi. Berurià, la saggia moglie di Rabbi Meir, spesso riprendeva lo stesso marito a suon di interpretazioni bibliche. Ecco dunque che lo zizzit e la moglie combattano lo yezer arà nello spronare l'uomo ad essere più attaccato alle mizvot. In questo senso è interessante un antico uso che vuole che la sposa regali allo sposo in occasione del matrimonio un tallet.
Causare agli altri di fare mizvot è un grandissimo merito. Lo zizzit per questo viene posto alla stregua di tutte le mizvot. Nel Rashì che abbiamo citato all'inizio c'è un notevole insegnamento in tal senso: causare al prossimo di trasgredire una mizvà è peggio che ucciderlo. Perciò come abbiamo già detto è peggio Bilam del Faraone e quindi peggio Ammon e Moab dell'Egitto. Egiziani ed Edomiti ci hanno attaccato faccia a faccia con la spada. Moab ha prima traviato Israele con l'immoralità sessuale. Sia Moab che l'Egitto hanno ucciso ebrei, 'Egitto ha ucciso degli ebrei pii e giusti che avranno la loro parte di mondo futuro, Moab ha comromesso negativamente Israele in questo mondo ed in quello futuro.
Per questo la discriminazione sulla possibilità di entrare a far parte di Israele è maggiore per Moab ed Ammon che per Egitto ed Edom.
Questo principio può essere imparato da un altro passo della Torà: i Saggi dicono che la donna ha portato la morte nel mondo traviando Adamo nell' episodio dell'albero della conoscenza del bene e del male. In effetti sarebbe stato più logico dire che Kain, il primo omicida, sia responsabile dell'ingresso della morte nel mondo. Eppure se applichiamo il principio di cui sopra la donna, causando ad Adamo di trasgredire è peggiore di Kain che ha ucciso Avel. È la prima trasgressione di una mizvà o meglio ancora la prima operazione di causare al prossimo di trasgredire che introduce la morte nel mondo spianando la strada all'omicidio di Avel.
Concludiamo, cos come la parashà, con la mizvà di ricordare ciò che ci ha fatto Amaleke di cancellare il ricordo di Amalek in eterno.
Amalek è la personificazione dell'istinto del male, che colpisce donne vecchi e bambini in quanto deboli e che si infiltra nelle intercapedini che si creano tra le generazioni per rompere la catena della tradizione.
Se abbiamo seguito nel corso della parashà un iter della lotta allo yezer arà, concludiamo ricordando che è Amalek lo yezer Arà. Amalek, quello fisico e quello che è in ognuno di noi va distrutto. L'istinto del male va soppresso. Questo significa amare il Signore con "tutto il tuo cuore", con i due istinti, dicono i Saggi.
Forse il passo più importante di questa lotta contro lo yezer aRà e contro Amalek è di ricordare che i adoperiamo per poter dimenticare.
Ricordare che il nostro sforzo è quello di giungere ad un mondo nel quale potremo dimenticare Amalek, il male e le trasgressioni.
"In quel giorno il Signore sarà Unico ed il Suo nome Unico"
Shabbat Shalom,
Jonathan Pacifici
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