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Parashat Ekev

"Poichè la Terra nella quale tu arrivi per prenderne possesso, non è come la Terra d'Egitto, dalla quale siete usciti, nella quale pianti le tue sementa ed irrighi con I tuoi piedi come l'orto. E la Terra nella quale passate per prenderne possesso è una Terra di monti e valli, grazie alla pioggia del cielo berrai acqua. Una Terra che il Signore tuo D-o ricerca, sempre gli Occhi del Signore tuo D-o sono su di lei, dall'inizio dell'anno fino a fine anno." (Deuteronomio XI, - 10-12)

Sul fatto che la Terra d'Israele sia una Terra particolare e diversa da tutte le altre terre sembra non esserci discussione. Persino altri popoli ed altre culture riconoscono la Terra d'Israele come un luogo Sacro, dstinto ed elevato rispetto ale altre terre. Come mai? Per le altre culture l'elemento chiave nella centralità della Terra d'Israele sono gli eventi che su di essa si sono svolti. È la storia umana dunque, ad essere determinante, o per essere più precisi il contato tra l'umanità ed il Divino. Il popolo d'Israele potrebbe a buon diritto vantare una storia di eventi svltisi sulla Terra d'Israele superiore a qualsiasi altro popolo, eppure non è per questo che la Terra d'Israele è centrale per l'ebraismo.

Nella parashà di questa settimana la Torà ci offre un interessante spunto a riguardo. Moshè invita nuovamente Israele ad osservare le mizvot e motiva questa necessità con la differenza che esiste tra la Terra d'Israele e la Terra d'Egitto, prototipo conosciuto delle altre terre. Interessante è notare in cosa consistano queste differenze:

La Terra d'Egitto si irriga a piedi (lett. con i pedi) nel senso che l'acqua è concentrata nel Nilo e va portata dove serve come nel caso di un orto. La Terra d'Israele è invece una Terra di monti e valli nella quale si beve grazie alla pioggia del cielo. Iddio ricerca la Terra d'Israele e la guarda sempre dall'inizio dell'anno a fine anno.

Queste "differenze" ci pongono non pochi problemi. Innanzitutto non sembrano essere sempre dicotomiche: tipo di irrgazione (Nilo) contro la presenza di monti e valli. Ma sopratutto che nesso c'è tra l'osservanza delle mizvot e la differenza tra la Terra d'Israele e le altre?

L'ultimo elemento che deduciamo dal verso citato all'inizio è la particolare attenzione che D-o ha nei riguardi della terra d'Israele. Possibile mai che D-o non si preoccupi e non controlli contemporaneamente tutta la Terra? È forse un problema per Lui?

Ovviamente, qui come del resto altrove, la Torà parla nella lingua umana e per approssimare l'inaprossimabile usa un espressione antropomorfica. Il Talmud (TB Rosh Hashanà 17b) lega questa espressione al comportamento della popoloziane che vi risiede e Rashì aggiunge che attraverso la continua "ricerca" che D-o compie per la Terra d'Israele, egli ricerca tutta la Terra.

Vediamo di fare un po' d'ordine.

La sostanziale differenza tra la Terra d'Israele e le altre è, nella tradizione rabbinica nella differnza di approccio che D-o ha nei confronti delle popolazioni che vi risiedono. La Terra d'Israele non sopporta iniquità. Ossia la sussitenza di un popolo nella Terra d'Israele è legata all'ottemperanza al volere dell'Eterno. Se generalemnte diciamo che non c'è per forza un legame tra osservanza delle mizvot e successo materiale in questo modno e che il premio per le mizvot è relegato al mondo futuro, dobbiamo altresì ammettere che ciò è solo parzialmente vero nella Terra d'Israele.

La pioggia è un classico esempio: nella Terra d'Israele essa è condizionata all'osservanza collettiva delle mizvot tanto da diventare il simbolo della dimesione dell'attributo della gtiustizia Divina.

In questa luce possiamo capire ciò che dice il nostro verso: nella Terra d'Egitto si irriga a piedi, si trasporta l'acqua dove ce ne è bisogno, ma del resto non è una terra di monti e valli.

Potermmo figurativamente dire che la Terra d'Egitto è una terra orizzontale mentre Israele è una terra nella quale l'elemento verticale, nelle parole della nostra stessa parashà questa è una terra di "fonti nella vale e sul monte".

Se nell'Egitto l'acqua è la stessa per tutti e la vita sorge attorno al Nilo (un mondo Nilo-centrico diremmo) in Israele l'acqua è differenziata, quasi stanziata ad personam. Così abbiamo fonti d'acqua diverse per diverse persone. Ma l'acqua simbolicamente è sempre la Torà. Così anche per la Torà se nell'Egitto si può ridurre l'osservanza ad una cerimonia di Pesach che segna l'appartenzenza al popolo, in Israele le mizvot si caratterizzano per la diversificazione.

Potremmo dire che se in Egitto il processo è quello delle concentrazione, della creazione di un entità collettiva (il raduno di tutto Israele a Ramses prima di uscire), ed ancora tutti attorno alla stessa fonte d'acqua , nella Terra d'Israele il processo è inverso.

Lì ognuno deve trovare la propria dimensione anche nella osservanza delle mizvot: in Ere Israel il Coen ha le sue specifiche mizvot, il contadino ha le sue, il levita ancora e persino il re d'Israele ha delle mizvot specifiche. Le mizvot legate alla Terra sono forse il simbolo della diversificazione.

Notevole è il fatto che questa diversità che abbiamo trovato nella disposizione delle fonti d'acqua ed attraverso la quale abbiamo caratterizzato due modi di vivere da ebreo diversi, trovi riscontro persino nel nostro verso.

Esso dice prima "la Terra nella quale tu arrivi per prenderne possesso" usando il singolare, e poi passa al plurale "non è come la Terra d'Egitto, dalla quale siete usciti".

Sembra quuindi che si esce collettivamente dall'Egitto alla ricerca della propria dimenesione collettiva e si entra personalmente in Israele nel trovare la propria dimensione personale.

Usciamo dall'Egitto affermando al mondo la sostanziale parità tra gli uomini ed entriamo nella Terra d'Israele sottolienando la peculiarità e la singolarità.

Uguaglianza e diversità sono due concetti che trovano largo sapzio nel pensiero ebraico: l'uncia vera uguaglianza si raggiunge atraverso il rispetto ed il riconoscimento della diversità.

L'Egitto, luogo nel quale apparentemente si presentano le condizioni migliori per l'uguagliazna, tutti bevono dalla stessa acqua è nella realtà la civiltà più discriminante e schiavista della storia. Quando si parte dalla uguaglianza di finisce nella segregazione e discirminazione etnica.

Di contro solo nel riconoscimento della differnza e del fatto che Israele lascia come un sol uomo la disperazione dell'Egitto (tutti con la stessa voglia di libertà), ognuno giunge nella Terra d'Israele con le proprie aspettative e le proprie ambizioni. È nella paritetica realizzazione dei propri differenti indirizzi che nasce la vera uguaglianza.

"E la Terra nella quale passate per prenderne possesso è una Terra di monti e valli, grazie alla pioggia del cielo berrai acqua."

Ed eccoci immancabilmente all'altro lato della medaglia: solo se si passa collettivamente nella Terra d'Israele (tutti uniti) si arriva alla realizzazione personale.

Realizzazione personale e realizzazione collettiva, impegno personale ed impegno collettivo si fondono in questi versi in un intreccio inscindibile.

Solo nella Terra d'Israele la pioggia è così legata al nostro comportamento e quindi solo nella Terra d'Israele la realizzazione di ogni singolo dipende dallo sforzo e dall'impegno di ogni altro fratello.

Riassumendo si è dei singoli senza legami in Egitto, si acquistano dei legami basati sul minimo comune multiplo della sofferenza e si forma la collettività. Entrando in Israele è necesario riacquistare la propria singolarità per formare una colletivvità che non sia basata su un minimo comune multiplo di soffrenza ma su l'apporto proporzionale che ognuno può dare nell'ambizioso tentativo di forgiare una società che possa superaere l'esame della misura della giustizia Divina.

Nella Terra d'Israele noi laciamo una sfida, quella di poter risultare merirvoli ad un attento esame. La Terra d'Israele è la Terra nella quale la portata del raccolto è legata alle Mizvot. È l'elemento di realizzazione materiale che lega tra la Torà d'Israele ed il popolo d'Israele.

La Terra d'Israele si è detto, non sopporta l'iniquità, i popoli che se ne macchiano vengono riggettati da questa. È stata la sorte dei cananei ed è stata anche la nostar allorquando abbiamo adirato l'Eterno con il nostro comportamento.

Il popolo d'Israele è però caratterizzato dalla dimesione della Teshuvà, il ritorno.

Ritorno a D-o che però è anche il ritorno nella Terra. Ci auguriamo allora di meritare tante pioggie benefiche che ci consentano di presentare le offerte al Santuario ricostruito, presto ed ai nostri giorni.

Shabbat Shalom, Jonathan Pacifici