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Parashat Hukat-Balak

"Il Signore si rivelò casualmente a Bilam e questi Gli disse: 'Ho preparato i sette altari ed ho offerto un toro ed un montone sull'altare.'" (Numeri XXIII, 5)

"ed ho offerto un toro ed un montone: Ed Abramo non ha offerto altro che un montone" (Rashì in loco)

Generalmente si usa dire che Bilam è la nemesi di Moshè nostro Maestro. In effetti i Saggi dicono che il fatto che nella Torà si dica che "non sorgerà un altro profeta in Israele come Moshè", indica che tra le altre genti sorgerà, e di chi si tratta? Di Bilam il malvagio. Bilam è il profeta che D-o ha dato alle genti perché non possano lamentarsi che se avessero avuto un profeta all'altezza avrebbero seguito la via del bene (Rashì). Come le genti a cui appartiene però, Bilam è essenzialmente votato all'idolatria ed a quanto la Torà definisce come negativo. Egli ha gli strumenti per essere un profeta all'altezza di Moshè ma non è all'altezza di Moshè perché nelle azione è malvagio e non cerca affatto di piegarsi alla volontà Divina ma anzi vorrebbe poter dominare il volere dell'Eterno.

Esiste però un'altra associazione "per nemesi" che i Maestri fanno: Bilam ed Avraham nostro padre. Già la Mishnà, nel trattato di Avot, indica il possessore di alcune particolari virtù come discepolo di Avraham e colui che possiede il loro opposto come discepolo di Bilam il malvagio. Anche Rashì associa più volte Bilam con Avraham. Bilam sella la propria asina di buon mattino. Rashì sottolinea che Israele possiede il merito di Avraham che ha fatto la stessa operazione per andare a sacrificare il proprio figlio per adempiere al volere Divino.

In effetti seppur il Signore aveva avvertito Bilam che non gli avrebbe permesso di maledire Israele, questi cerca in tutti i modi di portare avanti la sua missione e parte sperando di riuscire. Bilam desidera trasgredire anche se sa che D-o non glielo permetterà

Al contrario Avraham vuole adempiere a tutti i costi al volere di D-o ma è scioccato dalla difficoltà della prova. I saggi sottolineano che il Signore chiama Avraham due volte per dirgli di non uccidere Izchak perché questi aveva dovuto fare un opera di auto-persuasione talmente profonda da trovarsi quasi dispiaciuto di non poter dimostrare con i fatti che era pronto a uccidere Suo figlio.

Paradossalmente la grandezza dell'episodio della "legatura di Izchak" è proprio nel fatto che Avraham si accontenta di offrire il montone e rinuncia ad offrire Izchak. Può sembrare assurdo ma per Avraham che aveva accettato completamente il giogo del Regno del Cielo, non è facile rinunciare ad un precetto.

Forse proprio per questo motivo Rashì sottolinea che mentre Bilam offre un Toro ed un Montone, Avraham offre solo un montone. Bilam, nella sua malvagità è colui che nel momento in cui D-o gli si rivela si fa bello dicendo 'Ho preparato i sette altari ed ho offerto un toro ed un montone sull'altare.'" (Numeri XXIII, 5) senza neanche aspettare che D-o parli per primo. Avraham, come un umile servitore risponde sempre "Eccomi!" ed aspetta gli ordini dell'Eterno. La grandezza di Avraham è che anche nel servizio Divino si fa piccolo accontentandosi di offrire solo un montone. Nella realtà era disposto ad offrire persino il proprio figlio. Dunque Bilam diventa la nemesi di due personaggi, Moshè ed Avraham celebri per la loro modestia. Bilam sapeva di non poter piegare il volere di D-o, ma sperava di riuscire comunque nella sua impresa. Come?

Nel trattato di Berachot il Talmud ci rivela che il Santo Benedetto Egli Sia, ogni giorno si adira. L'ira dell'eterno dura sempre un "rega", piccolissima misura di tempo. Il Talmud spiega che un "rega" è la misura di tempo che ci vuole per pronunciare la parola "rega". La grandezza di Bilam era nel fatto che egli conosceva quando ciò avveniva. Egli pensava che se fosse riuscito ad esprimere la propria maledizione in quel momento questa sarebbe stata accolta dal Signore. Tosafot in loco si chiedono quale mai maledizione può essere espressa in un solo istante (rega). E rispondono che Bilam avrebbe voluto dire "callem", "distruggili". Il Signore però ha rivoltato la maledizione di Bilam in benedizione, letteralmente rivoltando la parola: "callem" letta al contrario dà "Melech", "Re". Ossia quando Bilam avrebbe voluto distruggerli il Signore testimonia che essi lo hanno proclamato loro Re. "Disse Rabbi Elazar: Ha detto loro il Santo Benedetto Egli Sia ad Israele: 'Sappiate quanti atti di giustizia ho fatto con voi [nel fatto] che non mi sono adirato nei giorni di Bilam il malvagio; poiché se mi fossi adirato non sarebbe rimasto dei nemici di Israele (eufemismo per dire Israele) niente e nessuno. E così ha detto Bilam a Balak: "Come posso maledire? Iddio non ha maledetto. Come posso adirarmi? Il Signore non si è adirato. [Ciò] insegna che [il Signore] non si è adirato per tutti quei giorni.''"(TB Berachot 7a)

Ossia il Signore ha modificato il Suo comportamento usuale evitando di adirasi per non dover ascoltare le parole di Bilam.

È interessante notare come una lettura piana del testo Biblico ci presenti un Bilam molto rispettoso del Signore e della Sua Volontà. I Maestri però intervengono facendo notare che si tratta solo di abbagli. Ciò che Bilam vuole è maledire Israele e dietro ad una buona condotta di facciata si rivela un personaggio malvagio come pochi nella storia. Il Midrash rivela che Faraone si era consultato con tre saggi per sapere cosa fare con Israele: Bilam consiglia di distruggere Israele, Giobbe rimane in silenzio e Itrò fugge. Bilam verrà punito con la morte, Giobbe soffrirà (tutto ciò che è narrato nell'omonimo libro) per il suo silenzio ed Itrò verrà premiato divenendo il suocero di Moshè.

Nella Aggadà di Pesach leggiamo che Labano fu funesto a Jacov di nostro padre più del Faraone. In un interessantissima derashà su Internet Rav Heshy Grossman ricorda che i Saggi dicono che Labano e Bilam sono la stessa persona. Addirittura l'episodio dell'asina di Bilam che devia dal sentiero avviene proprio sulla linea di demarcazione che Labano aveva giurato di non oltrepassare con intenzioni negative verso Jacov, luogo che viene chiamato Galed da Jacov.

Dicendo che Labano e Bilam sono la stessa persona possiamo capire ancora meglio ciò che dice la Aggadà: Bilam vedendo di non riuscire a distruggere Israele né con la maledizione né con la guerra propone a Balak di sedurre Israele con delle donne compromettendolo attraverso l'immoralità sessuale e quindi con l'idolatria. Ebbene, così come Labano voleva distruggere Jacov dicendo: "I tuoi figli sono figli miei" (siamo la stessa famiglia) così Moab vuole inglobare Israele attraverso la promiscuità sessuale.

Faraone, quantomeno, mantiene ferma la distinzione tra l'Egitto ed Israele. Labano e Bilam invece optano per l'abbraccio che stritola e per il bacio che nasconde un morso. Già tutti strumenti usati da Esav.

Per questo capiamo perché è peggiore Labano/Bilam di Faraone.

Se tralasciamo le piaghe che sono la manifestazione necessaria della Potenza di D-o, (e comunque sono intervento diretto Divino) nel processo di uscita dall'Egitto gli ebrei uccidono un solo egiziano. Lo uccide Moshè pronunciando il nome di D-o. Abbiamo già visto che questi si era accoppiato con un ebrea: Shelomit bat Divrì della Tribù di Dan.

Secondo una delle opinioni il Faraone stesso (seppur primogenito) non muore. Fa teshuvà e diventa il Re di Ninive citato nel libro di Jonà. Ogni Kippur, nella aftarà di Musaf, ci ricorda il senso della Teshuvà.

Non è così per Bilam che muore a fil di spada. Quella stessa spada che avocava per uccidere un asina quando si proponeva di uccidere un popolo con una parola.

Moshè uccide un uomo con una parola (il nome di D-o). Bilam vorrebbe uccidere un popolo con una parola (il contrario dell'attributo di regalità di D-o).

Insomma è preferibile la morte all'immoralità sessuale. Meglio non esistere che annullare la propria identità. "Meno peggio" il Faraone di Bilam e di Labano.

Concludiamo con un ultima nota sul brano del Talmud che abbiamo citato prima:

Rabbi Eliezer usa l'espressione: 'Sappiate quanti atti di giustizia ho fatto con voi.'

Non sarebbe stato più giusto dire 'atti di misericordia'? Colui che dovrebbe essere arrabbiato e che per non danneggiarmi non si adira affatto compie un atto di misericordia, non di giustizia!

Ebbene Avraham stesso è causa di un precedente nell'utilizzo di questi due termini:

Quando il Signore annuncia ad Avraham che avrà un figlio la Torà dice: "Ed ebbe fiducia nel Signore, e (il Signore) glielo considerò come un atto di giustizia." (Genesi XV,6)

Avraham stabilisce un ordine di cose nel quale l'uomo, l'ebreo, fa la volontà di D-o perché questo è giusto. Io non metto i Tefillin la mattina perché mi va o perché mi piace: metto i Tefillin perché è giusto.

Così un popolo che, come dice Rashì, si accampa in maniera che nessuno possa guardare nella tenda del prossimo, un popolo che discende da Avraham non può essere distrutto dalla nemesi di questi.

Quindi è il Signore a pagare la sua metà del patto con Avraham eliminando l'ira dalla Sua "agenda".

Noi ci auguriamo che D-o annulli nuovamente la Sua ira nei nostri confronti in maniera definitiva inviandoci, presto ed ai nostri giorni, il Messia che cavalcherà l'asina di Bilam, preparata da D-o fin dai Sei Giorni della Creazione.

Shabbat Shalom Jonathan Pacifici