Parashat Bear Sinai - Bechukotai
"E parlò il Signore a Moshè sul Monte Sinai dicendo: 'Parla ai figli d' Israele dicendo loro: 'Quando giungerete alla Terra che Io vi do, la Terra riposerà un Sabato per il Signore''" (Levitico XXV, 1-2)
"Sul Monte Sinai: Perché per l'argomento dell'Anno Sabbatico [viene sottolineato come] presso il Monte Sinai, forse che non tutte le mizvot sono state dette sul Sinai? Intendi invece, così come per l'Anno Sabbatico sono stati dette tutte le regole ed i particolari sul Sinai, così per tutto (per ogni mizvà), le regole ed i particolari sono stati detti sul Sinai ." (Rashì in loco citando Torat Coanim)
Concludiamo il terzo libro della Torà con la doppia Parashà di questa settimana. Il libro di Vaikrà, lo abbiamo detto più volte, concerne particolarmente le regole del Santuario, il mondo del culto animale o vegetale che ha come scopo l'avvicinamento dell'uomo al suo Creatore. Troviamo infatti alternate regole morali a particolari della presentazione di un offerta animale al Santuario. Pratica e pensiero, azione verso il prossimo ed azione verso l'Eterno, sono concetti che non possono mai essere scollegati. Riguardo la costruzione del Santuario abbiamo detto che essa è paragonabile alla Creazione del Mondo e che in effetti l'alachà lega strettamente i lavori della costruzione del Santuario ai lavori che ha fatto D-o creando il mondo. Sono gli stessi lavori proibiti di Shabbat: i lavori che D-o si è astenuto di fare nel primo Shabbat e dai quali noi ci asteniamo parallelamente sia costruendo il Santuario materiale che costruendo il Santuario dello spirito, anche in assenza del primo, ogni Sabato. (R. A. J. Heschel). Eppure il Santuario esiste solo se Israele risiede nella propria Terra e lo stesso Santuario del deserto è un eccezione piuttosto notevole al principio. Infatti il Santuario non è che il fulcro di una società nella quale la Terra d'Israele è coltivata secondo le norme della Torà e nella quale si studia ed osserva la Legge Divina. La Terra non è un elemento secondario, è la chiave di lettura di tutto il problema.
Un noto Midrash sostiene che il luogo del Santuario è stato scelto dal Signore perché luogo di amore tra due fratelli. Si narra appunto che il luogo del Santuario fosse un campo di proprietà di due fratelli. Questi lo avevano diviso. Uno dei fratelli era sposato, mentre l'altro era scapolo. Il fratello sposato, conscio del fatto che i figli un giorno lo avrebbero sostenuto economicamente si preoccupava per il fratello che invece era solo, tanto da spostare nottetempo, parte del suo raccolto sul suolo del fratello. Lo scapolo la pensava diversamente: egli supponeva che il fratello, avendo famiglia, necessitasse più raccolto di quanto non ne serva ad un uomo che vive solo. Anche lui, di notte, spostava del raccolto sul campo del fratello. I due si meravigliavano notando alla mattina che le quantità non erano cambiate minimamente, finché una notte non si incontrarono mentre si riempivano reciprocamente il campo. I due si abbracciarono commossi e l'Eterno decise che questo esempio di amore fraterno dovesse essere premiato con la designazione del luogo del Santuario. È notevole ricordare che:
a) il Santuario è chiamato anche campo, come è detto "Ed uscì Izchak a meditare nel campo", ed i Maestri sostengono che in quel momento egli si trovasse nel luogo del Santuario, istituendo la preghiera pomeridiana di Minchà. b) Il Santuario si trova in effetti sul confine che segna le proprietà di due fratelli: il confine tra il territorio della Tribù di Jeudà e quella di Biniamin (nel quale si trova il Santo ed il Santissimo). Jeudà si rende garante di Biniamin nel momento in cui discendono in Egitto. L'amore fraterno, si trattava allora di poter riscattare un altro fratello, Shimon, viene nuovamente premiato con il Santuario.
La Terra d'Israele, principio della Creazione, e condizione prima per l' esistenza del Santuario ha delle particolarità legali rispetto alle alte terre. Una particolare norma, espressa proprio nella nostra Parashà è la proibizione di vendere perpetuamente un terreno. La Terra d'Israele non è nostra, come di nessun altro. È possesso particolare del Signore, Padrone di tutta la Terra che l'assegna ad Israele. (cfr. Rashì su GenesiI,1) La Terra è divisa per Tribù e per famiglie. Transazioni che comportino passaggi di terreno sono consentite, ma sono temporanee. Il Giubileo vincola il ritorno della Terra al suo Padrone originale. In tale maniera più che una vendita si tratta sempre di un affitto legato al ciclo Sabbatico e al Giubileo.
La Torà motiva tale regola con un espressione curiosa. "E la Terra non verrà venduta perpetuamente, poiché la Terra è Mia, poiché stranieri e residenti voi siete presso di Me" (Levitico XXV, 24).
A che serve la seconda motivazione? Il fatto che in assoluto la Terra appartenga solo a D-o sembrerebbe essere motivo sufficiente per il comandamento dato: non potete vendere la Terra perpetuamente perché non è vostra ma è Mia, se volete potete "subaffittarla" ma non venderla. Sembra filare. Ma il secondo motivo?
a) Come si fa ad essere allo stesso tempo stranieri e residenti ? b) Cosa centra ciò con la proprietà della Terra? c) In che maniera tale asserzione può essere complementare alla Padronanza di D-o sulla terra nel motivare la mizvà in questione.
C'è un altro celebre momento nella Torà nel quale si discute dell'acquisizione di un terreno. Alla morte di Sarà, Avraham decide di comprare un pezzo di terra dai Chittei per seppellirvi la moglie. Egli parlò ai figli di Chet così: "Uno straniero ed un residente sono io presso di voi, datemi un terreno per sepoltura presso di voi così che io seppellisca il mio morto da dinanzi a me" (Genesi XXIII, 4)
Rashì commenta che ciò si riferisce al fatto che Avraham poteva in linea teorica rivendicare la proprietà di tutta Erez Israel (gli era già stata promessa), ma nonostante ciò entra in trattativa per pagare qualche cosa che in definitiva è già suo. Avraham invita i Chittei a non abusare della sua disponibilità. Nelle parole di Rashì: "Se volete sarò straniero, altrimenti sarò residente e me la prenderò secondo la legge". (Rashì in loco"
Rav Josef Dov Soloveitchik paragona questa affermazione al comportamento che dovrebbe avere ogni ebreo nella diaspora. Comportarsi da perfetto cittadino, ricordandosi sempre di essere straniero.
In assoluto diremmo che quest'essere stranieri e residenti allo stesso tempo è una caratteristica propria dell'ebreo e forse dell'uomo. In fondo non siamo stranieri (ossia temporaneamente presenti) in questo mondo? Eppure saremmo residenti, se Iddio vuole, nel Mondo Futuro. E ancora non è la storia di Israele un alternarsi di esilio (stranieri) e redenzione (residenti). Inoltre, lo abbiamo detto poche settimane fa, siamo tutti gherim, stranieri, nel senso che ci siamo tutti convertiti uscendo dall'Egitto, ma del resto non c'è conversione che non miri a risiedere. Jacov, nostro padre, è colui che risiede nelle tende dello Studio della Torà, il luogo per eccellenza dove nessun ebreo sarà mai straniero! E chi si converte non viene forse adottato da Jacov?
L'essere allo stesso tempo residente e straniero sembra essere caratteristica di Israele fin da Avraham.
Ma torniamo alla nostra mizvà. A volte si sente con maggiore forza il legame con i propri genitori o con i propri nonni che non il legame con il Signore. Quanta gente c'è che asserisce che non sposa un gentile non perché è proibito, ma per non dare un dolore ai genitori?!
Ognuno di noi ha diritto ad un pezzetto di Erez Israel. Ed è un diritto/dovere dal quale la Torà non vuole che ci esimiamo. In merito ad Avraham, che è disposto a pagare un terreno già suo, comprando il primo pezzo di Erez Israel, noi veniamo invitati a non privarci perennemente della nostra parte di Erez Israel. A volte la storia ci coinvolge più del volere di D-o (male!). Ma D-o lo sa ed ecco che ci ricorda le parole di Avraham: che ne penserebbe lui che si è definito uno straniero a casa propria e che ha pagato una terra sua pur di ottenere un pezzetto di Erez Israel, vedendo che tu ci rinunci?
Che lezione per noi. Sarebbe bastato per vincolarci il fatto che D-o dicesse solo: "La Terra è mia!". Ma no, l'Eterno ha associato al Suo Nome quello di Avraham: Avraham che era l'unico nel suo mondo viene chiamato da Colui che è Unico Nel Mondo. D-o fa spazio ad Avraham equiparando il gesto del patriarca alla Podestà Divina sul Creato.
Ci sono tre luoghi almeno in Erez Israel simili sotto questo punto di vista: Avraham compra Chevron pagandola (ed era già sua), Jacov compra Shechem pagandola, (ed era già sua) ed infine David compra il sito del Santuario pagandolo (ed essendo il re era già suo).
Sono i luoghi degli umili che pur avendo pieni diritti rifiutano di incaponirsi e sono pronti anche a pagare due volte se necessario, per adempiere al volere Divino.
I primi due sono i luoghi dove i giusti tra i giusti riposano, il terzo è il luogo dove sorgeva il Bet Amikdash. Dai primi due i giusti si alzeranno tornando in vita verso il terzo luogo.
Jeruscialaim, il Tempio ricostruito, la Redenzione. Presto ed ai nostri giorni!
Shabbat Shalom Jonathan Pacifici
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