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Parashat Vaiakel-Pekudè

Shabbat Achodesh

[1]"E disse il Signore a Moshè ed Aron nella terra d’Egitto dicendo: ‘Questo mese è per voi l’inizio dei mesi, primo esso è per voi per i mesi dell’anno’". (Esodo XII,1)

[2]"E parlò il Signore a Moshè dicendo: ‘Nel giorno del primo mese, il primo del mese, erigerai il Tabernacolo, la Tenda della Radunanza"(Esodo XL, 1-2)

Con questo Shabbat completiamo il libro di Shemot, il libro dei nomi, il libro dell’identità. Questo stesso Shabbat è l’ultimo Shabbat dell’anno, secondo la Torà che conta i mesi da Nissan. (Adar che stiamo per concludere è l’ultimo dei mesi).

Il libro di Shemot si è aperto con l’uscita degli ebrei dall’Egitto e si conclude con l’ingresso della Shechinà, la Presenza Divina, nel Santuario.

La storia del mondo oscilla tra due poli, tra le due tendenze principali della Divinità in base alle quali è stato creato il mondo: "din" (giustizia) e "rachamim" (misericordia). I due capi d’anno principali dell’ebraismo sono, secondo i Maestri in corrispondenza di queste due "misure" Divine.

Se in Tishrì D-o crea il mondo e continua poi a crearlo ogni giorno (anche con l’assitenza dell’uomo), in Nissan D-o comincia a redimere Israele per poi trarlo ogni giorno fuori dall’Egitto. Ma Israele deve voler uscire.

Queste due "misure di D-o" sono assolutamente complementari e non rappresentano alcuna contraddizione nella totale unità ed unicità della Divinità. Sono due approssimazioni che noi usiamo per tentare di definire l’indefinibile per eccellenza.

Esiste un filo che lega questi due poli dell’anno. Uno stesso filo tinto di due colori, esattamente come uno dei quattro fili dello zizzit è per metà tinto di techelet e per metà è bianco.

D-o crea l’Uomo il primo di Tishrì ed il primo di Tishrì lo giudica ogni anno. Il dieci dello stesso mese D-o perdona l’uomo facendo prevalere la misericordia sulla giustizia nel giorno in cui vengono consegnate le Seconde Tavole e viene perdonato il peccato del "Vitello d’Oro". L’undici di Tishrì viene comandata la costruzione del Santuario. E’ il giorno in cui costruiamo la Succà. Il Santuario è pronto per il mese di Kislev ma D-o vuole aspettare fino a Nissan (perché in questo mese secondo il Midrash Tanchumà è nato Izchak). Kislev viene ricompensato con la reinaugurazione del Santuario all’epoca di Chanukà e l’erezione del Santuario viene rimandata a Nissan. Gli ultimi giorni di Adar (paralleli agli ultimi di Elul che solo ipoteticamente sono i primi cinque giorni della creazione) sono ipoteticamente l’inaugurazione del Santuario che viene eretto definitivamente solo il primo di Nissan, così come il mondo è definitivamente compiuto solo con la creazione dell’uomo il primo di Tishrì.

Questo è il mezzo filo che collega Tishrì a Nissan, in poche parole la costruzione del Santuario materiale.

Ma c’è un altro mezzo filo. Quello che lega Nissan a Tishrì. Subito dopo Pesach cominciamo (guarda un po’!) a contare sette settimane in vista del dono della Torà. Riceviamo la Torà a Shavuot ma poi entriamo nel periodo di Ben Ammezzarim che in primis rappresenta il nostro rifiuto della Torà iniziato con la rottura delle Tavole il 17 di Tamuz e con ciò la stessa distruzione del Santuario. Nel mese di Elul proviamo a ricucire il filo spezzato in vista di Rosh Hashanà in cui saremo giudicati e di Kippur in cui saremo perdonati e riceveremo le seconde Tavole, poi di nuovo ricominceremo a costruire la Succà ed a occuparci del Santuario.

Il secondo mezzo filo è il dono della Torà che lega Nissan a Tishrì.

Se questo mondo è il luogo dove l’uomo deve innalzarsi il più possibile e raggiungere la cima del Sinai e D-o deve abbassarsi fino alla cima dello stesso monte, possiamo dire che il compito dell’uomo è essere il più possibile conforme alla giustizia Divina e che D-o deve mitigare il più possibile la Sua giustizia con l’amore e la misericordia.

Nissan, il mese dell’amore è il mese in cui nasce Izchak. Izchak era l’essenza stessa della misura di giustizia, il giorno di Izchak per eccellenza è Rosh Hashanà, il giorno in cui Izchak era disposto a porre fine alla propria vita per ordine di D-o (nello stesso giorno in cui è creato l’uomo!!). Il Santuario va eretto con la nascita di Izchak perché solo partendo dall’amore più profondo si è in grado di arrivare al timore assoluto.

Parallelamente l’ordine di costruire il Santuario coincide col perdono D-o. Il perdono è l’essenza stessa della Misericordia. D-o vuole che costruiamo il Santuario per ricordargli che il Suo scopo è dimorare in mezzo a uomini che scelgono di servirlo piuttosto che in mezzo ad angeli che sono costretti a farlo.

Potremmo andare avanti per giorni e non esauriremmo gli infiniti legami logici che si nascondono nel calendario ebraico.

Abbiamo però capito che ha un senso il fatto che contare il tempo sia la prima mizvà.

Questo Shabbat, a D-o piacendo, completeremo la descrizione del Santuario.

Questo Shabbat però è anche lo Shabbat nel quale annunceremo il mese di Nissan, l’ultimo dei quattro Sabati segnalati.

Il Rav Eliau Shlezingher nel suo commento alla Torà "Ellu Adevarim" (Siman 144) interpreta le quattro parashot come corrispondenti ai quattro figli della Haggadà.

La festa di Pesach è il pilastro del calendario ebraico. Essere liberi è l’unica condizione necessaria per decidere di sottomettere questa libertà a D-o ed alla Sua Torà.

Essa richiede una profonda preparazione Fin da prima di Purim cominciamo a leggere le quattro Parashot in corrispondenza dei quattro figli, preparandoci pian piano.

Così per il Santuario: tanti mesi di preparazione sono stati necessari per farne una dimora adatta alla Presenza Divina. La scelta dei migliori materiali e delle persone dalle migliori intenzioni.

La nostra casa deve essere un Santuario, ognuno di noi ha il dovere di preparala adeguatamente in vista di Pesach.

La rimozione del Chamez (cibo lievitato) associato dai maestri al Chamas (l’odio) è la chiave del discorso.

Il ciclo del primo anno di Israele come popolo si apre e si chiude a Rosh Chodesh Nissan.

Siamo partiti dalla base. Dal dire che il tempo ricomincia ora. Dall’affermare che l’inizio del tempo è quando il tempo inizia ad avere valore con l’osservanza delle mizvot.

In Bereshit è detto che il Signore "chiamò la luce giorno e chiamò il buio notte, e fu sera fu mattina, il giorno uno."(Genesi I,5)


Il Midrash sostiene che D-o chiamò giorno e notte e li rese preposti rispettivamente alle mizvot del giorno e della notte.

La differenza tra giorno e notte è fondata sulle diverse mizvot da adempiere in quelle ore. Il tempo, come la vita umana, trae il proprio valore dalla Torà e dalle Mizvot.

Siamo giunti un anno dopo a concludere un percorso facendo di noi e della materia che ci circonda una dimora per la Shechinà.

Annunciamo Nissan allora, annunciamo al mondo che ci apprestiamo a ricominciare a contare da uno. Annunciamo che le quattro parashot sono state lette e che i quattro figli sono pronti a sedersi al tavolo del Seder.

Annunciamo che il Santuario è pronto ad accogliere la Shechinà, che siamo impazienti di uscire dall’Egitto.

Se riusciremo a far uscire l’Egitto dalle nostre persone, unici Santuari che D-o desideri, D-o entrerà presto nel Santuario ricostruito sul monte Morià, dove Izchak figlio del mese dell’amore fu legato per timore.

Se sapremo legare amore e timore, Rosh Hashanà a Pesach e poi Pesach a Rosh Hashanà con il filo dello zizzit, che rappresenta tutte le mizvot, D-o legherà le due parti del Suo nome lacerate dalla distruzione del Tempio, legherà assieme il "din" ed il "rachamim" che è nelle sue azioni e ci redimerà in eterno, presto ed ai nostri giorni!

Shabbat Shalom e Chodesh Tov

Jonathan Pacifici