Parashat Mishpatim
La promulgazione sinaitica delle Aseret Adibberot (lett. le "Dieci Parlate", malamente tradotte e conosciute come "Dieci Comandamenti" rappresenta uno dei momenti più importanti della storia del popolo ebraico e del mondo intero. Rashì cita R. Saadià il quale insegna che tutti i 613 precetti della Torà sono compresi nelle Aseret Adibberot: ogni "parlata" è una categoria di mizvot. Questo sottolinea come tutta la Legge è stata data sul Sinai. Quando esisteva il Santuario le Aseret Adibberot venivano lette ogni mattina nella preghiera di Shahrit. I Maestri le esclusero in un secondo tempo per timore che a causa dell’ignoranza collettiva si pensasse che solo queste fossero mizvot importanti. La realtà è che le Aseret Adibberot contengono tutte le mizvot e così come esse sono state date da D-o sul Sinai così è stata data tutta la Torà Scritta e tutta la Torà Orale. (TB Berachot 5a)
Non appena concluse le Dibberot, il Signore comanda le regole dell’Altare: la rampa con la quale Israele congiunge il Cielo e la Terra.
L’argomento successivo sono i mishpatim, le ordinanze. Si tratta essenzialmente della legge civile. Sono quelle mizvot assolutamente logiche che potrebbero essere facilmente paragonate alle leggi civili delle altre genti. Le leggi dei danni (dinè nezikin) sono considerate il cardine della Torà tanto che il Talmud (TB Bavà Kammà 30a) invita chi voglia diventare un pio ad essere scrupoloso circa il loro studio e la loro applicazione.
I mishpatim seguono cronologicamente le regole dell’Altare. Da qui i nostri Saggi hanno derivato fondamentalmente due cose:
Il principio base che si stabilisce qui è che la sfera sociale ed addirittura le leggi dei danni che si occupano di cose per forza assai materiali, devono essere gestite nei pressi dell’Altare dalla stessa Torà che regola le cose dello spirito. Nell’ebraismo non esiste separazione tra il Verbo Divino e la vita quotidiana: essa deve essere gestita in base alla Torà esattamente come i sacrifici offerti sull’Altare.
Fin qui tutto bene. Peccato, nota R. Eliau Shlezingher nel suo commento alla Torà "Elle haDevarim", che dopo aver annunciato i Mishpatim ed averli affiancati all’altare, la Torà ci parla della mizvà di liberare lo schiavo ebreo al settimo anno, che è un "hok" (uno statuto) e non un "mishpat", un ordinanza! La differenza non è affatto banale. I hukim, gli statuti, sono quelle mizvot che non hanno alcun motivo logico. Esse vanno accettate come decreto Divino. Rappresentano una prova continua per Israele che testimonia attraverso l’osservanza degli statuti la cieca fiducia nel Signore.
Il Midrash, evidentemente conscio del problema, lo spiega con il famoso verso dei Salmi che recitiamo ogni mattina nelle zemirot.
Spiega Shemot Rabbà:
il Signore dà:
Invece però di sanare il nostro problema apparentemente il Midrash ha allargato il quadro.
Il midrash è evidentemente conscio di averci confuso le idee e ci spiega che Sue parole, Suoi statuti e Sue ordinanze non significa solo che le mizvot sono date da D-o, ma anche che sono mizvot per D-o stesso! Sono le mizvot di D-o!
Quello che D-o fa, ci ordina di fare ed osservare. Ammesso, e per ora non concesso, che ci sia chiaro il principio per il quale D-o osserva la Torà, perché noi dobbiamo fare ed osservare quando Lui fa e basta?
Ancora più oscuro.
Ecco che arriva, come sempre quando le faccende si complicano, il semplice raccontino dei Maestri che contiene spesso un grande messaggio.
Alcuni dei nostri più grandi Maestri vanno a Roma, la capitale delle altre genti per eccellenza, capitale del "Regno Malvagio" che ci tiene ancora esuli. E cosa insegnano? Che il D-o d’Israele chiede dagli ebrei solo ciò che Lui per primo è disposto a fare.
Secondo gli interpreti del Midrash si tratta innanzitutto di una polemica nei confronti dell’Imperatore romano che veniva dispensato dall’osservanza della legge. L’Imperatore, venerato come un dio, era come tale esente dalla legge. I Maestri vanno a Roma a dire che la differenza tra noi e loro risiede nel fatto che la nostra Legge la rispetta il Signore stesso.
L’eretico che stuzzica i Maestri chiede provocatoriamente perché la natura non si fermi di Shabbat. I Maestri rispondono che fatte le dovute proporzioni D-o rispetta Shabbat perché la Sua gloria riempie il mondo, ossia il mondo è tutto Suo ed Egli può trasportare (spostare nuvole e vento).
La Torà è più di una semplice Legge. La Torà è il progetto in base al quale il mondo è stato Creato. Il Signore rispetta la Torà perché la sua Creazione del Mondo è un guardare attraverso la Torà. Rispettare la Torà significa essere soci di D-o nella creazione quotidiana del mondo. Risarcire colui al quale si è fatto un danno è la base della convivenza civile ma la civiltà esiste solo per volontà Divina. Solo perché D-o ci vuole come soci per costruire il Mondo.
D-o "osè", mette in pratica la Torà creando continuamente il Mondo, Israele mette in pratica e mantiene. La differenza che c’è tra fare e mantenere è nel tempo. Si fa sull’istante ma si osserva/mantiene per il futuro. D-o, Benedetto Sia, è fuori dal tempo. Ogni mattina (guarda caso proprio prima di dire il verso dei Salmi citato all’inizio) benediciamo Colui "che ha detto ed è stato il mondo". Per D-o parlare e creare è un’unica azione, Creare il mondo ed osservare le mizvot è una sola cosa per Lui. Noi siamo limitati ed abbiamo bisogno di tempo. Facciamo una mizvà dopo l’altra e con ciò manteniamo il mondo.
D-o non solo osserva le mizvot, Egli ha stabilito il Suo rapporto preferenziale con Israele scegliendo di avere con noi delle Leggi in comune. Le Sue leggi. Pagare un danno o aiutare un povero non sono un indice della moralità umana. Sono i valori con i quali D-o ha creato il mondo, sono lo standard che D-o esige da Israele per dare un senso al mondo.
Un re di carne ed ossa si gloria esentandosi dalla legge, il Re dei Re viene glorificato da coloro che hanno il privilegio di osservare le Leggi che il Padrone del mondo si è Autoimposto.
Questo deve essere chiaro non solo quando si parla di spirito, Altare e teologia. Il modo con cui gli uomini regolano i loro rapporti non è altro che un modello dei rapporti con il Signore. Sono le stesse regole dei danni che vanno rispettate solo perché decreto Divino.
Israele è ad un livello superiore quando riesce a capire che statuti ed ordinanze, ciò che è illogico e ciò che puramente logico, hanno la stessa matrice Divina. D-o che osserva la Torà conosce il motivo a noi incomprensibile degli statuti e per lui sono come ordinanze. Perciò possiamo dire che Israele si trova ad un livello superiore quando accetta il fatto che le ordinanze, le leggi civili, sono in fondo comprensibili ed allo stesso tempo incomprensibili come gli statuti. Quello che conta è la matrice.
Le genti, pur facendo leggi solo logiche, non conoscono ordinanze. "Ladaat" è il verbo che implica conoscenza intima, indica infatti anche l’atto sessuale. Le genti non conoscono neanche le leggi logiche. Non hanno il segreto della logica del mondo che è nella Torà, il progetto del mondo.
La Torà ci parla dello spirito, poi ci annuncia le leggi dei danni ed invece ci istruisce su le leggi che non hanno logica. Questo ci deve insegnare che la base della Torà è accettare la Regalità e l’Autorità del Signore.
Non perché Lui ha creato il mondo, quantunque sarebbe già un motivo sufficiente, ma perché ci ha tratto dall’Egitto.
Lui ha liberato gli schiavi, noi dobbiamo liberare gli schiavi.
Lui mette i Tefillin (kiviahol, vedi TB Berachot 6a) , noi dobbiamo mettere i Tefillin.
Lui Crea continuamente il mondo attraverso la Torà, noi studiando Torà manteniamo il mondo.
Di Shabbat, quando nella Kedushà chiediamo "Dov’è il luogo della Sua Gloria?", dobbiamo riconoscere "La Sua Gloria riempie il mondo".
Il fatto che la Gloria Divina riempia il Creato è il certificato di proprietà di D-o su questo mondo ed è la testimonianza del fatto che D-o, kiviahol, osserva lo Shabbat e le altre mizvot.
E non c’è altro modo per Santificare il Creatore del Mondo che ricordare che l’esistenza del mondo e di noi stessi dipende dal fatto che D-o osserva la Torà e le Mizvot.
Shabbat Shalom
Jonathan Pacifici
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