Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 

In onore del piccolo Reuven Israel Pacifici, in occasione del suo primo Shabbat come ebreo maul (circonciso). Con l’augurio che possa crescere e divenire grande in salute e benessere occupandosi sempre di Torà e Mizvot in seno al popolo d’Israel del quale porta il nome.

Parashat Shemot

"[6]…ma io passai presso di te e vedendoti rotolare nel sangue ti dissi: Nei tuoi ‘sangui’, vivi! Nei tuoi ‘sangui’, vivi! [7]Come l’erba del campo ti feci crescere, a miriadi ti moltiplicasti, divenisti grande, ti adornasti dei monili più belli, il tuo seno si rassodò, i tuoi capelli crebbero, ma tu eri nuda e scoperta." (Ezechiele XVI, 6-7)

Chi ha un po’ di familiarità con la liturgia ebraica avrà certamente riconosciuto questi due famosi versi del profeta Ezechiele. Seppure contigui nel testo biblico essi vengono utilizzati in due occasioni diverse: il primo fa parte della formula con la quale viene imposto il nome al bambino durante la milà (circoncisione), il secondo invece fa parte della Haggadà di Pesach e commenta la parola "varav" (numerosa) del verso "…un arameo (Labano) voleva distruggere mio padre, (egli) scese in Egitto ed abitò là in numero esiguo, lì divenne una grande nazione, forte e numerosa". (Deuteronomio XXVI, 5). Come già ricordato in altre occasioni questo verso è parte della affermazione che la Torà prescrive al contadino ebreo durante la cerimonia di presentazione delle primizie al Santuario. Tale formula riassume la storia del popolo ebraico ed è la base della parte narrativa della Haggadà.

Il passo da cui sono tratti questi versi si riferisce secondo l’interpretazione dei nostri Maestri, al popolo d’Israele in Egitto.

Secondo il Midrash nella disperazione causata dalla ferocia degli egiziani sui neonati ebrei, molti genitori abbandonavano gli infanti nei campi. Il Signore stesso si prendeva cura dei bambini ripulendoli dal sangue del parto ed accudendoli fino all’età adulta. Insomma, nonostante le avversità, il Signore faceva moltiplicare il popolo ebraico. Eppure esso era ancora nudo, ovvero mancava di mizvot.

A questo si riferiscono i ‘sangui’ al plurale del primo verso: il sangue della milà ed il sangue del korban pesach (sacrificio pasquale) da applicare sugli stipiti, le due mizvot per le quali gli ebrei hanno meritato di uscire dall’Egitto. Due forme di violenza, due forme di opposizione allo stato di natura. La natura che gli egiziani deificavano viene colpita proprio dal comportamento degli ebrei.

Gli egiziani deificavano il Nilo, il Signore colpisce innanzitutto il fiume dell’Egitto tramutandolo in sangue. Il sangue della milà che si oppone allo stato di natura nel quale l’uomo è incirconciso, ed il sangue del korban pesach nel quale un animale deificato dagli egiziani viene offerto al D-o vivente come segno del nostro rifiuto di mischiarci con l’Egitto e la sua idolatria.

Queste due mizvot, gli unici due precetti positivi il cui trasgressore è punito con il karet, la recisione dal popolo ebraico, sono le due discriminanti del popolo ebraico. Sono le due affermazioni di differenza tra noi e l’Egitto che permettono a D-o di poter distinguere tra l’ebreo e l’egiziano nel Suo passare attraverso l’Egitto.

In assoluto la milà era l’unica mizvà che distingueva gli ebrei dai "benè Noach" prima dell’uscita dall’Egitto.

Il Bet-Hallevì si domanda come mai venga ripetuto due volte "Nei tuoi ‘sangui’, vivi! Nei tuoi ‘sangui’, vivi!". Egli spiega che il sangue della milà e quello del korban pesach sono una delle due alternative che ha il popolo ebraico. In effetti molti Maestri sostengono che in un primo momento il popolo ebraico aveva trasgredito la mizvà della milà ed era divenuto idolatra per mischiarsi con l’Egitto.


In questa chiave va visto il nuovo re d’Egitto che decreta la persecuzione contro Israele. Quando Israele si vuole mischiare ci pensano i nemici di Israele a ricordarci la differenza. Di contro quando Israele rinuncia all’idolatria scannando la divinità degli Egiziani e circoncidendosi per poter mangiare del sacrificio pasquale, il Signore pone gli ebrei in grazia agli egiziani. Quando osserviamo la Torà persino i nostri peggiori nemici ci onorano e ci rispettano.

Siamo noi che dobbiamo scegliere quale sangue preferiamo: se il sangue delle mizvot o quello delle persecuzioni dei nostri nemici, entrambi hanno lo stesso scopo. Permetterci di vivere. Poiché non c’è vita per Israele se non nella diversità.

Rav Chaim Volzhiner sostiene che quando l’ebreo non fa il Kiddush (la santificazione del Sabato che si recita alla sua entrata) sarà il gentile a fare l’Avdalà (la separazione tra il santo ed il profano che si fa all’uscita dello Shabbat).

Insomma se non siamo noi che scegliamo di essere diversi santificandoci (passando dal profano al santo come nel kiddush) ci penseranno i nostri nemici a renderci diversi (ma questa volta dal santo al profano).

Il Bet-Hallevì, nella sua analisi del problema della trasgressione della milà, sostiene che il popolo era giunto a questa soluzione: eseguiva la milà in ottemperanza al precetto e poi la ricopriva per rendersi uguale agli egiziani.

In assoluto questo è proibito solo dai Maestri, e quindi era al limite permesso dalla Torà. Il punto è che veniva così a mancare il motivo di fondo della milà: la dimostrazione che ogni ebreo dà in prima persona che il nostro compito è di migliorare questo mondo, non deificarlo come gli egizi.

La Milà compare in altri due punti della nostra parashà:

È possibile che un bambino nasca con la milà, ma questo non esime il padre dal circoncidere il proprio figlio. Ci sono delle cose nella natura che vanno bene, ma questo non vuol dire che noi non dobbiamo opporci a ciò che è male.

Il Korban Pesach e la milà sono due mizvot simboliche delle due sfere nelle quali la Torà è più attenta a regolare il comportamento umano: l’alimentazione ed il sesso.

Cibarsi di sangue è proibito, il ruolo del sangue animale nella Torà è quello di essere asperso sull’altare (l’aspersione del sangue rappresenta il sacrificio vero e proprio).

Nel sesso il sangue non solo sancisce la circoncisione che "regolarizza" l’organo sessuale maschile, ma è anche la fonte della proibizione dei rapporti coniugali nel periodo in cui la donna ha il ciclo mestruale.

La Torà motiva la proibizione di cibarsi di sangue affermando che l’anima risiede nel sangue.

Nei tuoi ‘sangui’, vivi! Nei tuoi ‘sangui’, vivi!

Due forme plurali, quattro ‘sangui’.

Quattro modalità di testimoniare la nostra diversità:

Quattro forme di sangue, quattro bicchieri di vino nel Seder, quattro figli nella Haggadà.

C’è forse un’altra mizvà nella quale c’è compare il sangue: il kiddush hashem. La santificazione del Nome. Il sangue versato dai nostri nemici, sangue di pii e giusti che nell’ora più tragica hanno santificato la loro vita e con essa il Nome dell’Eterno sottolineando la loro diversità e la diversità d’Israele.

Di questo quinto sangue il Signore chiederà conto quando il quinto figlio della Haggadà, quello che oggi al Seder non viene affatto, innalzerà il quinto calice annunciando la redenzione, presto ai nostri giorni.

Forse le risposte saranno diverse, ma la domanda sarà sempre la stessa: "In che cosa è diversa questa sera dalle altre?".

Shabbat Shalom

Jonathan Pacifici