Come tenere il lutto per Gerusalemme?
Talmud Bavli - Bavà Batrà 60b
(tradotto da David Pacifici dalla "Schottenstein Edition" della Mesorah Publications ltd)
La traduzione letterale è riportata in grassetto, la parte in stampa normale è stata inserita per rendere più scorrevole e comprensibile il testo originale
I rabbini insegnano in una Baraità: Quando il Tempio fu distrutto la seconda volta molti ebrei divennero asceti e
decisero di non mangiare carne e non bere vino come espressione di lutto per la distruzione del Tempio. Cercando di dissuaderli, Rabbì Yoshua li intrattenne in conversazione. Disse loro: Figli miei! Perché non mangiate carne o bevete vino? Gli asceti gli dissero: Dovremmo forse mangiare carne?Usavamo offrirla sull'altare nel Tempio come parte dei sacrifici e ora non c’e più perché è stato distrutto. É giusto che godiamo della carne mentre il sacro altare ne è privato? Certamente no! Ugualmente possiamo bere vino? Usavamo versarlo sull'altare come parte delle cerimonie nel Tempio ed ora non c'è più. Sarebbe giusto godere del vino quando il sacro altare non può? Certamente no!
Rabbi Yoshua ribatté: Se così, non dovremmo mangiare pane perché le offerte farinacee (farina mischiata con acqua o olio, quindi di natura simile al pane) che erano offerte sull'altare ugualmente non ci sono più. Gli asceti concordarono che in effetti era giusto astenersi dal pane. Pensando che il pane non è indispensabile proposero: È possibile sostentarsi con la frutta. Rabbì Yoshua di nuovo ribatté: Ma non dovremmo nemmeno mangiare frutta poiché, ora che il Tempio è stato distrutto, non ci sono più le primizie (che ogni anno i contadini ebrei dovevano portare al Tempio tra le feste di Shavuot e Succot) e non sarebbe giusto godere della frutta mentre il Tempio non può. Gli asceti concordarono che sarebbe stato meglio astenersi dal mangiare quelle specie che erano offerte come primizie. Quindi proposero: Possiamo sopravvivere con altri tipi di frutti, cioè con quelle specie che non erano portate come primizie.
Rabbì Yoshua portò allora l'argomentazione conclusiva. Disse loro: Secondo il vostro ragionamento non dovremmo bere acqua poiché non c'è più l'aspersione di acqua sull'altare (nei sette giorni di Succot ed a Rosh Hashanà) e quindi non sarebbe giusto godere dell'acqua quando il Tempio non può. Rimasero zittiti poiché capirono che è impossibile vivere senza acqua e quindi Rabbì Yoshua aveva dimostrato che è impossibile astenersi da ogni tipo di cibo o bevanda che era stata in uso nel Tempio. (In realtà si poteva pensare di rinunciare all'acqua ricorrendo a succhi di frutti non in uso nel Tempio ma tale astinenza era troppo dura anche per gli asceti).
Rabbì Yoshua ora istruisce gli asceti su come debbano tenere il lutto per il Tempio. Disse loro: Figli miei! Venite e vi spiegherò il giusto modo di tenere il lutto per il Tempio. Non tenere il lutto in qualche modo è impossibile, poiché il decreto di distruzione è stato promulgato e dobbiamo giustamente piangere la catastrofe. Ma tenere un lutto eccessivo è anche impossibile poiché non possiamo imporre al pubblico regole che la maggior parte del pubblico non sia in grado di attuare (e chiedere a tutto il popolo ebraico di astenersi da carne, pane e vino sarebbe intollerabile per la maggioranza).
È infatti scritto: perché voi, tutto il popolo, Mi defraudate, voi siete soggetti a grave maledizione. (Malachì 3:9) Nei versi precedenti a questo citato tutto il popolo prende un impegno circa le primizie che non avrebbe preso se avesse pensato di non poter ottemperare. Da qui dunque si impara che una regola non è vincolante se è insopportabile per la maggioranza e nella Halahà la maggioranza ha la forza della unanimità.)
Piuttosto così dissero i saggi: Il modo giusto di fare lutto per il Tempio è quando uno intonaca la propria casa: deve lasciare scoperta una piccola area.
La Ghemarà fa una momentanea digressione ed entra nel dettaglio della regola: Quanto deve essere lasciato non intonacato? Rav Yosef disse: Un area di un amah per un amah (circa 50cm x 50 cm). Rav Hisdà disse: Il punto giusto per l'area lasciata non intonacata è di fronte alla porta, che sia visibile a chi entra.
La Ghemarà torna alle istruzioni di Rabbì Yoshua. Uno può preparare un pranzo ma deve trascurare di proposito una piccola parte, cioè un componente del menu.
La Ghemarà cerca di chiarire: Quale è un esempio di componente del menù? Rav Pappa disse: Un piatto di pesce (fritto nel suo olio e farina o cotto in farina ed aceto).
Rabbì Yoshua insegna un terzo modo di tenere il lutto per il Tempio.
Una donna può mettersi i suoi usuali ornamenti ma deve ometterne alcuni piccoli. La Ghemarà cerca di chiarire: Quale è un esempio di ornamento da omettere? Rav disse: Non rasare capelli sulle sue tempie (come imponeva la moda del tempo).
(Ben Yehoyada fa notare che le tre forme di lutto suggerite da Rabbì Yoshua richiamano in tre modi il Tempio: l'intonaco ricorda l'edificio, il componente del menù i sacrifici offerti, gli ornamenti delle donne le vesti dei sacerdoti).
Rabbì Yoshua dà ora le basi scritturali per istituire espressioni di lutto per la distruzione del Tempio.
Come è detto: se mi dimentico di te Gerusalemme, possa la mia destra restare paralizzata, possa la mia lingua attaccarsi al palato, se non mi ricordo di te, se non considero Gerusalemme sopra la mia più alta gioia! (Salmi 137:5,6)
La Ghemarà domanda: Quale è il significato di se non considero Gerusalemme sopra la mia più alta gioia! (Salmi 137:6)?
La Ghemarà risponde: Rabbì Yizhak disse: Questo si riferisce alle ceneri che sono poste sulla testa dello sposo il giorno del matrimonio come segno di lutto per la distruzione di Gerusalemme e del Tempio (cioè nel punto più alto del gioioso corpo dello sposo in riferimento alla più alta gioia).
Rav Pappa disse ad Abaye: Dove esattamente sulla testa lo sposo mette la cenere?
Abaye rispose: nel posto dove si pongono i tefillin del capo poiché è detto: ... per porre a chi è in lutto per Sion, e dare loro, un ornamento anziché cenere... (Isaia 61:3) (e l'ornamento per eccellenza sono i tefillin).
Rabbì Yoshua conclude: Chiunque tenga il lutto per Gerusalemme meriterà di essere testimone della gioia della sua ricostruzione come è detto: Rallegratevi con Gerusalemme e giubilate in essa... (Isaia 66:10).
È stato insegnato in una Baraità che Rabbì Yshmael Ben Elisha disse: Da quando il Tempio è stato distrutto sarebbe stato giusto darci la regola di non mangiare carne o bere vino come segno di lutto per il Tempio e per Gerusalemme.
Non possiamo però dettare una regola se la maggior parte del pubblico non è in grado di rispettarla. E, similmente, da quando l'infame regno (l'Impero Romano) che ci ha imposto crudeli e duri decreti ha esteso il suo dominio sul popolo ebraico privandoci della possibilità di studiare la Torà ed osservare i comandamenti, ed anche di essere presenti ad una circoncisione (praticare o assistere alla circoncisione era punito con la morte all'epoca dell'imperatore Adriano) ed alcuni dicono anche allo scompro dl un primogenito, sarebbe giusto che ci dessimo la regola di non prendere moglie e non avere figli in modo tale che il seme di nostro padre Abramo, il popolo ebraico, finisse da sé piuttosto che per mano dei romani. Lasciamo invece che gli ebrei si sposino e procreino, poiché lo farebbero comunque anche se fosse proibito dai maestri. È preferibile che siano trasgressori involontari che trasgressori volontari (questa è comunque una politica adottata solo se c'è la certezza che la gente non si atterrebbe alle regole imposte dai Maestri. Ben Yehoyada spiega che Rabbì Yshmael non intendeva realmente pensare alla scomparsa del popolo ebraico. Voleva piuttosto attendere la fine delle persecuzioni e che il popolo potesse riprendere la vita normale).