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TORAH.IT

Parashat Korach 5763


Questa derashà si basa su una lezione di Rav Mordechai Elon shlita.

Parashat Chukat-Balak 5763

"Lo vedo ma non ora, lo contemplo ma non vicino: sorge un astro da Jacov e si eleva uno scettro da Israele, e ferirà i fianchi di Moav e abbatterà tutti i figli di Shet" (Numeri XXIV,17)

"sorge un astro: materiale ed eterno secondo quanto ha detto: (Daniel XII,3) 'E coloro che rendono giusti i molti saranno eterni come le stellè'" (Rabbì Ovadià Sforno in loco)

La Parashà di Balak, chiamata anche dai nostri Saggi Parashà di Bilàm, è una Parashà incredibilmente strana. Per capire fino a che punto si spinga tale stranezza basta aprire il Talmud, nel trattato di Bavà Batrà, a pagina 14b. Il Talmud discute quali siano gli autori dei vari libri della Bibbia.

"...Moshè ha scritto il suo libro e la Parashà di Bilàm ed il libro di Giobbe..."

Pur tralasciando il libro di Giobbe, sul cui autore c'è disaccordo tra i Saggi, tale espressione è stranissima. La Parashà di Bilàm è parte integrante della Torà, il libro di Moshè! Che senso ha dire che Moshè ha scritto tutta la Torà e la Parashà di Bilàm, che è una delle Parashot della Torà? L'intento dei Saggi è evidentemente quello di rimarcare la profonda diversità della Parashà di Bilàm rispetto a tutte le altre Parashot. Tale diversità è esposta in maniera chiarissima dal Chatam Sofer nei suoi responsa. (Yorè Deà, 356)

"Ed io ho da segnalare una cosa, ed ecco che noi non abbiamo in tutta la Torà nessuna cosa della quale non siamo noi stessi testimoni oculari all'infuori della Parashà di Bilàm; visto che tutti i prodigi d'Egitto e del deserto, tutto quanto lo hanno visto i nostri occhi ed è stato fatto dinanzi a seicentomila [persone] etc. ed i padri non lasciano in eredità falsità ai loro figli e quindi è come se avessimo visto con i nostri occhi e persino il rinnovamento del mondo e l'episodio del serpente nel Giardino dell'Eden ed il diluvio e la dispersione, già ha scritto il Ramban nel libro 'Drashot HaRamban' che ecco che Adam HaRishon ha visto se stesso come singolo, senza padre né madre e gli eventi del Giardino dell'Eden e la sua cacciata lui li ha parlati di bocca in bocca con Shem figlio di Noach, Maestro di Jacov nostro padre, sia la pace su di lui, giacché Jacov aveva cinquanta anni quando morì Shem figlio di Noach e ricevette da lui tutto quanto detto, assieme agli eventi del diluvio e della dispersione e lui li ha raccontati ai suoi figli; ed Amram lo ha ascoltato da Levì e lo ha detto ai suoi figli Moshè ed Aron e tutta quella generazione lo ha ricevuto dai loro padri, ed in ogni generazione tutto quanto avvenne all'avo degli avi, è come se fosse fatto proprio dinanzi a loro, e non è possibile smentire nulla degli eventi e dei racconti della Torà, all'infuori della Parashà di Bilàm: chi ci ha detto cosa avvenne tra il Re di Moav ed un mago, Bialm, che venne da lui nella sua terra? E perché venne e chi lo portò? E chi ha saputo che ha costruito degli altari e che voleva maledire e ciò si è rivoltato in benedizione? Chi era presente nelle loro riunioni? Ed Israele si trovavano nel deserto, e se questi stavano nella terra di Moav sulla cima del monte e li osservavano da lontano dall'alto, come sapevano coloro che stavano nel deserto che erano osservati dalla cima di quel monte e che si fa magia contro di loro? E persino Moshè nostro maestro, sia la pace su di lui, non lo sapeva e solamente dalla bocca del Santo Benedetto Egli Sia, Sia Benedetto il Suo Nome, sono state scritte le cose. Ed il profeta [Michà] ha implorato: 'ricorda per favore ciò che ha tramato Balak ecc.'. Ed ecco che colui che ha fiducia in tutta la Torà e le sue Mizvot e che solo dubita della Parashà di Bilàm ecco che egli rinnega il Signore Nostro D., il Signore è Unico. E che non dica l'uomo che la Parashà di Bilàm è il principio dei principi della Torà sul quale è stato costruito l'edificio, ed in ogni modo colui che la rinnega, rinnega il Principio."

In questo straordinario passo il Chatam Sofer stabilisce due profondi insegnamenti. Sul primo ci siamo più volte dilungati trattandosi della fonte del vincolo legale che ci lega alla Torà: la testimonianza. Il Chatam Sofer ci insegna che: 'i padri non lasciano in eredità falsità ai loro figli'. Dunque siamo vincolati alla Torà in quanto testimoni figli di testimoni. Noi abbiamo ereditato la veridicità della Torà nella testimonianza delle generazioni. Il secondo punto è il vero chidush del Chatam Sofer: quanto detto fin qui non lo si può applicare alla Parashà di Bilàm giacché non c'erano testimoni. Neppure Moshè sapeva quanto si dicevano Balak e Bilàm. Solo Iddio Benedetto ha ascoltato. Ed Egli lo ha dettato a Moshè il quale ha scritto quindi il suo libro (sul quale abbiamo testimonianza diretta) e la Parashà di Bilàm sulla quale abbiamo un solo testimone: il Santo Benedetto Egli Sia. Ciononostante non possiamo scindere questi scritti i quali assieme formano la Torà: la testimonianza di Moshè e quella di Kadosh Baruch U., né dire che uno vale più dell'altro.

Tale discussione sembrerebbe del resto puramente accademica in quanto, in fondo, in tutta la Parashà di Bilàm non c'è una sola mizvà, non c'è halachà. L'importanza della testimonianza sembrerebbe dunque relativa.

In realtà invece, la profezia di Bilàm, è la fonte prima di uno degli atti di fiducia (malamente tradotti come articoli di fede) che vengono richiesti ad Israele: la fiducia nell'avvento messianico. L' "Io ho fiducia, con fiducia completa, nella venuta del Messia". Così codifica il Rambam nel completare il Mishnè Torà con le regole del Re e così convengono tutti i principali commentatori biblici.

Il Ramban commenta infatti l'ultima delle quattro benedizioni di Bilàm dicendo "questa profezia si riferisce ai giorni del Messia". Infatti spiega ancora il Nachmanide: nella prima Bilàm afferma che Israele è retaggio particolare del Signore, nella seconda che conquisteranno la Terra di Kenaan uccidendone i re, nella terza che saranno prolifici su di essa e che sorgerà Shaul prima e re David poi, infine nella quarta che sorgerà il Re Messia. Per questo:

a) caratterizza la profezia dicendo che la cosa è molto lontana temporalmente;

b) a differenza delle altre dice di essere conoscitore della 'conoscenza dell'Eccelso'. Ossia sente la necessità di rimarcare che delle quattro cose che ha da dire, questa non è dimostrabile altrimenti se non attraverso la Conoscenza del Signore.

È bene ricordare che i versi in questione (Numeri XXIV, 14-25) sono in forma altamente poetica ed il loro riferirsi al Re Messia non è così chiaro. Eppure non c'è esitazione tra i Saggi.

Onkelus, nella sua traduzione aramaica del Testo, rende così il verso chiave con cui abbiamo aperto:

"Lo vedo ma non ora, lo contemplo ma non vicino: sorge un re da Jacov e viene unto un Messia da Israele, e ucciderà i principi di Moav e dominerà su tutti gli esseri umani." (Numeri XXIV,17)

Il Rashbam sottolinea che colui che dominerà su tutti i figli di Shet, ossia su tutta l'umanità secondo il pshat [il senso immediato del Testo] è il Re Messia.

Il Ramban sostiene che il paragone tra l'astro e il Messia è legato al fatto che così come l'astro attraversa tutto il cielo da una parte all'altra, così il Re Messia radunerà tutte le diaspore d'Israele in Erez Israel. Lo Sforno legge il paragone con l'astro in chiave temporale. Come le stelle sono eterne, così lo sono anche i giusti o meglio ancora coloro che influenzano il prossimo rendendolo giusto. È scritto infatti a proposito del Mondo Futuro e della resurrezione dei morti alla fine del libro di Daniel: "Ed i colti splenderanno come lo splendore del cielo e coloro che rendono giusti i molti saranno eterni come le stelle".

E proprio per questo lo Sforno sente la necessità di premettere: materiale ed eterno. Perché il fatto che il Re Messia ed i giusti d'Israele brilleranno eternamente come stelle non esclude che si tratti di un fenomeno materiale, che nulla ha a che vedere con uno stravolgimento della natura.

Ed è necessario tornare alla codifica del Rambam alla fine di Hilcot Melachim.

1) "Il Re Messia è destinato a sorgere e far tornare il regno della Casa di David al suo antico, al governo iniziale, e costruisce il Santuario e raduna i dispersi d'Israele. E ritorneranno tutti gli statuti nei suoi giorni come erano in antico. Si offriranno i korbanot, e si faranno gli anni Sabbatici ed i Giubilei secondo tutte le loro mizvot dette nella Torà. E chiunque non abbia fiducia in esso o colui che non attende la sua venuta , non solo egli rinnega tutti gli altri profeti, ma anche la Torà e Moshè nostro Maestro giacché ecco che la Torà ha testimoniato su di lui. "

E proprio qui il Rambam inserisce due set di versi che testimoniano: dalla Parashà di Nizzavim (testimonianza di Moshè) e dalla Parashà di Bilàm (testimonianza del Signore).

Nell'articolo 2) spiega il Rambam che la regola delle tre città rifugio addizionali non è mai stata messa in pratica e per forza di cose deve essere riservata al Regno del Re Messia.

Ma è nel seguito che c'è tutto il "materiale ed eterno" del Re d'Israele.

3) "E che non ti salga alla mente che il Re Messia debba fare segni e prodigi e che rinnovi cose nel mondo o che faccia rivivere i morti o cose del genere. La cosa non è così, giacché Rabbì Akivà era il più grande Saggio tra i Saggi della Mishnà ed egli era lo scudiero di Bar Kochbà il re, e diceva di lui che egli è il Re Messia. Ed è sembrato a lui ed a tutti i Saggi della sua generazione che egli era il Re Messia fino a quando non è morto a causa dei peccati, ed essendo morto è stato noto a loro che non era, ed i Saggi non gli hanno chiesto né un segno né un prodigio. Ed il principio della questione così è: che questa Torà, i suoi decreti ed i suoi statuti, sono per sempre ed eterni, e non vi si aggiunge né vi si toglie.

4)E se sorgerà un Re dalla Casa di David che riflette nella Torà e si occupa delle Mizvot come David suo padre, secondo la Torà scritta e la Torà orale, e pieghi tutto Israele ad andare in essa ed a rafforzare il suo mantenimento e di combattere le guerre del Signore, ecco che questi è potenzialmente il Messia. Se ha fatto ed è riuscito ed ha costruito il Santuario al suo posto ed ha radunato i dispersi, è certamente il Messia ed egli aggiusterà il mondo intero a servire il Signore assieme…

E non solo il Re sarà un Re umano, anche il mondo seguirà il suo corso. Così, specifica il Rambam negli articoli successivi, non ci sarà alcuna rivoluzione naturale e l'unica differenza sarà la totale indipendenza d'Israele. Ed il conseguente benessere non è fine a se stesso: non per mangiare e bere è l'epoca Messianica né per dominare i gentili, ma per occuparsi dello studio della Torà attraverso il quale tutto il mondo tornerà al Signore. Ma anche ciò, in modo del tutto naturale. E così conclude la sua opera di halachà il grande Maimonide:

"In quell'epoca non ci sarà né fame né guerra né gelosia o concorrenza giacché il bene sarà largamente diffuso e le leccornie saranno reperibili come la polvere. Ed il mondo non si occuperà d'altro che della conoscenza del Signore solamente. E perciò saranno Israele grandi Saggi e conoscitori delle cose recluse e raggiungeranno la conoscenza del loro Creatore secondo la capacità dell'uomo come è detto (Isaia XI,9) "Poiché la Terra sarà piena di conoscenza del Signore come le acque riempiono il mare".

Rabbì Meir Simchà HaCoen di Dvinsk, l'autore del Meshech Chochmà, sottolinea nel suo commento al Rambam, l'Or Sameach che il Maestro parla di conoscenza del Signore secondo la capacità dell'uomo.

Ossia la straordinarietà dell'epoca Messianica sarà quella di avere la possibilità di occuparsi della Torà al meglio della capacità umana in uno stato d'Israele libero da nemici, governato da un Re giusto, temente del Signore che si preoccuperà di costruire il Santuario, radunare i dispersi e governare Israele nella via della Torà portando così il mondo alla redenzione.

Spiega l'Or Sameach che il senso del verso di Isaia è che così come il mare non invade la Terra, così anche l'uomo saprà stare al posto suo ed occuparsi della Torà entro i limiti del suo intelletto finito. Ed è questo l'errore dei Maestri entrati nel Pardes secondo Rabbi Meir Simchà, quello di voler capire oltre i limiti dell'intelletto umano. Solo Rabbì Akivà ha capito ed ha pregato i suoi compagni, nel vedere le lastre di marmo, di non gridare "acqua, acqua". Di non stravolgere il ruolo dell'acqua e della terra, e di capire che l'acqua ha un limite così come lo ha la mente umana.

È lo stesso Rabbì Akiva che accetta di portare le armi a Bar Kochba perché fino a quando questi ha speranze di condurre Israele alla vittoria su Roma è potenzialmente il Re Messia. È lo stesso che sa ridere mentre viene scorticato vivo e recita lo Shemà.

Capiamo allora perché è proprio la Parashà di Bilàm che è la fonte delle regole del Re Messia: perché serve una Parashà che va accettata per la sola testimonianza del Santo Benedetto Egli Sia per capire che l'uomo è limitato.

La redenzione inizia quando si capisce che nessun uomo, non Moshè e neppure il Re Messia può sempre sapere cosa trama il malvagio di turno. Ma l'uomo può e deve sapere che "c'è chi conduce la Capitale" e che Iddio tutto vede e tutto sa. Che tutto è registrato davanti al Signore.

La redenzione è la riscoperta di D. attraverso la riscoperta della dignità dell'uomo in quanto tale. La redenzione è la possibilità di sedersi a studiare e capire la Torà secondo le proprie forze, al meglio di se stesso.

I giusti sono coloro che sanno anticipare oggi, ancora nel buio del Impero del Male, la luce dello studio della Torà. Sono coloro che insegnando rendono giusti gli altri ed il cui nome ed il cui insegnamento brilla per sempre come le stelle. Per questo i giusti non hanno riposo né in questo mondo né nel mondo a venire poiché né uno né l'altro sono fatti per riposare ma sono piuttosto riservati allo studio della Torà.

Se ognuno di noi saprà essere Re sui propri istinti, saprà essere il Messia di se stesso riconducendo tutte le sue azioni al Signore e ricostruendo il Santuario che è nel cuore, allora certamente Iddio Benedetto, Re d'Israele e suo redentore, ci invierà il nostro Re Messia, presto ed ai nostri giorni.

Quel Re che è tale perché giudica e può essere giudicato, sarà colui che ricorderà al mondo che c'è un solo vero Re di cui siamo tutti figli e che ammonisce il mondo da millenni dicendo: "Il Mio figlio, il Mio primogenito è Israele."

Shabbat Shalom,

Jonathan Pacifici

 


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