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TORAH.IT

Commento alla Parashat Beshallach 5763


"E disse Moshè a Jeoshua: 'Scegli per noi degli uomini ed esci, combatti contro Amalek. Domani io starò sulla cima della collina con la verga di D. in mano mia.'" (Esodo XVII,9)

"Scegli per noi: Per me e per te. Lo ha reso uguale a se stesso. Da qui hanno detto i Saggi (Avot IV,12): 'Sia l'onore del tuo discepolo caro a te quanto il tuo. E '... l'onore del tuo compagno come il timore del tuo Maestro...' da dove si impara? Come è detto (Numeri XII,11) 'E disse Aron a Moshè: 'Per favore mio signore''. E non era Aron più grande di suo fratello? [Nonostante ciò] fece del suo compagno il suo maestro. '...ed il timore del tuo maestro come il timore del Cielo.' da dove si impara? Come è detto: (Numeri XI,28) 'Mio signore Moshè poni fine a loro', distruggili dal mondo. Sono rei di distruzione coloro che si ribellano a te, come se si fossero ribellati al Santo Benedetto Egli Sia.''" (Rashì in loco)

L'apertura del Mare, di cui si occupa gran parte della nostra parashà, è un momento di straordinaria importanza, Esso segna il popolo d'Israele elevandolo a popolo di profeti come insegnano i Saggi nella Mechilta 'Ha visto la serva sul Mare quello che non ha visto il profeta Ezechiele'. Ciononostante esiste una sostanziale differenza tra la rivelazione sul mare e quella sinaitica. Rabbì Meir Simchà HaCoen di Dvinsk, il Mesech Chochmà ci spiega di cosa si tratta.

La principale discriminante tra i due tipi di rivelazione è secondo il Maestro la validità e la rilevanza di queste per le generazioni a venire. La rivelazione del Mare ha ovviamente una grande importanza anche per le generazioni future ed infatti i Saggi ci insegnano a nome di Rabbì Meir (TB Sotà 30b) che anche i feti nei ventri materni parteciparono alla Cantica del Mare e che anche loro videro gli eventi giacché il Signore rese i ventri delle donne gravide trasparenti. Eppure l'apertura del mare non ha la stessa dirompente rilevanza per le generazioni future come la rivelazione sinaitica. Infatti spiega il Rambam (Hilcot Yesodè HaTorà VIII,1) in una halachà molto cara al Meshech Cochmà di cui più volte abbiamo parlato, che la fede d'Israele nella Torà non si basa sui miracoli, neanche in quelli grandiosi come l'apertura del mare, ma piuttosto nell'essere noi testimoni diretti della rivelazione di D. a Moshè. Non miracolo dunque ma testimonianza. Per questo l'apertura del mare non ha conseguenze dirette sulla nostra vita, mentre la rivelazione del Sinai è la pietra angolare sulla quale si basa la vita di ogni ebreo fino all'ultima generazione.

Che senso ha allora la rivelazione del mare?

Il Mesech Chochmà presenta queste sue osservazioni su un'espressione specifica della Cantica del Mare: "Ozì VeZimrat Yà" (XVI,2). Il senso di questa espressione ha dato molto da discutere ai nostri Saggi. Onkelos nella sua traduzione aramaica della Torah lo rende come "la mia forza e la mia lode" con Israele come soggetto. Rashì non nasconde la sua perplessità in proposito e dopo una lunga analisi grammaticale evince che il soggetto della frase è D. stesso. E lo rende come "la forza e la vendetta del nostro D." Il Mesech Chochmà mette un po' assieme le due letture e sostiene che "Ozì", la mia forza, si riferisce ai Tefillin di Israele; "Zimrat Yà" invece sono i Tefillin del Signore. Ciò si riferisce ad un notissimo insegnamento del Talmud (TB Berachot 6a) che vuole che Iddio stesso indossi i Tefillin. I Tefillin lo abbiamo detto più volte in proposito divengono dunque il simbolo di un legame bidirezionale tra Israele ed il Signore. Non solo noi dichiariamo Iddio unico, anche Lui dichiara Israele unico. Non solo noi osserviamo la Torà e ci leghiamo a D., ma anche Lui la osserva e si lega a noi.

I Tefillin, il legarsi a D. ed alla Torà, sono strettamente legati all'uscita dall'Egitto. Il Mesech Chochmà sottolinea in proposito che nei primi due dei quattro brani dei Tefillin non compare il precetto di legare. C'è il concetto dei Tefillin ma non il legare. Lo spartiacque tra i primi brani (che compaiono alla fine della Parashà di Bo') ed i secondi due (che compaiono nei brani dello Shemà) è proprio il dono della Torà. Prima del dono della Torà i Tefillin esistono solo ad un livello concettuale, ma Israele ancora non li indossa. Il Meshech Cochmà paragona questo legame concettuale, ma non ancora fisico, proprio all'apertura del mare. Iddio sa che sarà legato ad Israele con la Torà ma ciò non è ancora avvenuto. Solo dopo il dono della Torà possiamo passare al legame vero e proprio. Alla mizvà dei tefillin.

Ne risulta che dall'uscita dall'Egitto fino al dono della Torà, Israele si trova in uno strano limbo. Una sorta di incubazione in vista del dono effettivo della Torà e della osservanza delle mizvot. Si tratta di una fase di preparazione nella quale Israele deve capire, prima ancora di ricevere sul Sinai il precetto dei tefillin che Iddio stesso si lega quotidianamente ad Israele "indossando" i propri Tefillin.

Questi concetti non sono relegati alla loro dimensione storica ma hanno delle dirette ripercussioni sulla nostra vita. Infatti ogni ebreo attraversa un periodo nel quale i tefillin esistono solo concettualmente ma non vengono ancora legati, la fanciullezza. Ogni ebreo, per i primi tredici anni di vita si trova in quella fase che passa tutto Israele dall'uscita all'Egitto fino al Sinai. Nei primi tredici anni di vita il bambino ebreo studia e non ha obblighi ne trasgressioni. Non si tratta di un periodo "secondario".

Insegnano infatti i Saggi che esso è il pilastro del mondo.

"Ha detto Resh Lakish a nome di Rabbì Jeudà Nesià: 'Il mondo non si mantiene altro che per l'alito (le parole di Torà) dei bambini della scuola'. Ha detto Rav Pappà ad Abbajè: 'Ed il mio alito ed il tuo?' Disse lui: 'Non è simile l'alito che ha peccato all'alito che non ha peccato'. " (TB Shabbat 119b)

E non si pensi che si tratta di concetti astratti, ci sono delle dirette ripercussioni halachiche. Prosegue infatti il Talmud:

"Ed ha detto Resh Lakish a nome di Rabbì Jeudà Nesià: 'Non si interrompe lo studio dei bambini della scuola neppure per la costruzione del Santuario."

Si tratta di una regola straordinaria che a D. piacendo avremo ancora il merito di mettere in pratica presto con la prossima ricostruzione del Santuario! Quando giungerà il redentore e costruiremo il Santuario, non avremo il permesso di interrompere per questo lo studio della Torà dei bambini!

Il Mesech Cochmà individua una fonte scritturale per questo insegnamento proprio nella cantica del Mare, al verso tredici: 'hai condotto con la Tua Forza alla Residenza della Tua Santità'. La Forza di D. indicata dal verso è secondo il Mesech Cochmà la Torà dei bambini come è detto nei Salmi (VIII,3) : '...dalla bocca degli infanti e dei poppanti hai stabilito la Forza....'. Dunque si giunge al Santuario attraverso lo studio della Torà dei bambini, la preparazione. Infatti così come i bambini studiano la mizvà dei tefillin (anch'essa chiamata Oz, forza come abbiamo visto) prima di poterla mettere in pratica, così anche noi siamo chiamati a preparaci all'osservanza dei precetti relativi al Santuario anche oggi che siamo esentati da questi.

Capiamo allora il senso di quanto dice Rashì sull'insegnamento del trattato di Avot sull'onore del discepolo. Moshè paragona Jeoshua a se stesso e stabilisce in perpetuo che il Maestro deve aver caro l'onore del proprio discepolo. Ma Moshè fa ciò in un momento particolare, nel momento della guerra contro Amalek. Contro il male. Amalek, lo abbiamo visto più volte è colui che si insinua tra le generazioni. Che cerca di staccare alunni da Maestri, forti da deboli, una generazione dall'altra. Mandando Jeoshua suo discepolo a combattere contro Amalek, Moshè testimonia la continuità ed il segreto di Israele. L'identità Maestro-alunno. Moshè combatte Amalek con la stessa arma: l'unità tra le generazioni.

E' in questo senso straordinario che Moshè ci insegna il concetto di onore per il discepolo nell'ordine che da a Jeoshua di prepararsi. Di scegliere degli uomini. Solo domani sarà la battaglia. Il segreto di Israele è proprio nella preparazione. Nello studio dei bambini che ancora non sono tenuti all'osservanza. Nell'approfondimento del precetto dei Tefillin sul mare, quando ancora non siamo tenuti ad indossare alcunché, ma capiamo che è il momento di studiare come sono fatti i tefillin di D. Nel capire che se non mi preparo oggi difficilmente potrò affrontare Amalek domani.

Ed ancora conclude il talmud in proposito:

"E disse Resh Lakish a Rabbì Jeudà Nesià: 'Ho ricevuto la seguente tradizione dai miei padri - e c'è chi dice dai tuoi padri - Ogni città nella quale non ci sono bambini che studiano Torà viene distrutta!"

E' per noi un grande ammonimento. Le nostre città si reggono sulla Torà che studiano i bambini. La nostra vita adulta al servizio di D. si regge sullo studio da bambini. Così anche la costruzione del Santuario dipende dallo studio attuale delle sue regole

Il messaggio del passaggio del mare è dunque che la preparazione all'osservanza delle mizovt ha la forza di traghettare un bambino ad una vita adulta al servizio cosciente del Signore. E la stessa preparazione ha la forza di traghettare, presto ed ai nostri giorni, Israele ed il mondo intero verso la redenzione.

Shabbat Shalom,

Jonathan Pacifici


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