Parashat Vajakel - Pekude’
"E disse Moshe’ ai figli d’Israele: ‘Guardate, ha chiamato il Signore per nome, Bezzallel, figlio di Uri’ figlio di Chur della tribu’ di Jeuda’." (Esodo XXXV,30)
"Guardate, ha chiamato il Signore: giacche’ non si mette un amministratore sul pubblico altro che con il loro consenso" (Ball Haturim in loco)
Con la nostra doppia Parasha’ completiamo a D. piacendo il libro dell’Esodo e la costruzione fisica del Santuario. La costruzione del Santuario che e’ in noi e’ invece un processo continuo che continuera’ la prossima settimana con le regole del korban, le regole delle offerte che ci devono avvicinare all’Eterno.
I nostri Saggi hanno genialmente intuito che ognuno dei figli di Israele contribui’ alla costruzione del Santuario secondo il lavoro nel quale era esperto. Si tratta di un grande insegnamento soprattutto per la nostra generazione: ognuno di noi puo’ continuamente costruire il suo santuario attraverso le sue attivita’ quotidiane. Si tratta di imparare a fare delle proprie attivita’ un santuario.
Una lettura affrettata del testo biblico potrebbe portarci a leggere quanto detto fin qui in maniera superficiale. I Saggi non intendono infatti solo che le donne, solitamente dedite al ricamo ed alla tintura, si occuparono di queste attivita’. Il Meshech Chochma’ infatti sottolinea come la Tora’ utilizzi il plurale o il singolare per indicare il trattamento di diverse tinture da parte delle donne. Alcuni tipi di tinture riguardavano materiali che non trasmettono impurita’ rituale, in questi casi la Tora’ parla al plurale giacche’ tutte le donne parteciparono indistintamente. In altri casi si tratta di materiali che trasmettono impurita’ ed allora la Tora’ parla al singolare, a sottolineare che solo colei che era ritualmente pura partecipo’.
Dunque non si tratta solo di utilizzare le proprie conoscenze tecniche al servizio del Signore, ma piuttosto di utilizzarle nel rispetto delle regole della halacha’.
Allo stesso modo il Meshech Chochma’ cerca di capire che cosa porta alla scelta di Bezzallel come ‘costruttore capo’ del Santuario. Bezzallel e’ figlio di Uri’ e nipote di Chur. Chur, lo ricordiamo e’ figlio di Miriam, sorella di Moshe’, e di Nachshon figlio di Aminadav, principe della Tribu’ di Jeuda’. Bezzallel e’ dunque bisnipote di Miriam e Nachson ed e’ parte della stirpe regale che dara’ i natali al re David ed al re Messia, possa egli giungere presto ed ai nostri giorni.
Il Meshech Cochma’ individua la caratteristica chiave della discendenza reale di Nachshon e Chur nella ‘messirut nefesh’, l’essere pronti a mettere a repentaglio la propria vita. Il Talmud (TB Sota’ 35b) ricorda che fu proprio Nachshon il primo che ebbe il coraggio di buttarsi nel Mar Rosso prima che le acque si aprissero. Fu proprio questo gesto di mesirut nefesh, di dedizione, che ratifico’ la regalita’ della stirpe di Jeuda’. Purtroppo Chur suo figlio non ebbe la stessa fortuna.
Il Talmud (TB Sanedrhin 7a) ricorda che Chur si oppose alla costruzione del vitello d’oro tanto da essere ucciso dagli idolatri che istigarono il popolo. Chur era profeta e tra i piu’ Saggi della generazione tanto da essere terzo solo a Moshe’ ed Aron nell’ordine gerarchico del Sinedrio. Proprio Moshe’ infatti lascia ad Aron e Chur l’autoritia’ halachica sul popolo allorquando si reco’ sul Sinai per i primi quaranta giorni. (Esodo XXIV, 14). Fu proprio l’uccisione di Chur a convincere Aron a collaborare per far si che non avvenisse quanto scritto in Echa’ (II,20), l’uccisione nel Santuario (il Sinai aveva lo status halachico del Santuario) contemporaneamente del Sacerdote e del Profeta. Si sarebbe trattato di una colpa senza possibile riparazione alla quale persino l’idolatria era preferibile.
Chur muore ma ci insegna quale debba essere l’opposizione all’idolatria. La reazione di Chur e’ quella giusta, Aron non puo’ imitarlo per altri motivi come si e’ visto, ma in linea di principio e’ meglio la morte dell’idolatria.
Questo ci insegna in che tipo di casa e’ cresciuto Bezzalel. Quali sono i valori che ha appreso. Colui che deve modellare la materia si da renderla degno strumento per far risiedere Iddio in mezzo ad Israele, in ogni ebreo, discende dalla famiglia che piu’ di tutte si e’ battuta per la santificazione del Nome di D. ed il ripudio dell’idolatria.
Capiamo allora perche’, di tutti gli arredi, solo l’Arca viene eseguita esclusivamente da Bezzallel. Mentre tutti gli altri arredi sono sostituibili, ed infatti furono in gran parte costruiti nuovamente per il Santuario di Salomone, per il secondo e saranno ricostruiti ex novo per il prossimo Terzo Santuario, solo l’Arca non puo’ essere sostituita giacche’ contenente le Tavole incise dal Santo Benedetto Egli sia.
Il secondo Santuario infatti non conteneva l’Arca, (TB Yoma’ 21b). Ne risulta che l’unica Arca possibile e’ quella costruita in prima persone da Bezzallel della quale e’ scritto nella nostra Parasha’: ‘e fece Bezzallel l’Arca’.
Il Mesech Chochma’ sottolinea che i Cherubini, che sormontavano il coperchio dell’Arca rappresentano un grosso pericolo. Si tratta infatti, volenti o nolenti, di immagini che possono condurre all’errore e, D. non voglia, all’idolatria. La scorsa settimana ci siamo occupati proprio della radice dell’idolatria che e’ alla base del peccato del vitello, cosi’ come della sua trasposizione all’epoca di Elisha’ Ben Abbujia’, Acher, l’Altro. Ricorderemo che proprio la faccia del toro viene sostituita, tra le quattro facce delle Chajot, gli Angeli che trasportano il Carro Divino, dalla faccia di un Bambino. Kruv. I Saggi dicono appunto che anche i Keruvim avevano le facce di due bambini che studiano Tora’. L’Arca rappresenta la risposta all’errore del Vitello nell’errata interpretazione del ruolo della materia e del suo corrispettivo spirituale nella creazione.
Proprio per questo Iddio scelse Bezzallel. Perche’ il nonno di Bezzalel, Chur, era morto per la sua opposizione al peccato del vitello. Solo Bezzalel poteva capire fino in fondo il pericolo dell’idolatria ed avere la giusta intenzione nello scolpire i volti di due bambini che sanno guardarsi e guardare la Tora’ contemporaneamente.
Per questo, spiega il Meshech Chochma’ solo dopo il peccato del vitello Bezzalel viene ricordato come atto a compiere una ‘melechet machshevet’, un opera concettuale. Dopo il peccato del vitello serve una maggiore attenzione alle intenzioni che si hanno nel costruire il santuario. Si deve stare attenti a rimuovere ogni inclinazione all’idolatria.
Secondo il Talmud (TB Berachot 55a) Bezzalel conosceva il segreto dell’alef bet, dell’alfabeto ebraico e sapeva come mettere assieme le lettere. Si tratta, lo ricorderemo, di uno straordinario parallelo con la creazione del mondo avvenuta secondo i Saggi attraverso una composizione primordiale delle lettere della Tora’ da parte di D. Il Santuario, modello di come il mondo e’ o dovrebbe essere si crea cosi’, come il mondo, attraverso la comprensione del senso di ogni singola lettera della Tora’ ma ancora di piu’ attraverso la comprensione di come le lettere devono essere congiunte. Ed e’ proprio l’elemento della congiunzione un elemento chiave per tutto il discorso.
Nella stessa pagina leggiamo come Bezzallel discuta con Moshe’ circa l’esatto ordine della costruzione.
"Ha detto Rabbi’ Shemuel bar Nachmani a nome di Rabbi’ Jonathan: Bezzael prende il nome dalla sua Saggezza. Nell’ora in cui Iddio ha detto a Moshe’: ‘Fai un Sanuario, un’Arca e degli utensili.’ Ha detto: ‘e’ possibile un Sanuario, un’Arca e degli utensili? Ando’ Moshe’ ed inverti’ e disse lui (a Bezzallel): ‘Fai un’Arca, degli utensili ed un Santuario’. Disse lui: ‘Moshe’ nostro Maestro! E’ uso del mondo che un uomo prima costruisce una casa e poi ci porta dentro degli utensili e tu dici: ‘fammi un’Arca degli utensili ed un Santuario!? Gli utensili che ti faccio dove li devo mettere?! Forse cosi’ ti ha detto il Santo Benedetto Egli sia ‘Fammi un Santuario, un’Arca e degli utensili’? Gli disse Moshe’: Forse eri Bezzel El, all’ombra di D. che lo hai saputo?".
Il Mesech Chochma’ spiega straordinariamente questo passo ricordano che a livello individuale la Santita’ degli arredi del Santuario e’ superiore a quella di un singolo ebreo. Anche per questo il contatto di un ebreo con l’Arca comporta la morte per Mano Divina, come avvenne ad Uzza’ all’epoca di David. Per questo motivo nell’atto della costruzione (Parashat Teruma’) il testo ricorda gli utensili prima del Santuario. Al contrario nella Parasha’ di Ki Tissa, quando si parla della unione degli arredi nel Santuario, il Santuario e’ nominato per primo giacche’ a livello generale la Santita’ del popolo nel Suo complesso e’ superiore a quella degli arredi e persino dell’Arca o del Santuario nel suo complesso.
Questa lettura ben si sposa con un'altra lezione del Mehech Cochma’ che sottoliena che nella schematizzazione sinaitica delle diverse zone di sacralita’ del Santuario il popolo rappresenta il Santuario, o meglio le sue cortine. Infatti il testo dice che il popolo deve cingere il monte tutt’intorno e da qui si impara che essi stessi erano le mura viventi del Santuario di D.
Dunque Bezzallel capisce, forse piu’ di Moshe’, l’importanza dell’unita’, del comporre le lettere sacre della Tora’ che sono seicentomila come i figli d’Israele che escono dall’Egitto.
Bezzalel e’ colui che merita di costruire l’Arca che non ha sostituzione perche’ capisce che l’unica cosa che vale piu’ della Tora’ e dell’Arca che la contiene e’ il popolo d’Israele nel suo complesso che ha una sacralita’ maggiore di qualsiasi arredo, sia pure dell’Arca.
Nel Talmud (TB Sanedrhin 63b) e’ ricordato che all’epoca di Nechemia’ i Saggi chiesero ed ottennero che venisse rimosso dal mondo l’istinto del male dell’idolatria e non solo cadde dal Cielo un biglietto con scritto EMET, verita’, il sigillo dell’Eterno, ma anche videro uscire l’istinto del male dell’idolatria come un leoncello dal Santo dei Santi.
Il Torat Chajim si chiede come sia possibile che l’istinto del male dell’idolatria risiedesse nel luogo di residenza dell’Arca, nel centro del mondo, nel Santo dei Santi. E risponde che cosi’ come l’istinto del male in genere si trova nel cuore dell’uomo assieme all’istinto del bene, allo stesso modo cio’ avveniva nel santuario. Proprio il luogo che piu’ di tutti indicava il ripudio dell’idolatria conteneva il piu’ grande pericolo di cadere in questo grave peccato. E gia’ abbiamo visto la scorsa settimana come questo sia avvenuto nel Pardes, il Santo dei Santi spirituale, ad Acher.
I nostri Saggi ci insegnano inoltre che Israele non aveva nessun interesse nell’idolatria, ma adoro’ il vitello d’oro in modo da ripudiare l’intera Tora’ e poter cosi’ sentirsi libero di intrattenere rapporti sessuali proibiti. Dunque l’idolatria, (e quanto e’vero anche oggi!), non e’ che la scusa per poter piegarsi alle proprie pulsioni.
L’assurda idolatria concettuale nasconde piuttosto un profondo desiderio di uscire dal sistema Tora’ per poter compiere atti sessuali che la Tora’ proibisce dicendoci ‘Siate Santi!’
E’ straordinario che Elisha’ ben Abuja’, appena dopo essere uscito dal mondo della Tora’, come prima cosa va da una prostituta e questa riconoscendolo non capisce come sia possibile che un grande maestro voglia compiere una trasgressione cosi’ grande. Elisha’ ben Abuja’ per convincerla trasgredisce davanti a lei lo Shabbat tanto che questa dice "Acher U", certamente e’ un altro.
La trasgressione ci porta ad essere acher, un altro, a non essere piu’ noi stessi per divenire una simulazione di noi schiava delle nostre pulsioni. Ancora oggi Acher e’ chiamato con il nome che gli ha messo quella prostitua.
Il Talmud, in Chagghiga’, che ricorda questi avvenimenti sottolinea come la trasgressione dello Shabbat fosse veramente tecnica, ossia non comportasse veramente nessun beneficio. Acher voleva la prostituta.
E’ chiara allora al contrapposizione che avviene poi tra Acher e i bambini del Talmud Tora’ dai quali lo porta Rabbi’ Meir. C’e’ chi sostiene che Acher abbia ucciso uno di questi chi semplicemente che se avesse avuto un coltello lo avrebbe ucciso.
I bambini che studiano Tora’ sono cio’ che lega Israele. Sono la risposta all’idolatria degli idoli ed a quella dei sensi. Non sono tenuti, ma studiano per prepararsi ad una vita al servizio dell’Eterno.
Solo Bezzalel, che discende da Jeuda’ puo’ capire questo.
Jeuda’ che era andato si’ con una prostituta ma che non e’ disposto a scardinare il sistema per non sentirsi in colpa e che accetta il pubblico sdegno quando avrebbe potuto facilmente mettere a morte Tamar . Jeuda, che ci insegna la via della Teshuva’ e’ il modello che ispira.
Forse i due cherubini dell’Arca che hanno il volto di bambini sono proprio Perez e Zarach quei due gemelli nati da Jeuda’ e Tamar che sono il seme della Teshuva’ e del re Messia.
Javcov ed Esav sono teomim, gemelli senza la aleph.
Perez e Zarach sono tehomim, gemelli con la apleph.
Spiega Rashi’ che dei primi due solo Jacov e’ giusto, ma dei secondi entrambi sono retti e timorosi del Signore. L’unita’ di D. testimoniata dalla lettera aleph, testimonia il valore di questi due bambini.
L’Arca che non ha sostituzione verra’ presto svelata con l’imminente redenzione, ma fino ad allora il nostro compito e’ quello di fare di ognuno di noi un bambino che studia Tora’, che sa’ guardare il proprio prossimo e la Tora’ allo stesso tempo.
Shabbat Shalom e Chodesh Tov
Jonathan Pacifici
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