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TORAH.IT

Parashat Beshallach 5762


 

"Il Signore regnerà per sempre eternamente" (Esodo XV,18)


"'Il Signore regnerà' quando verrà costruito il Suo Bet Hamikdash; ed il senso di 'per sempre eternamente' è un espressione breve per dire che esso è per questo mondo e per il mondo a venire...". ( Ibn Ezra in loco)

La Parashà di questa settimana ci conduce ai grandiosi eventi dell'Apertura del Mare e contiene la Cantica che ci accompagna ogni giorno a ricordarci i prodigi che il Signore compie nei confronti del popolo d'Israele. Tale Cantica si conclude con l'auspicio che il Signore radichi il Suo popolo nel Monte del Suo retaggio, nel luogo che è il 'Santuario del Signore che ha preparato la tua mano' (ivi, 17).

Rashì su TB Succà 41a impara da questo verso che il terzo Santuario scenderà dal cielo preparato dalla Mano del Signore. Per questo Ibn Ezra sottolinea che il Regno del Signore si verificherà solo con la costruzione del Santuario che ci traghetterà da questo mondo a quello futuro. Ma questo è solo all'altro capo del mare, poiché per giungere al terzo Tempio bisogna passare per il primo e per il secondo e bisogna passare soprattutto per le distruzioni dei due Templi e per le trasgressioni per le quali queste distruzioni sono avvenute.

È noto che il Talmud (TB Yomà 9b) individua il motivo della distruzione del primo Tempio nei tre gravissimi peccati dell'idolatria, dei rapporti sessuali proibiti e dell'omicidio laddove il secondo Tempio fu distrutto, nonostante fossero dotti e devoti, per l'odio gratuito che serpeggiava tra gli ebrei.

Il Talmud sottolinea quindi quanto l'odio gratuito (apparentemente meno grave delle altre tre trasgressioni) sia grave, tanto da renderlo paragonabile alla somma delle altre tre trasgressioni. Non solo: c'è addirittura chi rincalza la dose asserendo che il fatto che coloro che avevano assistito alla prima distruzione abbiano visto la ricostruzione (dopo settanta anni) indica la maggiore gravità del peccato dei secondi. Il Meshech Chochmà evidenzia infatti una notevole stranezza legale.
Le mizvot chiamate dai maestri 'Shmiot', dell'ascolto, (in gran parte Uomo-D.) tra cui i gravissimi peccati dell'idolatria e dei rapporti proibiti, sono punite con il Kaeret, la pena di morte o la fustigazione, a seconda dei casi. Al contrario la trasgressione dei precetti 'Nimusiot' (in gran parte mizvot sociali), dell'educazione, tra cui la maldicenza, il pettegolezzo ed il furto non vengono puniti neppure con la fustigazione in quanto il danno non è poi così quantificabile. Tutto ciò per quanto riguarda i singoli.

Per la collettività è invece l'opposto. Nello Jerushalmi (Peà 1,1) si ricorda come nella generazione di Re David, quantunque fossero dotti e pii venivano battuti in guerra a causa dei delatori che erano fra di loro. Al contrario nella generazione del Re Achav, quantunque si trattasse di una generazione perversa dedita all'idolatria, all'immoralità sessuale ed all'omicidio, essi vincevano in guerra in quanto erano uniti e non c'erano delatori. Questo si impara anche da un verso della Parashà di Acharè Mot nel quale Iddio dice di "risiedere con loro nel mezzo della loro impurità" (Levitico XVI, 16).

Il verso si trova in effetti nel rituale del giorno di Kippur nel quale ci vengono espiati i peccati nei confronti del Signore, ma la cui valenza è pressoché nulla per quelle trasgressioni sociali che non abbiamo riparato con il perdono del nostro prossimo. E c'è una profonda lezione in tutto ciò: Iddio è disposto a 'sorvolare' in determinate condizioni sulle nostre trasgressioni nei suoi confronti. Allo stesso tempo dobbiamo capire che questo è possibile solo se il popolo è unito e si comporta bene vicendevolmente.

La generazione del diluvio è un esempio lampante di ciò. Rabbì Jochannan nel Perek Chelek di Sanedhin (TB Sanedrhin 108a) insegna che questi non furono cancellati altro che per la violenza sociale che c'era in loro. Anche se erano idolatri. Anche se erano sessualmente immorali. Per queste cose 'l'anima viene recisa' ma non la collettività. Al contrario questi vennero recisi dal mondo per quel misto di violenza fisica e psicologica con la quale gli uomini si distruggono vicendevolmente e che la Torà chiama Chamas. Anche il popolo d'Israele, prosegue il Meshech Chochmà ha avuto prova di questi criteri. Il peccato del vitello d'oro (idolatria del vitello, immoralità sessuale attorno a lui ed omicidio di Chur) viene perdonato laddove il peccato degli esploratori (maldicenza nei confronti della Terra d'Israele) non solo non viene perdonato ma la sua punizione si trasforma nella notte di Tishà BeAv. Nella Mechiltà troviamo gli stessi criteri per quanto riguarda l'apertura del mare. Il Midrash interpreta il fatto che nel verso 'e l'acqua era per loro un muro alla loro destra ed alla loro sinistra' (Esodo XIV, 29) la parola muro 'chomà' è scritta in forma difettiva, senza una vav, sì da rendere la parola leggibile come 'chema', ira.

Da ciò si impara che il Satan accusò Israele proprio in occasione del passaggio del mare. Non nelle piaghe d'Egitto egli si lamentò per la disparità del trattamento tra Egitto ed Israele, giacché seppur idolatri essi erano uniti e la Mechiltà insegna infatti nella Parashà di Bo che tra le virtù di Israele in Egitto c'era quella di non fare lashon harà, maldicenza. Il Satan non attacca un Israele idolatra che ha rispetto del proprio prossimo, un Israele unito. È nel mare, quando secondo il Midrash il popolo si divise in quattro gruppi e c'era chi diceva 'torniamo in Egitto', chi proponeva il suicidio collettivo, chi la guerra, è nel mare che il Satan ci attacca e chiede il conto anche per l'idolatria della quale ci siamo macchiati in Egitto.

Il Mesech Chochmà sottolinea in maniera straordinaria che il verso 'e l'acqua era per loro un muro alla loro destra ed alla loro sinistra' torna due volte nello stesso capitolo. La prima al verso 22, e lì la parola 'chomà', muro è scritta con la vav. La seconda, al verso 29, con 'chomà' scritto in forma difettiva come abbiamo spiegato. È quindi solo dopo che gli Egiziani riconoscono che Iddio combatte per Israele (e per questa teshuvà meritano la sepoltura giacché poi le acque li restituiscono alla terra-Rashbam) che il Satan si fa avanti.

È il Signore che risponde al Satan: è nel pieno della schiavitù che Israele fa idolatria, nelle costrizioni e nella fiacchezza della schiavitù. Non così la loro Teshuvà giacché essi compiono il loro processo di ritorno da uomini liberi quantomeno dal lavoro fisico, giacché durante gli ultimi sei mesi di piaghe (da Tishrì) essi avevano smesso di lavorare. Non così gli Egiziani, nella libertà erano idolatri e nella punizione e nella sottomissione si 'pentono'.

Rimane il fatto quando Israele è unito, anche se pecca, le cose in qualche modo si sistemano mentre quando Israele non conosce il rispetto reciproco è la fine.

Abbiamo precedentemente associato queste due dimensioni al primo ed al secondo Tempio. Nel primo Tempio c'erano tanti problemi (idolatria, immoralità sessuale ed omicidio) ed infatti è stato distrutto. Ma il problema del secondo Tempio, quello dell'odio gratuito, è persino peggiore. Paradossalmente però lo status di Erez Israel come conseguenza dei due esili cambia in maniera apparentemente contraria a quanto detto fin qui. Infatti impariamo nel trattato di Chagghigà 3b e cosi in Meghillà 11a che mentre con la distruzione del Primo Tempio cessò la Santità con la quale era stata consacrata Erez Israel da parte di Jeoshua all'epoca della conquista. Al contrario la Consacrazione di Erez Israel da parte di Ezrà e dei reduci di Babilonia non è cessata con la distruzione del secondo Tempio ed è in atto ancora oggi.

Oggi Erez Israel è consacrata perché la consacrazione dei reduci di Babilnonia è eterna. Questa stranezza viene spiegata in maniera straordinaria dal Meshech Cochmà. Esiste un principio halachico generale per il quale una cosa maggiormente consacrata perde più velocemente la sua santità rispetto ad una cosa meno consacrata. Nel trattato di Bechorot 47a si impara che una levita che trasgredisce avendo un rapporto sessuale proibito può continuare a mangiare della decima. Al contrario una Coenet nelle stesse condizioni viene considerata come una estranea e persino la santità levitica è maggiore della sua. Una levita è generalmente meno consacrata di una coenet ma proprio per questo la sua santità si perde meno facilmente.

Allo stesso modo impariamo nel trattato di Shabbat 116a in un passo che indica quali sono le cose che possono essere salvate da un incendio di Shabbat, che riguardo ai pezzi di un Sefer Torà, un pezzo di pelle nel quale non è mai stato scritto (lo spazio tra due brani) viene salvato assieme al resto dello scritto laddove un pezzo di pelle cancellato (in determinate condizioni) non viene salvato se manca un quorum minimo di lettere non cancellate.

Da qui che un pezzo di Sefer cancellato ha meno kedushà di un pezzo di Sefer Torà sul quale non è mai stato scritto nulla.

Lo stesso vale per i due Santuari. Il primo Santuario e la prima conquista di Erez Israel sono stati per mezzo dell'Arca (TB Sotà 42a). Il primo Santuario conteneva l'Arca la presenza Divina ed in Yoma 21b sono elencate le cinque differenze che rendono il primo Santuario superiore al secondo. Il secondo Santuario aveva sì un livello di santità inferiore ma questo si è preservato nel tempo, laddove l'alto livello del primo è stato spazzato con la prima distruzione.

Anche il testo della Cantica prova ciò (Esodo XV,16). "Fino a che passera il tuo popolo oh Signore" è la prima venuta, contiene il Nome del Signore. "Fino a che passerà questo popolo che hai acquistato" è la seconda venuta, di livello inferiore ma la cui santità dura fino ad oggi.

E c'è da sottolineare che nel trattato di Chagghigà 3b impariamo che la superficie santificata all'epoca del secondo Tempio è inferiore a quella del primo giacché essa non comprende i territori di Ammon e Moav della Trasngiordania. Questa fu una scelta deliberatamente presa dai Saggi in modo da rendere queste terre esterne ad Erez Israel e soggette quindi alla 'decima del povero' nell'anno sabbatico.

È stata una scelta dei Saggi che hanno preferito diminuire la superficie di Erez Israel pur di beneficiare gli indigenti.

La seconda santità è eterna perché si fonda su una giustizia sociale che tiene conto delle esigenze del misero, che rende unito il popolo. Il Tempio sarà distrutto proprio quando questi valori verranno meno, ma i presupposti concettuali non verranno meno neppure allora e quella santità, piccola ma funzionale al povero, sarà eterna. Ma il Mesech HaChochmaà non si accontenta di questa interpretazione e va più a fondo. Nel trattato di Shabbat 88a, in una delle sue pagine più famose il Talmud insegna che il dono della Torà fu imposto al popolo d'Israele sotto la minaccia di essere sepolti sotto al monte che per l'occasione era stato sradicato ed appeso sopra le teste di Israele. Il popolo avrebbe potuto protestare quindi la non validità del patto fatto sotto costrizione ed il Talmud ci dice però che il patto è stato volontariamente ratificato all'epoca di Assuero, a Purim quando gli ebrei 'misero in atto ciò che avevano già ricevuto'.

La prima accettazione della Torà era si imposta ma 'pagata' con la Santità di Erez Israel e con il suo possesso. Una volta che viene meno l'osservanza delle mizvot questi vengono puniti con l'unica punizione possibile, l'esilio e la cessazione della consacrazione della Terra d'Israel. Al contrario l'accettazione eterna ed incondizionata della Torà di Purim ci inserisce in una condizione nella quale la santità di Erez Israel è anch'essa eterna ed incondizionata.

Anche se l'osservanza della Torà viene meno, si tratta di una nostra mancanza ma non cessa la nostra sottomissione legale alla Torà e quindi neppure la Santità di Erez Israel. Una santità che si basa sulla accettazione eterna ed incondizionata della Torà che si raggiunge solo quando si capisce che riempire il piatto di un povero è meglio che piantare la bandiera del Signore sulle colline di Moab.

È una accettazione eterna perché parte della accettazione della Torà Orale che ci insegna come rimpiccolire il Regno del Signore per riempire la pancia di un bambino povero. Queste brillanti riflessioni del Meshech Cochmà, Rabbì Simchà HaCoen di Dvinsk, ci insegnano quanto sia attuale il messaggio della Torà nella nostra generazione. La costruzione del Terzo Tempio, possa giungere presto ed ai nostri giorni, viene si dall'alto ma presuppone un grosso sforzo dal basso. Uno sforzo nella comprensione del valore dell'accettazione eterna della Torà che coincide con un grosso sforzo nell'impostazione di una società socialmente giusta.

Ognuno di noi ha molto da fare per avvicinare, oggi, la ricostruzione del Tempio.

Guardiamo le nostre comunità, chiediamoci che cosa possiamo fare per coloro che sono stati meno fortunati. Siamo stati redenti dall'Egitto perché abbiamo avuto il coraggio di fare il Korban Pesach, ma abbiamo potuto fare il Korban Pesach perché ci sono state persone che hanno finanziato gli indigenti. Che hanno permesso a famiglie bisognose di avere un capretto per potere salvarsi.

Questa unità nell'osservanza e nel servizio di D. ci ha redento. Allo stesso modo, se veramente vogliamo la redenzione, cominciamo a preoccuparci del nostro prossimo, il Signore perdonerà così tutte le nostre trasgressioni e ci redimerà presto ed ai nostri giorni.

Shabbat Shalom,

Jonathan Pacifici


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