“E
disse: ‘Io Sono il D. di tuo padre, il D. di Avraham, il D. di Izchak ed il D.
di Jacov; e Moshè nascose il suo volto poiché temette di guardare verso Iddio”
(Esodo III, 6)
“‘Io
Sono il D. di tuo padre’: si è rivelato a lui con la voce di suo
padre”. (Shemot Rabbà III,1)
Iniziamo questa settimana con l’aiuto di D. il libro di Shemot, il libro della redenzione. Il libro che ci porterà fuori dal triste esilio dell’Egitto verso la ricezione della Torà sul monte Sinai. Uno dei primi passaggi con i quali dobbiamo dunque familiarizzare in Egitto è proprio la trasformazione di un nucleo di singoli in un collettivo che sarà d’ora innanzi il popolo dei figli d’Israele. Se fino ad ora ci siamo occupati dei Padri della nazione, ci occupiamo ora della nazione nel suo complesso.
Maimonide sottolinea che Iddio è chiamato D. di Avraham, D. di Izchak e D. di Jacov, ma non D. di Moshè e questo perché la rivelazione che Moshè sperimenta è funzionale alla ricezione della Torà da parte del popolo d’Israele. La rivelazione di Moshè avviene dunque in quanto Moshè è messo di Israele.
La rivelazione di D., elemento chiave di un complesso processo che chiamiamo redenzione, è quindi strettamente legata alla legislazione, alla rivelazione della Torà come Halachà, come codice legale, giacché poi Iddio e la Torà sono una cosa sola come insegna lo Zohar.
Il Meshech Chochmà commenta così il nostro verso:
“secondo quanto ha scritto Rambam in Hilchot Melachim (9,1) che i Padri hanno innovato mizvot, ‘ed Amram è stato comandato in Egitto circa ulteriori mizvot’, e per questo è scritto ‘Il D. di tuo Padre’ – questo è Amram – giacchè i tre Padri con Amram sono stati comandati circa le mizvot…..”
L’associarsi della Divinità con una persona è dunque strettamente legato al ruolo di questi come socio di D. nel processo della rivelazione della Torà. La fonte che cita il Meshech Cochmà è infatti un passo nel quale il Rambam spiega come Iddio abbia comandato ad Adamo le prime sei delle sette leggi Noachidi, aggiungendo poi il divieto di cibarsi di un pezzo di animale ancora in vita proprio a Noach; di come abbia aggiunto ad Avraham la Milà e la preghiera di Shachrit e poi con Izchak che stabilisce la preghiera di Minchà e le regole della decima e Jacov con Arvit ed il nervo sciatico. Nel computo figura anche Amram che è stato comandato di non meglio specificate mizvot.
Diremmo quindi che Iddio associa il suo Nome in particolare a coloro che ‘innovano’, dalla radice ‘chidush’, le mizvot. A coloro che rendono la Halachà un processo dinamico.
La rivelazione di D. a Moshè è diversa da ogni rivelazione precedente giacché sposta il rapporto da individuale a collettivo: attraverso Moshè Iddio diviene D. di Israele, non solo di Moshè.
Per giungere a Moshè c’è però bisogno dei pilastri del mondo, dei padri, e di Amram, di coloro che partendo dal loro rapporto individuale con la Divinità diventano strumenti per far regnare Iddio sul mondo. Ecco dunque Iddio rivelarsi a Moshè con la voce di Amram ad insegnargli e ad insegnarci che Iddio è Padre di ogni uomo. Secondo il Chizkuni Iddio annuncia in questo modo a Moshè la morte di Amram giacchè Iddio non associa mai il suo nome ad una persona che è in vita (unica notevole eccezione è Izchak, che però viene considerato morto per via della cecità). E spiega il Chizkuni che è proprio con l’annuncio della morte di Amram che Iddio spiega a Moshè che è giunto il suo momento. È giunto il momento per la sua missione, per una missione che lo porterà ad essere leader eterno di Israele. Allo stesso modo Iddio gli insegna che così come arriva il momento biologico dell’avvicendamento delle generazioni, allo stesso modo c’è un momento nel quale “termina” il compito di D. ed inizia quello dell’uomo.
Dunque la rivelazione del roveto, la redenzione dall’Egitto e la missione di Moshè come legislatore eterno di Israele parte da Amram. Parte dai Padri e dalla loro capacità di rinnovare la Torà e parte da Amram che ha saputo rinnovare la Torà in Egitto.
Ma che cosa ha fatto effettivamente Amram? Chi era Amram? Quali mizvot ha introdotto? Maimonide non lo dice e Radvaz in loco sottolinea che non è chiaro di cosa si tratti. Il Maarazt Chayes (Mekom Shmuel , 23) propone che si tratti delle regole dei kiddushin e dei ghittin (le regole matrimoniali e le regole del divorzio) così come si evince dalla Ghemarà in TB Sotà 12a.
La Torà dice infatti “Ed andò un uomo dalla casa di Levì e prese la figlia di Levì” (Esodo II,1)
Il Talmud (TB Sotà 12a) spiega:
“Dove è andato? Rav Jeudà ben Zevinà dice: ‘È andato
secondo il consiglio di sua figlia. Amram era il più grande della
generazione (e tutti quanti ascoltavano le sue parole, Rashì). Avendo visto che
il Faraone aveva detto ‘Ogni maschio nato gettatelo nel Nilo’ ha detto ‘Ci
affatichiamo per nulla’. Si è alzato ed ha ripudiato sua moglie. Si sono alzati
tutti ed hanno ripudiato le loro mogli. Gli ha detto sua figlia: ‘Padre! Il tuo
decreto è peggiore di quello del Faraone giacché il Faraone non ha decretato
altro che per i maschi e tu hai decretato per i maschi e per le femmine; il
Faraone non ha decretato altro che in questo mondo e tu hai decretato in questo
mondo ed in quello a venire; per il malvagio Faraone è in dubbio se le sue
parole si mantengono oppure no, ma tu sei giusto e sicuramente le tue parole si
mantengono, come è detto ‘[il giusto] pronuncia un decreto e la cosa avviene’
(Jov,22,28) Si è alzato ed ha ripristinato sua moglie, si sono alzati tutti ed
hanno ripristinato le loro mogli.”
Amram si confronta con i terzo dei decreti del Faraone e decide che la partita è finita. Quando vede che il Faraone è disposto ad uccidere ogni maschio (anche egiziano) pur di distruggere Israele decide che non ha senso continuare a mettere al mondo figli. Ci vuole la forza delle donne, la forza di Miriam per costringerlo a guardare la realtà.
Il Marashà spiega la tesi di Miriam come da relazionarsi ai tre decreti del Faraone.
1. Il Faraone comanda alle levatrici di uccidere i maschi, Miriam sottolinea che rifiutando di mettere al mondo figli si condannano anche le femmine.
2. Il Faraone comanda che i neonati maschi ebrei vengano gettati nel Nilo, Miriam sottolinea che evitando di fare figli si preclude l’esistenza stessa e quindi anche la vita del mondo futuro.
3. Il Faraone comanda che tutti i neonati maschi, ebrei ed egiziani, vengano gettati nel Nilo, Miriam mette in discussione la disponibilità degli egiziani ad ubbidire e sottolinea la profonda differenza che c’è tra il giusto ed il malvagio.
Miriam conosce bene la fatica che secondo Amram è inutile. Miriam è assieme alla madre a capo delle levatrici. Così come Amram è il leader maschile della generazione, così Jocheved, figlia di Levì, concepita in Erez Israel e nata alle porte dell’Egitto è assieme a sua figlia Miriam a capo delle donne della generazione. Di coloro che attingevano acqua, pescavano pesci, cuocevano minestre ed andavano nei campi a rifocillare i mariti sfiniti dal lavoro. Erano loro che li lavavano, gli davano da bere e si univano con loro ai bordi dei campi, erano loro che davano speranza a quella generazione. Sono loro che partorivano sotto al melo nel campo e che nascondevano i neonati sottoterra nascondendoli agli aguzzini. Lì li accudivano gli angeli che li crescevano e li salvavano dalla ferocia dell’oppressore. È di loro che Rav Avirà dice (TB Sotà 11b) ‘Per merito delle donne giuste che c’erano in quella generazione sono stati redenti Israele dall’Egitto.
La redenzione dunque parte dalle donne ebree. E se Israele in Egitto ha trasgredito divenendo idolatra e trascurando la milà, il processo di redenzione che parte dal rinnovamento della Torà parte proprio dalla forza di volontà delle donne ebree.
La milà simboleggia il ripudio dell’immoralità sessuale e la sacralizzazione del corpo umano al servizio di D. Ebbene, spiega Rabbì Josè figlio di Rabbì Chaninà (TB Sotà 11b), prima ancora di proporre alle levatrici l’omicidio dei piccoli il Faraone prova a sedurle con l’immoralità sessuale. È dal rifiuto di Miriam e Yocheved che parte il ripristino della milà, è da Zipporà che circoncide il figlio quando Moshè fallisce.
La Ghemarà spiega che il bottino di oro, argento e vestiti che Israele prende nell’uscire dall’Egitto è il premio per le unioni nei campi che hanno permesso la sopravvivenza del popolo. Ciò è provato da un verso (Salmi 68,14) che vede le ali della colomba come coperte di oro ed argento. Il senso è che come la colomba è protetta dalle ali, Israele sono protetti dalle mizvot.
È interessante notare che nel Talmud (Shabbat 103 a) lo stesso verso viene associato, nel famoso racconto di Elisha, l’uomo delle ali, al precetto dei Tefillin che proteggono Elishà dalla persecuzione romana. Da qui anche il noto uso di piegare i Tefillin formando con i lacci delle ‘ali’.
Riassumendo diremmo che la grandezza di Amram, ma soprattutto quella di Miriam e Yocheved è quella di saper rinnovare le leggi dei kiddushin, le regole matrimoniali. Quelle regole che costruiscono ciò che l’immoralità sessuale egiziana distrugge. Quelle regole che fondano una casa che si basa sul timore di D. che manca nell’idolatria egizia.
Il Talmud si sofferma sul termine ‘prese’, che indica un vero e proprio matrimonio. Rav Jeudà bar Zevinà spiega ancora (TB Sotà 12 a)
‘Ha fatto per lei una cerimonia matrimoniale. L’ha
fatta sedere su una sedia nuziale ed Aron e Miriam ballano dinnanzi a lei, e
gli Angeli del servizio hanno detto: [Egli ripristina la moglie sradicata],
madre di figli felice, [Allelujà]’ (Salmi 113,9)
Ed aggiunge la Ghemarà in Bavà Batrà 120a che danzavano dinanzi a lei con torce e cantando. E non dimentichiamo che Yocheved ha qui centotrenta anni. È la più anziana della generazione. Ed il Talmud sottolinea che tornarono a Yocheved i segni fisici della gioventù.
È in quel ballo, nel mezzo dell’idolatria, nel mezzo della schiavitù, per le seconde nozze di una sposa di centotrenta anni, che nasce la redenzione.
È in un ballo un pò strano, di due figli dinanzi alla madre sposa, che è preludio della discussione Talmudica tra Hillel e Shammai su ‘Come si balla dinanzi alla sposa?’ che vive il popolo d’Israele.
Iddio ci da la Torà con la voce di Amram che ha saputo ascoltare la voce di Miriam e parlare di Halachà in mezzo alla tragedia preparando la strada per la redenzione.
Shabbat
Shalom,
Jonathan
Pacifici