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Parashat Vajezzè 5762
Questa derashà è basata sul commento di Rav Modrechai Elon shlita sulla Parashà di Vajezzè così come pubblicato sul Techelet Mordechai. Una edizione completa del Techelet Mordechai così come altre derashot di Rav Elon shlita in inglese, ed in ebraico (anche in formato audio) sono consultabili presso il sito www.kerenyshai.org
Parashat Vajezzè 5762
"Ed andò Reuven nei giorni della mietitura del grano e trovò delle mandragole nel campo e le portò a Lea sua madre. E disse Rachel a Lea: dammi per favore delle mandragole di tuo figlio . E disse lei: È forse poco l' aver preso mio marito, che vuoi prendere anche le mandragole di mio figlio? E disse Rachel: Perciò giaccia con te questa notte al posto delle mandragole di tuo figlio. E venne Jacov dal campo alla sera, ed uscì Lea incontro a lui e disse: Da me verrai, perché ti ho comprato comprando con le mandragole di mio figlio. E giacque con lei in quella notte."
La Parashà della nostra settimana è uno spartiacque nella storia patriarcale. Fino alla scorsa settimana ci siamo infatti occupati dei nostri rapporti con le genti del mondo: Avraham e Nimrod, Izchak ed Ishmael, Jacov ed Esav. Da questa settimana la Torà si lancia in maniera introspettiva nell'analisi della casa ebraica. Il problema non è più quello che si incontra fuori, ma quello che si costruisce dentro. La casa ebraica poggia su due pilastri: Rachel e Lea. Due sorelle che nella loro dedizione riescono a condividere un marito. Rachel e Lea sono due personaggi enormi e basti ricordare che secondo i nostri Saggi quando arriverà il momento della redenzione, presto ed ai nostri giorni, questa si renderà possibile per merito di Rachel che ha agevolato la sorella Lea nella sua prima notte con Jacov, e non è stata gelosa.
È strano allora incontrare l'episodio della vendita delle mandragole. La prima impressione che si ha è che sia, con tutto il rispetto, un discorso tra due folli. Rachel chiede un po' di mandragole, Lea gli rinfaccia di avergli preso il marito! Ammesso (e non concesso), che rapporto c'è ? Non c'è alcun nesso logico! E ci aspetteremmo da Rachel una qualche risposta. Tanto per dirne una: non c'è logica in quanto dici, in secondo luogo se c'è una che ha rubato il marito quella sei tu! Non aveva forse Jacov lavorato per Rachel, e non si aspettava forse Rachel la prima notte di matrimonio?
Ed invece nulla di tutto ciò . Sta bene dice Rachel. Hai ragione tu, stanotte toccava a me dormire con Jacov, ti cedo il turno e tu mi dai le mandragole. Sembra allucinante ma Rachel avvalla l'equazione mandragole-Jacov.
Forse è il caso di soffermarsi un po' su questo strano episodio perché ha delle conseguenze dirompenti sulla storia del popolo d'Israele. In quella notte acquistata con le mandragole Lea concepisce Issachar, e conseguentemente alla ritrovata fertilità anche Zevulun. Come conseguenza di queste nascite il Signore ricorda Rachel e nasce Josef. Ma per aver sminuito il giaciglio del Giusto Jacov, Rachel perde il diritto ad essere sepolta accanto a Jacov nella grotta di Machpela. Sarà sepolta sulla strada di Bet Lechem, sulla strada dell'esilio prima e della redenzione poi.
Non è dunque una storiella, è un evento serio.
Nella Parashà della scorsa settimana c'è un'altra vendita ben più nota che ci può aiutare a capire la vendita delle mandragole. Si tratta della vendita della primogenitura da parte di Esav. Vale la pena di tornare sui versi.
"E cucinò Jacov un cucinato e venne Esav dal campo ed egli era stanco. E disse Esav a Jacov: Fammi mangiare per favore da questo rosso rosso, perché sono stanc . È per questo che chiamo il suo nome Edom (rosso). E disse Jacov: vendimi oggi la tua primogenitura . E disse Esav: Ecco che io vado a morire, e che me ne faccio della primogenitura?" (Genesi XXV, 29-32)
A prima vista c'è una notevole somiglianza tra le due vendite. In entrambe un godimento immediato ma relativamente superfluo viene barattato con una cosa immensamente più grande: la primogenitura, il marito. A ben vedere pero le cose non stanno proprio cosi .
Sin dalla nascita cominciano ad essere evidenti le differenze tra Esav e Jacov. Uno è cacciatore l'altro studente. Uno è l'uomo del campo l'altro della tenda. Esav è agricoltore, Jacov pastore. Ed abbiamo già incontrato due fratelli del genere: Kain era agricoltore ed Evel pastore.
Eppure Izchak non demorde. Rivkà ha già la profezia della superiorità di Jacov, Izchak no. Lo stesso Izchak che ha saputo far fare teshuvà al fratello Jshmael riportandolo sulla via della Torà, lo stesso Izchak che ha sofferto la sofferenza di una casa nella quale due fratelli sono talmente distanti da dover essere allontanati, non vuole che la storia si ripeta in casa sua. Izchak vuole far convivere Esav e Jacov. Esav prenderà le benedizioni del campo, quelle materiali, Jacov quelle spirituali. Ma Esav deve capire solo una piccola grande cosa. Che il campo è del Signore. Ecco l'odore di mio figlio è come l'odore del campo che ha benedetto il Signore. Izchak sa che Esav è l'uomo del campo, e che torna a casa tardi, ma vuole che Esav capisca che è Iddio che benedice il campo. Izchak vuole portare il nome di D. sul campo di Esav.
Ma Esav è stanco.
È straordinario il Midrash Tanchuma in loco.
"Rientrò Esav dal campo e vide il volto di Jacov avvilito. Gli disse: Che fai? Disse lui: Non lo sai che Avraham nostro nonno è morto? Io faccio dei cucinati e preparo il pasto di avelut. Disse a lui Esav: I miei amati ed i miei odiati sono morti allo stesso modo, Avraham è morto e Nimrod è morto, e che me ne faccio della primogenitura?"
Esav soffre per la morte di Avraham. L'unica mizvà a lui cara, quella nella quale superava Jacov era proprio l'onore per i genitori, immaginiamo l'onore che portava al nonno. Ma è proprio in occasione della morte di Avraham che si delinea la differenza tra i due fratelli. Jacov è avvilito, ma si rimbocca le maniche e capisce che la Alachà necessita qualcuno che prepari il pasto di avelut per Izchak. Esav è stanco. Il dolore di Esav, come la sua stanchezza sono atrofizzanti. Morto l'uomo, muore l'idea. Che me ne faccio io della primogenitura se il giusto muore come il malvagio? E ricordiamo che qui hanno entrambi diciassette anni. Quanto è dolorosa sulla bocca di un diciassettenne la frase, "io vado a morire". Questa incombenza dell'idea del trapasso che non troviamo neanche nell'anziano Izchak che al massimo dice: Sono invecchiato e non conosco il giorno della mia morte. .
Esav è rosso. Ha i capelli ed il pelo rosso. Ma non si chiama per questo Edom (rosso).
"Quando ha visto che si è così assuefatto al suo lavoro perdente, che non è secondo la legge dell'uomo, tanto da non riconoscere la minestra, ma solo il suo colore, lo ha chiamato Edom (rosso)." (Sforno in loco)
Il primo a non vederci dalla fame è dunque Esav. Non riconosce neanche la minestra, è tutto rosso. La stanchezza di Esav è quella che annulla ogni distinguo ed ogni scintilla di santità .
E quanto è dura la lotta di Izchak che passa la giornata a studiare Torà con Jacov ma che si sforza di amare Esav pensando di redimerlo così come fece con il fratello Ishamel. E come è attento Rashì a sottolineare la cura che pone Izchak nell ordinare la cacciagione al figlio allorquando si prepara a benedirlo con le benedizioni della materia.
Caccia per me della cacciagione dice Izchak, e Rashi spiega: dall'Efker (ciò che non ha proprietario) e non dal furto.
A cacciare cacciagione da portare dice Esav, e Rashi: che vuol dire da portare, se non trovo da cacciare lo porterò dal furto.
Izchak fallisce la sua missione impossibile. Aveva ragione Rivkà. Neanche nella casa di Izchak si può essere Esav e servire il Signore.
Jacov prenderà entrambe le benedizioni. Quelle dello spirito e quelle della materia giacchè esse sono complementari nel servizio di D.. Jacov avrebbe preso solo lo spirito ma in quel caso Esav e la materia avrebbero dovuto collaborare. Esav non vuole servire D.. Non merita la materia. La materia serve per servire Iddio. Se Esav non vuole servire, allora materia e spirito sono di Jacov.
È per questo che Jacov non solo prende sia la materia che lo spirito, egli in qualche modo diventa anche un po' Esav. Jacov è colui che deve dire "Io sono Esav tuo primogenito". Se Esav non è capace, non vuole, non può essere il tuo primogenito divento io Esav il tuo primogenito.
Jacov sarà d'ora in poi sia pastore, come prima, ma anche agricoltore. Non solo. Prenderà anche due mogli. Rachel la moglie del servizio spirituale di D. e Lea la moglie del servizio materiale di D..
E come è chiaro allora il pianto che il Mirdrash attribuisce a Lea che non voleva divenire moglie di Esav. Se Esav avesse preso il servizio della materia, Lea era la sua metà .
E capiamo allora come la presenza di Esav sia cosi incombente nella esegesi della nostra Parashà. Il primo figlio, il primogenito di Jacov, Lea lo chiama Reuven: Reu Ben, Guardate mio figlio. Ossia, secondo Rashì guardate la differenza tra mio figlio, il mio primogenito ed il primogenito di mio suocero, Esav. Ciò si riferisce al modo in cui Reuven si comporta con Josef, è l'unico che prova a salvarlo. Non solo capisce che deve rinunciare alla primogenitura per Josef, ma anche cerca di salvarlo laddove Esav vuole uccidere Jacov.
Reuven diviene allora l'alternativa ad Esav. Diviene colui che va nel campo nel momento in cui c'è tanto grano e non prende nulla di quanto non è suo. Le mandragole di Reuven sono la dimostrazione di come si possa fare vita di campo prendendo da ciò che è senza padrone, senza rubare. Reuven è quello che Izchak vorrebbe che Esav fosse.
I Saggi indicano la mandragola come erba che ha la forma del corpo umano. Essa rappresenta quindi qui la capacità di servire Iddio con il corpo.
La bandiera della Tribù di Reuven ha proprio i Dudaim, le mandragole, come simbolo, in una bandiera tinta di rosso. Sul rosso di Esav, Reuven mette le mandragole e ci insegna come ci si comporta.
Jacov è sempre più un uomo del campo, le sue qualità Esavistiche, nel senso buono del termine, sembrano prevalere. E Rachel capisce che se vuole partorire da Jacov deve relazionarsi con quella materialità del servizio di D. che si chiama Reuven. Lea si sente usurpata del suo ruolo di moglie della parte di Esav che è in Jacov. Rachel mette in chiaro che non ha pretese di esclusiva. Ma Rachel vuole un figlio.
E per arrivare a quel Josef che i Saggi chiamano l'avversario di Esav (il Satan di Esav), si deve passare per Reuven e le sue mandragole.
Quella notte avviene il tikun, la riparazione. È la notte nella quale viene concepito Issachar e nella quale viene pensato anche Zevulun.
Issachar si occupa di Torà , Zevulun del commercio. Zevulun mantiene fisicamente Issachar, Issachar mantiene spiritualmente Zevulun.
È la notte nella quale riesce quello che invano prova a fare Avraham e cosi Izchak. Due fratelli che nella loro diversità , nella loro dicotomia sanno servire assieme il Signore.
"Duecento capi del sinedrio creò Issachar, e tutti i loro fratelli accettano la Halachà dalla loro bocca ed egli gli risponde la Halachà cosi come la Halachà data a Moshe sul Sinai. E tutto questa gloria da dove gli viene ad Issachar? Da Zevulun che si occupava dei suoi affari e dà da mangiare ad Issahchar che è uno studioso e per questo è scritto Zevulun risiederà sulla costa del mare. E quando è venuto Moshè a benedire le tribù ha anticipato la benedizione di Zevulun a quella di Issachar: Gioisci Zevulun nel tuo uscire, Issachar nella tua tenda .(Bereshit Rabba 72)
Nell'accampamento di Israele che marcia continuamente nel deserto della storia c'è la bandiera di Reuven con il rosso di Esav e le mandragole che ci insegnano che è possibile anche altrimenti.
Ma alla testa del campo c'è la bandiera con il leone del Re Jeudà fiancheggiata dai due pilastri sui quali poggia Israele.
La bandiera blu scura di Issachar con il sole la luna e le stelle. E la bandiera bianca con la nave di Zevulun.
Issachar si occupa della luna del sole e delle stelle, ossia della astronomia necessaria ad adempiere al primo degli obblighi del Sinedrio, il fissare i Capi Mese ed il lunario. Ma questo è possibile solo con una bandiera blu come il mare, il mare di Zevulun.
Issahar si occupa del commercio ed il suo simbolo è una nave. Ma è una nave che naviga sul mare bianco dello spirito di Issachar.
Issachar e Zevulun sono il modello per tutti noi. Non si può pensare al lavoro dimenticandosi dello studio della Torà , non si può pensare allo studio della Torà dimenticandosi del lavoro.
Il servizio di D. è il Techelet, l'azzurro che si ottiene miscelando il blu scuro di Issachar con il bianco di Zevulun. È capire che il sole e le stelle sono come una barca di legno, strumenti al servizio di D..
Shabbat Shalom,
Jonathan Pacifici
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