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TORAH.IT

Parashat Lech Lechà 5762


"E prese Avram Sarai sua moglie e Lot figlio di suo fratello e tutti i loro averi che avevano acquisito e le anime che avevano fatto a Haran ed uscirono per andare nella Terra di Kenaan, e giunsero nella Terra di Kenaan." (Genesi XII, 5)

"e le anime che avevano fatto a Haran: 'Le anime che avevano sottomesso alla Torà a Haran'." (Targum Onkelos in loco)

Incontriamo questa settimana un personaggio che ha cambiato la storia del mondo, tanto che i nostri Saggi, anagrammando il primo verso della seconda Creazione del Mondo (Genesi II, 4), sostengono che il mondo è stato creato per merito di Avraham.

Cercheremo questa settimana di approfondire qualche aspetto del nostro primo Patriarca attraverso il commento che da Rav Mordechai Elon shlita nel suo Techelet Mordechai.

Un noto insegnamento talmudico (TB Avodà Zar' 9a) riportato a nome della Accademia di Eliau, vuole che: 'Il mondo dura seimila anni. Duemila anni di caos, duemila anni Torà e duemila anni di Giorni del Messia.'

Noi ci troviamo infatti nel periodo dei duemila anni di Giorni del Messia nel senso che potenzialmente il Messia può venire in ogni momento e dipende solo da noi. I Saggi si interrogano nella Ghemarà su quando finisca effettivamente il doppio millennio del caos ed inizi quello della Torà. La domanda sembrerebbe superflua: la risposta, saremmo portati a dire, è evidentemente dal dono della Torà sul monte Sinai. I nostri Saggi però non danno mai nulla per scontato e, facendo due conti, scoprono che il Matan Torà, il dono della Torà sul Sinai, è avvenuto parecchio dopo. In tale occasione stabiliscono che l'epoca della Torà inizia proprio dal nostro verso e più precisamente da 'e le anime che avevano fatto a Haran'.

L'espressione che usa la Torà è assai strana. Che significa infatti fare un'anima? Si può partorire un anima, si può crescere un anima e del resto sono espressioni note nella Bibbia. Ma c'è un solo fare anime. Questo. Il Midrash Tanchumà riporta il problema in tutta la sua criticità:

"Dice il Testo: 'e le anime che avevano fatto a Haran'. Ha detto Rabbi Alexander: Se si riunissero tutte le creature per fare una sola zanzara, non potrebbero farla, e allora che vuol dire le anime che avevano fatto a Haran? Che gli insegnavano il timore del Cielo e gli insegnavano la Torà" (Tanchumà Lech Lechà XII)

Se la Torà dunque intendeva riferirsi ai discepoli che Avraham e Sarà avevano cresciuto a Haran, poteva dirlo esplicitamente?!

Resh Lakish, alunno e compagno di studi di Rabbì Jochannan risponde: 'Chiunque avvicina il proprio prossimo alle parole della Torà il Testo lo considera come se lo avesse fatto, come è scritto 'le anime che avevano fatto a Haran', e non è scritto: 'alle quali avevano insegnato a Haran'.(Midrash Haggadol 12,5 e Sanedrhin 99b)

Si tratta quindi di un livello superiore allo studio, si tratta di un approccio allo studio che rigenera la persona. Si tratta di un evento tale da far dire senza mezzi termini al Chizkuni: 'Qui inizia il Matan Torà.' Il dono Sinaitico della Torà inizia prima ancora che Avraham arrivi in Erez Israel. Inizia dal fare le anime. Dobbiamo allora capire cosa significhi il verbo 'Laasot', fare.

La prima volta che il verbo compare nella Torà è nel secondo giorno della Creazione quando il Testo dice: 'Ed Iddio fece il firmamento'.(Genesi I,7)

Sia Rashì che Ramban spiegano il verbo laasot, fare, con il verbo letaken, aggiustare, completare. Ramban appunto sostiene che ogni volta che compare il verbo fare significa mettere al suo posto la cosa. Ed in effetti non si può dire che D. fece ex nhilo il firmamento perché tutto era stato già creato nel primo giorno. Dobbiamo dunque intendere il vero fare come collocare, aggiustare, completare. Dice Rav Elon che il fare è lo stato successivo al creare ed al formare. È lo stato nel quale si danno i contenuti. La Creazione del mondo si completa con lo Shabbat. Il passo dello Shabbat si completa, ed è l'ultima parola della chiamata a Sefer del Chatan Bereshit con la parola 'laasot'. Lo diciamo del resto nel Kiddush, che aveva creato il Signore per fare.

Rabbì Izchak nello Zohar individua in questo fare la benedizione di D. allo Shabbat con la quale il verso si apre. Si tratta della benedizione della riproduzione, dell'espansione concettuale. Con lo Shabbat Iddio benedice ogni opera della Creazione rendendola progenitrice materiale e concettuale di tutto quanto sarà. In maniera più semplificata diremmo che con lo Shabbat si completano gli strumenti che Iddio da all'uomo. La riproduzione, l'estensione e la costruzione di questi strumenti nella quotidiana opera di riCreazione del mondo è delegata all'uomo. E sottolinea sempre il mio Maestro Rav Chajm Della Rocca shlita che l'oggetto del 'laasot', di quel fare dello Shabbat è proprio l'uomo. Il verbo laasot quindi come strumento dell'uomo nell'opera della costruzione del mondo. Non è dunque un caso che il verbo 'fare' torni a iosa in una delle più drammatiche pagine dell'umanità, la costruzione della Torre di Babele.

È in questa prima rivoluzione 'industriale' che incontriamo Avrham. In un luogo nel quale tutti gli sforzi materiali diventano il fine in un idolatria del nome, del termine. Ci vuole il coraggio dei nostri Saggi per dire nelle parole del Ibn Ezra, 'E dunque era Avraham tra i costruttori della Torre'. Ed è proprio lì in mezzo ai costruttori della Torre che Avraham ripudia l'idolatria e ne getta i cocci nella fornace. È in questo scontro con il re Nimrod che Avraham viene salvato dalla fornace ed in quella stessa fornace che invece perisce Aran, fratello di Avrham.

Lo scontro tra Avrham e Nimrod è lo scontro tra due mondi. Tra il caos di Nimrod ed il mondo della Torà che Avraham introduce nel mondo. Come? Attraverso i discepoli. Ce lo spiega la Torà attraverso due figure straordinarie. Lot ed Eliezer.

Il Rambam nel suo Hilcot Avodat Kochavim (I,3) ci spiega che la rivoluzione culturale di Avraham non è una roba per pochi eletti. Avraham si porta appresso migliaia e decine di migliaia di persone e queste sono le persone della Casa di Avraham. Lot, lo abbiamo detto è figlio di Aran e dunque nipote di Avrham e fratello di Sarà. È l'unico famigliare di Avrham che traghetta con lui il mondo dal caos alla Torà. Lot è dunque il primo discepolo di Avraham, tanto che i nostri maestri lo includono tra coloro che facevano le anime. Lot è il primo tra i maestri della scuola di Avrham. Ed ad un certo punto Lot ha una crisi. Probabilmente influenzato negativamente dal viaggio in Egitto egli decide di staccarsi da Avrham. 'E partì Lot da Kedem e si separarono ognuno dal proprio fratello'. Ed in questo kedem, oriente, i Saggi leggono la radice Kadmon, primordiale. Ossia si 'Fece dipartire se stesso dal Colui che ha preceduto il Mondo dicendo: 'Non è possibile né con Avrham né con il Suo D.'. (Bereshit Rabbà 41,7)

Lot sceglie la via della materialità. Ma non facciamo di Lot un sempliciotto. Lot era uno dei grandi della generazioni. Lot era un pilastro della Casa di Avrham. Da Lot discende Ruth ed il Re Messia. Ed è con Lot che vediamo la grandezza di Avrham l'educatore. Perchè su Lot si gioca una partita cruciale dell'eterna lotta tra Avraham e Nimrod. La prima guerra mondiale, quella tra i quattro re ed i cinque re che Avraham combatte e vince nella nostra Parashà si combatte attorno a Lot. Il primo che muove guerra è Amrafel re di Shinnar che non è altri che Nimrod (Rashì in loco, Eruvin 53A).

Nimrod ricorda bene Aran che muore nella fornace mentre decide se seguire Avraham o Nimrod. E Nimrod attacca Avraham proprio sul pilastro del suo mondo, il discepolo: Lot.

Nimrod vuole Lot. Lo vuole dalla sua, lo vuole contro lo zio. Nimrod vuole sfasciare la Accademia di Avrham, la casa di Avrham. Il rapimento di Lot è quindi tanto più grave perché Lot simpatizza per i propri rapitori. Pensiamo allo shock dei maestri della Mishnà per il crollo di Elishà ben Abbuyà, moltiplichiamolo per un milione di volte e possiamo avere un idea dell'atmosfera che si respirava in casa di Avrham, tra i banchi della accademia di Avrham, tra gli alunni di Avrham. Ed Avraham si va a riprendere Lot. E non va da solo. Si porta appresso 318 studenti. 'Chanichav', i suoi alunni. È l'unica volta in tutta la Bibbia che compare la radice della parola 'Chinuch', educazione in relazione agli alunni. Gli educati letteralmente. Ed Avrham è l'unico vero 'mechanech' educatore della storia.

La radice Chinuch va ben oltre l'insegnamento. Cinuch è educazione nel senso di iniziazione. Chinuch è inaugurare. Nelle parole di Rashì Chinuch è iniziare una persona negli strumenti che gli serviranno in futuro. Chinuch è come Asià, il fare. Una casa si inaugura solo dopo averla costruita e rifinita. La si inaugura quando si è pronti a riempirla di contenuti. Ma Chinuch come iniziazione è un istruzione strettamente legata alla pratica. Chinuch è prendere i propri alunni e portarli alla prima guerra mondiale per far capire loro che nella lotta tra il bene ed il male non si deve aver paura di prendere le armi in mano per redimere il proprio fratello.

Rashì in una sua straordinaria lettura commenta il termine chanichav, alunni, scritto in qui in forma difettiva dicendo che Avraham in effetti porta con se solo Eliezer. Ed Eliezer non è solo uno degli alunni di Avraham. Eliezer è notoriamente (Jonathan ben Uziel XIV,14) il figlio di Nimrod. Nimrod vuole conquistare il figlio acquisito di Avrham quando Avraham già ha conquistato il suo figlio naturale.

Il mondo antico ha personaggi come Chanoch, come Noach, come Shem ed Ever che erano dotti di Torà. Ma erano fiaccole nel buio. Sì, Shem ed Ever avevano le loro accademie, ma si rimaneva sempre al solo livello intellettuale. La Torà la si raggiunge quando ci si sporcano le mani. Quando si va alla guerra. Quando si capisce che la spiritualità non la si trova nella meditazione ma nella dedizione per il prossimo. È per questo che Rav Elon conclude la sua lezione con una straordinaria pagina del Chatam Sofer che sottolinea come il fatto che Avraham non abbia sperimentato la profezia al livello di Isaia ed Ezechiele è dovuto al fatto che non aveva tempo, che era impegnato in altro, in cose più importanti. "Ma Avraham nostro padre, sia la pace con lui, veramente non è arrivato a questo livello di profezia, perché non aveva tempo di isolarsi nei suoi pensieri e di legare il suo pensiero a questi livelli di profezia perché era sempre occupato dall'insegnamento ai suoi alunni e la sua mente era mischiata con quella delle creature per portarle sotto le Ali della Presenza Divina"

Chanoch era grande, grandissimo. Era talmente attaccato al Signore che si è staccato dalla materialità ed è divenuto un angelo del servizio Divino. Ed ha mandato la sua generazione incontro al Diluvio. Se Avraham si fosse isolato in meditazione avremmo avuto un altro Chanoch e forse è ancora pieno il modo di eremiti e santoni principi di spiritualità. Ma non è questo che vuole Iddio. Avraham rinuncia ad essere un profeta e sceglie di essere un educatore Come premio gli verrà data anche la profezia. Avraham è colui che quando Iddio va da lui per parlargli e donargli la guarigione gli risponde: 'Scusa un attimo che prima ho degli ospiti da rifocillare'. È da colui che rinuncia alla propria grandezza spirituale per avvicinare il prossimo a D. che scaturisce l'epoca della Torà.

Le anime che Avraham ha saputo educare alla Torà.

Persino Eliezer figlio di Nimrod.

Qui comincia il Matan Torà.

Shabbat Shalom

Jonathan Pacifici


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