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TORAH.IT

Parashat Mattot-Massè 5761


"Ed erediterete la Terra e risiederete in essa, poiché a voi ho dato la Terra affinché la ereditiate." (Numeri XXXIII, 53)

"A mio avviso questo è un precetto positivo con la quale li ha comandati di risiedere nella Terra e di prenderne possesso poiché Egli la ha data loro..." (Ramban in loco)

Ci troviamo nel cuore del Ben-Hammezzarim, di quel periodo luttuoso che va dal 17 del mese di Tamuz al 9 di Av. In particolare quest'anno il Capo Mese di Av coincide con lo Shabbat nel quale si legge la doppia Parashà di Mattot-Massè. I nostri Saggi hanno decretato che da quando inizia Av, si diminuisce in gioia. Ciò comporta che il lutto per la distruzione del Santuario diventa particolarmente stretto all'indomani del Capomese di Av.

Il mio Maestro Rav Chajm Della Rocca shlita sottolineava quest'anno, nella sua Derashà per Shabbat Mattot-Massè, come in questo periodo di doveroso lutto non dobbiamo perdere di vista la consolazione. È infatti vero che quando entra Av si diminuisce in gioia, e che in Av noi ci concentriamo sulle disgrazie del popolo di Israele che hanno il loro apice nel giorno del 9 di Av, ma è altrettanto vero che il 15 del Mese di Av, Tu Be-Av appunto, è un giorno particolarmente gioioso.

Di Tu BeAv i nostri Saggi hanno detto nella Mishnà, nel trattato di Taanit, proprio dopo le regole del giorno del 9 di Av: "Ha detto Rabban Shimon ben Gamliel: 'Non ci sono stati giorni buoni per il popolo d'Israele come il quindici di Av ed il giorno di Kippur" (TB Taanit 30b-31a)

Cercheremo di approfondire quanto dice la Ghemarà in loco. "È chiaro per quanto riguarda il giorno di Kippur, poiché in esso c'è scusa e perdono, è il giorno nel quale sono state date le ultime Tavole. Ma il quindici di Av che cos'è ? Ha detto Rav Jeudà ha nome di Shemuel: 'È il giorno nel quale è stato permesso alle Tribù di sposarsi tra di loro'. Da dove lo hanno insegnato? [è scritto in Numeri XXXVI,6] "Questa è la cosa che il Signore ha comandato alle figlie di Zelofchad" Questa cosa non si usi altro che in questa generazione."

Nella scorsa Parashà siamo stati testimoni di un importante evento legislativo causato dalla corretta richiesta delle pie figlie di Zelofchad. Zelofchad era morto nel deserto e non aveva lasciato figli maschi. Le figlie chiedono che l'eredità passi loro ed Iddio comanda che in caso di assenza di figli maschi l'eredità passi alle figlie femmine ed anzi evidenzia con una lettera Nun scritta più grande rispetto al testo della Torà che questa legge è merito della rettitudine delle figlie di Zelofchad. Al termine della nostra Parashà i parenti di queste, leaders della Tribù di Menashè, sollevano un problema non da poco: se le figlie di Zelofchad si sposano con un esterno alla Tribù, il territorio in questione passerà poi alla Tribù del marito giacché i figli seguono la tribù del padre.

Iddio interviene nuovamente comandando alle figlie di Zelofchad di sposare chiunque vogliano, ma all'interno della tribù. I nostri Saggi hanno però capito che questa regola si riferisce solamente alla generazione che è entrata nella Terra d'Israele e la rimossero infatti una volta allocata la Terra. Il giorno della rimozione di questo vincolo era il quindici di Av. "Rav Josef a nome di Rav Nachman ha detto: È il giorno in cui hanno permesso alla Tribù di Beniamino di tornare all'interno della congrega come è detto (Giudici XXI,1) 'E l'uomo d'Israele ha giurato in Mizpà dicendo: 'che nessuno di noi dia sua figlia in moglie a Beniamino'. Da che hanno insegnato? Ha detto Rav 'di noi' e non dei nostri figli." La Tribù di Beniamino era stata emarginata come conseguenza del grave episodio di violenza e perversione noto come l'episodio della Pileghesh BeGhivà narrato nel libro dei Giudici. Le altre tribù avevano proibito di sposarsi con Beniamino, ma ciò è durato solamente una generazione tant'è che poi la proibizione venne rimossa. Era il quindici di Av. "Rabbà Bar Bar Channà a nome ha nome di Rabbì Jochannan ha detto: 'È il giorno in cui terminarono le morti del deserto..." A causa del peccato degli esploratori, accaduto il 9 di Av, l'intera generazione è stata condannata a morire nel deserto. Ogni anno l'intero popolo si scavava la fossa la notte del 9 di Av e vi si coricava e la mattina dopo parte del popolo non si svegliava. Al quarantesimo anno si alzarono tutti ed inizialmente pensarono di aver sbagliato data. Rifecero l'operazione anche nelle notti successive fino alla luna piena, quando capirono che la generazione era passata e che stavano quindi per entrare in Erez Israel. Era il quindici di Av. "Ullà ha detto: 'È il giorno in cui Hoshea ben Elà[re d'Israele] rimosse le guardie che aveva posto Jeravam ben Navat sulle strade per Gerusalemme affinché il popolo non salisse per il pellegrinaggio, dicendo [Hoshea]: 'Vadano al Santuario che preferiscono' Rav Mattanà ha detto: È il giorno in cui fu data sepoltura ai morti di Betar. Ed ancora ha detto Rav Mattanà: ' In quello stesso giorno in cui diedero sepoltura ai morti di Betar i Saggi stabilirono a Javne la benedizione 'Che è buono e fa del bene' nella Bircat Hamazon. Che è buono: che non puzzarono, e che fa del bene: che fu data loro sepoltura."

Come ritorsione per la rivolta di Bar Kochbà i romani distrussero la grande città di Betar rinnomata per le sue accademie talmudiche e le sue sinagoghe trucidando tutta la popolazione. Durante tutto il regno di Adriano fu proibita la sepoltura dei morti di Betar ma il Santo Benedetto Egli sia fece un miracolo ed i corpi non si deteriorarono. Furono sepolti solo una generazione dopo, alla morte di Adriano, come è narrato nel trattato di Ghittin 57a. In quel giorno i Saggi aggiunsero una quarta benedizione alla Benedizione del Pasto chiamata 'che è buono e fa del bene'. Stabilirono anche che quando si è bevuto del vino di un tipo e ne viene portato altro diverso sul primo si dice 'borè peri HaGafen', la normale benedizione del vino, ma sul secondo si dice 'che è buono e fa del bene'. (Shulchan Aruch, Orach Chajm 175)

"Rabbà e Rav Josef dicono entrambi: 'È il giorno in cui interrompevano il taglio della legna per la pria dell'Altare. ..." Infatti dal quindici di Av in poi il sole scalda di meno, e la legna non si secca completamente. C'è quindi il rischio che la legna marcisca e vengano i vermi. E la legna con vermi non è atta ad essere bruciata sull'altare. Visto che dal quindici di Av le notti si allungano è anche bene aumentare lo studio nel corso della notte.

Il Ramban sottolinea che non c'è qui alcuna discussione tra i Saggi. Tutti concordano che tutti questi eventi sono avvenuti il quindici di Av. Ognuno riporta quello che ha imparato dal proprio Maestro, quello più significativo per la scuola nella quale ha studiato. Ci sono una serie di elementi in comune tra le sei motivazioni:

§ La prima e la seconda sono rimozioni di impedimenti nei matrimoni tra tribù.

§ La terza e la quinta sono collegate con la sfera della morte e della sepoltura. In un caso sono i morti del deserto nell'altro quelli di Betar.

§ La quarta e la sesta sono legate al culto del Santurario.

Tutte le motivazioni indicano nel quindici di Av una giornata di cambiamento epocale. Anzi quasi in tutte si sottolinea che il cambiamento è legato alla fine di una generazione: coloro che entravano nella terra, coloro che avevano giurato, Adriano, Jeravam, i morti del deserto ecc.

Un altro elemento centrale che lega tutti questi avvenimenti è la Terra d'Israele.

1. Solo per la generazione che entra in Erez Israel vige la proibizione di far sposare a donne senza fratelli un esterno alla Tribù. Questo perché la Torà vuole che la distribuzione della terra sia perfettamente equa. Solo una volta divisa la terra, solo una volta che ognuno sa da dove viene e chi è, si possono levare le barriere. Il quindici di Av è il giorno nel quale si smette di vedere Erez Israel come un insieme di territori tribali e si comincia a guardare all'unità nazionale. Non perché le tribù non abbiano valore, ma perché la lezione delle tribù è passata e siamo in grado di costruire sulla ricchezza della diversità una nazione unica che si fonda sulle diversità.

2. La rappacificazione con Beniamino segnala anche qui la riunificazione del popolo e della Terra.

3. Una volta appurato che sono terminate le morti del deserto è chiaro che si sta per entrare in Erez Israel.

4. L'intenzione di Jeravam era quella di separare il popolo impedendo al regno di Israele di recarsi a Gerusalemme che era nel regno di Jeudà. La rimozione dei blocchi sulle strade per Gerusalemme è simbolica della riunificazione spirituale della Terra.

5. La rivolta di Bar Kochbà è il simbolo dell'attaccamento alla Terra d'Israel. Betar è il simbolo di come dovrebbe essere una città qualunque in Erez Israel. Scuole, Sinagoghe, Maestri ed alunni, donne e bambini.

6. La legna per l'Altare è il simbolo del legame profondo che c'è tra natura e culto. Tra terra e culto di D-o nella Terra d'Israele.

Tutti i punti in questione inoltre sottolineano la necessità di coesione nel popolo. Proprio per festeggiare questa data (con particolare riferimento al punto uno e due) le figlie di Jerushalaim danzavano nei campi il quindici di Av e venivano fatti i fidanzamenti. La particolarità di questo ballo, ne abbiamo già parlato, è nel fatto che le ragazze prendevano i vestiti in prestito l'una con l'altra. Persino la figlia del Re d'Israele prendeva il vestito della Figlia del Sommo Sacerdote la quale a sua volta lo prendeva dalla Figlia del Vice-Sommo Sacerdote e via discorrendo. È la festa che diviene possibile quando si fa di tutto per non mettere a disagio chi non ha. Quando ci si pone nelle vesti del prossimo. È in questo scambio di ruoli, in questa festa di fratellanza che c'è tutta la gioia del quindici di Av. Non la gioia di Purim di quando non si sa più chi è chi. La gioia di quando si sa perfettamente e si guarda al prossimo come modello. Persino la figlia del re, anzi soprattutto la figlia del re, ha di che imparare dalla figlia del Sommo Sacerdote. Il quindici di Av è l'abbattimento delle barriere. Non è impeto, non è rivoluzione. È passaggio epocale. È pazienza, è tolleranza. A quindici giorni dall'inizio del mese di Elul e del processo di ritorno a D-o noi abbattiamo in primis le barrire con il prossimo per arrivare ad abbattere quelle che ci separano da D-o.

Tu BeAv è la festa delle figlie di Zelofchad della nostra Parashà come di coloro che vanno a seppellire i morti di un'altra generazione a Betar. È la festa di chi sa completare la raccolta della legna ma è anche la festa di chi sa entrare in Erez Israel. E non dimentichiamo questa centralità ricorrente di Erez Israel che secondo il Ramban (che dissente dal Rambam) in questa Parashà si trova il precetto positivo di risiedere nella Terra d'Israele.

Un ultima nota. Nella nostra Parasha si trova il precetto positivo per il tribunale di mandare l'omicida involontario alla città rifugio e per l'omicida involontario di recarvisi. La Torà impone al Tribunale di disporre l'apposita segnaletica che faciliti l'individuazione della città rifugio. È compito del tribunale mettere i cartelli che indicano la città rifugio. I Saggi sottolineano che al contrario non si mettono cartelli che indicano Gerusalemme affinché colui che va in pellegrinaggio sia costretto a chiedere. I Saggi vogliono che chi va a Jerushalaim si fermi a parlare con il proprio prossimo, si parte con un informazione ma si può fare amicizia. Così Gerusalemme rende amici tutto Israele. Mi pare che un'epoca come la nostra non si può lasciare il 9 di Av scollegato dal 15 di Av. Sta a noi capire che se non c'è il Santuario è anche perché non siamo più capaci a vestirci con i vestiti del prossimo e a non segnalare Gerusalemme. Per Gerusalemme non ci sono cartelli. Se ci si vuole arrivare si deve far amicizia con i compagni di viaggio. Forse qualcuno saprà indicarci la via.

Shabbat Shalom e Chodesh Tov,

Jonathan Pacifici


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