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Parashat Pinchas 5761
"E nel settimo mese, nel primo del mese, sarà per voi adunanza sacra non farete alcun lavoro servile, giorno del suono tremolante sarà per voi." (Numeri XXIV, 1)
La Parashà di Pinchas contiene secondo il computo del Sefer HaChinuch sei precetti positivi. L'ultimo di questi è quello di ascoltare il suono dello Shofar il primo giorno del mese di Tishrì, ossia Rosh Hashanà così come lo si deriva dal verso che abbiamo appena riportato. Uno degli elementi fondamentali del precetto dello Shofar è il ricordo. Rosh Hashanà è chiamato dai Maestri appunto Yom Hazikaron, il giorno del ricordo e la Torà si riferisce ad esso non solo come Yom Teruà, giorno del suono tremolante della Teruà (una delle due note fondamentali del suono dello Shofar), ma anche come Zichron Teruà, ricordo della Teruà. I nostri Saggi hanno visto per altro in quest'espressione un indicazione del fatto che quando Rosh Hashanà cade di Shabbat il messaggio della giornata ruota attorno al ricordo del suono che si sarebbe udito se fosse stato giorno feriale. Il ricordo non è però legato allo Shofar solo dallo Shabbat. Il Musaf di Rosh Hashanà, la preghiera addizionale festiva, è straordinariamente costruita attorno a tre benedizioni anzichè ad una sola come in genere avviene. La prima si occupa della Regalità di D-o, la seconda del ricordo e la terza dello Shofar.
Nel Talmud (TB Rhosh Hashanà 16b) Rabbi Jeudà riporta a nome di Rabbi Akiva il senso di queste tre benedizioni: 'Malkuiot-Regalità, affinché' mi proclamiate Re su di voi, Zikronot-Ricordi, affinché il vostro ricordo salga dinanzi a me con volontà, e con cosa? Con lo Shofar.' Tutta l'impalcatura del giorno di Rosh Hashanà è quindi costruita sul suono dello Shofar e sulla sua capacità di suscitare il ricordo. Ma chi è che ricorda e cosa si ricorda? Da una prima lettura del passo Talmudico sembrerebbe Iddio che ricorda noi e questo è senz'altro vero. Iddio viene descritto nel giorno di Rosh Hashanà come colui che ricorda tutte le cose dimenticate. Rav Chajm Friedlander, (Siftè Chajm I, 167) propone una serie di interessanti riflessioni sul tema. Nella Mishnà, trattato di Rosh Hashanà impariamo che tutti i corni di animali kasher sono validi per uscire d'obbligo dal precetto dello Shofar tranne quello di vacca in quanto viene chiamato Keren e non Shofar. I Saggi nella Ghemarà non si accontentano di questa spiegazione ed asseriscono (TB RH 26a): "Disse Ullà: 'Il motivo di ciò è secondo quanto ha detto Rav Chisdà, il quale Rav Chisdà ha detto: 'Per quale motivo il Sommo Sacerdote non entra con gli abiti d'oro nel Santo dei Santi per compiere il rituale del giorno di Kippur? Perché l'accusatore non diventa difensore.'" L'oro ricorda il peccato del vitello d'oro ed è quindi accusatore di Israele e non può essere utilizzato nella richiesta di perdono. Si stabilisce qui un principio generale che ci chiama ad allontanarci dal peccato il più possibile nel momento in cui chiediamo perdono. Anche nel nostro caso lo Shofar non può provenire da una vacca perché ricorderebbe il vitello d'oro. I Saggi portano una serie di obbiezioni a quanto dice Ullà basandosi sull'insegnamento di Rav Chisdà. "Davvero? Ma allora il sangue del bue?" "Una volta che ha cambiato forma ha cambiato forma" "Ma allora l'Arca, il suo coperchio ed i Cherubini?" (tutti d'oro) "Che il peccatore non avvicini, hanno detto" (ossia non agisca attivamente, ma se l'oro è già lì...) "Ma allora la paletta ed il braciere?" (Anch'essi d'oro) "Che il peccatore non ci si adorni, hanno detto" (Sono strumenti e non sono adornamento come il resto) "Ma allora i vestiti d'oro fuori?" (usati fuori dal Santissimo anche nel giorno di Kippur") "All'interno, hanno detto" "Ma anche lo Shofar è esterno!?" "Ma esso è per il ricordo ed è come interno".
I Saggi ci stanno insegnando qui tutto il senso del suono dello Shofar e del processo di pentimento. Rav Israel Salanter (Or Israel 7) evince da questo passo Talmudico due principi fondamentali.
1. Lo Shofar è una questione interna. È una questione interna in quanto deve suscitare il ricordo, il quale ricordo è un operazione interna che ognuno di noi compie al proprio interno.
2. In questo senso colui che ascolta nel giorno di Roash Hashanà il suono dello Shofar è paragonato al Sommo Sacerdote che entra nel Santo dei Santi nel giorno di Kippur.
Lo Shofar ci aiuta quindi a penetrare nel Santo dei Santi della nostra anima. A confrontarci con il ricordo di quanto è in noi. Lo Shofar serve a scuoterci così come dice il profeta Amos (III, 6) e così come sancisce il Maimonide. Serve a ricordarci che è il momento di ricordare e farci ricordare da D-o.
Lo Shofar serve ad imporci quello stesso livello di consapevolezza della responsabilità che ha il Sommo Sacerdote nell'accedere al Santissimo. Così come il Sommo Sacerdote veste angeliche vesti di lino bianche e rinuncia all'oro simbolo del peccato del vitello, così anche lo Shofar viene fatto con tutto fuorché il corno di vacca. È invece uso accolto in tutto Israele quello di fare lo Shofar con il corno di montone. Ricordo della legatura di Izchak. Dunque non solo non chiamiamo in causa un cattivo ricordo ma anzi scegliamo di legarci ad un buon ricordo. Di legarci ai Padri.
È allora più chiaro in che senso i versi parlino dello Shofar del Musaf e accompagnino il suono dello Shofar facendo salire il nostro ricordo a D-o. Tutto parte da noi. Siamo noi che ricordiamo, che torniamo a noi stessi ed alle nostre radici, ai padri, al montone sacrificato al posto di Izchak, e più penetriamo a fondo nel senso stesso del ricordo più ci avviciniamo a D-o. Più torniamo attraverso l'introspezione a noi stessi più giungiamo al cospetto di D-o. Ed in verità non c'è altra strada per giungere al cospetto dell'Eterno che quella che passa per un sano ritorno alla radice santa del nostro Io. Chiunque pensa di trovare se stesso fuori dalla Torà non fa che perdersi ed allentarsi da sé e dal Signore.
Qui il ruolo dello Shofar: quello di indirizzare, di richiamare, di ricucire. Rabbi Moshè Chajm Luzzatto nel suo Maamar HaChochmà dice: "E c'è un altro grande elemento in questo giorno ed è quanto ci è stato comandato circa lo Shofar. E questo perché il tesoro dello Shofar nel suo essere suonato di sotto e la forza della sua radice di sopra è di rafforzare il bene (Zikronot-Ricordi) e piegare il male (Malkuiot-Regalità). E guarda che dal peccato di Adam HaRishon ecco che il bene si è mischiato al male ed è stato conquistato da esso. Ed all'epoca del dono della Torà è uscito il bene dal male, si è rafforzato e si è reso dominatore. Ma nonostante ciò non è giunto al punto da conquistare il male sotto di esso ma è piuttosto giunto ad uscire dalla sua prigionia e rafforzare se stesso, mentre il male è rimasto, separato da esso, che se ne sta per conto suo. Ma in futuro questa riparazione sarà completa ed il bene conquisterà il male completamente ed il bene dominerà da solo. E comunque il primo rafforzamento che è stato fatto al bene (ed a piegare il male) è stato fatto attraverso lo Shofar che ha accompagnato il dono della Torà e questo è quanto è detto 'La voce dello Shofar va e si rafforza" (Esodo XIX, 19). Ed il completamento di questa riparazione in futuro quando il bene vincerà una vittoria definitiva, anche questo sarà attraverso lo Shofar, e questo è quanto è detto 'Verrà suonato il Grande Shofar' (Isaia XVII, 13). E siccome questa riparazione sarà completa come non era in precedenza viene chiamato il Grande Shofar. Ed ecco che siamo stati ordinati di suonare lo Shofar il giorno di Rosh Hashanà per rafforzare la riparazione fatta già con il dono della Torà e per invitare quella futura che avverrà nel futuro."
Rav Friedlander spiega così la struttura della benedizione delle Shofarot. Questa comincia con dei versi legati al suono dello Shofar del dono della Torà, passa ad occuparsi dello Shofar del giudizio e della gioia che caratterizzano la nostra condizione presente e si conclude con lo Shofar del Messia. Il processo di ricordo quindi ha una chiarissima direzione. Noi veniamo chiamati a simulare il suono del dono della Torà che sana il peccato del primo uomo. Ci confrontiamo attraverso il suono dello Shofar con il primo uomo e con i suoi errori.
Dicevamo del giorno di Kippur. E dove entra il Sacerdote se non nel luogo dal quale è stata presa la Terra per creare il primo uomo? E cosa c'è su quella Terra se non l'Arca contenente la Torà 'il cui dono sana proprio il peccato del primo uomo?' Con il suono dello Shofar noi ripercorriamo la storia dell'uomo i suoi errori e le sue azioni meritevoli. Ed infatti tra il peccato e la Torà abbiamo l'esempio umano di Avraham ed Izchak. La capacità di scegliere il bene che è il presupposto dello Shofar che proprio ad i patriarchi ci lega. Ma il ricordo non è solo in direzione del passato. Si tratta anche di ricordare quello che deve essere il futuro. Ed in questo senso è straordinario che i nostri Saggi dicano che noi veniamo sì giudicati nel presente da D-o in base alle azioni del passato, ma in funzione di quanto con questi presupposti possiamo fare nel futuro.
Il ricordo quindi è solo parzialmente relegato al passato e anzi è proiettato principalmente in direzione del futuro. Il ricordo è dunque un operazione di valutazione delle possibilità del futuro sulla base dell'esperienza storica del passato. Ma c'è un altro tempo che entra in gioco, l'unico tempo nel quale il giudizio del futuro in funzione del passato ha un senso: il presente. I Saggi sottolineano che è nel momento, nel luogo, in prossimità insomma, del giudizio che dobbiamo evitare comportamenti, persino marginali che possono ricordare il peccato. Ciò si basa su un famoso principio rabbinico che vuole che l'uomo non sia giudicato altro che per la propria condizione presente così come lo insegna Rabbì Izchak : 'L'uomo non viene giudicato altro che per le azioni di quella stessa ora, come è detto 'poiché ha ascoltato Iddio (giustizia) la voce del fanciullo nello stato in cui si trova ora'' (TB RH 16b).
Capiamo allora anche perché questo verso è parte della Parashà del primo giorno di Rosh Hashanà mentre solo nel secondo giorno parleremo della legatura di Izchak. Perché il presupposto per arrivare ad Izchak ed al suono dello Shofar è capire che la chiave per il giudizio del futuro sulla base del passato è nelle azioni del presente. Allora capiamo anche perché è doveroso essere particolarmente scrupolosi nell'esecuzione delle mizvot nei dieci giorni tra Rosh Hashanà e Kippur. È bene essere sempre scrupolosi, ma in questi giorni si cerca di esserlo particolarmente. Un uso piuttosto diffuso vuole anche coloro che generalmente non stanno attenti a mangiare solo pane cucinato da ebrei (pat Israel) usare questo rigore nei dieci giorni di Teshuvà.
Ci addentriamo in questi giorni nel periodo di lutto per la distruzione del nostro Santuario e del Santuario che è in ognuno di noi, e ci approssimiamo a quel periodo particolare di riavvicinamento in cui verremo chiamati a ricostruire. È bene tener presente queste riflessioni proprio in questo periodo. Tutto dipende dalle azioni del presente, da quelli che possono sembrare dettagli. Si tratta solo di capire che per dare un senso al suono dello Shofar ascoltato sotto al Sinai e per portare al suono del Grande Shofar della redenzione, si deve imparare ad ascoltare il suono dello Shofar del presente.
Abbiamo un passato di miracoli ed un futuro di redenzione, sta a noi costruire un presente di azioni corrette. Teniamo dunque presente il valore del suono dello Shofar, quello Shofar che è una questione interiore pari solo all'ingresso del Coen Gadol nel Santo dei Santi. Shabbat Shalom,
Jonathan Pacifici
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